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martedì 10 dicembre 2013

GIANNI LANNES ED IL SUO SEMPLICE PIANO IN 26 PUNTI....UNITI SI VINCE

di Gianni Lannes 10.12.2013

GIOVANE ITALIA - FOTO GIANNI LANNES (tutti i diritti riservati)
di Gianni Lannes
L’Italia è l’unica nazione al mondo dove i rifiuti si riciclano prevalentemente in politica. L'Italia, attualmente, non ha una classe dirigente a qualsiasi livello, in particolare etico. L’Italia, il nostro Paese, sembra privo di memoria, di slancio, di altruismo e di compassione. Per dirla con Carlo Levi: “Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo”. 

Non c’è bisogno di eroi, però, e soprattutto di retorica o populismo, purtroppo di gran moda. Ma non siete stanchi dei furbi, dei ladri, dei moralizzatori d'accatto, dei traditori, dei raccomandati, dei soliti figli di papà con la carriera assicurata, dei riccastri e dei politicanti venduti?

Cosa si può fare? Intanto non restare indifferenti. Fare qualcosa insieme invece che contro. Chiamare a raccolta quelli che si riconoscono nell’essere a favore delle persone, per la verità e la giustizia. Non si può sempre vivere contro qualcuno o qualcosa.
La gente è nauseata da questa recita quotidiana della vita politica italidiota, coi soliti burattini e burattinai perennemente nei salotti tv. In Italia i palazzi del potere per conto straniero e i fantocci eterodiretti dall’estero che li animano sono un cancro da estirpare adesso. La mafia alberga nel cuore delle istituzioni.

mercoledì 26 giugno 2013

ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE L'ULTIMO LIBRO DI MARCO DELLA LUNA: "I SIGNORI DELLA CATASTROFE" La causa primaria della crisi sono gli erronei principi contabili applicati a moneta e credito


Introduzione - I Signori della Catastrofe - Libro...di Marco Della Luna



Posi in silenzio l’intero mondo, coloro che sono nei cieli, così come quelli che sono sulla terra; e tutto il mondo divenne vuoto e vacuo, come se non vi fosse nel mondo alcuna creatura, siccome è detto: “Ma non vi era ivi alcuna voce né risposta, né alcuno che guardasse”.

MIDRASH RABBOT su Torah, Semot Rabbah, XXIX, 9

Un mondo modello Cayman

Il motivo della finanziarizzazione dell’economia è molto semplice: estrarre ricchezza dalla società in cambio di simboli (e manipolando il mercato dei simboli) è molto più facile e rapido che guadagnarla in cambio di beni, lavoro e servizi reali.

Per farlo, però, bisogna imporre alla società la dipendenza da quei simboli, e costruirsi il monopolio legale della loro produzione, quindi finanziarizzare anche la politica e l’ordinamento normativo. Una lunga serie di riforme...

La recente scoperta di 32.000 miliardi di dollari imboscati in paradisi fiscali, in primis le Isole Cayman, con l’aiuto di primarie e autorevoli banche, tra cui la Deutsche Bank – scandalo noto come Offshore Leaks – è solo la punta dell’iceberg in un mondo con circa 1,4 milioni di miliardi di debito e circa altrettanti di titoli spazzatura, però aiuta a capire concretamente come gira, per l’Europa soprattutto, il sistema economico-finanziario globale in vigore nel mondo e in che modo esso genera la depressione economica in cui versiamo.

Non è difficile!

Vorrei qui solo aggiungere un ricordo: di quando andavo, nel 2006 e 2007, in televisione, a Canale Italia, assieme all’ing. Argo Fedrigo, che esibiva uno statement di una banca delle Isole Cayman, da cui risultavano conti correnti della Banca d’Italia e di altre primarie banche. Fedrigo invitava la magistratura ad indagare, mettendosi a disposizione. Nessuno lo chiamò, a quanto mi consta.

Bene, vediamo a grandi linee il modello Cayman per la nostra società. Credo che lo possiamo riscontrare in molti fatti della vita pratica.

Abbiamo una élite globale (banche e multinazionali) che toglie larghe quote di reddito e di patrimonio dall’economia reale, dal sistema bancario (vedi MPS) e dai ceti produttivi medi e medio-bassi (quelli che non scappano al fisco):

mercoledì 16 gennaio 2013

IL PD A BRACCETTO CON MONTI PER ALTRI ANNI DI AUSTERITA' ???


http://nobigbanks.it 16.01.2013
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Il Governo tecnico è finito, per fortuna, ma le forze dietro ad esso stanno facendo di tutto per garantire la  prosecuzione  della stessa linea che ha dominato in Italia e in Europa negli ultimi anni. 


Si tratta della linea dell’austerità e del mercato controllato dagli squali della finanza, per intenderci, e del blocco preventivo di ogni iniziativa che metterebbe in discussione il dominio della Troika (BCE, FMI, Unione Europea).

Così in Italia gli esponenti del PD sentono già il fiato sul collo. Da quella che sembrava una vittoria elettorale scontata ora si è passati ad una situazione molto meno chiara: è in forse la maggioranza al Senato, e quasi sicuramente si tratterà di fare un accordo con le forze che ora fanno riferimento a Mario Monti.

Un giorno Bersani va all’attacco, solo per rimangiarsi le parole subito dopo, parlando di collaborazione con il centro.
E’ evidente la paura di chi vede svanire il proprio potere ancora prima di arrivare a Palazzo Chigi. 
E dunque come in un film che ripercorre gli anni Novanta, il centrosinistra che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – cercare di attuare una politica meno pesante dei Tagli & Tasse del Governo dei banchieri, si mette di nuovo a rincorrere l’approvazione del mondo della finanza.

Lo vediamo per esempio nell’intervista rilasciata al Financial Times da Stefano Fassina.
(ripresa qui dal sito di Gad Lerner: 
Fassina, reo di mettere in discussione ogni tanto i presupposti del liberismo finanziario, è stato attaccato dallo stesso Monti come un “conservatore” che vuole bloccare le riforme. Che fare?
Hanno pensato bene di rassicurare le forze internazionali dicendo che il PD non oserà andare contro l’austerità folle del Fiscal Compact, e nemmeno è da pensare che il PD disattenderà il solenne impegno del pareggio di bilancio. Ricordiamo quanto scrivemmo:Fiscal compact e MES: la follia continua (ma sottovoce)



Siamo già a questo punto? Si capisce perché lo fanno, ma per essere credibili ci vorrà un po’ più coraggio. 
Fassina si ricorda di sottolineare l’importanza degli investimenti, ma qualsiasi governo che cerchi di attuare davvero il Fiscal Compact si troverà con la stessa situazione di oggi: calo del Pil, famiglie stremate, servizi tagliati.

Non ci sono alternative ad un cambio di rotta. O si mettono delle regole serie per bloccare la finanza predatrice – a partire dalla separazione tra banche ordinarie e quelle speculative – insieme ad una politica di investimenti veri nelle infrastrutture e nell’innovazione, o ci sarà poco da fare.
Chiunque pensi di aggiustare il timone dell’Italia prendendo ordini dalla Troika si illude alla grande.
E’ ora di smetterla con le illusioni e trovare il coraggio di cambiare. 
Il sistema della finanza speculativa rimarrà in piedi solo fintanto che glielo permettiamo.

***

lunedì 5 novembre 2012

E' FORSE UNA BESTEMMIA INVOCARE L' USCITA DALL'EURO??? IL POST SI RIFERISCE ALLA SPAGNA MA PER L'ITALIA E' FORSE DIVERSA LA SITUAZIONE???

ABBANDONARE L'€URO



Vista l'enorme crisi finanziaria ed economica vigente in Spagna, ci sono tre alternative. Una è quella di continuare le politiche di austerità del governo del Partito popolare, seguendo le istruzioni del Consiglio europeo (dominato da conservatori e liberali), della Commissione Europea (di chiaro orientamento conservatore neoliberista) e della Banca Centrale Europea (sotto l'enorme influenza della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che è stata definita ironicamente e con ragionevole certezza, come il Vaticano del neoliberismo), massima esponente del sistema bancario tedesco. Queste politiche conducono inevitabilmente ad una situazione di recessione, rasentando la depressione per molti anni. Il suo fulcro è un attacco frontale al mondo del lavoro, allo stato sociale e alla democrazia. 


L'evidenza di ciò è forte e sconvolgente. La sua massima espressione è ciò che sta accadendo in Grecia. Dietro questa strategia c'è il capitale finanziario (che oggi domina il comportamento, non solo finanziario, ma anche economico, nell'area dell'euro) e il capitale delle grandi aziende. Questa opzione è, senza dubbio la peggiore. Aspettarsi che le politiche di quella che viene chiamata "austerità espansiva" siano efficaci nello stimolare l'economia e uscire dalla recessione, appartiene all’ambito del dogma neoliberista, accettato per molto tempo dalle sinistre al governo che stanno portando la Spagna, l'Europa e il mondo al disastro.

Un'altra alternativa è quella di seguire politiche quasi opposte alle politiche di austerità. Questa alternativa sarebbe ispirata alle politiche espansive del New Deal del XX secolo negli Stati Uniti e anche alle politiche espansive degli anni Cinquanta e Sessanta che hanno seguito la maggior parte dei paesi in Europa, stimolati dal Piano Marshall. Tali politiche espansive, effettuate su entrambi i lati dell'Atlantico, hanno permesso agli Stati Uniti e all'Europa occidentale di uscire dalla Grande Depressione. L'applicazione di queste politiche in Spagna e nell'UE implicherebbe un forte aumento della spesa pubblica, che avrebbe lo scopo di creare posti di lavoro e, attraverso questi, aumentare la domanda interna e stimolare l'economia. Tali politiche avrebbero al centro della loro strategia, lo stimolo della crescita, sia per la Spagna, quanto per l’Unione Europea. Contrariamente a ciò che sostiene la saggezza convenzionale, questa strategia potrebbe essere sviluppata anche in Spagna, anche se la sua esecuzione sarebbe più semplice se tali politiche fossero effettuate anche a livello dell'Eurozona e dell'Unione Europea.

Mi si dirà che il governo francese ha già iniziato questo percorso. Ma, come ho scritto di recente, questo governo ha firmato il Patto Fiscale che impone agli Stati di avere bilanci in pareggio, senza mettere in discussione il Patto di Stabilità, che è quello che sta determinando i massicci tagli alla spesa pubblica che si stanno attuando nei paesi dell'Eurozona. Non possono sviluppare politiche di crescita senza mettere in discussione tali trattati. Il fatto che il governo socialista francese abbia proposto al Parlamento francese di approvare un simile patto fiscale, è un indicatore della scarsa probabilità che tale alternativa espansionista avvenga in quel paese.

Non escludo che le crescenti proteste popolari, guidate dai sindacati, e la crescita dei partiti più oltranzisti dei socialdemocratici al potere, muovano questi partiti verso posizioni più coerenti con il loro discorso a favore della crescita. Ma questa possibilità è campata in aria. Non la escludo (e sarebbe la mia preferita), ma sono scettico. I partiti socialdemocratici non hanno fatto l'autocritica che implicava il cambiamento notevole che avrebbero dovuto fare nelle loro politiche economiche. La socialdemocrazia spagnola e catalana ne sono un chiaro esempio. Le politiche economiche che stanno proponendo presumono che l'economia si riprenderà sulla base di un aumento delle esportazioni, senza rendersi conto che l'elemento chiave di tale recupero passa attraverso un aumento della domanda interna.

Questo ci porta alla terza alternativa, che non è la mia prima opzione, ma credo più che mai che sia l'unica opzione rimasta, dal momento che, come ho detto prima, la peggiore scelta è quella di continuare la situazione attuale. E la terza opzione è che la Spagna esca dall'euro. L'aver raggiunto questa conclusione deriva dalla mia consapevolezza del fatto che la Spagna non ha i mezzi e gli strumenti per uscire dalla crisi. Non è possibile svalutare la moneta per rendere più competitiva la Spagna, e lo stato non può proteggersi dalla speculazione finanziaria, non avendo una banca centrale che lo protegge. Questo è intollerabile. A meno che non si recuperino questi strumenti, la Spagna, nel quadro attuale della zona euro, non può riprendersi. In realtà, non è un caso che la Gran Bretagna e la Svezia stanno iniziando politiche espansive, in quanto entrambi i paesi hanno la loro moneta e la loro banca centrale.

Le argomentazioni che sono state addotte contro questa uscita dall'euro, nella maggior parte dei mezzi di comunicazione sono così di parte che peccano di credibilità. Vediamo. Uno di questi è che alla Spagna, con uscita dall'euro, si vedrebbe negata la possibilità di prendere in prestito denaro sui mercati finanziari. Lo stesso argomento è stato utilizzato, naturalmente, con molti paesi, tra cui Argentina (quando si separò dal dollaro), ma questo non è confermato dalla realtà dei fatti. Il sistema finanziario di oggi è multipolare, e non mancano nel mondo di oggi, né la liquidità né il credito. Al contrario. Oggi il mondo è inondato di denaro. Vi è un eccessivo accumulo di capitale finanziario. Il problema è la mancanza di domanda da parte la maggior parte delle popolazioni. Tale carenza è creata artificialmente in Spagna (e progettata fin dall'inizio dai creatori dell'euro e della BCE). Oggi la Spagna potrebbe ottenere credito ad interessi molto più bassi, se non aderisse all’unità monetaria. Svezia e Gran Bretagna, entrambe nell'UE, ma non nella zona euro, non hanno difficoltà di accesso al credito.

Un altro argomento che è stato usato è basato sull'ignoranza rispetto ad alcuni fatti. E' stato detto più volte che l'Argentina ha potuto recuperare molto presto (ha avuto bisogno di soli sei mesi per ricrescere dopo aver lasciato il dollaro) a causa della forte domanda di prodotti naturali in un'economia globale molto espansiva. Questo argomento non tiene conto del fatto che la ripresa argentina non era basata sull'incremento delle esportazioni, ma sulla crescita della domanda interna.

Un argomento che ha più validità, tuttavia, è il rischio di inflazione crescente, a causa dell'emissione di molta moneta da parte della banca centrale per supportare le politiche espansive. Questo rischio è reale. Ora, tra due mali minori, è preferibile un'inflazione elevata con basso tasso di disoccupazione e una crescita elevata, piuttosto che la situazione attuale con una bassa crescita, alta disoccupazione, e recessione.

Ammetto che l'uscita dall'euro non sarebbe un processo facile. Ma questo argomento, - la difficoltà di abbandonare l'euro - deve essere considerata alla luce dei costi umani, sociali, economici rispetto alla permanenza nell’euro. Le proposte di uscire dalla crisi nell'euro, sulla base di un aumento delle esportazioni (così come proposto, non solo dai gruppi di lavoro economici del Partito Popolare, ma anche del PSOE e PSC), ignorano (ripeto quello che ho detto prima) che il più grande problema dell'economia spagnola è l'enorme paralisi della domanda interna. Come ho già sottolineato, il settore delle esportazioni è andato crescendo in Spagna, mentre l'economia continuava a collassare, anno dopo anno. La soluzione passa attraverso un aumento della domanda che non può essere risolto se non si rompe con le politiche imposte dalle autorità della zona euro e dal Fondo Monetario Internazionale. È interessante notare che i due stati di cui sopra, il britannico e lo svedese (entrambi governati da partiti conservatori) hanno convenuto che senza politiche espansive, di stimolo economico, non si riprenderanno dalla loro crisi. Ma, come ho detto prima, entrambi sono in grado di farlo perché hanno una propria banca centrale e una propria moneta. Quindi, anche se il debito britannico è superiore a quello spagnolo (che è relativamente basso), gli interessi sul debito pubblico sono molto più bassi, e nessuno dei due, né Gran Bretagna e né Svezia, hanno una forte inflazione. Il fatto che vi è un rischio di alta inflazione non basta per concludere che l'uscita dall'euro della Spagna porterebbe a un'inflazione elevata che colpirà l'efficienza dell'economia spagnola.

Un'ultima osservazione. E' una grande imperizia che nessuno dei due partiti maggiori, in grado di governare la Spagna abbiano minacciato di abbandonare l'euro. L'ultima cosa che vogliono la Germania e le sue banche è che la Spagna lasci l'euro. Lo Stato spagnolo dovrebbe usare questa minaccia come merce di scambio nelle sue trattative con la Troika. Il fatto è che non lo fa indica il suo grado di dipendenza.

Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

*Vicenç Navarro è stato professore di Economia Applicata presso l'Università di Barcellona. Attualmente è professore di Scienze Politiche e Sociali all'Università Pompeu Fabra (Barcellona, Spagna). E' anche professore di Politiche Pubbliche alla Johns Hopkins University (Baltimora, USA), dove ha insegnato per 35 anni. Dirige il Programma in Politiche Pubbliche e Sociali promosso congiuntamente dalle università Pompeu Fabra e la Johns Hopkins. Dirige anche l'Osservatorio Sociale della Spagna.
Esule durante in franchismo, è stato consigliere delle Nazioni Unite e di vari governi sulle politiche sociali. E' l'autore di 24 libri tradotti in varie lingue.

domenica 29 luglio 2012

IL 19 LUGLIO, ALLA FACCIA DEGLI ITALIANI CONSAPEVOLI E NON , IL NOSTRO PARLAMENTO HA APPROVATO IL FISCAL COMPACT ED IL M.E.S.



DI MAGDI CRISTIANO ALLAM
Se tutti i giorni i Merkel, Monti, Barroso, Draghi scendono in campo per rassicurarci che “l’euro è irreversibile” (non un Grillo qualsiasi che dopo aver lungamente sbraitato contro la moneta unica ora si professa sincero europeista), vuol dire che stiamo assistendo a un rito scaramantico per allungare il più possibile la vita del moribondo. Tutti gli indicatori dell’economia reale attestano in modo inequivocabile che giorno dopo giorno siamo prossimi al funerale. Dell’euro? Dei padroni dell’euro? No, il nostro funerale! La recessione sempre più profonda, l’indebitamento pubblico che cresce, il Pil che si riduce, la produzione, le esportazioni e i consumi in calo, le tasse più alte al mondo e nella storia, le imprese strangolate che chiudono, i disoccupati e i poveri che aumentano, i giovani senza prospettive, i figli che non si fanno più, la democrazia svuotata di contenuti, i partiti e il parlamento che si sono auto-commissariati svendendo l’Italia alla triplice dittatura finanziaria, relativista e mediatica, gli italiani sempre più ingannati, traditi, rassegnati, frustrati, disorientati. 


(....)Per capire le ragioni profonde della crisi strutturale della finanza e dell’economia internazionale, bisogna iniziare dall’a, b, c della scienza monetaria. La moneta è solo un mezzo di scambio della vera ricchezza che sono beni e servizi prodotti. Il suo valore è convenzionale e lo conferisce chi lo accetta non chi la stampa. Il signoraggio è la differenza tra il costo reale e il valore nominale della moneta. Oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro più l’1% di interesse in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di Buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. E’ così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo, a prescindere da qualsiasi responsabilità oggettiva! 
E’ il sistema che di fatto corrisponde ad una “fabbrica del debito”. 
Chi è il responsabile? A differenza di quanto si tenderebbe a pensare, la Bce, al pari della Banca Centrale d’Italia, è un’istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all’euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica. 
Questa “fabbrica del debito” si è arricchita grazie a due nuovi trattati, il Fiscal Compact o Patto di stabilità, e il Mes o Fondo Salva-Stati, approvati a larghissima maggioranza il 19 luglio dal nostro parlamento senza né un’adeguata informazione né la consapevolezza da parte degli italiani che ci siamo ormai auto-condannati ad essere indebitati a vita.


APPROFONDISCI:

UN PIEMONTESE,GUIDO CROSETTO HA VOTATO -NO- PUR AVENDO CONTRO L'INTERO PARLAMENTO!!! CHAPEAU!!



lunedì 23 luglio 2012

INTERESSANTE INTERVISTA - APPELLO DI IDA MAGLI

Il miliardo di crediti della Regione Sicilia - Ida Magli


Lo Stato italiano vuole commissariare la Sicilia che vanta un miliardo di crediti dallo Stato. Il creditore minacciato di fallimento dal debitore. Uno spasso. La Regione Sicilia dovrebbe rivedere completamente la sua spesa pubblica, nel frattempo lo Stato dovrebbe saldare i suoi debiti con le amministrazioni locali e con le imprese. Come nella migliore tradizione italiana nessuno farà nulla.


21 Luglio 2012   Intervento di Ida Magli, antropologa e scrittrice
"Sono Ida Magli, sono una persona che ama la propria patria e che si occupa da molti anni della situazione dell' Unione Europea. 
Ho avuto sempre un' idea contraria all' unificazione, perché ero convinta che fosse un progetto assolutamente improbabile e che oggi mi appare del tutto patologico e delirante. 
La conduzione dei banchieri al posto dei politici ha firmato in un certo senso la fase finale del delirio. 
Questa è la mia impressione.
Mi pare che ogni giorno questa situazione confermi che non si può andare avanti in questo modo. 
La borsa, a cui siamo tutti costretti a guardare come se fosse l'unico strumento della nostra vita, ieri perdeva oltre il 5% e il differenziale del cambio con i titoli tedeschi era di oltre 500 punti. 
Il che significa che il Trattato che è stato ratificato ieri dal Parlamento italiano come una grande conquista, cioè quello del patto fiscale fra gli Stati europei e il meccanismo di stabilità (fiscal compact) sono stati visti dai mercati, come di fatto sono, un segnale di debolezza e non di forza. 
I mercati hanno visto come debolezza i due trattati perché sono stati rattificati senza che i cittadini siano stati informati, tanto è vero che non lo fanno sapere agli italiani, perché sicuramente direbbero di no, di dover dipendere, di dover essere succubi alla Germania. 
L'Unione Europea non può essere un unico Stato, è diventato soltanto un insieme di Stati deboli sottomessi alla Germania. 
I mercati valutano questo come un fatto che non portrà andare avanti per molto, perché si tratta di una situazione patologica, anomala.
Per quanto riguarda la conduzione politica in questo momento della nazione Italia, uno dei punti di maggior debolezza è quello delle regioni che sappiamo sono dei centri di spesa enormi incontrollati e incontrollabili. 
Perché chiunque si metta a capo di una Regione, di un posto importantissimo dal punto di vista del bilancio, perde il controllo sulla realtà, io di questo sono sicura. 
I poteri di cui sono investiti sono poteri che non sono in grado di reggere persone che non hanno un'etica forte, una personalità forte. 
Per quanto riguarda il rapporto tra il Governo e la Regione Sicilia, che proprio in questi giorni ha avuto una crisi, è evidentemente un rapporto non di collaborazione, ma di scontro. 
Fra l'altro lo Stato si è accorto, soltanto dopo aver annunciato al mondo che la Sicilia stava per fallire, che aveva invece un miliardo di euro di debito nei confronti della Regione. 
Per cui la Regione a sua volta ha potuto dire che se falliva, falliva perché lo Stato non gli aveva versato il denaro che aveva promesso. 
Sono situazioni così drammatiche e così perverse, diciamo la verità, che possono soltanto segnalare lo stato di malattia di patologia del potere. 
Per questo io credo che sia importantissimo che l'Italia decida di uscire dall' euro. 
Che i pochi amici che abbiamo che vogliono bene all' Italia spingano i politici che sono ormai delle specie di ombra, degli spettri nel Parlamento a uscire dall'euro." 
Ida Magli

sabato 21 luglio 2012

UN PIEMONTESE CHE COMINCIA A PIACERMI....STIAMO A VEDERE!!!



Pubblicato in data 19/lug/2012 da 
Votazione del 19/07/2012 alla Camera dei deputati sul Fiscal Compact. Il video è stato scaricato dal sito della camera e non è stato modificato

giovedì 19 luglio 2012

ECCOCI SERVITI!!!!

PoliticaPercorso:ANSA.it > Politica > News

Per il primo 368 sì, il secondo registra 325 sì19 luglio, 15:04
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Guarda la foto1 di 1
(ANSA) - ROMA, 19 LUG - Si' definitivo della Camera a fiscal compact e ESM (Meccanismo europeo di stabilita'). Il fiscal compact e' passato con 368 si', 65 no e 65 astensioni. Nel Pdl si sono registrati alcuni interventi a titolo personale, tra cui quelli di Antonio Martino, Guido Crosetto e Sabrina De Camillis, che hanno votato contro in dissenso dal gruppo. L'istituzione dell'Esm (Meccanismo europeo di stabilita') e' passata, a sua volta, con 325 si', 53 no e 36 astenuti.

mercoledì 9 maggio 2012

ED ECCO CHE HOLLANDE SI RIMANGIA LE PAROLE DI MARZO


Possibile intesa su allegato a Patto, scrive Chanard Enchaine'

09 maggio, 14:02


(ANSA) - PARIGI, 9 MAG - Il socialista Francois Hollande e' disposto a rinunciare a una rinegoziazione del trattato di bilancio Ue, il cosiddetto Fiscal Compact, accontentandosi di aggiungere un capitolo sulla crescita, una prospettiva che vede d'accordo anche il governo tedesco della cancelliera Angela Merkel. E' quanto afferma il settimanale satirico Le Canard Enchaine', sempre ben informato sui retroscena della politica francese, confermando cio' che nessuno nel campo di Hollande ha mai riconosciuto ufficialmente ma che gia' da settimane sembra essere la forma di compromesso piu' plausibile. Del resto lo stesso Hollande non aveva escluso una soluzione di questo tipo.


''Un voto a mio favore sara' un voto per rivedere il trattato imposto dalla Merkel'' aveva avvertito il primo marzo a Lione. 


Appena un mese piu' tardi, il 4 aprile, la road map del candidato socialista si limitava a ''modificare e completare il trattato di stabilita'' con un ''capitolo sulla crescita''. Una soluzione che sembra in sintonia con le esigenze di Berlino.

Tanto che domenica sera nel corso di un ricevimento all' ambasciata francese a Berlino dopo la vittoria di Hollande il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle si e' rivolto agli invitati dicendo che ora Francia e Germania ''lavoreranno insieme a (...) un capitolo sulla crecita''. Hollande e' atteso a Berlino il 16 maggio, subito dopo l'investitura ufficiale.

lunedì 19 marzo 2012

NON PERDIAMOCI, ALLE 17 DI DOMANI 20 MARZO, LA DIRETTA CON LIDIA UNDIEMI E LUCA CIARROCCA, PER SAPERNE DI PIU' SU - E S M -


Video conferenza in streaming sul tabù segreto dell'Ue, l'ESM



Luca Ciarrocca, direttore di Wall Street Italia, e Lidia Undiemi, studiosa di economia e diritto, chiedono trasparenza sull'ESM. 
Cittadini e sistemi democratici nella ragnatela finanziaria. Come uscirne? Questo il titolo della videoconferenza internazionale che l'economista Lidia Undiemi e Luca Ciarrocca, direttore di Wall Street Italia, daranno martedì 20 marzo a partire dalle 17 in streaming. Si parlerà del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) sul quale c’è l'omertà più assoluta dei partiti e del governo Monti.


Dal trattato ESM al Fiscal Impact: luci ed ombre del governo europeo della grande crisi. 

E' passato poco più di un mese da quando Palermoreport.it e l'economista Lidia Undiemi hanno intrapreso il non facile percorso della denuncia contro la scelta di affidare il cosiddetto fondo salva-stati ad un'organizzazione finanziaria intergovernativa in un valzer di immunità e privilegi


venerdì 16 marzo 2012

ROBERTO DE MATTEI, DEFINITO DAL CORRIERE "L'ERETICO DEL CNR", E' UNO STORICO DA LEGGERE CON ATTENZIONE


Editoriale: l’Euro ci porta alla bancarotta
di Roberto de Mattei 
Si sovrappongono all’inizio di quest’anno due anniversari: il ventesimo del Trattato di Maastricht, che fu stipulato nella cittadina olandese l’11 dicembre 1991, ma fu ufficialmente ratificato dai Capi di Stato e di Governo della Comunità europea il 7 febbraio 1992; e il decimo anniversario dell’euro, entrato in vigore il 1 gennaio 1999, ma circolante in monete e biglietti dal 1 gennaio 2002.

L’euro è un elemento portante del Trattato di Maastricht, presentato all’opinione pubblica come un accordo di natura economica, che avrebbe visto, in fasi successive la caduta delle barriere doganali, l’istituzione di una Banca Centrale Europea e poi quella di una moneta unica. Tutto questo per ridurre il debito e risanare l’economia europea.

Il vero obiettivo della complessa operazione in realtà non era economico, ma politico. Il progetto prevedeva la liquidazione degli Stati nazionali, sostituiti da nuovi organismi sovranazionali controllati da poteri oligarchici di carattere non solo finanziario, ma soprattutto ideologico, con la “missioneˮ di imporre in Europa la nuova filosofia relativista e i nuovi diritti “postmoderniˮ.

A vent’anni di distanza, il progetto è fallito sul piano economico, ma rischia di riuscire sul piano politico. I fatti sono eloquenti. Sul piano economico l’euro è fallito perché globalmente il debito pubblico della zona euro è aumentato del 26,7% negli ultimi cinque anni. Non si può imporre una moneta unica a Paesi che hanno strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.

Il rischio che ciò che è fallito sul piano economico si realizzi però sul piano politico è dimostrato dai casi recenti dell’Italia e dell’Ungheria, dove due Capi di governo dalle molte analogie, Silvio Berlusconi e Viktor Orban, si sono trovati sotto il medesimo fuoco concentrico. Eletti entrambi con un largo appoggio popolare i due uomini politici hanno cercato di realizzare programmi economici sgraditi agli eurocrati.

Il leader italiano ha subito una serie di attacchi giuridici, mediatici e politici che ne hanno progressivamente eroso il potere.Berlusconi si è debolmente difeso, anche a causa dei suoi interessi aziendali, e la BCE, tra l’estate e l’autunno del 2011, gli ha dato il colpo di grazia, negandogli l’aiuto economico necessario a sopravvivere. Il presidente Napolitano ha chiamato a sostituirlo il prof. Mario Monti, uomo di fiducia delle oligarchie finanziarie ed eurofanatico della prima ora.

Orban, da parte sua, è stato più coraggioso di Berlusconi, perché ha osato affrontare di petto la nomenklatura europea, rivendicando alcuni temi, dalle radici cristiane al diritto alla vita, che Berlusconi si era ben guardato dall’affrontare. L’ira nei suoi confronti è stata maggiore e l’offensiva sarà nei prossimi mesi più violenta.

Gravi tempeste economiche e sociali attendono però i Paesi aderenti all’Unione Europea che, dopo essersi privati dello strumento della politica monetaria, hanno compiuto, nel vertice del 2 marzo, a Bruxelles, un’ulteriore rinuncia alla loro sovranità. Essi infatti, come sottolinea il Andrea Bonanni su “Repubblica” del 3 marzo, «non avranno più veramente voce in capitolo sui saldi di bilancio».

Il compito di sorvegliare il loro debito pubblico è stato affidato alla Corte di Giustizia Europea, le cui sentenze, che prevedono dure sanzioni finanziarie, prevalgono su quelle delle magistrature nazionali. L’unica via di uscita percorribile sarebbe quella di eliminare le cause che hanno prodotto i mali. E le massime responsabilità di questi risalgono proprio a quel Trattato di Maastricht e a quella moneta unica che Mario Monti è stato chiamato a salvaguardare in Italia.

Il caso italiano costituisce un laboratorio in cui i poteri forti sperimentano il futuro dell’Europa. Ma la bancarotta della Grecia è solo una pallida prefigurazione di ciò che ci attende se non si cambierà radicalmente la sciagurata strada fin qui percorsa. (Roberto de Mattei)

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  5. UE: reazioni alla sentenza della Corte Europea
  6. Non resta che tornare alla cara vecchia lira

martedì 6 marzo 2012

SPAGNA, OLANDA...CHI SARA' IL PROSSIMO? BENE!!! QUALCHE PAESE COMINCIA A RIBELLARSI ALLE IMPOSIZIONI DI BRUXELLES

L'effimero ottimismo dell'Europa


di ALFONSO TUOR  5 MAR 2012 06:00




Si è subito incrinato il clima di ottimismo creato dal secondo piano di salvataggio dellaGrecia , dalle iniezioni di liquidità effettuate dalla Banca centrale europea e dalla firma del Patto fiscale. In effetti i mille miliardi di euro prestati dalla BCE alle banche europee per tre anni al tasso dell’1% hanno permesso una forte riduzione del costo del denaro per gli Stati europei meno virtuosi (i rendimenti dei titoli decennali italiani sono ora inferiori al 5%) e hanno spinto al rialzo le borse e soprattutto i titoli degli istituti di credito, ma, come era prevedibile, non hanno mutato il quadro di fondo della crisi dell’economia europea. Questi provvedimenti permettono di guadagnare tempo, ma, come ha sottolineato il cancelliere tedesco Angela Merkel, l’Europa «non è ancora fuori dal tunnel e la situazione resta allarmante».
Il motivo principale è semplice: molti Paesi europei sono già piombati in una recessione che rischia di diventare più profonda di molte previsioni a causa delle politiche di austerità imposte per risanare i conti pubblici. Le centinaia di miliardi elargiti dalla Banca centrale europea sono stati utilizzati dalle banche per approvvigionarsi di liquidità ad un costo nettamente inferiore a quello che avrebbero dovuto pagare se si fossero dovute rifinanziare sul mercato. Insomma, la BCE è di fatto diventata un prestatore di prima istanza per il sistema bancario europeo. Con questi miliardi le banche hanno costruito un serbatoio di liquidità (si è quindi allontanato lo spettro di un grave incidente di percorso) e hanno acquistato titoli di Stato del loro Paese. Questi massicci acquisti effettuati soprattutto dagli istituti italiani e spagnoli hanno provocato il calo dei tassi di interesse. Quindi appare fuori luogo parlare di una normalizzazione della situazione. Invece quello che, almeno finora, le banche non hanno fatto è allargare le maglie nella concessione di crediti ad imprese e famiglie, che è una condizione indispensabile per ridare ossigeno all’economia . E la mancanza di questo tassello rende effimero il successo delle operazioni dell’istituto diretto da Mario Draghi.

Ed è proprio sulle politiche di austerità, tese a risanare i conti pubblici, che diventeranno ancora più restrittive con l’entrata in vigore del Patto fiscale, che si sono subito manifestati i primi importanti intoppi. Il Governo spagnolo ha infatti dichiarato che non rispetterà l’impegno preso con Bruxelles di ridurre quest’anno il deficit statale al 4,4% del PIL. Mariano Rajoy ha dichiarato che la Spagna ha deciso di ridurlo solo al 5,8%, poiché l’economia iberica, che si contrarrà quest’anno dell’1,7%, non è in grado di sopportare ulteriori misure di austerità. Mariano Rajoy ha aggiunto che si tratta di «una decisione sovrana che spetta unicamente alla Spagna» e che comunicherà ufficialmente agli altri Paesi europei in aprile. Anche l’Olanda, ossia un Paese virtuoso a tripla A, ha già preavvertito che non raggiungerà il riequilibrio dei conti nel 2015. Insomma, ancor prima di essere ratificato dai Paesi membri il Patto fiscale sembra già essere contestato.


SPAGNA, DOMANDIAMOCI PERCHE' I MEDIA NON PARLANO DELLA RIVOLUZIONE IN ATTO !!!


ARTICOLO DA NON PERDERE: LA SPAGNA CONTINUA A BATTERE L'ITALIA. MONTI E' SCONFITTO E LO VEDREMO PRESTO A CASA..COME TUTTI COLORO CHE LO SORREGGONO

prima leggetevi quest'articolo di beato trader: SPAGNA: RIBELLARSI PER NON MORIRE
evitiamo che la Spagna faccia la fine di DON CHISCIOTTE aiutiamola a vincere la sua battaglia (e la nostra) contro la schiavitu')
QUESTO ARTICOLO SPIEGA LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DI MERCATO LIBERO PRENDENDO SPUNTO DAGLI IMPORTANTISSIMI ULTIMI AVVENIMENTI SPAGNOLI
DA BERLUSCONI, A CASINI, A BERSANI...TUTTI TUTTI I SOSTENITORI DI MONTI DOVRANNO ANDARSENE PER SEMPRE DALLA SCENA POLITICA IL GIORNO BENEDETTO PER L'ITALIA IN CUI MONTI VERRA' CACCIATO VIA E CON LUI LO STRAPOTERE DEL SISTEMA MONOPOLISTICO E BANCARIO!
sogni? SI !!! ma nella speranza che la consapevolezza faccia aprire gli occhi a tutti voi!

 INTANTO LA SPAGNA STA RIBELLANDOSI NEL'ASSOLUTO SILENZIO DELLA STAMPA (SCHIFOSA) ITALIANA)


Ecco perchè la Spagna si sta "ribellando" al fiscal compact















Aggiornamento di Martedì 6 marzo ore 9.15Vedi mio canale twitter

continua ribellione spagnola al FiscalCompact supportata da 
mass-media Cinco Dias writes: Spain's regions warn deficit 
target is to ambitious

Aggiornamento delle 14.46

Bruxelles - Lo slittamento del deficit spagnolo nel 2011
e' un problema "serio" e "grave" e ammonta a diverse 
decine di miliardi di euro. L'allarme arriva da 
Amadeu Altafaj, il portavoce del commissario Ue agli 
Affari economici e monetari, Olli Rehn. 

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Ecco perchè la Spagna si sta "ribellando" al fiscal compact
di marca teutonica (o almeno ci sta provando...).

E' appena uscito il PMI Servizi Spagnolo di Febbraio...ed 
è agghiacciante: il dato crolla ad un "depressivo" 41,9 pt

dal già depresso 46,1 di Febbraio (50 è la parità tra 
contrazione ed espansione)
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