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mercoledì 15 luglio 2015

GIOVANNI ZIBORDI MENO STORICO MA ASSAI TECNICO



  • di Giovanni Zibordi 15/07/15    
  • Non è tutto finito lunedì con il solito accordo di "salvataggio". Schäuble insiste stasera che è meglio che la Grecia esca dall'Euro:"Schäuble undermines Greek deal
    The German finance minister splits publicly with Chancellor Angela Merkel for the first time." 14/7/15, 5:39 PM. Questa volta è diverso perchè una fazione importante in Germania pensa che si debba far uscire la Grecia dall'Euro. Gli USA e la Francia hanno spinto Tsipras a cedere a tutti i costi alla Germania e questa ad accettare un altro 80 mld di "finanziamento" pur di non rompere l'Euro, ma in Germania sembra che la fazione di Schauble abbia deciso di andare oltre.

    Nel frattempo in Grecia Syriza sta per spaccarsi perchè era impossibile tradire in modo più clamoroso tutte le promesse. C'è una fazione "nazionalista" anche in Tsiryza che dice "F-U-C-K the EU" e dentro non ci sono i demagoghi, ma anche persone razionali come Costas Lapavitsas che è un economista migliore di Varoufakis e sostiene l'unica cosa fattibile per la Grecia: prendere il controllo delle banche e creare liquidità ignorando le regole della BCE (vedi qui per una descrizione dettagliata)

    Se Syriza fosse un governo serio prenderebbe il controllo della Banca di Grecia, nazionalizerebbe le banche e ordinerebbe alla prima di finanziare le seconde, di fornire la famosa "liquidità" che la BCE non autorizza. Lo può fare perchè in realtà esistono "Euro-greci" ed Euro-tedeschi" o "Euro-italiani" dentro il sistema bancario europeo. 

venerdì 31 gennaio 2014

C'E' QUALCOSA DI NUOVO OGGI......ANZI D'ANTICO!!!!



29 gennaio 2014 (MoviSol) -
Pubblichiamo una lettera aperta di Claudio Giudici, che si rivolge al segretario del PD Matteo Renzi in qualità di presidente di un'associazione di tassisti di Firenze.

Matteo così non cambiamo verso!Caro Matteo,è indubbio che la proposta politica che stai avanzando stia suscitando un grande entusiasmo nella pubblica opinione. L'Italia ha infatti bisogno di ritornare ad avere fiducia in un futuro che obbligatoriamente dovrà cambiare. Personalmente però, in qualità di piccolo imprenditore fiorentino e di legale rappresentante del 4390 Taxi Firenze, non intravedo nella tua proposta l'elemento di novità, di discontinuità che servirebbe.

Nell'ultimo ventennio, più volte abbiamo detto no alla politica dei due tempi: il primo tempo dedicato alla messa in ordine dei conti, il secondo tempo dedicato allo sviluppo. Tuttavia, abbiamo sempre attuato il primo tempo, chiedendo sacrifici agli Italiani, ma non abbiamo mai attuato il secondo. Anzi, questo secondo tempo, se analizziamo oggi i dati relativi ai consumi interni che segnano livelli record negativi dal dopoguerra ad oggi, è stato proprio precluso dal mettere “a posto” i conti, tanto che oggi non abbiamo né i conti in ordine, né crescita.

lunedì 2 settembre 2013

NON PERDETEVI QUESTO POST, SOCCI IN UN ARTICOLO TOCCA TUTTI GLI ARGOMENTI: SPIRITUALITA', FAMIGLIA, POESIA, NATURA, ECONOMIA, POLITICA, AGRICOLTURA, ATTUALITA'


di Antonio Socci 2 SETTEMBRE 2013 


Un vino divino ci voleva, per festeggiare il compleanno di Michelle, il 17 gennaio scorso. Barack Obama, sotto anonimato, ha telefonato al “Caffè Milano” di Washington per far preparare la cena (pochi selezionati invitati: una ventina) e ha scelto lui il vino. Sapeva che in quel locale della capitale hanno proprio quello che lui e la first lady preferiscono.

Lo hanno già bevuto in passato al ristorante “La spiaggia” di Chicago che frequentavano abitualmente.

E’ uno straordinario bianco (ha detto un amico: “è il bianco che Obama predilige”). Si chiama “Costa di Giulia” ed è un’eccellenza del “Made in Italy”.

Ma da dove viene questa delizia? Cosa c’è dietro quel gusto che ha sedotto l’inquilino della Casa Bianca e la moglie?

mercoledì 3 aprile 2013

SBAGLIANO COLORO CHE PENSANO PAPA EMERITO BENEDETTO XVI A FAVORE DEL N.W.O. A CERNOBBIO NEL 2001 DISSE: "MA NON DIVERRA' IN REALTA' , UN ORDINE MONDIALE CON QUESTI FONDAMENTI, UN' UTOPIA DELL' ORRORE?" SI LO STA DIVENTANDO!!!!!!


Cosa è l'Europa? Cosa può e deve essere nel quadro complessivo della situazione storica, nella quale ci troviamo all'inizio del terzo millennio cristiano? Dopo la seconda guerra mondiale la ricerca di una identità comune e di una meta comune per l'Europa è entrata in una nuova fase.


Dopo le due guerre suicide, che nella prima metà del ventesimo secolo avevano devastato l'Europa e coinvolto il mondo intero, era divenuto chiaro, che tutti gli Stati europei erano perdenti in questo terribile dramma e che si doveva fare qualunque cosa per evitare la sua ulteriore ripetizione. L'Europa era sempre stata in passato un continente di contrasti, sconvolto da molteplici conflitti. Il secolo diciannovesimo aveva poi portato con sé la formazione degli Stati nazionali, i cui interessi contrastanti avevano dato una dimensione nuova alla contrapposizione distruttiva. L'opera di unificazione europea era determinata essenzialmente da due motivazioni.

Di fronte ai nazionalismi che dividevano e di fronte alle ideologie egemoniche, che avevano radicalizzato la contrapposizione nella Seconda guerra mondiale, la comune eredità culturale, morale e religiosa dell'Europa doveva plasmare la coscienza delle sue nazioni e dischiudere come identità comune di tutti i suoi popoli la via della pace, una via comune verso il futuro. Si cercava una identità europea, che non doveva dissolvere o negare le identità nazionali, ma unirle invece a un livello di unità più alto in una unica comunità di popoli.

La storia comune doveva essere valorizzata come forza creatrice di pace. Non vi è alcun dubbio che presso i padri fondatori dell'unificazione europea l'eredità cristiana era considerata come il nucleo di questa identità storica, naturalmente non nelle forme confessionali; ciò che è comune a tutti i cristiani sembrava comunque riconoscibile al di là dei confini confessionali come forza unificante dell'agire nel mondo.

Non sembrava neppure incompatibile con i grandi ideali morali dell'illuminismo, che avevano per così dire messo in risalto la dimensione razionale della realtà cristiana e al di là di tutte le contrapposizioni storiche sembrava senz'altro compatibile con gli ideali fondamentali della storia cristiana dell'Europa. Nei singoli particolari questa intuizione generale non è mai stata ben chiarita del tutto con evidenza; in questo senso sono rimasti qui dei problemi, che esigono di essere approfonditi. Nel momento degli inizi tuttavia la convinzione della compatibilità fra le grandi componenti dell'eredità europea era più forte dei problemi, che esistevano al riguardo.

A questa dimensione storica e morale, che stava all'inizio della unificazione europea, si univa però anche una seconda motivazione. Il dominio europeo sul mondo, che si era espresso soprattutto nel sistema coloniale e nelle conseguenti connessioni economiche e politiche, con la fine della Seconda guerra mondiale era definitivamente concluso: in questo senso l'Europa come insieme aveva perduto la guerra.

Gli Stati Uniti d'America campeggiavano ora sulla scena della storia mondiale come potenza dominatrice, ma anche il Giappone sconfitto divenne una potenza economica di pari livello, e finalmente l'Unione Sovietica rappresentava con i suoi Stati satelliti un impero, sul quale soprattutto gli Stati del terzo mondo cercavano di appoggiarsi in contrapposizione all'America e all'Europa occidentale. In questa nuova situazione i singoli Stati europei non potevano più presentarsi come interlocutori di pari livello. L'unificazione dei loro interessi in una struttura europea comune era necessaria, se l'Europa voleva continuare ad avere un peso nella politica mondiale.

Gli interessi nazionali dovevano unirsi insieme in un comune interesse europeo. Accanto alla ricerca di un'identità comune derivante dalla storia e creatrice di pace, si poneva l'autoaffermazione di interessi comuni, vi era quindi la volontà di divenire una potenza economica, ciò che rappresenta il presupposto della potenza politica.

Nel corso dello sviluppo degli ultimi cinquant'anni questo secondo aspetto dell'unificazione europea è divenuto sempre più dominante, anzi, quasi esclusivamente determinante. La moneta comune europea è l'espressione più chiara di questo orientamento dell'opera di unificazione europea: l'Europa si presenta come un'unità economica e monetaria, che come tale partecipa alla formazione della storia e reclama un suo proprio spazio.

Karl Marx ha proposto la tesi secondo cui le religioni e le filosofie sarebbero solo sovrastrutture ideologiche di rapporti economici. Ciò non corrisponde totalmente alla verità, si dovrebbe piuttosto parlare di un'influenza reciproca: atteggiamenti spirituali determinano comportamenti economici, situazioni economiche influenzano poi e loro volta retroattivamente modi di vedere religiosi e morali.

Nell'edificazione della potenza economica [dell'] Europa - dopo gli inizi di orientamento più etico e religioso - era determinante in modo sempre più esclusivo l'interesse economico. Ma ora si rivela nondimeno in modo sempre più chiaro che all'edificazione di strutture e di imprese economiche si accompagnano anche decisioni culturali, che all'inizio sono presenti in modo quasi irriflesso, ma poi esigono con forza di essere chiarificate in modo esplicito. Le grandi conferenze internazionali come quelle del Cairo e di Pechino sono espressione di una tale ricerca di criteri comuni dell'agire,sono qualcosa di più che una manifestazione di problemi. Le si potrebbero definire come una sorta di concili della cultura mondiale, nel corso delle quali dovrebbero venire formulate certezze comuni ed essere elevate a norme per l'esistenza dell'umanità.

La politica della negazione o della concessione di aiuti economici è una forma di imposizione di tali norme, al riguardo delle quali ci si preoccupa soprattutto del controllo della crescita della popolazione mondiale e dell'obbligatorietà universale dei mezzi previsti per questo scopo. Le antiche norme etiche della relazione fra i sessi, come vigevano in Africa nella forma delle tradizioni tribali, nelle grandi culture asiatiche come derivate dalle regole dell'ordine cosmico e nelle religioni monoteistiche a partire dal criterio dei dieci comandamenti, vengono dissolte attraverso un sistema di norme, che da una parte si fonda sulla piena libertà sessuale, dall'altra però ha come contenuto fondamentale il "numerus clausus" della popolazione mondiale e i mezzi tecnici predisposti allo scopo. Una tendenza analoga si riscontra nelle grandi conferenze sul clima.

In entrambi i casi l'elemento che spinge a ricercare norme è il timore di fronte al carattere limitato delle riserve dell'universo. In entrambi i casi si tratta da una parte di difendere la libertà del rapporto umano con la realtà, ma dall'altra di arginare la conseguenza di una libertà illimitata. Il terzo tipo di grandi conferenze internazionali, l'incontro delle potenze economiche dominanti per la regolazione dell'economia divenuta globale è diventato il campo di battaglia ideologico dell'era postcomunista. Mentre da una parte tecnica ed economia sono intese come veicolo della libertà radicale degli uomini, la loro onnipresenza con le norme ad essa inerenti viene ora avvertita come dittatura globale e combattuta con una furia anarchica, nella quale la libertà della distruzione si presenta come un elemento essenziale della libertà umana.


Che cosa significa tutto questo per il problema dell'Europa? Significa che il progetto orientato unilateralmente alla costruzione di una potenza economica ora di fatto produce da se stesso una specie di nuovo sistema di valori, che deve essere collaudato per saggiarne la sue capacità di durata e di creare futuro. La Charta europea recentemente approvata potrebbe essere caratterizzata come un tentativo di trovare una via di mezzo fra questo nuovo canone di valori e i valori classici della tradizione europea.

Come una prima indicazione sarà certamente di aiuto. Ambiguità in punti importanti mostrano nondimeno in modo evidente la problematicità di un tale tentativo di mediazione. Una discussione di fondo sulle questioni soggiacenti non potrà essere evitata. Ciò non è possibile naturalmente nel quadro di questa relazione. Vorrei soltanto cercare di precisare un po' meglio i problemi che si tratterà di affrontare.

I padri dell'unificazione europea dopo la Seconda guerra mondiale - come abbiamo visto - erano partiti da una fondamentale compatibilità dell'eredità morale del cristianesimo e dell'eredità morale dell'illuminismo europeo. Nell'illuminismo la concezione biblica di Dio era stata mutata in una duplice direzione sotto l'influsso della ragione autonoma: il Dio creatore e sostentatore, che continuamente sostiene e guida il mondo, era divenuto colui che semplicemente aveva dato inizio all'universo. Il concetto di rivelazione era stato abbandonato.

La formula di Spinoza "Deus sive natura" potrebbe essere considerata per molti aspetti come caratteristica della visione dell'illuminismo. Ciò significa però pur sempre che si credeva ad una specie di natura divinamente plasmata e alla capacità dell'uomo di comprendere questa natura e anche di valutarla come istanza razionale. Il marxismo aveva invece introdotto una rottura radicale: l'attuale mondo è un prodotto dell'evoluzione senza una sua razionalità; il mondo ragionevole l'uomo deve solo farlo emergere dal materiale grezzo irragionevole della realtà.

Questa visione - unita alla filosofia della storia di Hegel, al dogma liberale del progresso e alla sua interpretazione socio?economica - condusse all'attesa della società senza classi, che doveva apparire nel progresso storico come prodotto finale della lotta delle classi e così divenne l'idea morale normativa ultimamente unica: è buono ciò che serve all'avvento di questa condizione di felicità, è cattivo ciò che vi si oppone.

Oggi ci troviamo in un secondo illuminismo, che non solo ha lasciato dietro di sé il "Deus sive natura", ma ha anche smascherato come irrazionale l'ideologia marxista della speranza e al suo posto ha postulato una meta razionale del futuro, che porta il titolo di nuovo ordine mondiale e ora deve divenire a sua volta la norma etica essenziale. Resta in comune con il marxismo l'idea evoluzionistica di un mondo nato da un caso irrazionale e dalle sue regole interne, che pertanto - diversamente da quanto prevedeva l'antica idea di natura - non può contenere in sé nessuna indicazione etica. Il tentativo di far derivare dalle regole del gioco dell'evoluzione anche regole del gioco per l'esistenza umana, quindi una specie di nuova etica, è in verità assai diffuso, ma poco convincente.

Crescono le voci di filosofi come Singer, Rorty, Sloterdijk, che ci dicono che l'uomo avrebbe ora il diritto e il dovere di costruire un mondo nuovo su base razionale. Il nuovo ordine mondiale, della cui necessità non si potrebbe dubitare, dovrebbe essere un ordine mondiale della razionalità. Fin qui tutti sono d'accordo. Ma cosa è razionale? Il criterio di razionalità viene assunto esclusivamente dalle esperienze della produzione tecnica su basi scientifiche. La razionalità è nella direzione della funzionalità, dell'efficacia, dell'accrescimento della qualità della vita.

Lo sfruttamento della natura, che vi è connesso, diviene sempre più un problema a motivo dei disagi ambientali che stanno divenendo drammatici. Con molta maggiore disinvoltura avanza frattanto la manipolazione dell'uomo su di se stesso. Le visioni di Huxley divengono decisamente realtà: l'essere umano non deve più essere generato irrazionalmente, ma prodotto razionalmente. Ma dell'uomo come prodotto dispone l'uomo. Gli esemplari imperfetti vanno scartati, per tendere all'uomo perfetto, sulla via della pianificazione e della produzione.

La sofferenza deve scomparire, la vita essere solo piacevole. Tali visioni radicali sono ancora isolate, per lo più in molte maniere attenuate, ma il principio di comportamento, secondo cui è lecito all'uomo fare tutto ciò che è in grado di fare, si afferma sempre di più. La possibilità come tale diviene un criterio per sé sufficiente. In un mondo pensato in modo evoluzionistico è anche di per sé evidente che non possano esistere valori assoluti, ciò che è sempre cattivo e ciò che è sempre buono, ma la ponderazione dei beni rappresenta l'unica via per il discernimento di norme morali. Ciò però allora significa che scopi più elevati, presunti risultati ad esempio per la guarigione di malattie, giustificano anche lo sfruttamento dell'uomo, se solo il bene sperato appare abbastanza grande.

Ma così nascono nuove oppressioni, e nasce una nuova classe dominante. Ultimamente, del destino degli altri uomini, decidono coloro che dispongono del potere scientifico e coloro che amministrano i mezzi. Non restare indietro nella ricerca diviene un obbligo cui non ci si può sottrarre, che decide esso stesso la sua direzione.

Quale consiglio si può dare all'Europa e al mondo in questa situazione? Come specificamente europea in questa situazione appare oggi proprio la separazione da ogni tradizione etica e il puntare solo sulla razionalità tecnica e le sue possibilità. Ma non diverrà in realtà un ordine mondiale con questi fondamenti un'utopia dell'orrore? Non ha forse bisogno l'Europa, non ha forse bisogno il mondo proprio di elementi correttivi e partire dalla sua grande tradizione e dalle grandi tradizioni etiche dell'umanità? L'intangibilità della dignità umana dovrebbe diventare il pilastro fondamentale degli ordinamenti etici, che non dovrebbe essere toccato.

Solo se l'uomo si riconosce come scopo finale e solo se l'uomo è sacro e intangibile per l'uomo, possiamo avere fiducia l'uno nell'altro e vivere insieme nella pace. Non esiste nessuna ponderazione di beni che giustifichi di trattare l'uomo come materiale di esperimento per fini più alti. Solo se noi vediamo qui un assoluto, che si colloca al di sopra di tutte le ponderazioni di beni, noi agiamo in modo veramente etico e non per mezzo di calcoli. Intangibilità della dignità umana - ciò significa allora anche che questa dignità vale per ogni essere umano, che questa dignità vale per ciascuno che abbia un volto umano e appartenga biologicamente alla specie umana.

Criteri di funzionalità non possono qui avere alcun valore. Anche l'essere umano sofferente, disabile, non ancora nato è un essere umano. Vorrei aggiungere che a questo deve essere unito anche il rispetto per l'origine dell'uomo dalla comunione di un uomo e di una donna. L'essere umano non può divenire un prodotto. Egli non può essere prodotto, può solo essere generato. E perciò la protezione della particolare dignità della comunione fra uomo e donna, sulla quale si fonda il futuro dell'umanità, deve essere annoverata fra le costanti etiche di ogni società umana.

Ma tutto questo è possibile solo, se acquisiamo anche un senso nuovo per la dignità della sofferenza. Imparare a vivere significa anche imparare a soffrire. Perciò è richiesto anche rispetto per il sacro. La fedeltà nel Dio creatore è la più sicura garanzia della dignità dell'uomo. Non può essere imposta a nessuno, ma poiché è un grande bene per la comunità, può avanzare la pretesa del rispetto da parte dei non credenti.

E' vero: la razionalità è un contrassegno essenziale della cultura europea. Con questa, da un certo punto di vista, essa ha conquistato il mondo, perché la forma di razionalità sviluppatasi innanzitutto in Europa informa oggi la vita di tutti i continenti. Ma questa razionalità può divenire devastante, se essa si separa dalle sue radici e innalza a unico criterio la possibilità tecnica di poter fare. Il legame con le due grandi fonti del sapere - la natura e la storia - è necessario. Ambedue gli ambiti non parlano semplicemente di per sé, ma da entrambi può derivare un'indicazione di cammino. Lo sfruttamento della natura, che si ribella a un utilizzo indiscriminato, ha messo in movimento nuove riflessioni circa le indicazioni di cammino, che derivano dalla natura stessa. Dominio sulla natura nel senso del racconto biblico della creazione non significa utilizzazione violenta della natura, ma la comprensione delle sue possibilità interiori ed esige così quella forma accurata di utilizzazione, nella quale l'uomo si mette al servizio della natura e la natura a servizio dell'uomo. L'origine stessa dell'uomo è un processo insieme naturale ed umano: nella relazione fra un uomo e una donna l'elemento naturale e quello spirituale si uniscono nello specificamente umano, che non si può disprezzare senza danno.

Così anche le esperienze storiche dell'uomo, che si sono riflesse nelle grandi religioni, sono fonti permanenti di conoscenza, di indicazioni per la ragione, che interessano anche colui che non può identificarsi con nessuna di queste tradizioni. Riflettere prescindendo da esse e vivere senza prenderle in considerazione, sarebbe una presunzione, che alla fine lascerebbe l'uomo disorientato e vuoto.

Con tutto questo non si è data nessuna risposta conclusiva all'interrogativo circa i fondamenti dell'Europa. Si è voluto semplicemente tracciare le linee del compito, che ci sta davanti. Lavorarci è urgente.

Joseph Ratzinger

mercoledì 27 marzo 2013

POTREBBE FUNZIONARE UN' USCITA DALL'EURO DI FRANCIA E ITALIA? SE SI, COSA NE SAREBBE DELLA GERMANIA?


Heiner Flassbeck, grande economista tedesco, intervistato da wallstreetjournal.de, fa una dura analisi sullo stato della crisi e attacca: il rigorismo merkeliano sta affondando l'Europa, saranno i sud Europei ad uscire mettendo nei guai i tedeschi. Da wallstreetjournal.de

La Germania non ha permesso che il costo del lavoro per unità di prodotto crescesse. Con questa politica ha violato le regole del patto di stabilità e crescita, ci racconta in un'intervista l'economista tedesco Heiner Flassbeck .

Herr Flassbeck, sui mercati finanziari c'è grande nervosità per il modo in cui Cipro dovrà essere salvato. Si teme che i risparmiatori corrano a ritirare il denaro dai conti. Cosa pensa di cio' che sta accadendo?

Estremamente irragionevole. Come accade ogni volta con i cosiddetti salvataggi. Non sono sistematici, perché non affrontano il vero problema.

Dal suo punto di vista, qual'è il vero problema di Cipro?

Lo stesso di tutti i paesi del sud Europa, vale a dire: non sono piu' competitivi. Il problema centrale di ogni sistema monetario è che deve dimostrare di poter funzionare. E funziona solamente se produce crescita e sviluppo. E questo non è il caso europeo.

La gente perde la fiducia nella moneta non solo in caso di iperinflazione, ma anche se l'unico risultato è la disoccupazione di massa. E' necessario normalizzare i flussi di reddito e farli tornare positivi. Se non si risolve questo problema, sarà impossibile risolvere gli altri, cioè i debiti o il problema dei risparmiatori a Cipro.LEGGI TUTTO

SEMPRE SCHIETTA E MOLTO LUCIDA IDA MAGLI.....




di Ida Magli
ItalianiLiberi  21.03.2013 

In un recente passato, che appare però lontanissimo, era stata promessa agli Italiani l’elezione diretta del capo dello Stato. Naturalmente non se n’è fatto nulla. In una cosa sola i nostri governi, quali che siano le loro ideologie e i loro orientamenti politici, sono tutti “montiani”: decisi e rapidissimi soltanto nell’aumentare le tasse. Per tutto il resto tempi biblici in attesa che svanisca anche il ricordo delle promesse fatte. Dunque niente elezione diretta del Presidente. Ma c’è invece chi lo sceglie per noi e senza chiedere il permesso a nessuno: quel Potere che in silenzio ha progettato e imposto l’unificazione europea, che ha progettato e imposto la moneta unica e che continua a presiedere a tutte le vicende più importanti dei singoli Stati i quali obbediscono anch’essi nel più assoluto silenzio. Sono uomini di cui non conosciamo altro che le facce e i nomi dei loro messi, di quelli mandati a mettere in atto la loro volontà, ma che possiamo riconoscere a colpo sicuro da un solo comune connotato: l’andamento disastroso di tutte le loro imprese, il fallimento di ciò che realizzano.

Di fronte ai nomi ventilati in questi giorni dai giornali come possibili Presidenti: Amato, Prodi, D’Alema, ci potremmo domandare quanti voti avrebbero preso se gli Italiani fossero stati chiamati a votare. Sicuramente nessuno, o quasi. Sono stati già abbondantemente bocciati in precedenza e di conseguenza i loro nomi vengono indicati da un potere estraneo alla democrazia e che li impone esclusivamente in funzione del progetto euro finanziario che deve fare da apripista al governo finanziario mondiale. Non abbiamo sentito fino ad ora reazioni di nessun genere da parte dei politici: davanti al Potere nascosto dietro all’Europa nessuno parla. Abbiamo però già assistito a suo tempo all’esaltazione come Capo dello Stato di Ciampi, entusiasta fautore dell’euro in coppia con l’astutissimo Prodi con il quale ha provveduto a svendere e a spogliare di quasi tutti i suoi beni l’Italia pur di riuscire a farla entrare nello spazio paradisiaco dell’euro. Ne deduciamo che il compenso stabilito sia sempre lo stesso: prima dimostri di essere un servo fedelissimo del Potere finanziario europeo e mondiale, adempiendo al compito che ti è stato assegnato quali che siano le sofferenze e i danni che apporti alla tua patria e ai tuoi concittadini, poi diventi presidente della Repubblica. Lo stesso ragionamento, mutati i compiti e le situazioni, vale per gli altri nomi. La presidenza della repubblica italiana è appaltata al Bilderberg.

Adesso, però, che abbiamo fatto una lunga e dura esperienza della quasi assoluta mancanza d’intelligenza che caratterizza i soci del Bilderberg e i loro emissari, montiani o meno, testimoniata chiaramente dai disastri che seguono alle loro imprese, sarà bene che i politici guardino in faccia la realtà. Anche a voler prescindere dai fatti che abbiamo sotto gli occhi (è di questi giorni il macroscopico pasticcio combinato a Cipro) non sono pochi gli analisti finanziari che prevedono un possibile crac dell’euro per il secondo trimestre e, se non un crac, delle difficoltà sempre più gravi nella gestione dell’economia in Europa. Sarebbe davvero poco “divertente” trovarsi fresco di nomina a capo della Repubblica e mandare in giro per il mondo a rappresentare gli Italiani proprio uno dei responsabili del crac.

Ida Magli
21 Marzo 2013


 

lunedì 3 dicembre 2012

L'EUROPA "LAMENTA" ANCORA TROPPI OSTACOLI DAI GOVERNI NAZIONALI!!! QUALI FORTI ISTITUZIONI EUROPEE DOBBIAMO ATTENDERCI???


Il rapimento di Europa
Il rapimento di Europa

tratto da http://www.byoblu.com 
di Valerio Valentini 3 dicembre 2012 

Mercoledì la Commissione Europea ha pubblicato un lungo rapporto in cui ha dichiarato il totale fallimento delle politiche economiche comunitarie: l’Europa non è stata in grado di reagire con coerenza alla crisi, ha lasciato che banche e finanza facessero i loro comodi ed ha permesso che alcuni Paesi guadagnassero sulla pelle di altri Paesi.

Perché mai la Commissione Europea si è lanciata in quest’accorata ammissione di colpa? La motivazione appare subito chiara, sfogliando il rapporto: l’incapacità di reagire alla crisi viene imputata alla “mancanza di organismi direttivi al livello europeo” che possano agire indipendentemente dalle “decisioni prese a livello nazionale” e “sulla base di interessi esclusivamente nazionali”. Se siamo alla canna del gas, insomma, è perché l’Europa è ancora eccessivamente debole rispetto ai vari governi nazionali, che costituiscono un ostacolo all’attuazione delle politiche di Bruxelles. L’unica soluzione, dunque, è che a prendere le decisioni in tema di economia e bilanci non siano più i parlamenti, ma direttamente loro. Quelli che hanno appena ammesso di avere fallito. 

Nel documento di 51 pagine, poi, si legge..LEGGI TUTTO

martedì 31 luglio 2012

TORNIAMO ALLA LIRA ???? "L'ESTATE E' TRADIZIONALMENTE STAGIONE DI COLPI DI STATO, INVASIONI E GRANDI SPECULAZIONI FINANZIARIE!!!




Altro che espulsi con ignominia dall’euro: la Germania dovrebbe corromperci per convincerci (con quattrini sonanti) a restare nel circolo traballante della moneta unica europea. A dirlo non è qualche pasdaran italiano ma la blasonata banca d’affari Merrill Lynch in un report datato 10 luglio. Secondo i due analisti (David Woo  e Athanasios Vamvakidis), il nostro Paese avrebbe tutto da guadagnare ad uscire «ordinatamente» dall’euro, a patto che lo faccia prima degli altri (Grecia e Spagna).

Chi ci rimetterebbe sarebbe certamente la Germania. Che uno dei due analisti sia di origine greca è solo uno di quegli scherzi del fato beffardo.  Athanasios Vamvakidis è un rampante esperto di affari internazionali sotto contratto anche con il Fondo monetario internazionale e questo studio stilato (insieme al collega Woo) per la banca d’affari americana non sembra risentire dei guai che sta  vivendo il Paese d’origine dell’analista. Anzi  Vamvakidis suggerisce all’Italia quasi di farsi pagare dai tedeschi per restare nell’euro, ma i benefici maggiori il nostro Paese li avrebbe se prima si facesse aiutare e poi lasciasse tempestivamente la moneta unica. Spiega l’analisi che in Italia non ha avuto un grande risalto se non nei forum di discussione on line sull’ipotesi di uscita dall’euro: «I risultati della ricerca appaiono sorprendenti e rischiano di lasciare senza parole anche i lettori che non sono d’accordo con la nostra conclusione».
Premessa: l’Italia rappresenta nell’area euro la terza più grande economia, e potrebbe avere «maggiore probabilità di raggiungere un’uscita ordinata rispetto ad altri». Insomma, avremmo tutto da guadagnare in termini di  maggiore competitività, in ripresa della crescita economica e miglioramenti dei bilanci.
Di contro la Germania viene comunemente (ma erroneamente secondo gli analisti di Merrill Lynch) considerato il Paese in grado di lasciare la zona euro più facilmente. Ma non è così:  Berlino infatti si troverebbe ad affrontare una crescita molto più debole, gli oneri finanziari eventualmente spiccherebbero il volo e dovrebbe incassare un colpo pesante sui bilanci interni. Stessa musica per Austria, Finlandia e Belgio che già oggi hanno anche pochi buoni motivi per pensare soltanto ad uscire dall’euro, mentre la Spagna - Paese più direttamente colpito dalla crisi - farebbe fatica ad affrontare un percorso di crescita visti i sacrifici già affrontati per rimanervi.
L’analisi di scuola condotta dagli esperi della banca americana si basa sull’analisi dei costi-benefici e fa leva sulla teoria dei giochi. Mettendo in fila cosa succederebbe se i 17 Paesi abbandonassero l’euro salta fuori che l’Irlanda e l’Italia ha ricevuto un punteggio medio di 3,5, mentre la Grecia era a 5,3 e la Germania avrebbe il punteggio più alto a 8,5. In sostanza più basso è il numero, più ci sarebbe da guadagnare ad abbandonare la valuta europea.
Secondo la simulazione condotta da Woo e Vamvakidis la Germania dovrebbe addirittura «corrompere» l’Italia per convincerla a rimanere nel blocco ed evitare le conseguenze derivanti da una uscita, ma la capacità di persuasione di Berlino sarebbe alquanto limitata. Questo perché l’Italia ha più di qualche buona ragione per lasciare ora, mentre per la Grecia - che già si è impegnata pesantemente con i piani di ristrutturazione e rimborso dei debiti - diventare troppo costoso. Ora come ora gli italiani potrebbero non digerire le condizioni per la permanenza. E quindi la Germania potrebbe addolcire la pillola dei sacrifici per convincere Roma a rimanere. Secondo gli analisti il momento migliore per abbandonare sarebbe proprio a metà del percorso di convincimento (e incassati gli aiuti). In questo caso oltre alla crescita ed al miglioramento della bilancia dei pagamenti, l’Italia incasserebbe un dividendo aggiuntivo proprio dall’opera preventiva di “corruzione” attuata da Berlino
Si tratta di ipotesi teoriche. L’intervento di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea («l’euro sarà salvato ad ogni costo», ha scandito), ieri è bastato per far esultare i mercati e riportare il nostro spread sotto i 480 punti (da oltre 520. Ma l’estate è, tradizionalmente, stagione di colpi di Stato, invasioni e grandi speculazioni finanziarie. E infatti i due analisti chiosa il report con un sibillino monito: «Se la nostra ipotesi dovesse essere corretta, questa potrebbe avere implicazioni negative per i mercati nei mesi a venire». Insomma, una cosa è la teoria, ben altra la pratica. E poi c’è un monito per tutta Europa: fino a quando l’euro resterà così forte (1,22 sul dollaro),  la crisi resterà altrettanto potente. Insomma, per portare tranquillità nel Vecchio continente l’euro dovrebbe scendere intorno a quota 1,10, anche meno. Detto dalla più grande banca d’affari americana sembra più che un consiglio teorico un monito. Agosto è lungo, non resta che vedere se la teorizza dei giochi si trasformerà in pratica dell’uscita. Ordinata, ovviamente.

Antonio Castro

Fonte >  Libero.it

venerdì 27 luglio 2012

ANTONIO SOCCI: "OGGI E' IN CORSO LA TERZA GUERRA MONDIALE"



Antonio Socci 26 LUGLIO 2012


Era il giugno 1988, mancavano solo pochi mesi al crollo definitivo dell’Impero sovietico, ma già c’erano tutti i segni del fallimento del terribile esperimento comunista.

A un convegno a Leningrado il cardinale Carlo Maria Martini disse: ogni volta che “si è rifiutato Dio, se ne è perso o sminuito il senso o lo si è presentato in modo scorretto, ci si è incamminati verso forme più o meno larvate di decadenza dell’uomo e della stessa convivenza sociale”.

Il comunismo era stato imposto proprio con questa certezza: l’eliminazione di Dio come premessa per il regno dell’umanità, del benessere e della felicità.

Sappiamo com’è andata a finire. Cancellato Dio è stato distrutto l’uomo. Perché “se Dio non c’è tutto è permesso” (Dostoevskij).

Mi chiedo: non sta accadendo la stessa cosa in Europa? Non si addicono oggi al nostro continente quelle parole che il cardinale Martini pronunciò a Leningrado alla vigilia del crollo del comunismo?

L’Unione europea – che per tanti versi, diceva Vladimir Bukovskij, somiglia all’Unione sovietica – si è costituita proprio, attorno al 2000, estromettendo i popoli europei dalla decisione sul loro futuro e rinnegando sia le “radici cristiane” (cancellate dal progetto di Costituzione europea), sia le origini spirituali del progetto europeista.

Infatti De Gasperi, Adenauer e Schumann, sessant’anni fa, pensarono e vollero la comunità europea sulle basi culturali cristiane, per combattere i totalitarismi e per mettere fine alle guerre che avevano devastato il continente.

Ma appena la tecnocrazia si è impossessata del progetto europeista è ricominciata la guerra.

Stavolta fatta non più con i cannoni, ma una guerra economica, che sta provocando distruzioni e drammi umani paragonabili a quelle delle guerre reali.

Fra l’altro si tratta pure di una tecnocrazia incapace, avendo imposto una folle unione monetaria senza banca di riferimento e senza stato. Così adesso siamo alla frutta. Anzi, alla grappa.

L’Europa è devastata dalla speculazione, l’unione è diventata disunione, dilaga la miseria e la paura del futuro. Faticosamente la famiglia resta una delle poche cellule di coesione, ma è aggredita da ogni parte.

In compenso abbiamo i matrimoni gay, i crocifissi sono banditi dai luoghi pubblici e dai cuori, la finanza che ha provocato la crisi spadroneggia, i milioni di bambini cancellati dall’aborto di stato sono stati rimpiazzati da colossali ondate di immigrazione e la vuota ideologia politically correct domina incontrastata nel nulla di un continente dimentico della sua anima.

In questo smarrimento generale purtroppo manca la voce profetica di Giovanni Paolo II. Era lui che fin dall’inizio del suo pontificato – proprio contro i totalitarismi e le loro guerre – aveva proclamato l’unità cristiana dell’Europa dall’Atlantico agli Urali.

Quando il suo annuncio profetico si è realizzato, con il crollo del Muro di Berlino, però, è stata imposta un’altra Europa, senza cristianesimo, senza Dio, con poca libertà e con nuovi muri. Uno altissimo si sta erigendo in questi giorni fra Nord Europa e Sud mediterraneo.

Così ora non abbiamo più una casa europea, non abbiamo più una patria perché è stata espropriata della sua sovranità e non abbiamo più nemmeno una moneta.

Non abbiamo (in tutta Europa) leadership politiche all’altezza della situazione, ma piccoli apprendisti stregoni che ci portano nel baratro.

Perché almeno la Chiesa non fa sentire la sua voce? Niente più richiamo alle “radici cristiane” dell’Europa e alla sua missione? Niente più esortazione alla solidarietà tra i popoli?

Niente più monito contro gli egoismi nazionali? E’ stato dimenticato il magistero di Giovanni Paolo II? LEGGI TUTTO




giovedì 26 luglio 2012

MARCO DELLA LUNA: MISURE EMERGENZIALI PER NON SOCCOMBERE




allo spread, alla recessione, alla disoccupazione, al golpe bancario, all’imperialismo intracomunitario di Berlino.


Si va a grandi passi verso rotture e cambiamenti nell’Eurosistema. Salva una resipiscenza dell’ultimo momento, qualcuno, in estrema ipotesi i militari, per forza di cose, prenderà misure radicali non previste dalla costituzione e dalle leggi. La situazione italiana sta precipitando e il paese è in avvitamento fiscale – recessivo; tutti i rimedi esperiti sono falliti; non vi è solidarietà europea, ma al contrario approfittamento ed imperialismo. Ormai è palese che Monti è impotente o ha fatto altri interessi, e che la Merkel e i suoi giudici costituzionali stanno prendendo tutti per i fondelli. L’Eurosistema non funziona, è strutturalmente sbagliato, accresce le divergenze, non si può fare affidamento su di esso.

Queste sono le misure urgentissime per evitare il disastro, mantenendo un apparato produttivo vitale e un livello di civiltà anche giuridica accettabile. :

1) Mettere Monti col suo governo in villeggiatura coatta a Campo Imperatore, disponendo intorno al Gran Sasso batterie antiaeree per impedire ai paracadutisti della Luftwaffe di interrompere la villeggiatura e riportarlo al suo sobrio lavoro.

2) Previo accumulo di scorte di combustibili e carburanti per l’invernata, uscire dall’Eurosistema, tornare alla Lira, dotandosi di una banca centrale a capitale pubblico e controllata dal Tesoro, che assicuri l’acquisto dei titoli del debito pubblico sul mercato primario e li tolga dai mercati speculativi come avviene negli USA, in Giappone, in Gran Bretagna etc.; la banca centrale sarà oggetto di pubblica revisione dei conti; i suoi utili, dedotte le riserve, saranno girati annualmente al Tesoro.

3) Imporre alle banche di commerciali vincoli di portafoglio come fino agli anni ’80, e imporre al Tesoro vincoli di destinazione produttiva per le nuove emissioni di debito pubblico.

4) Concedere solo licenze bancarie per la raccolta del risparmio e l’erogazione del credito, escluse attività di trading; fondare banche pubbliche per il credito alle pmi, alla ricerca, all’illustrazione. Munire di garanzia statale i depositi bancari.

5) Uscire dal Mercato Comune Europeo e istituire controlli sui flussi di capitali, onde prevenire che i capitali esteri approfittino della prevedibile svalutazione della Lira per comperare l’Italia a prezzi di saldo.

6) Ridenominare in Lire i debiti pubblici e privati al cambio in essere di 1.936,27.

7) Finanziare con emissione di Lire programmi di investimenti infrastrutturali, di autosufficienza alimentare e di messa in sicurezza idrogeologica del paese.

8) Introdurre federalismo fiscale e costi standard orientati alle best practices nella spesa della pubblica amministrazione, responsabilizzando totalmente ogni regione entro 5 anni.

9) Porre un tetto a £ 120.000.000 annui netti a tutte le pensioni pubbliche, e di £ 180.000.000 a tutti gli stipendi pubblici; sostituire tutti i consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubbliche con amministratori unici.

10) Abolire l’Irap, ridurre l’Iva al 18%, abbattere il cuneo contributivo; abbattere le imposte sugli immobili; abbattere le imposte sui redditi e renderle progressive; dimezzare le accise sui carburanti, fissare la pensione minima a £ 1.200.000 e il salario minimo a £ 2.000.000 mensili, modulabile per gabbie salariali; aumentare gli stipendi pubblici e privati, salvi i limiti suddetti; ripristinare la scala mobile adeguando il paniere Istat; separare gli enti previdenziali da quelli assistenziali.

25.07.12 Marco Della Luna

sabato 21 luglio 2012

UN PIEMONTESE CHE COMINCIA A PIACERMI....STIAMO A VEDERE!!!



Pubblicato in data 19/lug/2012 da 
Votazione del 19/07/2012 alla Camera dei deputati sul Fiscal Compact. Il video è stato scaricato dal sito della camera e non è stato modificato

mercoledì 23 maggio 2012

PIANO DI EMERGENZA PER OGNI PAESE DELL'EUROZONA???????


Tecnici Eurogruppo:"Grecia fuori euro" Ogni Paese prepari piano d'emergenza"

Gli sherpa dei ministri delle Finanze indicano ai Paesi membri dell'Eurozona di prefigurare individualmente uno scenario senza Atene "per capirne le potenziali conseguenze". In apparente contraddizione, i vertici comunitari insistono: "La Grecia mantenga i suoi impegni" dichiara Barroso. Lagarde (Fmi): "Rischio contaminazione, aumentare aiuti alla Grecia". Bundesbank: "Eurozona può tenere anche senza Atene". Hollande: "Farò tutto il possibile perché la Grecia resti"

Tecnici Eurogruppo: "Grecia fuori euro Ogni Paese prepari piano d'emergenza"

Il premier greco ad interim, Panagiotis Pikrammenos, incontra a Bruxelles il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso







BRUXELLES 
- Ogni Paese membro dell'Eurozona dovrà preparare uno scenario in vista dell'eventuale uscita della Grecia dall'euro. Lo hanno indicato lunedi scorso, nel corso di una teleconferenza, i tecnici dell'Ewg, il gruppo di lavoro dell'Eurogruppo. Si tratta, in pratica, degli "sherpa" che preparano le riunioni dei ministri delle Finanze europei. "Il gruppo - spiega uno dei tecnici, dopo la "fuga" della notizia - ha concordato che ciascun paese dell'Eurozona prepari un piano di emergenza, individualmente, per capire le potenziali conseguenze di una fuoriuscita della Grecia". 

Secondo le fonti interpellate, i piani nazionali serviranno a dettagliare il costo per ogni singolo Paese di un addio di Atene alla moneta unica. Ma sarà sicuramente la Grecia a dover pagare il prezzo più alto. In ogni caso, per preparare la strada a un eventuale "divorzio consensuale", viene ipotizzata la concessione di altri 50 miliardi di euro ad Atene da parte dell'Ue e del Fmi. 

La notizia del focus dei tecnici sullo scenario di una Grecia fuori dell'euro giunge a poche ore da un Consiglio straordinario Ue che avrà sul tavolo altri temi particolarmente sensibili: un Fiscal Compact da integrare con la crescita; la ricapitalizzazione della Banca Europea per gli Investimenti (Bei);LEGGI TUTTO

mercoledì 10 giugno 2009

QUEGLI EUROPEI CRETINI A CUI ALLUDEVA PADOA SCHIOPPA ,FORSE TANTO CRETINI NON SONO !!!


Euro-falliti


Maurizio Blondet   

08 giugno 2009
«Ah, se gli europei dicessero: yes, we can», sospirava Tommaso Padoa Schioppa sul Corriere del 6 giugno. Macchè, sono «incapaci di pensare  europeo», si sconsolava Barbara Spinelli, la fidanzata di Padoa Schioppa, su La Stampa. Insomma, gli europei sono troppo cretini per questa bella elite eurocratica, che sa cosa è bene per loro meglio di loro. «La realtà, continuano a vederla attraverso l’unica lente che conoscono: quella dello Stato-nazione».



Barbara Spinelli è anche figlia di Altiero Spinelli, il dirigente del PCI, antifascista  e massone laicissimo: uno degli artefici, nel dopoguerra, del progetto illuminista-giacobino dell’europeismo anti-nazionale e burocratico, che Jean Monnet fabbricò su indicazione dei banchieri americani, che gli affidarono la distribuzione del Piano Marshall: una Europa senza sovranità. Sicchè è patetico che la Spinelli citi( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )