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venerdì 27 dicembre 2013

NIENTE OBBLIGO DI POSTA CERTIFICATA PER LE IMPRESE NON ATTIVE


a cura di: TuttoCamere.it  Venerdì 27/12/2013

L'obbligo imposto dal comma 2 dell'art. 5 della L. 17 dicembre 2012, n. 221, di conversione del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, non trova applicazione nel caso di imprese individuali che chiedono la cancellazione dal Registro delle imprese.
E' questo il parere espresso dal Ministero dello Sviluppo Economico nella circolare n. 3664/C del 2 dicembre 2013, emanata in risposta al quesito se l'obbligo di iscrizione dell'indirizzo PEC al Registro delle imprese da parte delle imprese individuali trovi o meno completa applicazione anche nel caso di imprese individuali in fase di cancellazione dal Registro delle imprese.
Da una attenta lettura del disposto di cui alla citata norma si ricava che, da una parte si esclude dall'obbligo "le imprese in stato di procedura concorsuale", e che dall'altra si richiede che le imprese siano "attive".
Ricollegando poi tale disciplina al disposto di cui all'art. 2196 del Codice civile si ricava inoltre che, al momento della richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese, l'impresa individuale ha gia` cessato l'attivita` e che pertanto non possiede piu` il requisito di "impresa attiva", presupposto per l'applicazione della disciplina di cui al citato comma 2 dell'art. 5 della L. n. 221/2012.


mercoledì 20 novembre 2013

LE IMPRESE CHE RESISTONO IN UNA SERRATA NAZIONALE IL PROSSIMO 27 NOVEMBRE

SIAMO “IMPRESE CHE RESISTONO” E CHE REAGISCONO

  • - all'indifferenza sostanziale della Politica
  • - alla Pressione Fiscale tra le più alte d'Europa
  • - alle vessazioni da parte di fisco e banche
  • - a Pagamenti MAI certi
  • - ad una Burocrazia esasperante
  • - ad un Sistema di Welfare inefficiente
  • - all'illegalità tollerata, quando non legalizzata
  • - al rapporto "asettico" delle Banche
  • - alla inadeguatezza delle associazioni di categoria
  • - alle "logiche spartitorie" prive di Meritocrazia
  • - alle tentazioni di andarsene dall'Italia
     
     E' ora di dire BASTA!
Il prossimo 27 novembre 2013 assisteremo ad un evento senza precedenti : piccoli imprenditori, i commercianti, i titolari di partita IVA, insomma coloro che sentono sempre più la pressione della crisi, intendono mandare un messaggio chiaro al mondo della politica. Qui tutti parlano e parlano e parlano, ma se ci fermiamo NOI (che ormai siamo rimasti l’unica vera forza motrice del Paese) poi davvero non ce ne sarà più per nessuno. Noi siamo quelli che PAGANO le tasse (eccome), che sono SUPER-TARTASSATI non solo dal fisco ma anche dalla burocrazia, quelli che hanno creato posti di lavoro e continuano a pagare gli stipendi ai propri dipendenti senza se e senza ma (e se magari c’è da “tagliare” qualcosa, prima di tutto tagliano le PROPRIE spese). Noi siamo quelli che per avere un credito di 100 da una qualsiasi banca, devono presentarsi con garanzie pari a 1000. Arrivando al lapalissiano concetto che se io “avessi” 1000 … non avrei bisogno di chiedere 100 a chicchessia. Ebbene il 27 novembre (che è un mercoledì) ci fermeremo per 4 ORE. Anche se il “non” lavorare per noi significa rinunciare a possibili guadagni, senza poter invece rinunciare a dover pagare le tasse, vogliamo ancora SPERARE che il nostro grido di dolore non resti inascoltato. Noi siamo davvero ARRABBIATI perché vediamo che ci stanno rubando il futuro, ci impediscono di crescere, ci costringono a tagliare posti di lavoro in quanto quei soldi che vorremmo continuare a pagare ai nostri dipendenti invece li dobbiamo, obtorto collo, dare allo Stato per fini sempre più innominabili.

mercoledì 12 giugno 2013

ICR: PICCOLA MEDIA IMPRESA CON UN MESSAGGIO MOLTO CHIARO!!!


da ICR Icr •

Non abbiamo nessuna rivendicazione. Nulla. Non ci aspettiamo niente da voi. Fate quello che volete.
Ma state attenti: non produrremo più niente, quanto meno non in Italia. Non creeremo più imprese, non scriveremo più musica e non pubblicheremo più libri.
Non avrete più nulla da tassare, non un centesimo. Dovrete trovare un altra soluzione. Senza di noi.
Noi smetteremo di sfruttarvi, di vendervi dei prodotti, che apparentemente non desiderate.
Se volete un lavoro per poter riempire la vostra dispensa, chiedete allo Stato.
Se volete un tetto sotto il quale dormire, chiedete allo Stato.
Se volete dei vestiti per proteggervi dal freddo, chiedete allo Stato.
Dopo tutto non è questo che volete?
Noi smetteremo di guadagnare soldi. Noi vi lasciamo i vostri euro.
Prendeteveli tutti, fino all’ultimo e assicuratevi di non averne dimenticati.
Quando avrete fame, i nostri ristoranti saranno chiusi, potrete mangiarvi i vostri euro.
Quando i tetti crolleranno, potrete ripararvi sotto i vostri euro.
Quando i vostri figli si ammaleranno, date loro qualche euro.
Finalmente potrete vivere in un mondo che avete tanto sognato.
Un mondo senza di noi, senza sfruttatori, senza marketing, senza mercato, senza capitalismo, senza libertà.

martedì 29 gennaio 2013

E' PASSATO UN ANNO, LE SOLITE INCOMBENZE, L'INDIGNAZIONE CRESCE E LA VOGLIA DI FAR FAGOTTO E ANDARSENE DALL'ITALIA CRESCE ANCHE DI PIU' .....


venerdì 27 gennaio 2012


QUALE DOVREBBE ESSERE LA FUNZIONE DELLE CAMERE DI COMMERCIO ???


               

Orbene, la loro funzione dovrebbe essere quella di servire commercianti, artigiani, industriali, agricoltori, se si ricorda bene è per questo servizio che sono nate.
Oggi agli sportelli delle Camere non si viene più serviti di tutto quello che occorre, servizio che manca ai  piccoli commercianti ed artigiani.
Oggi si deve, per qualsiasi pratica, avere un computer e saperlo usare in tutti i software creati per la comunicazione e la presentazione delle pratiche alla CCIAA.
Altrimenti si deve avere assolutamente un commercialista che  sbrighi tutte le pratiche anche le più banali.
E’ stata “inventata”  COMUNICA ma per usarla si deve passare tramite FEDRA e per spedire si ha bisogno di TELEMACO  ma ci si deve dotare prima di una firma digitale e di una chiave che permetta di interagire con la Camera di Commercio.
Bene, supponiamo che un imprenditore abbia diligentemente adempiuto a tutte le varie fasi per poter colloquiare con la Camera attraverso il web.
Che succede a quel diligente imprenditore?
Deve ricaricare la carta Telemaco per poter evadere le pratiche via web e pagare i diritti di segreteria.
Per poter accedere a Telemaco ovviamente occorre la Userid e la Password , la prima la possiede la seconda non se la ricorda e non trova più il documento su cui l’aveva salvata.
Prova a comunicare a Telemaco il proprio indirizzo mail ma Telemaco risponde di non riconoscere la mail e quindi non riesce a riottenere la password via mail.
Decide quindi di chiamare Telemaco al 199502010, ok è un numero a pagamento e si è costretti a sentire tutto il bla-bla-bla che avverte dei  costi che saranno addebitati, poi si deve prestare attenzione massima per individuare quale numero digitare, digitato il numero si viene informati che si è 5° nella coda, passano i minuti, si è 4°, passano i minuti si è 3° e finalmente si è informati che si è il primo, ma che succede? Non ti risponde nessuno, non c’è verso hanno chiuso la linea. 
Si torna a chiamare Telemaco al 199502010 e dinuovo  si è costretti a sentire il bla-bla-bla- dei costi: da rete fissa € 0,144 al minuto, da cellulare € 0,424 al minuto + € 0,156 alla risposta, e passano i minuti …..la prima chiamata andata a vuoto ha registrato 11 minuti, la seconda ringraziando andata a buon fine, nel senso che dopo 10 minuti si è riusciti a parlare con un operatore per richiedere la nuova password e nel frattempo domandare se si può ricaricare Telemaco a mezzo bonifico bancario.
LA RISPOSTA: SI LO SI PUO’ FARE MA SI DEVONO VERSARE MINIMO  5.000,00 EURO.
Eccoti servito piccolo commerciante o artigiano devi dotarti di carta di credito se vuoi pagare solo quanto pensi di dover spendere per diritti di segreteria e bolli altrimenti devi andare dal tuo commercialista.
L’operatrice, forse per un risveglio di coscienza all’indignazione dell’imprenditore,  aggiunge 
“Aspetti, forse  c’è una soluzione ma deve essere correntista UNICREDIT ……"
A questa affermazione quel diligente imprenditore non ci ha più visto ed ha deciso di postare sul web la sua esperienza e pone ai lettori queste domande:
1°perché è stata tolta la possibilità ai piccoli imprenditori di essere serviti agli sportelli delle CCIAA?
2°perché “colloquiare” con le CCIAA attraverso il WEB è così denso di passaggi e problematiche?
3°perché  la ricarica Telemaco di piccoli importi attraverso bonifici è preclusa ?
4°perché cercando di riottenere la password attraverso comunicazione mail il sistema Telemaco risponde di non riconoscere la mail e per risolvere il problema  si è costretti a passare attraverso un servizio telefonico a pagamento?
5°perché i correntisti UNICREDIT risultano essere privilegiati  per i rapporti contabili-amministrativi con Telemaco?
 Il piccolo imprenditore una risposta se l’è data : Il piccolo commercio reale oggi è moribondo per non dire morto, quelle istituzioni che i nostri vecchi avevano creato perché fossero al servizio di tutti gli imprenditori piccoli e grandi sono diventati parte del sistema che ci sta divorando  tutti
Buona giornata e impariamo a diffondere la nostra indignazione piccola o grande che sia......

mercoledì 23 maggio 2012

PIEMONTE: 11000 ARTIGIANI CHIEDONO AZIONI STRAORDINARIE



mercoledì 23 maggio 2012

Torino, 23 mag. - (Adnkronos) - Confartigianato, Cna e Casartigiani del Piemonte chiedono azioni straordinarie per uscire dalla crisi e lo fanno consegnando ai Prefetti in tutte le province piemontesi e al presidente della Regione Roberto Cota, le chiavi degli 11.000 artigiani che hanno chiuso il 2011 bruciando circa 18.000 posti di lavoro e facendo registrare per la prima volta un saldo negativo dell'albo. A Torino la simbolica consegna delle chiavi verra' fatta da una delegazione di imprenditori guidata dai presidenti di Cna, Casartigiani e Confartigianato, Daniele Vaccarino, Claudio Bongiovanni e Dino De Santis.

domenica 29 aprile 2012

CHI PUO' CERCA SALVEZZA IN SVIZZERA....E NON CHIAMIAMOLO SCANDALO!!!

Quelle imprese che per "sopravvivere" a Monti lasciano l'Italia
IL CASO/ Quelle imprese che per sopravvivere a Monti lasciano l'Italia
Foto: InfoPhoto
INT.Paolo Preti domenica 29 aprile 2012

Fa un certo effetto, indubbiamente. Basta superare la frontiera tra Lombardia e Svizzera, vicino a Varese, e incontrare su una strada del Canton Ticino il comune di Stabio, dove ci sono 4mila residenti e contemporaneamente una serie di capannoni industriali, di aziende italiane, tanto che ogni giorno 4.700 italiani ci vanno a lavorare. 

Esiste la delocalizzazione in Svizzera, non solo quella in Romania e in altri Paesi in via di sviluppo? A vedere questo piccolo centro, ci si rende conto che è tutto vero. E il motivo di questo strano fatto? Molto semplice: le tasse e la burocrazia. Se in Italia aprire un’impresa è già “un’impresa”, perché richiede tempi lunghi e pratiche burocratiche sfibranti, a Stabio si riesce ad aprire una fabbrica in 40 giorni. Ma soprattutto, se prima della frontiera le tasse su chi fa impresa sono le più alte del mondo ocidentale, a Stabio la pressione fiscale è del 25 percento.
La Svizzera è famosa per tante cose, per la sua antica neutralità ( dal 1815 non conosce una guerra, e non è appartiene neppure all’Europa), per la solidità e la ricchezza soprattutto finanziaria, anche se non può certo insegnare a qualcuno, tanto meno agli italiani, l’arte di produrre buoni prodotti. È evidente che in una situazione come quella che stiamo vivendo, Stabio diventa un “piccolo scandalo”, dove c’è occupazione, posti lavoro, professionalità italiana e una pressione fiscale che non solo non ti ammazza, ma ti fa guadagnare. LEGGI TUTTO

sabato 14 aprile 2012

L'ITALIA VIENE MANDATA A FONDO: FALLIRE PER COLPA DELLO STATO!!!



Le aziende falliscono non solo per la crisi economica, ma anche per colpa dello Stato. Un assurdo che non può continuare ad esistere.

In questi giorni abbiamo avuto l’ennesima conferma della mala gestione delle finanze pubbliche, e degli sprechi, degli abusi e dei privilegi di cui la casta politica gode, la quale se ne approfitta in modo indecente.

La tematica dei finanziamenti pubblici ai partiti e dei rimborsi elettorali tiene banco nelle trasmissioni e sui giornali.

Intanto però, gli investimenti per l’economia languono. Lo Stato non sostiene la crescita, non sostiene lo sviluppo dell’impresa, non aiuto le piccole medie imprese, vera forza dell’economia italiana, non cerca di deviare le risorse in attività proficue e costruttive.

Per esempio, perché non usare questi fondi proprio per lo Sviluppo e per aiutare l’economia e le imprese?

Questa mia introduzione è doverosa per poi presentarvi questa email di un vecchio mio amico, un imprenditore già di medie dimensioni, che si trova con l’acqua alla gola. Colpa della crisi, direte voi. No. Non è colpa della crisi. E’ colpa dello Stato. Ed è una vergogna stratosferica.

Leggete qui.

Carissimo DT,

sono ormai anni che ci scriviamo, ci messaggiamo, ci parliamo. Oggi purtroppo il tono di questa mia missiva è una mistura di delusione, rassegnazione, disperazione, e permettimi il termine, incazzatura.
Tu conosci la mia azienda. Sai benissimo come lavoriamo, sai quante famiglie stipendiamo. Sai come sia impossibile nel mio settore fare anche del nero e quindi sono costretto (se avessi potuto, magari, col senno di poi…) a denunciare tutto.
Insomma, io rappresento il classico imprenditore “modello” per lo Stato, che però alla fine, risulta essere cornuto e mazziato.
Si, cornuto e mazziato. Perché sto per chiudere. Non lo avresti mai detto eh? Invece si. Colpa della crisi penserai tu e tutti quelli che, una volta sentita la notizia, la commenteranno nel bar di paese, scuotendo al testa e alzando le mani in segno di arresa. E invece no. Il giro di affari è buono, ho delle commesse importanti, dei contratti con aziende primarie e molto sane. E allora perché mai dovrei chiudere se io non subisco la crisi più di tanto? Per colpa dello Stato. Si, lo Stato. Quello che ha sempre preteso, che ha sempre incassato, che non mi ha mai aiutato e che ora mi sta facendo fallire. Una situazione al limite del paradossale, se si pensa che questa situazione non è causata da un eccesso di ricorso al debito, ma dai ritardi con cui lo Stato rimborsa alle aziende i crediti Iva.
Tanto per interderci ed andare al sodo, per il 2011 lo Stato mi deve rimborsare 8 diconsi 8 milioni di Euro. Tu sai cosa significa per il mio giro aziendale 8 milioni di Euro? Se poi devo dirla tutta, per il primo trimestre 2012 ci sarebbero poi da aggiungere altri 5 milioni di Euro. Totale 13 milioni. Nelle mie casse mancano 13 milioni di Euro. Sul tuo splendido blog, che merita tutta la stima e l’attenzione del mondo, hai più volte spiegato una cosa fondamentale. A farti fallire non è il debito.Ma la mancanza di cash. Io ora ho le casse vuote o comunque non sufficientemente piene per pagare le spese di ordinaria amministrazione. Vedasi pagare i creditori, i fornitori, e (giuro, mi piange il cuore) gli stipendi ai dipendenti con cui si faceva squadra e si andava ben oltre al semplice rapporto di manovalanza.
Questo è quanto. L’azienda va bene, ma fallisco. Grazie allo Stato che ha promesso sostegno e crescita e che per l’ennesima volta mi ha fregato perché NON PAGA. Ma lui può farlo, perché è lo Stato. Invece io i miei fornitori, i miei lavoratori DEVO pagarli. Due pesi , due misure. Io ho solo sempre pagato e ora mi vedo rovinato.
Scusa lo sfogo, ma tutto questo mi sta facendo impazzire tanto che sto iniziando a capire quegli imprenditori che ultimamente hanno fatto gesti estremi. Si, lo ammetto, ci ho pensato anche io. Ma non voglio riempire di dolore la mia famiglia, la mia amata E. con i miei tre angioletti a cui non potrò più regalare un futuro.
E come non potrò regalare un futuro a loro, così metterò a disagio quelle famiglie che, con me, portavano avanti un progetto nella mia azienda. Il sogno è finito, è una questione di giorni. 15 giorni. E poi sarà “game over”.
Con tutta la stima del mondo.
G.

Questa email, caro G., i ha fatto venire i brividi e mi ha fatto pensare. Pazzesco che in Italia anche chi difende il Made in Italy, chi predilige la qualità, che ha sempre pagato tutto, alla fine risulti rovinato.

Perché lo STATO pretende solo e non da? Perché non si pensa quantomeno al criterio di “compensazione fiscale” visto che le imposte G, deve pagarle regolarmente? Perché STIAMO FACENDO DI TUTTO PER FARE AFFONDARE L’ITALIA?

Sono sconcertato.

Non fatelo per me, ma fatelo per G. e per tutti quegli imprenditori come G. Commentate e diffondete questo post a tutti, in particolar modo a coloro che “contano” nel mondo della politica. BISOGNA FARE QUALCOSA. SUBITO.

PS: grazie dell’Email, G., passo a trovarti di persona uno di questi giorni.

§ § § § § § § § § §

UPDATE

Ho ricevuto in queste ore molte email di imprenditori, cittadini, professionisti e anche di semplici lettori che esprimono ovviamente solidarietà nei confronti di G. , ma che (diverse) denunciano gli stessi problemi che il nostro amico ha nei confronti dell’Erario. Ho deciso allora di fare una cosa. Con il Vs aiuto cercherò di essere un portavoce alternativo a questo drammatico problemi. E qui necessito del Vs aiuto. Se avete una storia da raccontare, un’esperienza che volete condividere, se vi sentite oppressi da un peso erariale insopportabile, scrivete un’email all’indirizzo intermarketandmore@gmail.com con oggetto “Imprese in crisi” e dite la vostra in poche righe. Il materiale ricevuto (facendo una scrematura cercando comunque di dare voce a tutti) verrà utilizzato per un documento di denuncia che prima verrà pubblicato sul blog (e sarà periodicamente aggiornato) e poi inviato alle più importanti testate giornalistiche nonché agli Enti Governativi. Signori, io ci provo.Col vostro aiuto, proviamoci insieme.

domenica 1 aprile 2012

ITALIA: NIENTE PRODUZIONE = NIENTE TASSAZIONE!




di Maurizio Blondet 
Un piccolissimo imprenditore si dà fuoco davanti a una sede dell’Agenzia delle Entrate. Una cinquantina di piccoli imprenditori si sono già tolti la vita, schiacciati dalla triplice ganascia delle banche che non fanno credito, della recessione, dei clienti (o dello Stato) che non pagano, e dell’esazione fiscale.

«Contiamo di fare ancor meglio nel 2012», dichiara Attilio Befera, il capitesta di Equitalia (450 mila euro annui), nel comunicare i trionfi della sua torchia: 12,7 miliardi di euro incassati l’anno scorso, con un aumento del 15,5% rispetto all’anno prima. Sono anni che gli intriti tributari aumentano del 10-15% annuo – senza che l’economia aumenti affatto. Significa che si taglia nella carne di un Paese che la torchia immiserisce e devasta.

Ma, dice Befera, «L’Agenzia è complessivamente cresciuta in tutti i settori...…


(....)L’efficiente fiscalità romana aveva raggiunto il punto, in cui non valeva più la pena affannarsi a produrre nulla. Gli uomini avevano trovato il modo migliore per salvarsi dal demonio e dai Befera del tempo: salvarsi l’anima rinunciando a consumare e praticando l’ascesi, e cessando di produrre ricchezza; niente produzione, niente tassazione. Questo punto è stato raggiunto in Italia. LEGGI TUTTO

venerdì 27 gennaio 2012

QUALE DOVREBBE ESSERE LA FUNZIONE DELLE CAMERE DI COMMERCIO ???


               

Orbene, la loro funzione dovrebbe essere quella di servire commercianti, artigiani,industriali,agricoltori, se si ricorda bene è per questo servizio che sono nate.
Oggi agli sportelli delle Camere non si viene più serviti di tutto quello che occorre, servizio che manca ai  piccoli commercianti ed artigiani.
Oggi si deve, per qualsiasi pratica, avere un computer e saperlo usare in tutti i software creati per la comunicazione e la presentazione delle pratiche alla CCIAA.
Altrimenti si deve avere assolutamente un commercialista che  sbrighi tutte le pratiche anche le più banali.
E’ stata “inventata”  COMUNICA ma per usarla si deve passare tramite FEDRA e per spedire si ha bisogno di TELEMACO  ma si deve essere dotati prima di una firma digitale e di una chiave che permetta di interagire con la Camera di Commercio.
Bene, supponiamo che un imprenditore abbia diligentemente adempiuto a tutte le varie fasi per poter colloquiare con la Camera attraverso il web.
Che succede a quel diligente imprenditore?
Deve ricaricare la carta Telemaco per poter evadere le pratiche via web e pagare i diritti di segreteria.
Per poter accedere a Telemaco ovviamente occorre la Userid e la Password , la prima la possiede la seconda non se la ricorda e non trova più il documento su cui l’aveva salvata.
Prova a comunicare a Telemaco il proprio indirizzo mail ma Telemaco risponde di non riconoscere la mail e quindi non riesce a riottenere la password via mail.
Decide quindi di chiamare Telemaco al 199502010, ok è un numero a pagamento e si è costretti a sentire tutto il bla-bla-bla che avverte dei  costi che saranno addebitati, poi si deve prestare attenzione massima per individuare quale numero digitare, digitato il numero si viene informati che si è 5° nella coda, passano i minuti, si è 4°, passano i minuti si è 3° e finalmente si è informati che si è il primo, ma che succede? Non ti risponde nessuno, non c’è verso hanno chiuso la linea. 
Si torna a chiamare Telemaco al 199502010 e dinuovo  si è costretti a sentire il bla-bla-bla- dei costi: da rete fissa € 0,144 al minuto, da cellulare € 0,424 al minuto + € 0,156 alla risposta, e passano i minuti …..la prima chiamata andata a vuoto ha registrato 11 minuti, la seconda ringraziando andata a buon fine, nel senso che dopo 10 minuti si è riusciti a parlare con un operatore per richiedere la nuova password e nel frattempo domandare se si può ricaricare Telemaco a mezzo bonifico bancario.
LA RISPOSTA: SI LO SI PUO’ FARE MA SI DEVONO VERSARE MINIMO  5.000,00 EURO.
Eccoti servito piccolo commerciante o artigiano devi dotarti di carta di credito se vuoi pagare solo quanto pensi di dover spendere per diritti di segreteria e bolli altrimenti devi andare dal tuo commercialista.
L’operatrice, forse per un risveglio di coscienza all’indignazione dell’imprenditore,  aggiunge 
“Aspetti, forse  c’è una soluzione ma deve essere correntista UNICREDIT ……"
A questa affermazione quel diligente imprenditore non ci ha più visto ed ha deciso di postare sul web la sua esperienza e pone ai lettori queste domande:
1°perché è stata tolta la possibilità ai piccoli imprenditori di essere serviti agli sportelli delle CCIAA?
2°perché “colloquiare” con le CCIAA attraverso il WEB è così denso di passaggi e problematiche?
3°perché  la ricarica Telemaco di piccoli importi attraverso bonifici è preclusa ?
4°perché cercando di riottenere la password attraverso comunicazione mail il sistema Telemaco risponde di non riconoscere la mail e per risolvere il problema  si è costretti a passare attraverso un servizio telefonico a pagamento?
5°perché i correntisti UNICREDIT risultano essere privilegiati  per i rapporti contabili-amministrativi con Telemaco?
 Il piccolo imprenditore una risposta se l’è data : Il piccolo commercio reale oggi è moribondo per non dire morto, quelle istituzioni che i nostri vecchi avevano creato perché fossero al servizio di tutti gli imprenditori piccoli e grandi sono diventati parte del sistema che ci sta divorando  tutti
Buona giornata e impariamo a diffondere la nostra indignazione piccola o grande che sia......