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lunedì 4 maggio 2015

IMMIGRATI: ACCOGLIENZA DI TUTTI SENZA LIMITI?


Lampedusa, 172 migranti sono già sull'isola. In viaggio ci sono ancora altri 3.211 extracomunitari che sbarcheranno tra domenica e lunedì tra Sicilia e Calabria


15:52 - Più di 3.500 migranti, soccorsi dalla Guardia costiera italiana nel Canale di Sicilia nelle ultime 24 ore, sono in arrivo in Sicilia e in Calabria. In 172 sono già sbarcati a Lampedusa, 877 a Pozzallo, 675 ad Augusta e 382 a Trapani. Altri 760 sono attesi al porto di Reggio Calabria, e 216 a Crotone. Due navi militari, con a bordo 473 persone, sono invece ancora in zona operativa.
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Ora dedichiamo un po' del nostro tempo per conoscere meglio  l'Islam, visto e studiato da Magdi Cristiano Allam

sabato 7 febbraio 2015

QUALI SONO I MODERATI? COME DISTINGUERLI?


«Crocefiggeteli!» Se questo è l'islam moderato
di Gianandrea Gaiani

La tragica sorte del giovane pilota giordano, il sottotenente Maaz al-Kasasbeh, abbattuto in volo, torturato e poi bruciato vivo con tanto di video dagli omini dello Stato Islamico, ha scatenato dure reazioni in Giordania e nel mondo islamico che definiamo “moderato”.Del resto i leader politici occidentali sono impegnati da mesi a spiegarci che contro di noi non si è mobilitato l’islam ma una sua aberrazione, appunto il Califfato, che in realtà con il vero islam, quello “di pace”, non avrebbe nulla a che fare.

domenica 7 settembre 2014

IDA MAGLI, VOCE COMPETENTE, LUCIDA E LAICA, MEGLIO SAREBBE CHE NOI SI STUDIASSE IL CORANO VISTO CHE LA CLASSE POLITICA DIMOSTRA DI NON CONOSCERLO


 da Il Giornale di Ida Magli 21.08.2014

Le reazioni dei nostri governanti, dei politici, perfino degli ecclesiastici, di fronte alla ossessionante presenza dei musulmani e delle loro gesta sul palcoscenico del mondo, sono veramente sorprendenti. Tutti i giorni ormai da diversi anni l’Europa discute per un motivo o per l’altro di ciò che accade in Africa o in Medio Oriente, convoca i propri ministri degli Esteri e le Commissioni parlamentari apposite, ma non una sola volta (almeno a quanto ne riferiscono i giornali ) è stata concentrata l’attenzione su ciò cui credono i musulmani, sul loro libro sacro: il Corano. In Italia poi, dove se non altro a causa dell’invasione di islamici dovuta all’immigrazione, il problema è ormai diventato angoscioso e nessuno sa più come affrontarlo, i nostri leader appaiono e si comportano come degli analfabeti tanto da aver concordemente assegnato un unico nome alle migliaia di persone che sbarcano sulle nostre coste: i disperati. 
Non c’è definizione più sbagliata di questa: 

SARA' OPPORTUNO PRENDERE COSCIENZA DELLA VOLONTA' DEI NEMICI DELL'UMANITA'


di Padre Gheddo 5 settembre 2014

Con questo titolo “Il vero nemico dell’umanità”, domenica 31 agosto mons. Bruno Forte, nella prima pagina de “Il Sole 24 ore” ha lanciato un forte grido d’allarme sul diffondersi dell’estremismo islamico, che questa volta si presenta col nome di “Califfato”. Prima c’erano i Fratelli musulmani, i Talebani, Al Quaida, Boko Aram e tanti altri locali, che continuano a vivere e soffiare sul fuoco. La sostanza è sempre la stessa: c’è un nemico mortale dell’uomo (anzi, “il vero nemico”) che si aggira per il mondo e noi italiani non ne abbiamo ancora preso vera coscienza. Non è solo anti-cristiano e anti-occidentale, ma contro l’umanità intera, contro gli stessi musulmani, pur ispirandosi all’islam “puro e duro” e alla storia islamica: è l’estremismo radicale, il terrorismo, la “guerra santa”.

martedì 24 settembre 2013

DOBBIAMO TENERE IN BUONA CONSIDERAZIONE LA TESTIMONIANZA DI DOMENICO QUIRICO: "L'ISLAM MODERATO NON ESISTE, JIHADISMO HA DICHIARATO GUERRA ALL'OCCIDENTE"



da Tempi - Settembre 24, 2013 Leone Grotti


Intervista a Domenico Quirico: «La Primavera araba è stata scippata da un’internazionale islamica che ha come scopo quello di ritornare al Grande califfato del sesto secolo»

«Noi non vogliamo capire che l’islam moderato non esiste, che la Primavera araba è finita e che la sua nuova fase consiste nel progetto islamista e jihadista di costruire il Grande califfato islamico. Neanche a dirlo, il principale ostacolo alla sua costruzione siamo noi». Domenico Quirico, inviato della Stampa, rapito in Siria e rimasto nelle mani dei ribelli per cinque mesi, riassume in una grande «dichiarazione di guerra» dell’islam all’Occidente gli attentati in Siria, Pakistan, Nigeria, Egitto e Kenya a cui stiamo assistendo in questi giorni. Domani sera Quirico sarà a Milano per un incontro organizzato dal Cmc e a tempi.it racconta «quello che ci sfugge, perché ci fa comodo far finta di non vedere».

Cos’è che non vogliamo vedere?
Che esiste un jihadismo internazionale che ha dichiarato guerra all’Occidente, strutturato militarmente e con un progetto politico che viene sistematicamente messo in atto in diverse parti del globo.

martedì 15 gennaio 2013

SILVANA DE MARI "DIMMI CHI SONO I TUOI EROI E TI DIRO' CHI SEI"


http://www.ioamolitalia.it di Silvana De Mari 15/01/2013 
Tra i valori non negoziabili di questa sempre più discutibile Europa dovrebbe esserci l’antinazismo.
La stragrande maggioranza delle persone crede che il nazismo sia solo tedesco. I nazismi sono due tedesco e islamico.
Il partito Baath iracheno, come quello siriano sono partiti ufficialmente nazional-socialisti, il dittatore Assad in Siria è chiamato Fuhrer sui giornali, proprio la parola tedesca.
A questi indirizzi
http://www.youtube.com/watch?v=d51poygEXYU&feature=player_embedded
http://www.youtube.com/watch?v=IBFBvceJvIU
qualche documentario su rapporto tra nazismo e islam.
Lo sostiene finalmente anche lo storico de La Civiltà Cattolica, il gesuita Giovanni Sale, in una ricerca che sarà pubblicata in un volume edito Jaka Book e che Il Giornale di qualche giorno fa ha anticipato.
“I rapporti del nazismo con il mondo arabo sono poco conosciuti, così come è poco conosciuta l’influenza enorme che l’ideologia hitleriana ha tutt’ora: il Mein Kamp è il libro occidentale più venduto nei paesi arabi, reperibile anche nelle edicole. Sale ricorda che inizialmente, la «soluzione» scelta dalla Germania hitleriana per allontanare gli ebrei dal suolo tedesco, fu quella di facilitarne in tutti i modi l’emigrazione. In particolare in Palestina, dove, credevano i tedeschi, essi sarebbero stati «liquidati» dagli arabi. L’atteggiamento tedesco mutò poco dopo, quando a Berlino si resero conto che l’immigrazione ebraica in Palestina avrebbe favorito la nascita di uno Stato ebraico. È in questo momento, spiega lo storico, che il governo di Berlino ordina a tutte le sedi diplomatiche tedesche in Medio Oriente di tenere «un atteggiamento più comprensivo verso le aspirazioni del nazionalismo arabo».
Dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia nel marzo 1938, l’indirizzo filo-arabo assunto dal governo del Reich per contrastare le ragioni del sionismo internazionale, viene espresso dalla propaganda nazista in modo più diretto. In questo periodo viene anche attivata dal governo tedesco una trasmissione radio di propaganda nazista in lingua araba, che avrà «ascoltatori entusiasti in tutto il Medio Oriente». E gli intellettuali arabi, in quel periodo, scrive padre Sale, «consideravano più vicine alla loro cultura e sensibilità le ragioni ideologiche del nazionalismo tedesco, definito in base alla lingua, alla cultura e alla stirpe di un popolo e di una nazione; insomma tra pangermanismo e panarabismo vi erano a quel tempo diversi punti di contatto».
Ricordiamo il Partito Nazional-socialista Siriano, che esercitò una grande forza di attrazione sulla gioventù siriana e libanese di quegli anni, e il Partito Giovane Egitto, le cosiddette “camicie verdi”, formato da una gerarchia paramilitare sul modello delle SA e delle SS. Esso si distinse per un acceso antisemitismo e per l’adesione all’ideologia nazista». All’inizio degli anni Quaranta, il Gra Mufti di Gerusalemme al Hasayni, capo supremo della Palestina araba, si alleò a Hitler. In cambio di una fatwa che schierò al suo fiaco Iraq, Egitto Siria e Palestina, e Arabia chiese lo sterminio degli ebrei. L’idea era folle. L’espulsione era infinitamente più “economica” e più funzionale. Gli alleati sarebbero impazziti inciampando nei profughi. E se non avesse dovuto distrarsi a fare altro, l'esercito tedesco sarebbe riuscito a impedire ai russi di arrivare a Berlino.
Il patto scellerato tra Hitler e il Gran Mufti è dell’11 novembre del 41, la soluzione finale è del febbraio del 42.

martedì 25 settembre 2012

MAGDI CRISTIANO ALLAM:"CHIEDO A QUEST'EUROPA,RELATIVISTA,MATERIALISTA,E ISLAMICAMENTE CORRETTA DI RECUPERARE L'USO DELLA RAGIONE"


di Magdi Cristiano Allam da 'Il Giornale' (24/09/2012).

L'Unione Europea vuole bandire il vilipendio delle religioni con una normativa vincolante sul piano del diritto internazionale e lo fa sottomettendosi al terrorismo islamico scatenatosi all'indomani della diffusione di un film e della pubblicazione di vignette su Maometto giudicati blasfemi. Non era mai accaduto che, sotto il ricatto del terrorismo islamico che ha ucciso decine di persone e distrutto sedi diplomatiche, chiese, negozi e abitazioni, l'Unione Europea sottoscrivesse una dichiarazione congiunta con l'Organizzazione della Cooperazione Islamica, la Lega Araba e l'Unione Africana, in cui mette sullo stesso piano un film e delle vignette con il terrorismo islamico definiti “atti di estremisti su entrambi i lati”. Nella dichiarazione, sottoscritta il 20 settembre dall'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e della Sicurezza Catherine Ashton, si accredita la tesi reattiva del terrorismo islamico, secondo cui il film e le vignette corrisponderebbero “all'odio religioso” che ha costituito “incitamento all'ostilità e alla violenza”; così come si afferma che il terrorismo islamico sarebbe una forma di devianza “di piccoli gruppi di persone” che non rappresenterebbero l'islam intrinsecamente moderato espresso dalle “comunità più grandi da cui essi provengono”.

L'idea di reprimere per vie legali la critica all'islam e a Maometto era stata ventilata il 19 settembre dal ministro degli Esteri Terzi che aveva ritenuto doveroso ammonire che in Italia la diffamazione religiosa è reato. Sempre Terzi il 20 settembre ha anch'egli messo sullo stesso piano la critica all'islam con il terrorismo islamico sostenendo che “è assolutamente legittimo da parte dei governi il blocco di siti che sono oggetto di comportamenti non positivi, di istigazione all'odio, di rifiuto di comprendere l'altro, così come di siti che hanno una loro valenza criminale”.LEGGI TUTTO

martedì 18 settembre 2012

CRISTIANI IN SUDAN, DOMANDIAMOCI PERCHE' SONO STATI RISPETTATI PER MOLTI ANNI ED ORA VENGONO ATTACCATI.

da Corrispondenza Romana  18 settembre 2012


(di Davide Demichelis su Vatican Insider del 16-09-2012) 

Il Papa a Beirut parla di pace e di dialogo, ma nel Sudan del nord i pochi cristiani sono costretti al silenzio dopo gli attacchi dei fondamentalisti alle ambasciate tedesca, inglese e americana
Bocche cucite a Khartoum. I cristiani preferiscono non fare commenti, non esporsi a ritorsioni da parte del governo. Esprimere valutazioni sugli attacchi alle ambasciate tedesca, inglese e americana, avventurarsi in congetture sui mandanti e gli esecutori, può irritare la suscettibilità di politici e funzionari pubblici. E così, anche fra i missionari, la parola d’ordine è: silenzio.

I cristiani ed i loro luoghi di culto negli ultimi anni sono stati rispettati dalla popolazione, che al 95 per cento è di religione islamica. “I manifestanti hanno attaccato le ambasciate, non le chiese”, commenta un missionario, che chiede di non essere citato. “Ancora una volta, secondo me, la religione è stata strumentalizzata. Io da anni giro per le strade con il crocifisso al collo, eppure mai nessuno mi ha insultato né attaccato”.LEGGI TUTTO

venerdì 14 settembre 2012

MAGDI CRISTIANO ALLAM:"L'ISLAM E' INCOMPATIBILE CON LA DEMOCRAZIA"



Islam assassino! Dietro gli attacchi terroristici alle ambasciate americane a Bengazi e al Cairo non c’è una scheggia impazzita, addirittura nemica del “vero islam”, così come predicano i relativisti nostrani, da Obama che si è innamorato del Corano e difende Maometto a Monti che ha il portafogli che gli batte al posto del cuore, da quest’Unione Europea che finanzia generosamente e follemente i nostri carnefici dal Marocco alla Siria a quella parte della Chiesa che si è invaghita del dialogo fine a se stesso culminando nella legittimazione dell’islam che corrisponde alla negazione del cristianesimo.

Non è questa la verità! Aprite bene gli occhi, guardate chi si accalcava di fronte alle due ambasciate e ha protetto alle spalle i terroristi che si sono fatti largo a suon di bombe e di razzi. Erano uomini e donne, giovani, adulti e anziani, apparentemente persone come tutte le altre. Leggete ciò che era scritto sui cartelli e sui Corani aperti che innalzavano, la nostra condanna a morte per aver osato offendere il loro profeta. Ascoltate bene le incitazioni contro l’Occidente profferite ad alta voce dagli istigatori dell’odio che si mescolavano beatamente tra la folla. No! Non è una scheggia impazzita! La verità che è sotto i nostri occhi e che sentiamo con le nostre orecchie è che questo terrorismo islamico è la punta dell’iceberg di una realtà popolare più ampia, diffusa e radicata che lo legittima, lo sostiene e lo finanzia. Ed oggi, grazie al successo della cosiddetta “Primavera araba”, trova pieno incoraggiamento da parte dei regimi islamici al potere che non hanno mosso un dito per impedire che si perpetrassero gli attentati. Le due ambasciate sono situate in zone centralissime, da sempre sotto il rigido controllo delle autorità di sicurezza che però, chissà come, in questa circostanza non sono intervenute. I terroristi hanno agito in modo indisturbato sia nella fase dell’assalto e del saccheggio delle ambasciate sia quando hanno dato alle fiamme la bandiera americana sostituendola con quella nera di Al Qaida sia infine quando hanno giustiziato l’ambasciatore Chris Stevens, un diplomatico e due marines.

La verità è che “il vero islam” da cui sono posseduti i musulmani è un’ideologia che istiga all’odio, alla violenza e alla morte dei non musulmani. La verità è che però non lo possiamo dire perché quest’Occidente vile, ignorante, pavido, venduto, votato al suicidio preferisce rinnegare la verità e rinunciare alla libertà pur di non urtare la suscettibilità degli islamici, di non prendere atto che la radice del male non era Bin Laden ma il Corano e Maometto a cui lui ha obbedito ciecamente.LEGGI TUTTO

mercoledì 12 settembre 2012

DON CURZIO NITOGLIA CI CHIARISCE LE IDEE SULLA SIRIA E SULLA GUERRA


*LA SIRIA DEGLI ASSAD E GLI ALAWITI
Introduzione:
●Abbiamo già parlato di Waabiti e Salafiti su questo stesso sito, ma per capire ancor meglio ciò che succede oggi a Damasco occorre studiare la questione degli Alawiti, diffusi in Siria e che ultimamente si sono convertiti all’Islam sunnita.
● Gli Alawiti sono radicalmente opposti ai Waabiti o Sauditi, mentre sono molto più vicini ai Salafiti. Il Salafismo va inteso come “Riformismo, Liberalismo o Modernismo islamico” aperto al pensiero europeo. Il Movimento salafita è anti-occidentale più che anti-europeoe se può sembrare apparentemente tradizionalista, in realtà è un Movimento di modernizzazione dell’Islam.
●Il Wahabismo, o Movimento “fondamentalista“, è marcatamente caratterizzato dal fondamentalismo moralistico farisaico, specialmente esteriormente affettato ma non sempre vissuto, impegnato contro i malesseri sociali e i “vizi” importati dal moderno Salafismo non ostile alla cultura europea classica (alcolismo e prostituzione), dalla condanna radicale dello scimmiottamento dell’Occidente e del suo femminismo decadente, dall’ostracismo totale nei confronti delle Missioni cristiane e delle loro attività di proselitismo. È questa la ragione per cui il Regno della Famiglia Saud, costituzionalmente legittimato dalla sua missione spirituale tipicamente “farisaica” negli affari interni e prodigiosamente arricchito dal petrolio, giuoca un ruolo molto importante nella politica Medio Orientale, alleato, alla maniera degli antichi “Sadducei”, con gli Usa negli affari esteri.
●In base a ciò la Monarchia saudita si è sempre sentita legittimata a proporre un Regime di tipo tradizionale, teocratico e fondamentalista quanto ad assetti politici interni e a costumi (rigida separazione dei sessi). Tuttavia la Famiglia reale saudita, in politica estera, ha mantenuto peraltro un costante orientamento filo-occidentale. Per questo è tacciata di rigorismo morale ‘farisaico’ interno e di doppiezza politica ‘machiavellica’ esterna: si rigetta all’interno del Paese ed esteriormente ogni costume non-musulmano, ma si è alleati in politica estera con l’Occidente americanista teoconservatore (più che con la “Vecchia Europa”), il quale è il maggior esportatore dei costumi corrotti[1], che il Wahabismo dice di voler combattere all’interno, mentre in realtà si serve e vive di essi, anche economicamente e militarmente, in politica estera.
●Gli Alauiti, o Alawiti (arabo ʿAlawiyya) sono un gruppo religioso mediorientale diffuso principalmente in Siria. Alauita è Bashār al-Asad, presidente siriano, così, come prima di lui, suo padre Hafiz al-Asad († 2000). Gli alauiti si fanno chiamare ʿAlawī. Il termine ʿAlawī serve per mostrare la loro reverenza ad ʿAlī, cugino e genero del profeta Maometto.
Storia dell’Alawismo
●L’origine degli alauiti è oggetto di discussione. Secondo alcune fonti essi erano in origine dei Nusayri, una setta che spezzò i legami con gli sciiti duodecimani nel IX secolo. Oggi gli alauiti, pur essendo appena il 20% dell’intera popolazione siriana, costituiscono una minoranza religiosa assai potente dal punto di vista politico.
●Gli alauiti vennero fondati nel X secolo, durante la dinastia hamdanide di Aleppo, ma vennero scacciati quando la dinastia cadde nel 1004. Nel 1097 i Crociati inizialmente li attaccarono, ma in seguito si allearono con loro contro gli ismailiti. Nel 1120 gli alauiti vennero sconfitti dagli ismailiti e dai Curdi, ma tre anni dopo combatterono con successo questi ultimi. Nel 1297 ismailiti e alauiti cercarono di negoziare una fusione, senza però giungere a niente.
●Gli alauiti vennero perseguitati attivamente durante il dominio mamelucco, dal 1260 in avanti. Quando l’Impero Ottomano prese il controllo della Siria nel 1516, si dice che i Turchi uccisero oltre 900.000 alauiti. In seguito, gli alauiti vennero trattati come reietti e l’Impero Ottomano inviò dei Turchi a colonizzare le loro terre. Apparentemente alcuni dei Turchi si convertirono e divennero alauiti. Dopo che gli alauiti attaccarono il villaggio ismailita di Masyaf, nel 1832, il Pascià di Damasco inviò delle truppe contro di loro.
Siria e Alawismo
●Dopo la caduta dell’Impero Ottomano (1917), Siria e Libano vennero poste sotto mandato francese. I Francesi diedero autonomia agli alauiti e ad altri gruppi di minoranza ed accettarono gli alauiti nelle loro truppe coloniali. Durante il mandato, molti capi tribù alauiti sposarono il concetto di una nazione alauita separata e cercarono di convertire la loro autonomia in indipendenza.
●Nel 1939 una parte della Siria nord-occidentale, il sangiaccato di Alessandretta, l’odierna Hatay, che conteneva un gran numero di alauiti, venne ceduto alla Turchia dai Francesi, facendo infuriare la comunità alauita e i Siriani in generale. ZAKĪ AL-ARSŪZĪ – il giovane capo alauita di Antiochia, a Iskandariyya (in seguito chiamata Hatay dai Turchi), che guidò la resistenza all’annessione della sua provincia da parte dei Turchi – divenne in seguito un fondatore del Partito Baʿth assieme a MICHEL AFLAQ. Dopo la seconda guerra mondiale, quando le province alauite vennero unite con la Siria, i seguaci alauiti di Sulaymān al-Murshid cercarono di resistere all’integrazione. Egli venne catturato ed impiccato dal governo siriano, di recente indipendenza, a Damasco nel 1946.
●La Siria divenne indipendente il 16 aprile 1946. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 per il controllo della Palestina, la Siria passò attraverso una serie di colpi di stato militari nel 1949, l’ascesa del Partito Baʿth, e l’unificazione della nazione con l’Egitto nella Repubblica Araba Unita nel 1958. La ‘RAU’ durò per tre anni e si dissolse nel 1961, quando un comitato militare segreto, che includeva diversi ufficiali alauiti insoddisfatti, tra cui Ḥāfiẓ al-Asad e Ṣalāḥ Jadīd, aiutò il Partito Baʿth a prendere il potere nel 1963. Nel 1966, gli ufficiali dell’esercito di orientamento alauita si ribellarono ed espulsero il vecchio Baʿth che aveva guardato a Michel ʿAflaq e Ṣalāḥ al-Dīn al-Bītār per la sua leadership. Questi promossero ZAKĪ AL-ARSŪZĪ come il “Socrate” del loro ricostituito Partito Baʿth.
Gli Assad e l’Alawismo-baathista
●Nel 1970, l’allora colonnello dell’Aeronautica Militare Ḥāfiẓ al-Asad prese il potere ed incitò un “movimento correzionista” nel Partito Baʿth. Nel 1971 al-Asad divenne presidente della Siria. Lo status degli alauiti venne migliorato significativamente e nel 1974 l’Imam Musa al-Sadr, capo degli sciiti duodecimani del Libano, proclamò l’accettazione degli alauiti come veri musulmani. Fino a quel momento le autorità musulmane – sia sunnite sia sciite – si erano rifiutate di riconoscerli come veri musulmani e, di fatto, la massima parte del mondo sunnita e sciita rifiuta ancor oggi di riconoscere come musulmani gli alauiti. Gli Asad sono stati vigili nel promuovere la tolleranza religiosa.
●La maggioranza sunnita dei siriani non apprezzò il potere alauita e i Fratelli Musulmani cercarono di assassinare al-Asad il 25 giugno 1980 prendendo a pretesto l’eliminazione dalla Costituzione dell’articolo secondo il quale l’Islam era la “religione di Stato” e che il Presidente della Repubblica doveva essere musulmano. Asad rispose inviando nel 1982 le sue truppe migliori, al comando di suo fratello Rifāʿa, contro la roccaforte sunnita di Ḥamā.L’esercito siriano eliminò i simpatizzanti dei Fratelli Musulmani nel “massacro di Ḥamā”, durante il quale tra le 20000 e le 30000 persone vennero uccise. Dalla rivolta di Ḥamā, con la conseguente repressione, la Siria non ha più manifestato forme violente di opposizione al regime.
●Dopo la morte di Ḥāfiẓ al-Asad nel 2000, il figlio Bashār al-Asad ha mantenuto le linee guida del regime di suo padre. Anche se gli Alauiti dominano all’interno dei vertici militarie dei servizi segreti, il governo civile e l’economia nazionale sono ampiamente guidate dai Sunniti. Il regime di Asad è attento a permettere a tutte le sette religiose di condividere il potere e l’influenza nel governo.
Religione: Sciiti, Sunniti e Alawiti
●Teologicamente, gli alauiti odierni sostengono di essere sciiti duodecimani, ma tradizionalmente sono stati indicati come “estremisti” (ghulāt) e al di fuori dell’Islam dalla corrente principale dei musulmani, a causa della loro deificazione di ʿAlī b. Abī Ṭālib. La religione alauita ha molte similitudini con l’Ismailismo e un certo cristianesimo eterodosso.Come gli sciiti ismailiti, gli alauiti credono in un sistema di incarnazione divina, così come ad una lettura esoterica del Corano. Contrariamente agli ismailiti, gli alauiti considerano ‘Alī come incarnazione della divinità della triade divina. Come tale, ʿAlī è il “Significato“;Maometto, che ʿAlī creò con la sua luce, è il “Nome“; e Salmān al-Fārisī il “Cancello“.
●La religione alauita è segreta e gli alauiti non accettano convertiti, né la pubblicazione dei loro testi sacri. La gran parte degli alauiti conosce ben poco dei contenuti dei suoi testi sacri o della sua teologia, che è custodita gelosamente da una ristretta cerchia di iniziati maschi. All’età di 15 o 16 anni tutti gli uomini alauiti ricevono poche ore di corso di iniziazione ma da quel momento sta a loro decidere se vogliono diventare studenti di religione, associarsi ad uno Shaykh e cominciare il lungo processo di iniziazione e il corso di studi della religione.
●La religione alauita sembra basarsi sullo gnosticismo e sul neoplatonismo. Secondo la fede alauita, tutte le persone erano in origine delle stelle nel mondo della luce, ma caddero dal firmamento a causa della disobbedienza. Il mondo materiale è un luogo pieno di pericoli, nemici e impurità. Il male essenziale di questa esistenza presente può essere evitato con l’aiuto del divino creatore. Ogni alauita ha nella sua anima una parte della luce del divino creatore, cui si può accedere e che porta alla retta via e alla salvezza. I fedeli alauiti credono che si dovranno trasformare o rinascere sette volte prima di tornare ad avere un posto tra le stelle, dove Alì è il principe. Se meritevoli di biasimo, essi rinascono talvolta come cristiani o giudei, tra i quali rimarranno fino a quando l’espiazione sarà completa. Gli infedeli rinascono come animali.
●A causa della natura altamente sincretistica della religione, gli studiosi hanno sostenuto che l’alauismo è correlato al Cristianesimo gnosticheggiante e neoplatonizzante perché gli alauiti hanno una Trinità, bevono vino come possibile forma di comunione e riconoscono il Natale. Diverse fonti sostengono che i loro riti comprendono resti dei rituali sacrificali fenici.
●Anche se gli alauiti riconoscono i cinque pilastri dell’Islam, essi li considerano doveri simbolici e pochi li seguono, motivo questo perché la massima parte dei musulmani(sunniti e sciiti)considerino eretici gli alauiti. Gli sforzi di Hafiz al-Asad nel portare il suo popolo nella corrente principale dell’Islam compresero la costruzione di moschee nelle principali città alauite. Dei chierici riformatori hanno incoraggiato i seguaci alauiti a pregare regolarmente e a seguire i principi base dell’Islam. Bashār ha seguito il padre nello spingere la sua comunità a disfarsi della teologia e dei rituali intolleranti.
●L’insistenza sul conformismo ha portato a ricche ricompense politiche – gli alauiti godono di tutti i diritti dei musulmani in Siria e possono reggere l’incarico di Presidente della Repubblica, che deve essere ricoperto da un musulmano secondo la costituzione. Cionondimeno, gli alauiti hanno pagato un duro prezzo per il successo politico, negando la loro distintiva tradizione religiosa. In essenza, hanno rinunciato alla loro religione, o più precisamente, si sono convertiti all’Islam sunnita, per una partecipazione al potere politico e in ottemperanza al principio dell’uguaglianza all’interno della nazione.
●Tutte queste cose sono la prova per i sunniti che gli alauiti cercano tenacemente di essere parte dell’Islam e di essere esattamente come loro. Oggi gran parte degli alauiti conosce solo i principi dell’Islam sunnita perché vengono loro insegnati nelle lezioni obbligatorie di religione durante la scuola dell’obbligo. I testi scolastici siriani non fanno menzione della parola “alauita” né fanno riferimento alla diversità di credo e di pratica religiosa islamica. L’introduzione del sistema scolastico statale nella regione alauita, durante gli ultimi 50 anni, ha trasformato l’identità religiosa degli alauiti. Anche se sanno di essere differenti dai sunniti, non sanno esattamente in che modo lo sono.
●Gli Asad si impegnano molto per assicurarsi che le differenti tribù siano rappresentate equamente nei posti di vertice dell’esercito, allo stesso modo in cui cercano di spartire gli incarichi governativi tra i vari gruppi etnici e religiosi della Siria.
Conclusione
●Come si vede la Siria odierna è marcata profondamente dall’Alawismo, dal Baathismo riformato, dalla rivalità con il Waabismo saudita e con la Turchia. Essa ha cercato un’integrazione con i Sunniti e in un primo tempo anche gli Sciiti hanno concordato con l’Alawismo.
●In secondo luogo anche gli Assad hanno costruito la Siria sulle basi dell’Alawismo, del Baathismo riformato e dell’integrazione soprattutto con i Sunniti ed anche con gli Sciiti. Il Cristianesimo è molto ben tollerato dal sistema neo-alawita siriano e dagli Assad.
●Non è difficile capire perché (oltre il gas che si trova in Siria e l’alleanza tra quest’ultima con l’Iran) la Siria sia l’oggetto delle attenzioni degli Usa e d’Israele. Un sistema politico sociale ben funzionante che elimini la povertà nel Paese, inoltre nazionalmente e patriotticamente forte, unito ad un’economia fiorente e senza debito pubblico, ad una integrazione tra islam e cristianesimo, un governo “autoritario” (nel senso sano del termine) che rifiuta l’illuminismo e la decadenza rivoluzionaria dell’occidente, dà fastidio ai succhiatori di sangue che vogliono, come gli usurai, spingere le Nazioni prospere ad indebitarsi, a cadere nel caos della Sovversione rivoluzionaria e a diventare, così, loro schiave.
●Come andrà a finire questa ennesima “guerra dell’oro contro il sangue”? Dio solo lo sa, ma la Siria non è la Libia, essa è ben armata in sé ed in più è difesa dall’Iran, dagli Hezbollah, dalla Russia e dalla Cina.  Aspettiamo gli eventi, che non tarderanno a venire.
d. Curzio Nitoglia
22 agosto 2012
[1] Si veda, per esempio, la  condanna inflitta da Vladìmir Putin, per oltraggio alla religione, ad un anno e sei mesi di lavori forzati ad alcune cantanti rock, che in Russia avevano inneggiato dentro una chiesa canzoni blasfeme ed oscene. Ebbene gli Usa, l’Italia, la Francia, la Spagna e l’Inghilterra hanno condannato Putin e difeso le rockettare. Questa è la prova provata (“contra factum non valet argumentum”) di come l’occidente americanista, dopo aver corrotto la vecchia Europa, si volga a sovvertire le forze che – malgrado tutti i loro difetti – si oppongono ancora ai frutti avvelenati dell’Illuminismo liberale, libertario e libertino come la Russia di Putin, (che non è quella di Lenin-Stalin-Eltsin) ed una parte del Medio Oriente, il quale evita il fariseismo integralista dei Waabiti sauditi e cerca di portare avanti una politica sociale e nazionale forte, unita ad una ricerca di convivenza negli affari temporali tra cristianesimo e islam (alawita e salafita), come avviene in Siria, tramite il Partito Baath e come avveniva in Iraq, in Libia, ed in Tunisia.

mercoledì 22 agosto 2012

L'EUROPA AVREBBE GARANTITO LA PACE???




20/08/12 DI MAGDI CRISTIANO ALLAM

(......) Mentre dieci anni fa fu l’Occidente a promuovere l’offensiva contro Al Qaeda dopo la tragedia delle Due Torri Gemelle, oggi assistiamo alla sconvolgente alleanza tra l’Occidente e il radicalismo islamico, che ha assunto il volto suadente dei Fratelli Musulmani, finendo per tradursi nella convergenza dell’interesse dei fautori della guerra santa islamica e della guerra finanziaria globalizzata. Questa alleanza la tocchiamo ad esempio in Siria dove le milizie islamiche dei Fratelli Musulmani, dei Salafiti e di Al Qaeda sono sostenuti sia da Turchia, Arabia Saudita e Qatar sia da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania; così come constatiamo l’alleanza finanziaria tra le banche d’affari internazionali, gli istituti centrali di credito occidentali e i Fondi sovrani islamici nelle acquisizioni del patrimonio produttivo e immobiliare occidentale dopo aver ridotto al lastrico gli imprenditori e gli Stati.

Se dieci anni fa Al Qaeda disponeva soltanto dell’Afghanistan come base sicura in virtù dell’alleanza strategica con i Taliban, mentre l’insieme degli attentati perpetrati nei Paesi islamici e all’interno all’Occidente erano affidati a cellule che operavano segretamente, oggi Al Qaeda controlla direttamente dei territori e li gestisce alla stregua di autorità governativa in Somalia, Mali, Yemen e Nigeria, così come è in grado di far pesare la sua presenza con l’arma del terrorismo in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libia, Siria, Egitto, Algeria e Indonesia.

Se dieci anni fa l’Occidente, nel bene e nel male, sosteneva sulla sponda meridionale e orientale del Mediterraneo dei regimi autocratici sostanzialmente laici anche se irresponsabilmente promotori dell’islamizzazione  delle loro società nell’illusione che accogliendo le istanze degli islamici radicali avrebbero svuotato di contenuti la loro rivendicazione di scalzarli dal potere, oggi l’Occidente è ovunque schierato al fianco dei Fratelli Musulmani, nemici giurati della laicità e della democrazia sostanziale, apostoli della sharia, la legge coranica, della “guerra santa” esplicita contro Israele e dissimulata contro gli ebrei, i cristiani, gli apostati, gli infedeli e le donne.

sabato 21 luglio 2012

LIBIA:BLOCCO ISLAMISTA O BLOCCO NAZIONALISTA?

Luglio 20, 2012 - 16:38 LIBIA

Economia e politica Primo Piano



MISNA - Missionary International Service News Agency Srl 

Due, tre riunioni al giorno tra le principali formazioni politiche libiche, negoziati dall’esito ancora incerto e attesa per i risultati definitivi delle elezioni che dovrebbero essere comunicati entro una settimana, subito dopo l’analisi degli eventuali ricorsi presentati. Di questo grande fervore politico che si vive in questi giorni riferisce alla MISNA Umar Khan, giornalista libico raggiunto a Tripoli.

“Al momento l’arena politica è divisa fra tre grandi blocchi – dice Khan – e dall’esito dei negoziati in corso tra questi verrà fuori il governo che guiderà la transizione. C’è l’Alleanza delle forze nazionali di Mahmoud Jibril che ottenuto la maggioranza relativa nella quota proporzionale, ma ci sono anche il blocco islamista e il cosiddetto blocco nazionalista, con un discreto numero di seggi conquistati nei collegi uninominali, in quelli cioè riservati ai candidati indipendenti”.

Secondo l’interlocutore della MISNA, islamisti e nazionalisti hanno tentato nell’ultima settimana di valutare la formazione di un’alleanza che avrebbe di fatto escluso Jibril, ma i negoziati sono approdati a un nulla di fatto. “In attesa dei risultati definitivi delle elezioni – sottolinea Khan – gli incontri stanno comunque continuando e a questo punto c’è anche la possibilità che piuttosto che a una grande coalizione di governo, come suggerito da Jibril, si arrivi a forme di cooperazione tra i diversi blocchi. Ma la scena politica è fluida e occorrerà aspettare ancora qualche giorno prima di poter trarre conclusioni. Al momento ogni opzione è ancora valida”.

domenica 8 luglio 2012

COSA CERCANO I GIOVANI NELLA GUERRA???


Membri delle milizie islamiste Al-Shabaab, attive in Somalia
Membri delle milizie islamiste Al-Shabaab, attive in Somalia (Keystone)

Di Samuel Jaberg, swissinfo.ch

Un numero crescente di giovani parte dall’Europa per unirsi ai combattenti jihadisti, sostengono i servizi d’informazione. Alcuni casi sono emersi anche in Svizzera. Internet ha un ruolo di primo piano nella radicalizzazione di questi giovani.




Il caso è ancora pieno di ombre, ma desta preoccupazione a Bienne e in particolare in seno alla sua comunità musulmana, vale a dire a quasi il 10% dei circa 50'000 abitanti. All’inizio di giugno uno studente 19enne di Bienne è stato messo sotto accusa in Kenya perché sospettato di essere entrato a far parte di un movimento jihadista in Somalia. «Tutta la comunità è sotto choc», afferma Khalid Ben Mohamed, uno degli imam della LEGGI TUTTO

martedì 3 aprile 2012

QUALE FUTURO PER L'EGITTO?

Ma che democrazia d'Egitto

Saad Katatni

di Valentina Colombo 03-04-2012 

I prossimi 23 e 24 maggio vedranno gli elettori egiziani tornare
alle urne per l’ultima fase del lungo processo di transizione verso
una tanto agognata democrazia che porterà alla elezione del
vero successore di Hosni Mubarak.


Finora si è assistito al predominio incontestato e assoluto dei 
partiti islamisti. 
All’Assemblea del popolo, ovvero al Parlamento, i Fratelli Musulmani
con il Partito della Libertà e della Giustizia hanno conquistato 235 
seggi corrispondenti al 47,2%, mentre i salafiti si sono assestati a 
121 ovvero al 23,3%. 
In altre parole il 71,5% dei seggi è costituito da membri che 
credono nella shari'a e nella sua applicazione.

sabato 24 marzo 2012

VOGLIAMO UN'EUROPA SOTTOMESSA ALL'ISLAM???



 di Magdi Cristano Allam
Sveglia Europa! Siamo diventati terra di conquista degli integralisti, estremisti e terroristi islamici con cittadinanza europea non solo senza rendercene conto ma addirittura aiutandoli, giustificandoli e persino condividendo la loro diabolica strategia volta a ridurci ad adoratori del loro Allah! Ormai il nemico pubblico della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico-cristiane, l’aspirante carnefice di tutti noi che non crediamo nel Corano e in Maometto, non solo è radicato dentro la nostra casa comune con una rete incontenibile di moschee, scuole coraniche, enti finanziari ed assistenziali islamici, tribunali sharaitici, ma è formalmente dei nostri, cittadino europeo al pari di noi, anche se di fatto ci odia al punto da legittimare il nostro massacro. LEGGI TUTTO

mercoledì 14 marzo 2012

QUALCUNO, LO SCORSO ANNO, AVEVA DETTO CHE SE CADEVA GHEDDAFI AVREMMO AVUTO UNA NUOVA SOMALIA NEL MEDITERRANEO......PARE ABBIA AVUTO RAGIONE

La Libia si sfalda. Come previsto 

Zubair al-Senussi

di Gianandrea Gaiani
12-03-2012


Dall’anarchia post bellica alla frantumazione. La Libia del post Gheddafi sembra ormai entrata in un processo di sfaldamento che ricorda quello della Somalia dopo la caduta del regime di Sia Barre caratterizzato dal distacco del Puntland e del Somaliland e dalla progressive feudalizzazione tribale.

Il 6 marzo tre mila rappresentanti delle tribù e milizie della Cirenaica hanno proclamato l’autonomia della regione da Tripoli auspicando per la Libia un futuro federale ma di fatto proclamando l’indipendenza da un governo nazionale inesistente e non certo rappresentativo. Un colpo mortale inferto al già moribondo Consiglio Nazionale Transitorio nato un anno fa proprio a Bengasi per guidare l’insurrezione contro il regime di Muammar Gheddafi. Il “Congresso del popolo della Cirenaica”, riunitosi nella stessa città per proclamare il distacco da Tripoli, è guidato da Ahmed Zubair al-Senussi, pronipote 77 enne dell'ultimo re libico Idris nonché uno dei leader della rivolta contro il Colonnello che lo incarcerò per ben 31 anni.LEGGI TUTTO


mercoledì 8 febbraio 2012

MA SIAMO POI COSI' SICURI CHE SIA OPPORTUNO SOSTENERE GLI ISLAMISTI???

Il "grande gioco" dietro la Siria

di Gianandrea Gaiani

  
08-02-2012
Siria, Bashar al Assad


La crisi siriana somiglia sempre di più a quella libica dello scorso anno, con la differenza che il caos che da mesi domina l’ex regno di Muammar Gheddafi non sembra avere insegnato nulla all’Europa, che affronta le crisi del mondo arabo semplicemente sostenendo la strategia di Washington che però ha interessi ben diversi dai nostri, anzi, ora più che mai divergenti. 

Il “copione libico” è evidente soprattutto dalle caratteristiche della campagna mediatica che da mesi mira a ingigantire stragi e repressioni attuate dal regime di Bashar Assad, che certo esistono ma non bisogna dimenticare che tra i quasi 6 mila morti registratisi secondo l’Onu dall’inizio della rivolta, circa un terzo sono militari e poliziotti. Questo significa che in Siria si combatte una guerra civile con un esercito degli insorti armato da turchi, sunniti-libanesi e qatarini, in parte gli stessi che appoggiarono la rivolta contro Gheddafi. LEGGI TUTTO