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martedì 3 maggio 2016

"DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO" ....MESSAGGIO DI LIDIA UNDIEMI E........ MESSAGGIO DI NOSTRA SIGNORA DI ANGUERA



tratto da http://www.lantidiplomatico.it/ 03/05/2016



Arriverà un'altra grande crisi che farà scricchiolare un sistema europeo.
Già non regge più. Troppe norme al momento che si contrastano. 
Dobbiamo essere lucidi quando arriverà quel momento: 
la fine della zona euro e la ridiscussione dell'Unione Europea
passerà secondo me dalle prossime decisioni delle istituzioni
tedesche e dalla sua volontà di non accettare l'Omt e 
gli strumenti di Draghi".

lunedì 28 settembre 2015

FESTIVAL DELL’ECONOMIA IN CASTELFRANCO D.S. – AR



Dal 29 settembre al 1 ottobre 2015 a Castelfranco di Sopra (Arezzo) si svolgerà un intensissimo Festival, volto a svegliare le coscienze ed acquisire strumenti teorici e pratici per affrontare la crisi.
Perchè un Festival dell’Economia e perchè del Terzo Millennio?
Il terzo millennio è iniziato con un profondo cambiamento. La disgregazione sociale e il crollo economico ci indicano che i vecchi schemi mentali e le vecchie certezze non funzionano più. Ogni persona si chiede cosa fare e si chiede dove sta sbagliando, perchè ciò che ha sempre fatto non da più risultati soddisfacenti. Questo festival vuole essere il punto di partenza di un cammino di conoscenza, confronto e condivisione per trovare ed attuare un’economia sana e reale, che sfidi le onde mutevoli dei tempi, ancorata alla
vita e ai veri bisogni della specie umana, tra cui il nutrimento che nasce dal godimento della cultura, dell’arte, della bellezza, dei molti saper fare che la contraddistinguono.
Relatori del calibro di Robert Jhonson, Enrico Caldari, Marco Della Luna, Bruno Di Loreto Wurms e tanti altri si susseguiranno, insieme alle proposte concrete di Arcipelago SCEC ed alle testimonianze di imprenditori coraggiosi ed aziende virtuose.

STRUMENTI PER CONOSCERE
29 e 30 Settembre
Teatro Wanda Capodaglio, Castelfranco di Sopra (Arezzo)

__________
29 settembre 30 settembre

ore 16:00
Accoglienza, verifica registrazioni e intrattenimento musicale
ore 17:00
Inaugurazione e saluti Autorità
ore 17:30
Marco Della Luna, avvocato e saggista 
Crisi continua e vanità delle proposte degli economisti.
Per capire come ripartire dopo il collasso dell’economia globale
ore 19:00
Cena Sociale
ore 21:00
Robert Jhonson, life-coach ed economista
Future: comprendere le sfide del terzo millennio
Sono convinto che il ruolo delle imprese è rendere il mondo un luogo migliore e ottenere una certa ricompensa economica nel farlo

venerdì 14 febbraio 2014

LUOGHI, DATE, RICORRENZE SU CUI RIFLETTERE, I BALCANI NUOVAMENTE PRONTI AD ESPLODERE?!?


 da http://www.libreidee.org/ 11.02.2014

I giornalisti internazionali hanno predetto un’archetipica “situazione Sarajevo” per quest’anno. Una scintilla che potrebbe causare una detonazione come quella che circa un secolo fa vedeva protagonista l’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.
Difficilmente accadrà anche quest’anno che un nazionalista radicale spari al successore al trono dell’impero; nonostante ciò, esistono oggi una serie di sconvolgimenti potenziali in Europa e altrove. Esaminiamo la situazione. La Germania, “fortezza economica” dell’Europa, sembra essere entrata in un periodo di incertezze, proprio come prima dello scoppio della “grande guerra”. All’inizio del nuovo anno, la caduta improvvisa della cancelliera tedesca (forse un presagio della rottura dell’Eurozona?) è stato un evento infausto. La signora Merkel, che appariva come una figura politica indebolita (anche a causa delle stampelle), è riuscita ad assemblare una “grande coalizione”, la cui durata è incerta.

mercoledì 23 ottobre 2013

A PROPOSITO DI MENZOGNE, ALCUNI BLOGGERS HANNO SMONTATE LE BUGIE DEI POLITICI DI TURNO, UN POST DA NON PERDERE!!!

 autori: bloggers italiani liberi e senza padroni 23 ottobre 2013


Premessa
In questi anni di crisi, oltre alle tasse e al disagio economico e sociale, c'è stata un'altra grande costante che ha tenuto compagnia alle nostre giornate, ai nostri momenti: la menzogna proferita in modo sistematico dai vari governi e dai politici di turno che, in maniera spudorata e vergognosa, hanno reiteratamente mentito e mistificato (e continuano a farlo) circa l'esatta situazione dell'economia e dei conti pubblici, in costante ed inesorabile deterioramento.
È' chiaro che tutto ciò incorpora evidenti elementi di criminalità, proprio perché tende ad alimentare false aspettative nei confronti degli agenti economici più deboli: i disoccupati con le loro famiglie e le imprese, prime vittime sacrificali di questa crisi.
Proprio per questo, insieme ad altri siti amici, tra i più seguiti in Italia di economia, tutti liberi e senza padroni, abbiamo pensato di lanciare, coralmente, tutti insieme, questo post divulgativo al fine di far ben comprendere l'esatto stato dei conti pubblici e dell'economia.
LA MENZOGNA

sabato 22 giugno 2013

NON SI PUO' IMPEDIRE ALL' UOMO L'ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA

LA PRIMA URGENZA E' FERMARE LA DELOCALIZZAZIONE di Claudio Marconi 17 giugno 2013
Il Governo continua a " trastullarsi" con provvedimenti che servono a poco o nulla, e le aziende, quando non vengono svendute agli stranieri, delocalizzano.

Delocalizzazione è una bella parola che, tradotta, significa sempre meno lavoro in Italia, sempre più disoccupazione, sempre più vite grame ai limiti della minima sopravvivenza.

Ma perchè le aziende se ne vanno ? Non solo e non tanto per il costo manodopera, ma, sopratutto, per la burocrazia, per la pressione fiscale, e per una non-politica industriale.


Tanto per fare un esempio, in Austria, e non in Paesi come India,Cina, ect., si può aprire una Azienda in una settimana, quando vengono a fare i controlli vengono tutti insieme e non, come da noi, prima Inail, poi Usl, ect. che si rimpallano i problemi l'uno con l'altro, e la tassazione è al 25%.

Forse sarà per questo che l'Austria ha una disoccupazione tra il 5-6%, un debito pubblico del 60% sul PIL, ed una quantità innumerevole di aziende italiane che vanno a produrre in quel Paese. E potremmo continuare con molti altri.


mercoledì 6 marzo 2013

HO GRANDE STIMA DEL PROF.ZIBORDI.....LEGGIAMO LE ANALISI CHE FA SULLE "STRATEGIE" DI GRILLO


Bisogna essere pessimisti sull'Italia, azioni e obbligazioni nonchè economia. Perchè è in una situazione in cui purtroppo dipende dalle decisioni dei politici e quelli nuovi che hanno ora il coltello dalla parte del manico (e vinceranno le prossime elezioni che non sono lontane) ti dicono che l'Italia è persa. Sono passate le elezioni e invece di offrire una soluzione fanno del catastrofismo sul debito pubblico peggio di Mario Monti 


Da quello che si sente sia da Grillo sul palco, che sul suo blog, che nell interviste dell'unico economista (Galegatti) forse dietro al M5S e dalle interviste di Grillo dopo le elezioni come questa fresca di oggi, ha anche lui in testa che il debito pubblico è un problema schiacciante... che non avremo più i soldi per pagare pensioni e stipendi... che siamo rovinati...Nessuno ancora gli ha spiegato che sono tutte balle. O forse anche lui fa di questo terrorismo fiscale per accellerare il crac e andare al potere più in fretta... 




Passate le elezioni l'economista di Grillo è venuto oggi allo scoperto e ha spiegato in un intervista che si rimane nell'euro secondo lui e anche Grillo e ha fatto anzi l'immancabile riferimento all'Argentina: («Uscire dall’euro vuol dire impoverire la nazione di almeno il 30 per cento, da un giorno all’altro. L’Economist ha smesso di pubblicare i dati sull’Argentina. Si sono accorti che sono taroccati. L’inflazione è molto più alta di quello che dicono, l’attivo della bilancia dei pagamenti è inesistente se non negativo. Svalutare non è una cosa semplice»)

Come si vedrà, se leggete il resto, Mauro Gallegati è quindi un economista "ortodosso" e "americano" per quanto riguarda debito, moneta, Euro e deficit. Anche se non lo dice esplicitamente, (come noto non solo io ma anche ad esempio Mario Seminerio oggi) punta ad un bel ripudio del debito pubblico, cioè un default su base domestica, rimanendo nell'Euro. Per quanto riguarda invece la crescita economica pensa che non abbia più senso e occorre ripensare tutto. Quindi è un misto di economista "ortodosso-americano" per la moneta e debito e "rivoluzionario-ecologista" per la crescita economica, lavoro, PIL e il resto.

Si tratta di uno molto intelligente e molto serio e che dice molte cose sensate. Purtroppo non vuole fare niente per la moneta, debito ed euro e non gli interessa la crescita economica (dice letteralmente "non ha più senso...")

mercoledì 2 gennaio 2013

PER IL PREMIO NOBEL STIGLITZ MARIO DRAGHI STA SBAGLIANDO IN MODO GRAVE!


Mentre la stampa italiana continua a elogiare l'operato di Mario Draghi, con sviolinate che si sprecano, per il premio Nobel il banchiere fiorentino ha commesso - e sta commettendo - un grave errore.

Il premio Nobel per l'economia, Joseph Stiglitz.

Roma - "Se la Bce continua a fare delle politiche di austerità la precondizione per le sue operazioni di finanziamento, questo si tradurrà solo in un aggravamento delle condizioni del paziente". Il 2013 dell'eurozona non è così roseo, almeno stando a quanto scrive il premio Nobel per l'Economia, Joseph Stiglitz, sul quotidiano tedesco Handelsblatt. 

"Fino ad ora, i politici europei non sono riusciti a realizzare un vero Patto per la crescita per i paesi della periferia della zona euro", è la riflessione di Stiglitz, e per questo l'Europa continua a rappresentare il principale fattore di rischio per l'economia mondiale.LEGGI TUTTO

lunedì 12 novembre 2012

NON TUTTA "LA CHIESA" E' A FAVORE DI MONTI E DEL SUO GOVERNO....



L’Economia e il focolare domestico

Economia significa “governo della famiglia o del focolare domestico” (dal greco “òikos,casa” e “némein, governare”). La famiglia – secondo Aristotele (Polit., A, 3, 1253b, 8-14) e San Tommaso (S. Th., II-II, q. 47, aa. 11-12; ivi, q. 50, aa. 1-3) - è la cellula che forma lo Stato, il quale è un insieme di più famiglie.

L’Economia innanzitutto è la virtù del buon ordinamento familiare; quindi essa si occupa delle relazioni tra i membri di una famiglia o della convivenza nell’ambito del focolare domestico, cioè tra moglie e marito, genitori e figli, padroni e servitù (la pace e l’armonia interna alla famiglia).

In secondo luogo l’Economia si occupa di tutto ciò che può essere posseduto e governato dalla famiglia, ossia delle relazioni, che derivano dalle condizioni di sussistenza della famiglia, cioè le relazioni tra le persone in ciò che concerne i loro bisogni di beni esterni o ricchezze reali (benessere comune temporale familiare).

La ricchezza o il benessere materiale ha rapporto con la prudenza economica non come Fine ultimo, ma come causa strumentale, in ordine al raggiungimento del Fine ultimo, ossia la ricchezza è un mezzo di cui la famiglia si serve per vivere virtuosamente e unirsi a Dio (S. Th., II-II, q. 50, a. 3, ad 1; ivi, q. 47, a. 12). Sempre per l’Angelico è del tutto lecito avere una ordinata sollecitudine per procurare il necessario per sé e per la propria famiglia ed anche in previsione delle necessità future (S. Th., II-II, q. 55, a. 6, ad 2; ivi, a. 7). Solo la preoccupazione disordinata dei beni materiali è riprovevole poiché antepone i beni terreni a quelli ultraterreni.

L’Economia classica studia prima la famiglia in sé considerata e poi il benessere comune materiale di essa (cfr. S. Th., II-II, q. 47, a. 11; ivi, q. 50, a. 3; Commento all’Etica di Aristotele, lez. 1). Il suo rovesciamento è l’Affaristica moderna, che è l’arte di arricchirsi come Fine ultimo dell’uomo e delle famiglie. Se alla sana Economia familiare segue l’ordine sociale o la Politica tradizionale, che si fonda sul Diritto naturale, all’Affaristica segue la Plutocrazia, che è il governo della Finanza su questo mondo in vista dei beni di questo mondo et non plus ultra.LEGGI TUTTO

(......)
I banchieri ed i finanzieri sono i soggetti e non i dirigenti dello Stato. Oggi (specialmente in Italia) assistiamo al ribaltamento completo dell’ordine che dovrebbe regnare tra Economia, Politica ed Affaristica. Infatti sono i banchieri ed i finanzieri apolidi (Mario Monti e Mario Draghi) che governano apertamente, mentre sino a ieri lo facevano almeno con un po’ di pudore indirettamente o da dietro le quinte; la “dietrologia” è oramai sorpassata, si gioca a carte scoperte. Essi governano non per il bene comune della Società e delle famiglie che la compongono, ma per ammassare ricchezze illimitate nelle mani dei plutocrati apolidi impoverendo gli individui, le famiglie (specialmente i/le più deboli) e dissolvendo lo Stato e la Patria a favore della Banca e dell’alta Finanza mondiale. “Sopra la Banca la Patria campa, sotto la Banca la Patria crepa!”.
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Nella concezione affaristica moderna è il sigillo del Governo o peggio della Banca che rende un pezzo di metallo o di carta accettabile come moneta o mezzo di scambio di beni naturali o reali, come misura non più stabile del valore dei beni di natura. Si pensi alla costante svalutazione prima della lira e poi dell’euro, privi di una riserva di ricchezza aurea reale pari al valore cartaceo o simbolico. Non è più la materia di cui è fatta la moneta a conferirle valore di scambio, ma il sigillo o il timbro del Governo, che dipende dall’arbitrio dei Governatori, il quale è assai variabile e molto poco stabile. Il Governo o la Banca può quindi “creare” ricchezza rappresentativa, simbolica o artificiale dal poco mediante un suo semplice attestato al quale non corrisponde una ricchezza reale.

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Lo Stato deve vigilare affinché la Finanziaria non si impadronisca del controllo del Governo. Infatti la moneta, come misura stabile del valore dei beni di natura, è uno strumento al servizio della famiglia e dalla polis e non è la padrona di esse. Se lo Stato non riesce ad obbligare la Finanziaria a praticare ed osservare la giustizia sociale, che ha per oggetto il bene comune e non l’arricchimento del finanziere, la Nazione ne soffrirà grandemente divenendo la schiava della Finanziaria e non garantendo più il benessere comune sociale. L’instabilità della moneta, la precarietà del lavoro, la disoccupazione costante, la svalutazione crescente sono le conseguenze ultime della Crematistica che ha sovvertito la sana Economia. Da questo disordine finanziario alla Rivoluzione sociale il passo è breve.
(......)


La sana Economia aiuta la stabilità della Società civile

Dove regna l’ordine e l’unione tra gli uomini (Monastica) e le famiglie (Economia), regna la stabilità anche nella vita sociale (Politica).

La proprietà privata è un mezzo assai utile per il buon andamento della vita economica e sociale del Paese. Essa aiuta l’uomo ad usare dei beni materiali in maniera ordinata al benessere comune familiare e sociale.

Leone XIII nell’Enciclica Rerum novarum del 1891 spiega che la proprietà privata non solo deve essere garantita, ma moltiplicata affinché il maggior numero possibile degli uomini possa avere una piccola proprietà ed un’abitazione propria. Il Papa spiega che lo Stato non deve tassare eccessivamente, specialmente la piccola proprietà privata. Ciò porterebbe alla chiusura specialmente delle piccole imprese private e priverebbe i più deboli della protezione di una piccola proprietà e di una casa propria per renderli schiavi degli speculatori e dei finanzieri senza scrupoli. Il governo Monti-Draghi-Napolitano è la fotografia di questo stato anormale di cose, in cui si tartassa la classe media e minima e non si fa pagare l’Ici alle Banche poiché sarebbero enti di beneficienza.LEGGI TUTTO

lunedì 8 ottobre 2012

GIANNI PARDO: "PER QUALE MOTIVO LA CRISI DOVREBBE FINIRE?" SI DEVE CAMBIARE ROTTA



Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it 08/10/2012

Che cosa ci aspetta, dopo le elezioni del 2013? Normalmente si sa che se vince il partito A applicherà il programma A, se vince il partito B applicherà il programma B. Ma questo oggi non è più valido. Il centrodestra ha la spensieratezza sostanziale di chi crede di partire perdente, il centrosinistra, dato vincente, assolutamente non sa che pensare e non osa formulare un programma. Dovunque ci si accapiglia su quisquilie: particolari senza importanza, beghe di partito, alleanze da stringere senza neppure chiedersi per quali finalità. Molti credono di trovare un approdo di pace nell’idea del “Monti bis”: “Con lui quanto meno le cose non peggioreranno ed eventualmente l’Europa ci aiuterà”. Pie illusioni che avrebbero un senso solo se Bruxelles disponesse di poteri illimitati. Siamo talmente concentrati su noi stessi da non vedere che il problema non è soltanto nostro. Da un lato ci sono altri Paesi in crisi quanto e più di noi, dall’altro, se la situazione peggiorasse ulteriormente, anche gli Stati che sembrano avere un’economia sana tenterebbero soltanto di salvare se stessi.

La triste realtà dell’Europa è che ci si occupa dei sintomi e non della malattia. Da anni, tutta la politica economica è intesa solo al contenimento della crisi. Cioè a salvare l’euro e la vita finanziaria dei Paesi maggiormente esposti alla sfiducia dei mercati; a far sì, ad ogni costo, che la Grecia non dichiari default e non esca dall’euro; che la Spagna possa ancora pagare gli stipendi e che le sue banche non falliscano. Intenti lodevoli ma inefficaci. Se un aeroplano vola verso una montagna non serve che rallenti, perché si schianterà lo stesso. Deve cambiare rotta. 

Non si tratta di un pessimismo teorico e fatalistico, si tratta di una banale deduzione. Se, in seguito ai provvedimenti fin qui adottati, le condizioni che hanno portato alla crisi dell’euro e dell’Europa fossero migliorate; se si fosse almeno un po’ liberata l’economia dai mille pesi parassitari che l’opprimono; se ci si avviasse a ritrovare la salute, si potrebbe essere ottimisti. Se al contrario le condizioni non sono cambiate, se Paesi come l’Italia – reputati virtuosi, fra quelli in crisi – vedono lo stesso aumentare il loro debito pubblico e sprofondano in una drammatica recessione, che ragione c’è d’essere ottimisti? Per quale motivo la crisi dovrebbe finire? Chiediamolo coraggiosamente: perché non dovrebbe sbattere contro la montagna l’aeroplano che non ha cambiato rotta?

Fino ad oggi i mercati si sono contentati di vaghe promesse – quelle formulate nei mille summit europei – o delle parole di un Draghi. Ma come si sono ubriacati senza ragione di ottimismo, potrebbero domani ubriacarsi, con qualche ragione in più, di pessimismo. Ecco ciò che è sconfortante. Non è il Pd che non sa che programma formulare, per il 2013: è l’Europa. L’Unione continua a navigare a vista e spera che tutto migliori per miracolo, mentre al contrario gli indicatori mostrano che la recessione continua e probabilmente non risparmierà nessuno. La Francia non è mai stata tanto preoccupata. Col loro peso, le organizzazioni degli Stati stanno uccidendo economicamente le nazioni. 

In Italia Oscar Giannino ha lanciato lo slogan efficace “fermare il declino”: che è il desiderio di tutti. Ma ciò si può ottenere solo eliminando le cause che lo provocano. L’Europa non dovrebbe cercare di non far fallire la Grecia, concedendole dei prestiti; dovrebbe aiutarla a cambiare il modello sociale a tal punto da renderla magari più povera, sul momento, ma sulla via del rilancio. E invece nulla è stato fatto in questo senso. In Italia si è solo saputo aumentare la pressione fiscale. Non importa notare che l’Europa ci ha richiesto delle riforme che il governo Monti non ha potuto realizzare: in politica la buona volontà non ha corso legale. L’Europa avrebbe dovuto dire “O fate questo o uscite dall’euro. O invertite la direzione di marcia o vi molliamo. Quali che possano essere i costi. Tanto, se non cadrete nel burrone domani, ci cadrete dopodomani”.

Ecco perché il futuro è angoscioso. Non è solo l’Italia che non ha un progetto politico ed economico: non l’ha neppure l’Europa. Se le condizioni che ci hanno portato a poco a poco a questa immane crisi non sono cambiate, è evidente che esse ci porteranno a poco a poco ad una crisi ancora peggiore e infine al disastro. 

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

8 ottobre 2012

venerdì 5 ottobre 2012

ORAMAI NON SI CONTANO PIU' .....


da www.lindipendenza.com 04.10.2012
Quando ha saputo che la banca non gli rinnovava il fido, non ha retto: ha atteso che la famiglia fosse addormentata e ha tentato di farla finita. Se non fosse che la moglie, svegliatasi per bere un bicchiere d’acqua, l’ha trovato in tempo, ci sarebbe stato un nome in più nella lista degli imprenditori suicidatisi per problemi economici. Una storia, purtroppo, tipica ormai: un imprenditore che non viene pagato dai clienti, una banca che chiude i rubinetti, Equitalia che bussa alla porta, le bollette che si ammassano insolute.

(.......)«Equitalia e le banche dimostrano con questa famiglia il modo tipico che hanno di comportarsi, affossando invece di sostenere gli imprenditori» interviene l’avvocato Federico Alati, che alcuni mesi fa ha organizzato ad Albignasego una serata sui metodi usati da Equitalia. E mette a disposizione la sua mail (federico.alati[at]gmail.com) in caso qualcuno offrisse un lavoro alla signora.
Fonte: il mattino di Padova


mercoledì 19 settembre 2012

GLI EUROPEI STANNO SCEGLIENDO ALTRI LIDI.....


Scossa dalla crisi, sempre più la società spagnola ha messo gli occhi su America Latina , una zona con un'economia in crescita, vaste risorse naturali e molto da fare, come dimostrano gli uffici e le camere di commercio di Spagna . 

In paesi come il Brasile, Colombia, Guatemala e Paraguay, queste entità vivono la promozione del commercio di quest'anno, una corsa senza precedenti, con molte domande sulle opportunità di business e un numero record di aggiunte alla  lista dei membri, i loro leader ha detto Efe. 

La crisi in Europa é senza dubbio in grado di attirare in una regione che, secondo la CEPAL (Commissione Economica per l'America Latina e Caraibi), crescerà quest'anno fra il 3,5 e il 3,7%, ma ha spinto le PMI spagnole per fare il salto che per decenni ha dato grande. LEGGI TUTTO


venerdì 7 settembre 2012

DA CHICAGO BLOG, GERARDO COCO IN UN ARTICOLO CHE CI CHIARISCE IN QUALE ASSURDITA' SIAMO !!!



Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.
Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.
Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.
Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.
Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.
Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.
Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.
Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.
Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.
Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.
Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.
Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.
Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

mercoledì 23 maggio 2012

PIEMONTE: 11000 ARTIGIANI CHIEDONO AZIONI STRAORDINARIE



mercoledì 23 maggio 2012

Torino, 23 mag. - (Adnkronos) - Confartigianato, Cna e Casartigiani del Piemonte chiedono azioni straordinarie per uscire dalla crisi e lo fanno consegnando ai Prefetti in tutte le province piemontesi e al presidente della Regione Roberto Cota, le chiavi degli 11.000 artigiani che hanno chiuso il 2011 bruciando circa 18.000 posti di lavoro e facendo registrare per la prima volta un saldo negativo dell'albo. A Torino la simbolica consegna delle chiavi verra' fatta da una delegazione di imprenditori guidata dai presidenti di Cna, Casartigiani e Confartigianato, Daniele Vaccarino, Claudio Bongiovanni e Dino De Santis.

lunedì 2 aprile 2012

LO SCIOPERO DELLA FAME PER OTTENERE ATTENZIONE? LE PICCOLE MEDIE IMPRESE IGNORATE DALLE ISTITUZIONI....

«Alexandra è un simbolo della rabbia delle imprese»


VARESE - Alexandra Bacchetta è diventata un simbolo 

(Foto by varesepress/genuardi)

VARESE - Alexanda Bacchetta è come quell'artigiano che si è dato fuoco davanti ad Equitalia, a Bologna. Perché noi piccoli imprenditori abbiamo superato la rassegnazione, ora c'è solo la rabbia». 

Lo racconta Massimo Mazzucchelli, imprenditore della Fratelli Mazzucchelli di Besnate e referente regionale di Imprese che Resistono, il movimento di piccole e medie imprese che sta tentando di portare alla ribalta le ragioni e i problemi di uno dei motori economici del Paese. 

Mazzucchelli dice di aver intenzione di chiamare al più presto Alexandra Bacchetta, l'imprenditrice varesina che ormai da una settimana sta portando avanti uno sciopero della fame per far valere il proprio diritto al risarcimento danni per calamità naturale, dopo che il suo ristorante, il Relais Ca' dei Santi, è stato inondato dal fango della piena dell'Olona, peggiorata dal cedimento del muro di Villa Toepliz che sovrasta il locale gestito dalla famiglia Bacchetta. 

I risarcimenti sono stati promessi, ma nulla, in tre anni, è arrivato. «Ho letto sui giornali la vicenda della signora Bacchetta - dice Mazzucchelli - e non mi stupisce. I problemi delle piccole e medie imprese sono spesso visti dalle istituzioni come dei fastidi, quindi non vengono presi davvero in considerazione». A questo punto, continua il referente di Icr, in un momento in cui «i problemi veri non vengono affrontati, i gesti estremi diventano l'unico modo per sfogare la propria rabbia e per farsi sentire».

Nemmeno le associazioni di categoria sono più in grado di rispondere al grido di rabbia delle Pmi, secondo Mazzucchelli, «e questo dimostra l'assurdità della situazione». LEGGI TUTTO

venerdì 16 marzo 2012

TREMILA SUICIDI IN UN ANNO....NESSUNO SE LI SENTE SULLA COSCIENZA???

da Radio Vaticana Cultura e Società > notizia del 16/03/2012 12.24.25 
Crisi e suicidi: nasce "Terraferma" per aiutare imprenditori e lavoratori in difficoltà

Quasi 3000 mila suicidi in un anno, uno al giorno
per  motivi legati al lavoro. I dati pubblicati dall’istituto di ricerca Eures sono tragicamente chiari. E con la crisi economica il numero di persone che si sono tolte la vita è aumentato di quasi il 6%, con un incremento vertiginoso -pari quasi al 40%- fra i disoccupati. Nel Nord-Est il fenomeno è esploso in tutta la sua tragicità nel cuore pulsante del tessuto produttivo: 50 piccoli imprenditori si sono suicidati negli ultimi 3 anni. Il servizio di Massimo Pittarello.  

Sono in arrivo in arrivo ulteriori prelievi fiscali per le piccole e medie imprese. Lo afferma uno studio della Confesercenti, secondo cui un piccolo imprenditore con fatturato di 50 mila euro e con un locale di 100 mq, “per il prossimo anno dovrà sopportare un onere aggiuntivo annuo fra i 3530 euro e i 5180 a seconda del luogo dove opera”. 

In una situazione così difficile è nata qualche settimana fa un’iniziativa della rete “Imprese Che Resistono”: si chiama “Terraferma”, a coordinare in tutto il territorio nazionale psicologi specializzati a sostegno di imprenditori e lavoratori in difficoltà. Abbiamo chiesto al promotore, Massimo Mazzucchelli, quando tale esigenza sia diventata improrogabile:
R. - E’ diventata improrogabile nel momento in cui si è passati dal non avere nessuna notizia - o comunque nessuna attenzione - del fenomeno dei gesti estremi, all’estremo opposto, ossia dire che è naturale che, in un momento di crisi - com’è già accaduto in passato -, ci sia un aumento così elevato di suicidi tra i piccoli imprenditori e lavoratori. Questa cosa mi ha preoccupato molto, e mi ha preoccupato soprattutto l’inattività, da questo puto di vista, delle istituzioni. Mi sono detto che la sola cosa possibile da fare, visto che fondi da spendere per dare un aiuto noi, piccoli imprenditori, non ne abbiamo perché li abbiamo investiti tutti nelle nostre imprese, è quella di offrire il sostegno psicologico. Perciò, ho fatto quello che normalmente un imprenditore fa: problema, soluzione e via, partire subito. Visto che la situazione sta tornando ad essere molto difficoltosa, mi sono detto di dover fare qualcosa, dato che non fa niente nessuno, e quindi offrire almeno un sostegno psicologico.

D. - Una rete di psicologi tradizionali esiste già. Perché non sono idonei ai piccoli imprenditori? LEGGI TUTTO

martedì 6 marzo 2012

UN LUNGHISSIMO ARTICOLO DI FABIO DE FINA DI "EFFEDIEFFE".....DA LEGGERE TUTTO CON CALMA, FINO IN FONDO.....E POI PREGATE CON NOI PER L'AUTORE CHE CI HA REGALATO QUESTO POST! GRAZIE!



Pubblichiamo nel free il pezzo Uscire dal tunnel? come atto di attenzione nei confronti dei tanti che ci hanno chiesto conto del curriculum penale di Fiore, come se noi, scrivendo di qualcuno, fossimo obbligatoriamente complici di eventuali gesta criminose che, come noterà il lettore, non ci sono comunque mai state. I reati contestati a Fiore sono di natura esclusivamente ideologica, come nell’URSS comunista. Non è mai stato accusato nemmeno di porto abusivo di sputo. Per esempio la macellaia Bonino, lei sì orgogliosa autrice di numerosi aborti (l’uccisione cioè di esseri innocenti ed indifesi nel ventre materno) è stata ricoperta di cariche, compresa quella di commissario europeo). Questi sono fatti, ma sappiamo che certe persone hegelianamente pensano che «Se i fatti non concordano con la Teoria, tanto peggio per i Fatti». Costoro, vittime della guareschiana «obbedienza pronta, cieca, assoluta» continueranno ad appoggiare il governo delle banche e del grande capitale dell’ex rettore della Bocconi Monti, perché così dicono Bersani e i sindacati. Gli porteranno via la previdenza pensionistica e sanitaria e non protesteranno. Contenti loro…

martedì 31 gennaio 2012

GIOVANNI ZIBORDI HA FATTO DUE CONTI SULLE TASSE DELLE MULTINAZIONALI E LE HA COMPARATE CON LE PICCOLE AZIENDE IN ITALIA....IL TROPPO STROPPIA VERO???


     


  • 31 Gennaio 2012 02:13 
    argomento: Fisco e Tasse 


    Monti sta affossando l'economia: "la fiducia dei consumatori cade al livello più basso dal 1996..", il Fondo Monetario ha appena abbassato la stima per l'Italia a -2.2% di PIL nel 2012, questo nonostante la stima per l'economia mondiale sia del +3% e se il FMI dice -2.2% probabilmente pensano ad un -3% di PIL come ha scritto un mese fa DeBenedetti. Il mio piccolo modello direbbe anche un -4% di PIL però, perchè gli ultimi dati sono che il credito nell'euro area e in particolare in Italia si sta riducendo del 2-3% (non è mai successo, per venti anni è sempre cresciuto dal 5 al 10% annuo). Il calcolo è semplice: lo stato con Monti aumenta le sue entrate rispetto alle spese di quasi un 4% di PIL, il deficit estero è un 2% di PIL e il credito cala di un altro 2-3% di PIL...Il deficit del settore privato può essere dell'8% del PIL. Lo si può compensare solo attingendo ai risparmi, ma questo per non più di un 2-3%, ergo il PIL italiano può crollare anche del -4% nel 2013. 

    L'elite parla solo del "deficit pubblico", hanno firmato oggi un Trattato Europeo che impegna a ridurre il deficit pubblico allo 0.5% di PIL follia allo stato puro. Intanto il settore privato in Italia avrà un deficit nel 2012 del 7-8% di PIL... questo è l'unico "deficit" che conta razza di idioti, perchè sono decine di migliaia di fallimenti in arrivo, aziende e attività che una volta che hanno chiuso poi le fanno riaprire Monti ed Equitalia ? 

    Mario Monti, Passera, Befera di Equitalia e il coro dei giornali e televisioni applaudono la caccia all'evasore, che con le aliquote e tasse attuali significa inchiodare un autonomo e un impresa in Italia a pagare dal 40 al 60% di tasse. Questa repressione ha un pesante impatto negativo sull'economia. 

    L'America va meglio invece ad esempio perchè le sue imprese evadono di più legalmente le tasse.Le grandi aziende multinazionali pagano in media il 28% di tasse ad esempio in America (in Italia non ho i dati), incluse le tasse locali e non perchè in America le aliquote siano tanto più basse che in Italia, ma piuttosto perchè hanno studi di avvocati, fiscalisti e lobbysti a disposizione. Nel 2010 su 1,100 miliardi di utili le società dell'S&P 500 hanno pagato solo 322 milioni di dollari di tasse (il 28%) 

    Se un commerciante, artigiano, professionista o piccola impresa in Italia riesce a pagare in Italia su 100 mila euro di entrate 28 mila euro di tasse, come fanno le multinaziionali americane, risulta un evasore e ora forse finisce anche sui giornali, additato come ladro dal presidente del Consiglio Monti. Invece General Electric, Yahoo, Amazon, Ebay, TimeWarner che hanno pagato ad esempio negli ultimi cinque anni meno del 10% di tasse sono esempi positivi del fatto che "all'estero invece si pagano le tasse" (secondo gli idioti che scrivono sui giornali). 

    Prima che sia troppo tardi le imprese e gli autonomi dovrebbero lanciare la rivolta fiscale, rifiutandosi di versare più del 28%. Lo slogan sarebbe : "paghiamo quanto le multinazionali, ma non di più.." 

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    La Tassazione di una Srl
    di Lanci
    - 31/01/12

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    di Moderatore
    - 31/01/12

martedì 10 gennaio 2012

SI TEME CHE L'ECONOMIA CINESE POSSA SCHIANTARSI....

CINA
L’economia cinese è malata, come quella Usa

di Maurizio d'Orlando
Nuova iniezione di crediti – dopo la stretta anti-inflazione – e nuova emissione di moneta per salvarsi dalla crisi europea. Ma i crediti vanno per il 70% alle industrie statali e ai funzionari di partito; alle famiglie e alle piccole imprese solo poche gocce. È tempo di cambiare il modello di crescita di Pechino, che finora ha penalizzato il consumo interno. Materialismo confuciano e materialismo consumista Usa si sostengono insieme e insieme crolleranno.

Milano (AsiaNews) - Bollente, gelata ed ora di nuova calda: questa è la doccia – non scozzese, ma cinese – delle manovre sul credito cui è sottoposta l’economia dell’Impero Comunista di Mezzo, la Cina. Il riferimento è agli editti imperiali in materia di credito bancario. Prima c’è stata l’espansione, con la riduzione della percentuale di riserve monetarie, in relazione al capitale ed ai depositi, che le banche commerciali devono detenere presso la banca centrale. L’obbiettivo era di permettere alle banche di fornire più crediti all’economia e si sposava con il pacchetto di stimolo e sviluppo e il varo di numerosi progetti di spesa. É la struttura della politica economica e monetaria cinese decisa a seguito della prima fase della crisi economica globale che ha avuto avvio nel 2007 / 2008. Poi, visto il bollore dell’inflazione, gli editti si sono volti verso la gelata: alle banche viene chiesto di congelare una percentuale maggiore di disponibilità monetarie e così ridurre i crediti alle imprese. Ma dopo la (relativa) gelata, ora siamo di nuovo all’espansione. 

Secondo i dati della Banca Popolare della Cina (BPdC), resi noti l’8 gennaio, lo scorso dicembre i crediti bancari sono cresciuti in un solo mese del 13,92 % passando da 562,2 a 640,5 miliardi di yuan (101 miliardi di dollari). È la conseguenza della decisione del 5 dicembre scorso dell’istituto di emissione, BPdC, che, in tale data, aveva infatti ridotto il tasso di riserva dello 0,5 % portandolo al 21 %. Su base annua la crescita della M2 – la base monetaria costituita dal contante in circolazione e dai depositi bancari – è stata del 13,6 %, mentre, sempre su base annua, a novembre la crescita della M2 era del 12,7 %, con un incremento perciò di 0,9%. È segno che i dirigenti cinesi sono allarmati dalla crisi del debito in Europa: temono che anche l’economia cinese possa schiantarsi al suolo e cercano di evitare tale prospettiva emettendo più moneta. Gonfiate da tali dati, le borse cinesi mettono ancora a segno dei rialzi di qualche punto. 

AsiaNews è un’agenzia missionaria cattolica ed ai missionari è preclusa ogni speculazione. LEGGI TUTTO