Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta legge 40/2004. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta legge 40/2004. Mostra tutti i post

mercoledì 9 gennaio 2013

NON STUPIAMOCI SE UNA PARTE DEI CATTOLICI STA CON MONTI.....


(http://www.corrispondenzaromana.it di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro 8 gennaio 2013) 

Non fosse che l’amore per la cronaca, non ci si può esimere dal riportare gli elogi elevati nel mondo cattolico in morte di Rita Levi Montalcini. Ma la cronaca, come sempre accade, è impietosa poiché contro i fatti non valgono gli argomenti. E i fatti dicono che quei cattolici che si sono lanciati nell’elogio della scenziata appena scomparsa appaiono, quanto meno, disorientati. Bastava tacere, e invece no. Lucio Romano, Presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita, emanazione della Conferenza Episcopale Italiana, ha preferito parlare: «La scomparsa di Rita Levi Montalcini rappresenta una grande perdita per la scienza italiana e internazionale (…) Ne ricordiamo l’autorevolezza scientifica e l’instancabile impegno civile e personale per il Paese (…) La sua incessante testimonianza del valore della scienza continuerà ad essere esempio e sprone per i giovani che si impegnano per una ricerca al servizio dell’uomo».

Per non essere da meno, padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa Vaticana, parlando della Levi Montalcini ha detto: «Figura eminente non solo per gli altissimi meriti scientifici ma anche per l’impegno civile e morale che l’ha resa persona esemplare e ispiratrice nella comunità italiana e internazionale». Viene da chiedersi se davvero si può definire Rita Levi Montalcini, prima donna a far parte della Pontificia Accademia delle Scienze, una «persona esemplare». Esemplare è ciò che si deve imitare per la sua perfezione. Nel linguaggio della Chiesa, esemplare è un santo. Ma la cronaca è la cronaca, ed ecco che cosa dice a proposito di questa scienziata «esemplare» anche per tanti cattolici.

Prima di lanciarsi negli elogi, bastava leggere i giornali per scoprire che Rita Levi Montalcini «ha coniugato ricerca scientifica e impegno civile. Si pensi al suo apporto nelle battaglie per il divorzio, l’aborto, gli anticoncezionali. E ancora per contrastare leggi confessionali come la 40». E ancora: «Accanto alla carriera di accademica e ricercatrice, Rita Levi Montalcini si è sempre distinta anche per le sue battaglie in favore delle donne. Negli anni ‘70 partecipò attivamente alle iniziative per la regolamentazione dell’aborto e rinunciò ad avere un marito e una famiglia per dedicarsi completamente alla scienza. Portò avanti anche progetti per aiutare le donne africane ad emanciparsi». Un’emancipazione che, evidentemente, comprendeva le categorie dell’ «aborto gratuito, sicuro e garantito» che si accompagna alle politiche degli organismi internazionali maltusiani.LEGGI TUTTO

sabato 3 dicembre 2011

UNA NOTIZIA NELL'INDIFFERENZA PIU' TOTALE DEI MEDIA....AVANZA UNA CERTA IDEOLOGIA CHE DA BRIVIDI ALLA SCHIENA

Se la Cassazione decreta la fine della civiltà

di Tommaso Scandroglio
02-12-2011



bambina down





La storia che riportiamo qui di seguito è emblematica della barbarie in cui sta precipitando la nostra società. In estrema sintesi, la Cassazione ha condannato l'Università La Sapienza a risarcire una coppia perché un esame non aveva scoperto che il loro bambino sarebbe nato down. Doppio risarcimento: patrimoniale per i soldi spesi nell'assistenza di questo bambino e morale per la sofferenza di avere un figlio handicappato. Leggerete tutti i dettagli in questo articolo, ma la gravità della sentenza unita all'indifferenza con cui è stata accolta sui media, fanno capire l'urgenza di una battaglia culturale contro l'aborto quale quella che abbiamo iniziato e di cui parleremo domani, 3 dicembre, nell'incontro a Milano in cui si festeggia anche il primo anno di vita de La Bussola Quotidiana.Contrariamente a quanto previsto, non sarà con noi Giuliano Ferrara, per motivi di salute. Ci dispiace ovviamente per questa assenza, ma ciò non toglie nulla all'importanza e alla deterrminazione in questa battaglia, che ha due scopi essenziali: affermare la realtà (della vita umana) contro l'ideologia (che la vorrebbe sopprimere); porre le basi per costruire una società giusta e pacifica. Ne parleremo domani, ma ci torneremo ancora nei prossimi giorni su La Bussola Quotidiana. (R.Cas.)  

Maurizio e Marina aspettano una bambina. Quando viene alla luce nel marzo del 1989 scoprono che è affetta dalla sindrome di Down. I medici non li avevano informati di questo, altrimenti avrebbero deciso di abortire. Si risolvono di chiedere i danni e, dopo corsi e ricorsi, ieri la Cassazione ha dato ragione alla coppia. La sentenza stabilisce che l’Università La Sapienza di Roma, a cui fa capo la clinica ove si sono rivolti i coniugi, deve risarcire loro i danni perché “non aveva informato la gestante della oggettiva inaffidabilità dell’esito della funicolocentesi e quindi sulla necessità di ripetere l’esame entro e non oltre la 24esima settimana”, termine massimo, secondo i giudici, per poter abortire. Trattasi in buona sostanza di risarcibilità da wrongful birth, da nascita sbagliata.
Quali beni sono stati lesi dalla mancata e corretta informazione sullo stato di salute del nascituro? La salute psichica della donna, la serenità di vita e i beni patrimoniali. Il danno che colpisce il primo di questi beni si chiama “danno biologico” (Cass. sez. I civ. 10.01.2000/07.01.2000 n. 7713; Cass. Civ. 8.07.1994) e si sostanzia nel trauma psicologico di mettere al mondo un figlio non voluto. Il danno esistenziale invece va ad intaccare il benessere morale della coppia dato che per tutta la vita dovranno prendersi cura di lui, saranno obbligati ad affrontare preoccupazioni che altri genitori di figli normodotati non dovranno affrontare, saranno costretti a superare ansie legate alla condizione particolare della loro figlia, etc. (Corte d'Appello di Cagliari del 12 novembre 1998). L’ultimo bene sacrificato è quello patrimoniale: pensiamo a tutte le spese per l’educazione e la crescita di un figlio non voluto e affetto da un grave handicap fisico e mentale (Tribunale di Cagliari 23.5.1995; App. Bologna 19.12.1991; Tribunale di Verona 15.10.1990). C’è chi si spinge a dire che questi costi sono un vero e proprio danno emergente, cioè una perdita subita in termini economici, come quando qualcuno ti tampona l’auto (Tribunale di Cagliari del 3.2.1995). Sul danno patrimoniale la sentenza di ieri fa cenno alla “gravità del sacrificio personale e la permanenza dell’assistenza di una persona che abbisogna di continue cure, sorveglianza ed affetto”.
A questi beni pare che la recente sentenza della Cassazione ne abbia aggiunto un altro: il bene dell’autodeterminazione, della libertà personale. Infatti gli ermellini scrivono che la madre ha il diritto di “poter decidere liberamente, anche attraverso un’adeguata informazione sanitaria, la scelta dell’aborto terapeutico o di rischiare una nascita a rischio genetico” (così anche Cass .Civ. 1.12.1998 n. 12195; Cass. Civ., III Sezione, 24.03.1999, n. 2793; Trib. Bergamo, 2 novembre 1995).
Alla luce della disciplina prevista dalla legge 194 questa sentenza è illegittima? No, dato che la natura del rapporto tra ospedale e gestante previsto dalla 194 è di natura contrattuale, così me tiene a precisare la recente sentenza dalla Cassazione: “la responsabilità dell’Università è di natura contrattuale” (stesso parere in Cassazione 8.7.1994 n. 6494, Cg. 1995, 91; Cassazione 10.5.2002 n. 6735; Trib. Cagliari, 23 febbraio 1995). Qui le questioni di morale, a sentir i giudici, non c’entrano nulla. Qui la vicenda è semplice: si tratta solo ottemperare ad alcuni oneri contrattuali. E come in ogni contratto che si rispetti colui che fornisce un servizio deve debitamente informare l’altro contraente di ogni particolare che riguarda il contratto stesso, compresi ovviamente i rischi. Se non lo fa viene meno ad un suo obbligo giuridico e deve risarcire i danni. Dunque la sentenza è in linea con quanto prevede la legge.LEGGI TUTTO

lunedì 11 ottobre 2010

IN LOMBARDIA IL "FONDO NASKO" CERCHERA' DI IMPEDIRE ALLE DONNE DI ABORTIRE CAUSA POVERTA'

Non abortirai per povertà, in Lombardia da ora si chiama fondo Nasko





di Valentina Fizzotti

Tratto da Il Foglio dell'8 ottobre 2010
Milano. Nei primi due giorni di operatività sono arrivate ventidue richieste, ma sui tavoli di consultori e Centri di aiuto alla vita lombardi le domande si sono accumulate già a partire dall’estate.
Da quando cioè la regione Lombardia ha annunciato per il primo ottobre 2010 il lancio di Nasko, un fondo da cinque milioni di euro (il primo per quest’anno e il resto per il 2011) dedicato alle donne che rinunciano ad abortire per motivi economici.



Il fondo – una novità assoluta nelle politiche italiane per la maternità, viene gestito direttamente dalla regione attraverso una piattaforma web e, come ha detto Roberto Formigoni, è “un provvedimento importante che conferma la nostra politica di tutela e promozione della maternità, della natalità e della famiglia”. Se le risorse si esaurissero in fretta, inoltre, potrebbero anche esserne stanziate altre. Perché in tutto il mondo complicato che gira attorno all’aborto e alle sue motivazioni più profonde e incomprensibili, fra timori e solitudine, oggi sei donne su dieci (stando ai numeri della clinica Mangiagalli di Milano) decidono di interrompere una gravidanza soprattutto perché hanno problemi di soldi. Perché se si comprano i pannolini non si paga il posto letto, perché con un pancione o un lattante fra i piedi non si può fare la domestica (e oltre al lavoro si perde l’alloggio), perché se si deve mantenere una nuova creatura agli altri figli non resta molto, perché la cassa integrazione a volte chiede di scegliere fra il pane e il latte. E perché statisticamente, davanti alle stesse umane difficoltà che una gravidanza sbatte in faccia a una donna (sarò capace di fare la madre? Lo voglio, questo figlio?), salendo le scale di un ospedale una donna bussa alla porta del consultorio chiedendo unicamente il foglio di via per l’intervento – e spesso se lo trova fra le mani senza tante chiacchiere, come a un distributore automatico – e invece un’altra chiede aiuto per potersi tenere suo figlio.
In Lombardia da venerdì scorso chi rinuncia ad abortire deve presentarsi entro i primi tre mesi di gravidanza in un consultorio o in un Cav accreditato e compilare la richiesta per ottenere una carta prepagata, che dà diritto a 250 euro al mese per 18 mesi. “Questa per noi è una svolta importante – ci dice Paola Marozzi Bonzi, fondatrice e responsabile del Centro di aiuto alla vita della Mangiagalli – perché ci permette di aiutare molte più donne”. Il suo Cav vive principalmente di donazioni e autofinanziamenti, e ha i conti in rosso da aprile: “Negli ultimi tempi su 70 o 80 richieste al mese riuscivamo ad aiutare soltanto sette o otto donne. Con questi soldi possiamo arrivare quasi a trenta. E’ la prima volta in Italia che si stanziano soldi pubblici per evitare che una donna abortisca per motivi economici”. Le donne che bussano alla porta del suo Cav sanno che il loro contratto di lavoro non sarà rinnovato, se tengono quel bambino. Sanno che nello stanzone in cui dormono con altre persone un neonato che passa la notte a piangere non ci potrà stare. Telefonano alla famiglia che è restata nel loro paese e si convincono che abortire è la scelta giusta perché la loro responsabilità è quella di continuare a mandare risparmi per posta. Certo 250 euro al mese non sono molto e i centri devono continuare a integrare gli aiuti, ma Nasko non è concepito soltanto come un bancomat. Del progetto fa parte un percorso di colloqui e incontri con la madre. “La prima vera causa di aborto è la solitudine – spiega Bonzi - è sufficiente vedere che nei casi in cui la famiglia di origine sostiene la madre, lei non abortisce”. E lo stesso vale per il ruolo giocato dagli uomini, padri che spesso si mettono in fuga appena scoprono di esserlo. O che invece accolgono la notizia con un “ma come faremo?”, ma si sentono rassicurati soltanto al pensiero di essere aiutati economicamente. “Ieri è venuta da me una coppia, lui era davvero disperato perché non prende lo stipendio da sei mesi. Alla fine, usciti da qui, hanno scelto di non abortire”.

Fonte:http://www.miradouro.it/node/46086

venerdì 8 ottobre 2010

NOI SIAMO SEMPRE DALLA PARTE DEL PIU' DEBOLE..CHECCHE' NE DICANO I MAGISTRATI !

Dalla parte del figlio

                

 FECONDAZIONE ARTIFICIALE        UN FIGLIO ALLA 9 SETTIMANA DI GESTAZIONE


di Gabriella Mecucci

Tratto da cronache di Liberal del 7 ottobre 2010
La magistratura per la seconda volta solleva la questione di illegittimità davanti alla Corte Costituzionale della legge 40 che regolamenta la fecondazione artificiale.
Ieri è toccato al divieto di inseminazione eterologa (il donatore del seme è un anonimo, non è nè il compagno nè il marito della donna che partorirà il bambino e, nella vita, non ne sarà il padre) finire nel mirino della magistratura fiorentina che definisce "manifestamente irragionevole" non consentire questo tipo di procreazione. Francesco D'Agostino è un giurista cattolico, membro del Comitato nazionale di bioetica di cui in passato è stato anche presidente.
Professore, come commenta la scelta della magistratura fiorentina?

La legge sulla procreazione assistita va completamente incontro in materia di inseminazione eterologa al senso comune che è sempre stato profondamente turbato da questa pratica. Altro che manifesta irragionevolezza! La 40 è ragionevolissima e condivisa. Si prefig ge di tutelare tutti i soggetti coinvolti nell'inseminazione artificiale. E quindi naturalmente anche il nascituturo.
Come lo tutela?

Non c'è protezione maggiore per chi viene al mondo che avere genitori certi. Che poter sapere chi è la madre e chi è il padre. Con l'eterologa questo non è possibile. Ma c'è di più: si raddoppia la figura paterna - c'è il padre naturale e quello sociale - e in taluni casi si triplica la figura materna - una madre che dà l'ovocita, una che presta l'utero e una che educherà il bambino. Sfido chiunque a dimostrare che tutto ciò non procuri gravi difficoltà al nascituro. Che non sia contro il suo interesse. Mi sembra che in presenza di simili problemi, la nostra legge sia del tutto ragionevole. Che rappresenti comunque una legittima scelta politico - valoriale del legislatore deliberare in questa materia senza che si configuri in nessun modo una violazione della Costituzione.
Il sottosegretario alla Sanità, Eugenia Roccella accusa: i tribunali vogliono smontare pezzo a pezzo la legge 40. E in effetti già in passato questo provvedimento è stato portato davanti all'Alta Corte. Lei, professore, è d'accordo col sottosegretario?

Non so se si vuole smantellare la legge. Questo implicherebbe un progetto di alcuni settori della società civile e della magistratura. E io francamente non so se questo ci sia veramente. C'è invece sicuramente il tentativo di trasformare una questione bioetica in una pret prefigtamente giuridica. Per questo si solleva l'illegittimità davanti alla Corte Costituzionale. Anche se accettiamo di guardare il problema solo con questa ottica, non vedo alcun appiglio giuridico per smontare la legge sulla inseminazione artificiale. La 40 risponde bene al dettato della nostra Carta, mentre l'introduzione dell'eterologa comporterebbe la violazione del principio di uguaglianza.
E perché?

Perchè il bambino che nasce, avendo due padri, si sente profondamente diverso da tutti pretgli altri bambini. E ha ragione: non è normale avere due padri. Per non dire delle due o tre madri, magari pure in conflitto fra di loro. O della madre-nonna: è con l'eterologa infatti si fanno i figli anche a sessant'anni e passa. Non credo che vivere in una situazione così radicalmente anomala, metta il nascituro in una posizione uguale a quella degli altri. Gli crea, anzi, un gravissimo svantaggio.
Quindi secondo lei la fecondazione eterologa è un'anomalia molto pesante?

Non ho dubbi. Crea infatti immensi problemi sia etici che psicologici. Tanto è vero che tantissime donne non accettano una fecondazione con il seme di un donatore. Facendo uno sforzo su me stesso, dico che potrei accettare che un Parlamento voti una legge che prevede l'eterologa. M'inchinerei alla sua volontà. Ma in Italia è successo l'esatto contrario. Il Parlamento ha detto no e il referendum popolare con il quale si voleva abrogare la legge 40 è vistosamente fallito. Per cui sia i rappresentanti del popolo che direttamente il popolo hanno fatto una scelta inequivocabile. Non mi sembra questo un dato trascurabile.
Professore, la Corte ha già modificato la legge. Con la sua sentenza ha infatti tolto il divieto di impiantare più di tre embrioni. Se lo ricorda?

Perfettamente. E non condivido- con tutto il rispetto della Corte - quella decisione. Non si è tenuto in conto, nel modo dovuto, che accettare la formazione di un numero illimitato di embrioni favorisce lo sviluppo del fenomeno conturbante degli embrioni congelati, il cui destino è assolutamente incerto e affidato arbitrariamente alle decisioni del Centro che gestisce questo genere di banche. La 40 si preoccupava - inserendo il limite di tre embrioni - di stroncare una simile pratica che peraltro turba l'opinione pubblica. Queste piccole vite umane congelate a tempo indeterminato non possono non far nascere mille problemi etici.
Negli ultimi tre giorni sono accaduti due fatti molto significativi: Stoccolma ha insignito del premio Nobel il padre dell'inseminazione in provetta, 48 ore dopo la magistratura fiorentina ha preso l'iniziativa di cui stiamo parlando.. Si sta delineando un nuovo conflitto fra laici e cattolici?

Chi insiste nella divisione fra laici e cattolici in materia bioetica lo fa per ragioni pretestuose. Come lei ha potuto valutare nel corso della nostra conversazione, non c'è bisogno di nessuna spiegazione religiosa, biblica, evangelica, teologica per criticare la fecondazione eterologa. Voglio che ciò che sostengo sia giudicato per gli argomenti che uso e non perchè sono cattolico. Nel campo bioetico il conflitto fra laici e cattolici è sbandierato e fomentato dai laicisti per spostare il consenso degli anticlericali verso le loro tesi. Questa operazione va demistificata. Quello che dico è tanto vero che vaste aree dei movimenti femminili e femministi sono molto critici verso l'inseminazione eterologa. Del resto se io sono contrario alla pena di morte, non è che questa possa essere definita una posizione cattolica perchè non è solo dei cattolici, ma anche - ad esempio - dei radicali.
Mi scusi, ma del Nobel della Medicina recentemente assegnato cosa ne pensa?

Quel gesto è quantomeno imprudente. Il premio infatti avalla una pratica che è molto discussa e non solo dai cristiani. Poc'anzi abbiamo ricordato le critiche e le ostilità di parti del movimento femminile verso la fecondazione artificiale. In realtà il Nobel è stato dato surrettiziamente per la Medicina, ma le ragioni della scelta sono di natura bioetica.



Fonte:
http://www.miradouro.it/node/46041