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venerdì 14 febbraio 2014

QUEL PICCOLO PAESE SOVRANO "BUCO NERO NEL CUORE DELL'UE" , DELLA SVIZZERA TUTTO SI PUO' DIRE MA NON CHE SIA XENOFOBA!



di Sergio Pastore da Italianiliberi | 11.02.2014


"Pubblichiamo con molto piacere un articolo sui risultati del referendum svizzero scritto per gli Italiani Liberi da un vecchio, carissimo amico, che conosce la situazione ed è in grado di valutarne i significati e le implicazioni meglio di chiunque altro essendo un italiano che vive da sempre in Svizzera. Questo referendum è importantissimo anche per tutti gli altri Stati dell'Ue, e per l'Italia in particolare, prima di tutto per il fatto stesso che uno Stato si è deciso a indire un referendum per conoscere la volontà del popolo - cosa silenziosamente proibita in Europa - e perché il suo risultato dimostra come i singoli popoli non abbiano ancora del tutto perso il desiderio di vivere, e di resistere all'ideologia distruttiva dei governanti che si servono dell'immigrazione per sopraffare e disperdere l'identità e la sovranità dei loro sudditi". IDA MAGLI


La Svizzera non dice di no all'immigrazione , ma intende gestirla in base alle sue necessità e capacità recuperando una parte di sovranità perduta. E questo non piace all'UE, forse anche perché l'esempio della piccola repubblica alpina potrebbe risvegliare il desiderio represso di libertà di altri paesi europei prigionieri di quella costruzione detta Unione Europea che intende cancellare frontiere e nazioni e creare l'uomo europeo. Il signor Barroso si dice orgoglioso di essere "europeo". In realtà è un portoghese e penso che si esprima meglio nella lingua di Camões (così bella) che in quella di Racine e Shakespeare che pur conosce bene. Ma che significa sentirsi europeo? Quali sono questi valori europei di cui essere fieri? La democrazia, lo stato sociale, l'uguaglianza, la lotta contro qualsiasi tipo di discriminazione, i matrimoni omosessuali? Io mi sento italiano (anche dopo mezzo secolo di residenza in Svizzera). Sono italiano e napoletano - e magari anche europeo (ma quest'ultima etichetta non mi commuove).
Contrariamente a tutte le previsioni, nonostante le minacce esplicite dell'UE e contro la volontà di tutto l'establishment elvetico - governo, parlamento, padronato, sindacati, partiti (tranne uno), media, intellettuali, tutti favorevoli alla libera circolazione in vigore dal 2007 - il popolo svizzero, che pur aveva votato a più riprese e a grande maggioranza a favore, ha detto stavolta di no. 

giovedì 22 agosto 2013

SVIZZERA, UBS E CREDIT SUISSE POTRANNO GODERE DEL BAIL-IN PER UN AMMONTARE DI 487 MILIARDI DI EURO


21 agosto 2013 (MoviSol) - Un documento pubblicato dall'ente di sorveglianza bancario Finma sta creando scalpore in Svizzera, confermando le denunce dei piani di confisca dei depositi da parte delle autorità finanziarie. Il documento della Finma afferma che la rete di salvataggio delle due grandi banche svizzere UBS e Credit Suisse include fino a 600 miliardi di franchi svizzeri (487 miliardi di euro) di soldi dei risparmiatori. Mentre i risparmiatori svizzeri scoprono di essere destinati al patibolo, l'UE ha in serbo gli stessi piani per tutti i paesi membri.

Il documento della Finma esamina l'applicazione delle procedure di bail-in, già introdotte in Svizzera con un regolamento di fine 2012, alle due banche "too big to fail" e con impressionante candore afferma che, una volta esauriti tutti gli altri strumenti (azioni e obbligazioni), "sono potenzialmente soggetti al bail-in anche i depositi non protetti, per circa 300 miliardi SF in ciascuna banca".

sabato 8 giugno 2013

SVIZZERA, UN TIRO DALL'ITALIA, AD UN IMPRENDITORE ITALIANO PARE UN ALTRO MONDO....

da tempi.it di Matteo Rigamonti

In Italia, per 1.000 euro di salario corrisposti a un dipendente, bisogna spenderne altri 1.300 tra fisco e previdenza. Oltre confine la quota è di appena 200 euro

Il datore di lavoro italiano farà un salto sulla sedia quando scoprirà quanto pagano in tasse i colleghi Svizzera sugli stipendi dei dipendenti. «Per 1.000 euro di salario il datore di lavoro in Italia deve spenderne altri 1.300, qui appena 200». A spiegarlo è Gianluca Marano, quarantenne di Milano che nel 2008 ha aperto a Chiasso la Swiss valor advisory (Sva), una società di consulenza per gli imprenditori e i privati che vogliono aprire un’attività oltre il confine. Come è possibile? In Svizzera, spiega Marano a Panorama, che questa settimana dedica la copertina proprio agli italiani che vanno in Svizzera per lavorare, «la busta paga è molto semplice: ci sono il lordo, due voci per la sanità e la pensione, e il netto».

FISCO AMICO. Le tasse, in Svizzera, a seconda dei cantoni (gli italiani che decidono di emigrare preferiscono il Ticino, i Grigioni e il Vallese), vanno dal 20 al 25 per cento. «Un elemento molto attraente per chi, come gli italiani, paga il 50 per cento». Senza contare poi che mediamente il reddito disponibile per chi risiede in Svizzera, dopo aver pagato tasse, previdenza, assicurazione sanitaria e spese per la casa, varia dal 26 al 25 per cento. In Italia attualmente la quota di reddito disponibile è pari al 16 per cento. E l’Iva in Svizzera è all’8 per cento. Un terzo di quella italiana.

domenica 29 aprile 2012

CHI PUO' CERCA SALVEZZA IN SVIZZERA....E NON CHIAMIAMOLO SCANDALO!!!

Quelle imprese che per "sopravvivere" a Monti lasciano l'Italia
IL CASO/ Quelle imprese che per sopravvivere a Monti lasciano l'Italia
Foto: InfoPhoto
INT.Paolo Preti domenica 29 aprile 2012

Fa un certo effetto, indubbiamente. Basta superare la frontiera tra Lombardia e Svizzera, vicino a Varese, e incontrare su una strada del Canton Ticino il comune di Stabio, dove ci sono 4mila residenti e contemporaneamente una serie di capannoni industriali, di aziende italiane, tanto che ogni giorno 4.700 italiani ci vanno a lavorare. 

Esiste la delocalizzazione in Svizzera, non solo quella in Romania e in altri Paesi in via di sviluppo? A vedere questo piccolo centro, ci si rende conto che è tutto vero. E il motivo di questo strano fatto? Molto semplice: le tasse e la burocrazia. Se in Italia aprire un’impresa è già “un’impresa”, perché richiede tempi lunghi e pratiche burocratiche sfibranti, a Stabio si riesce ad aprire una fabbrica in 40 giorni. Ma soprattutto, se prima della frontiera le tasse su chi fa impresa sono le più alte del mondo ocidentale, a Stabio la pressione fiscale è del 25 percento.
La Svizzera è famosa per tante cose, per la sua antica neutralità ( dal 1815 non conosce una guerra, e non è appartiene neppure all’Europa), per la solidità e la ricchezza soprattutto finanziaria, anche se non può certo insegnare a qualcuno, tanto meno agli italiani, l’arte di produrre buoni prodotti. È evidente che in una situazione come quella che stiamo vivendo, Stabio diventa un “piccolo scandalo”, dove c’è occupazione, posti lavoro, professionalità italiana e una pressione fiscale che non solo non ti ammazza, ma ti fa guadagnare. LEGGI TUTTO

martedì 6 marzo 2012

ICR : "BRAVO BEFERA...CONTINUI A DAR FIATO ALLE TROMBE...."


Caro Befera, ecco la sua “lotta all’evasione” …


Pubblicato da ICR su marzo 6, 2012
Che da mesi noi chiamiamo: Buffonata!
Recupero di imposte dichiarate e non pagate per mancanza di liquidità, che vede lo Stato accanirsi al solito con gli onesti che dichiarano e vantarsi di lottare contro l’evasione che è altra cosa e che porta questi grandi risultati.
Bravo Befera…continui a dar fiato alle trombe… quelle delle Porsche che passano la frontiera.

Fisco, aumenta la fuga di capitali in Svizzera

Gli ultimi casi di ‘evasori di confine’ beccati ai valichi

Nel 2011 le Fiamme gialle hanno intercettato 66 milioni di euro. I casi: un operaio sorpreso con 1 milione di euro in auto, un 70enne che tentava di nascondere 245mila euro sotto il giubbotto. Due coppie con casa in Svizzera mai denunciata
Milano, 6 marzo 2012 - Il fiume di capitali verso la Svizzera non accenna ad arrestarsi. L’anno scorso, secondo la Guardia di Finanza di Como, sono stati intercettati 66 milioni di euro.
E questi ‘movimenti’ di contante si sono intensificati negli ultimi mesi del 2011 rimanendo vivaci in questi primi mesi del 2012, spiega il colonnello Alessandro Luchini Voce. “Nel 2011 nella prima parte avevamo più verbalizzazioni di valuta per capitali trasportati illecitamente dalla svizzera all’italia, mentre negli ultimi mesi dell’anno abbiamo notato una intensificazione del flusso contrario, dall’Italia alla Svizzera”.
Gli ultimi casi scoperti sono stati quelli di un operaio quarantenne di Solbiate sorpreso con 1 milione di euro in auto al valico di Bizzarone e di un settantenne pensionato che ha deciso di nascondere 245 mila euro tra giubbotto, giacca e pantaloni. Finanzieri e funzionari di dogana l’hanno fermato al valico di Ponte Chiasso mentre alla guida di una Mercedes Classe A. Anche lui era diretto in Svizzera.
Ma c’è anche la coppia di italiani che possedeva uno chalet in Svizzera senza aver mai denunciato al fisco il possesso dell’immobile del valore di 500.000 euro, e un’altra coppia, proprietaria di una villa dello stesso valore nei pressi di Sion (Svizzera) che dovrà invece giustificarne l’acquisto a fronte degli esigui redditi dichiarati. Sono stati scoperti durante i controlli ai valichi di confine dalla Guardia di Finanza.
Il cosiddetto ‘’Piano di Controllo Economico del Territorio’’ ha impegnato nel fine settimana 41 pattuglie su tutto il territorio della provincia del Verbano, Cusio, Ossola. Sempre ai posti di frontiera sono stati segnalati 13 soggetti che viaggiavano a bordo di autovetture di grossa cilindrata (tra cui 2 Porsche Cayenne, 2 Porsche 911 e 1 Porsche Panarea).
E siamo certi che per ogni “beccato” ci siano 100 che la fanno franca, visto che le cassette di sicurezza in Svizzera sono esaurite!
La vergogna di uno stato, miope sordo vigliacco e bugiardo.

martedì 29 novembre 2011

UN PAESE, LA SVIZZERA, CHE PARE NON SIA AL SERVIZIO DELLE BIG BANKS!









22 Novembre 2011 Maurizio Blondet



La Banca Centrale Svizzera ha imposto a UBS e Credit Suisse (i suoi colossi troppo grandi per fallire) una severa cura dimagrante, obbligandoli a liberarsi di attività ad alto rischio e a restringersi, concentrandosi sulla normale attività di credito commerciale e gestione del risparmio.



L’occasione dell’intervento è stato il salvataggio della UBS, che nel 2008 ha ricevuto 6 miliardi di franchi svizzeri (5,2 miliardi di dollari) dallo Stato, e ha messo 60 miliardi di dollari di attivi a rischio presso un fondo garantito dalla Banca Centrale (il Credit Suisse aveva rifiutato l’aiuto pubblico, ed è stata obbligata a cercare capitale fresco, essenzialmente fornito dal fondo sovrano del Qatar).



Al contrario delle altre Banche Centrali (vedi Federal Reserve e BCE) che hanno finanziato a pié di lista le perdite incorse dalle loro banche in speculazioni azzardate senza porre condizioni, la Swiss National Bank ha obbligato UBS e Crédit Suisse a rivolgersi a revisori dei conti indipendenti, che hanno intervistato il personale per capire in che pasticci si erano cacciati per perseguire i loro bonus miliardari. S’è visto che la UBS s’era buttata a corpo morto nei derivati, non solo mantenendo i suoi CDO (Collateralized Debt Obligations, insomma tranches di mutui sub-prime cartolarizzati) con il rating AAA, ma comprandone da altre banche, per poi coprirli con Credit Default Swap.



I revisori indipendenti (che però le banche sotto esame hanno dovuto compensare a loro spese) hanno stilato un rapporto rivelando i dettagli più sanguinosi della speculazione. Questa informazione è stata resa pubblica.



Dopo ciò, la Banca Centrale svizzera ha dato la prima bastonata: forzando le due banche ad alzare la riserva obbligatoria (il cuscinetto di capitale proprio) al 19%, misura senza precedenti che da sola costa alle due banche un 18 miliardi di dollari ciascuna.



Seconda botta: ha obbligato UBS a delineare il proprio business per un ritorno al normale, tagliando a sangue le proprie attività come banca d’investimento: rinunciando alla metà dei suoi 300 miliardi di attività derivate, e ad uscire da industrie come la cartolarizzazione di cosiddetti attivi (securitization, ossia lo spaccio a terzi di debiti che qualcun altro sta pagando) e prodotti finanziari strutturati complessi. Come si legge in un comunicato della stessa UBS, «la banca d’investimento sarà meno complessa, tratterà meno Risk Weighted Assets, e richiederà sostanzialmente meno capitale per produrre profitti sostenibili agli azionisti». Il Credit Suisse ha promesso di fare lo stesso entro il 2014.



Ciò dimostra quanto vuota sia la minaccia dei bankster internazionali che, di fronte alle più timide proposte di regolamentazione, rispondono che si stabiliranno all’estero, nei Paesi dove la regolamentazione non c’è. Risulta che la UBS ha anche provato a spezzare la sua sezione d’investimento a rilocarla altrove, onde sfuggire all’occhio della Swiss National Bank: ma s’è accorta che la fuga era impraticabile. Per certe operazioni c’è bisogno di avere alle spalle una Banca Centrale credibile, e Giappone e Cina non amano nuovi arrivi stranieri; hanno scoperto che la nuova entità non riusciva a finanziarsi a tassi competitivi; e che occorre restare vicino ai clienti, e i trader devono restare fisicamente vicini ai venditori.



Insomma, la globalizzazione è una tigre di carta di fronte ad una risoluta volontà politica. Il regolatore elvetico ha spiegato che, dato che le due banche che si sono comportate irresponsabilmente avevano accumulato attivi pari al quintuplo (500%) del PIL svizzero, la messa sotto tutela era una priorità nazionale.






Maurizio Blondet