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sabato 28 luglio 2012

SCAVALCATE LE BARRIERE ETICHE E MORALI!!!!



(di Alfredo De Matteo 25 luglio 2012) Il parlamento italiano si appresta ad approvare un disegno di legge che ha come oggetto il riconoscimento giuridico dei figli nati da rapporti incestuosi: in poche parole, il primo passo verso il superamento normativo e culturale del tabù dell’incesto, ancora considerato un reato nel nostro paese ma già depenalizzato in Olanda, Francia e Belgio. La motivazione addotta dai promotori della modifica normativa dell’art. 251 del Codice Civile è la seguente: «la presunta tutela del minore non responsabile della condotta dei genitori e quindi portatore di diritti al pari degli altri».

Ma tale pseudo difesa del più debole appare del tutto strumentale dal momento che è proprio in quest’ottica che il legislatore ha inteso finora vietarne il formale riconoscimento e soprattutto perché altre leggi, come quelle sull’aborto volontario ed il divorzio, calpestano ferocemente i diritti proprio di chi abbisognerebbe di una maggiore tutela e protezione. In ogni caso, è quanto mai opportuno capire i motivi per cui la società civile è giunta a tal punto. Cominciamo col constatare che le cosiddette “conquiste di civiltà” raggiunte negli ultimi decenni da quasi tutti i paesi del mondo, sono consistite nel clamoroso superamento di quei limiti etici e morali che mai erano stati messi in discussione: divorzio, aborto, eutanasia e normalizzazione dell’omosessualità rappresentano delle deviazioni straordinarie dal diritto naturale, che illumina da sempre il cammino dell’uomo sulla terra.

La comune matrice filosofica che sottende e rende inevitabili tutte queste deviazioni dall’ordine precostituito è la negazione dei principi della legge naturale, inscritti nel cuore di ogni uomo. O esiste un codice universale attraverso cui è possibile valutare il comportamento umano oppure tutti gli atti, nessuno escluso, compiuti dagli uomini sono leciti o quantomeno espressioni della cultura propria del luogo e dell’epoca in cui si manifestano.

Nell’epoca in cui viviamo sono numerosi gli esempi di un tale modo di interpretare la realtà: molto di recente ha suscitato lo sdegno delle lobby omosessuali e della comunità dei benpensanti la scoperta dell’inclusione nel manuale dell’Arma dei carabinieri dell’omosessualità tra le degenerazioni sessuali, tanto che il comandante dell’Arma ha assicurato che il manuale verrà corretto nella parte incriminata ed ha tenuto a precisare che le valutazioni di ordine morale in esso contenute sono semplicemente il frutto di un modo di pensare ormai sorpassato dai tempi.LEGGI TUTTO


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lunedì 24 gennaio 2011

IL TESTO ORIGINALE ED INTEGRALE DEL CARD.BAGNASCO, UTILE LEGGERLO FUORI DALLE STRUMENTALIZZAZIONI DEI MEDIA




Lunedì 24 gennaio 2011

CARD. BAGNASCO


Ascoltare il Paese
La prolusione al Consiglio permanente



In Italia si respira “un evidente disagio morale”. Per questo “è necessario fermarsi – tutti – in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro”. Questo, in sintesi, il “profilo interiore” del nostro Paese, tracciato dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione del Consiglio permanente, che si è aperto il 24 gennaio ad Ancona (testo integrale della prolusione in *.pdf: clicca qui). Il cardinale ha auspicato che “il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale”. In particolare, ha sottolineato, “si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”. In questo modo, “è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese”. “La vita di una democrazia – ha ammonito infatti il cardinale – poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi”. “Chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”, ha poi ribadito citando la sua prolusione al Consiglio permanente del settembre 2009.



Oltre il moralismo e il libertarismo. “È la religione ad aiutare la persona a distinguere tra l’assenza di costrizioni e il comportarsi secondo i doveri della coscienza”, ha affermato il presidente della Cei spiegando come è “l’apertura al trascendente” che rende la persona “capace di scegliere il bene anziché il male”, che “per una società è la direzione primordiale e insostituibile”. Un monito, questo, che “vale anche nella nostra attualità”, in cui domina – come ha denunciato il Papa – “una perversione di fondo del concetto di ethos”. “L’origine di troppe scelte sbagliate – la tesi del porporato – sta nello scambiare l’opzione di coscienza con la pretesa di esser padroni di agire come ci pare”. Per i vescovi italiani, invece, la direzione da seguire è quella di andare “oltre ogni moralismo ma anche oltre ogni libertarismo”.



La crisi e i giovani. “La crisi economica e finanziaria che, a partire dal 2009, ha investito in pratica il mondo intero non è finita”, anzi esistono “famiglie in grande allarme e comprensibile sofferenza”, nonostante i “segnali di ripresa e di innovazione”. È l’analisi del card. Bagnasco, che ha parlato anche di “senso di spaesamento” che è “necessario ascoltare”. Come esempio, ha citato la contestazione studentesca del dicembre scorso, fatto che “merita una riflessione non scontata” nonostante gli “innesti di violenza e di grave devastazione”. “La disoccupazione giovanile è un dramma per l’intera società”, ha ammonito il cardinale, secondo il quale “il mondo degli adulti è in debito di futuro” nei confronti dei giovani, che “non vogliono essere accarezzati come degli eterni adolescenti, desiderano essere considerati responsabili e quindi trattati con serietà, ma chiedono di non sentirsi soli”.



Serve “un’alfabetizzazione etica”. In Italia, “si stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità”. È uno degli effetti della “cultura della seduzione”, tipica del consumismo, che ha permesso l’affermarsi di “un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta prenderlo”. Per invertire la tendenza, c’è bisogno di “un’alfabetizzazione etica”: di qui l’attualità della “sfida educativa”, che metta soprattutto i giovani in guardia da “una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé”.



Cambiare in meglio si può. “Bisogna che il Paese ringiovanisca, torni a crescere dal punto di vista culturale e quindi anche economico, battendo i catastrofismi”, perché “cambiare in meglio si può e si deve”. Si è conclusa con un messaggio di speranza la prolusione del card. Bagnasco, in cui ha fatto notare che “un Paese complesso richiede saggezza e virtù”. Per i vescovi italiani, “la società nel suo complesso è chiamata ad essere comunità educante”, poiché “se si ingannano i giovani, se si trasmettono ideali bacati cioè guasti dal di dentro, se li si induce a rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà”. Sul piano politico, il card. Bagnasco ha esortato ad una “riabilitazione culturale della famiglia”, attraverso “una politica familiare preveggente, che mantenga la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e aperta alla vita, quale base per rilanciare il Paese”.

giovedì 29 ottobre 2009

MERCATI,FINANZA,POLITICA,UNA LETTURA DIVERSA, CI FA CAPIRE CHE NOI ADULTI, AVIDI E IMMORALI, ABBIAMO RAGAZZI DA EDUCARE

I ragazzi ci guardano. Cosa vedono?

Autore: Capucciati, Ester  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 1 ottobre 2009

Abbiamo ricevuto questa lettera di una nostra amica sull’inizio d’anno e sulle problematiche  educative: ve la proponiamo, sperando che ne nasca un dialogo e una riflessione comune.
Gent. Direttore*, 



insegno Religione nelle scuole superiori di stato dal 1985 e grazie all’amicizia di cui tanti miei alunni mi hanno degnato, ho la possibilità di condividere con loro gioie e dolori della vita quotidiana. Nelle aule scolastiche ho avuto modo di incontrare generazioni di studenti con tutti i loro pregi ed i loro difetti, le loro aspettative, i loro cinismi ed i loro dolori, le loro illusioni e le loro speranze.
E’ a loro che ho pensato quando, poco più di un mese fa, l’Aifa ha deciso di commercializzare la pillola abortiva RU486 ed è a questo proposito che vorrei renderla partecipe di ciò che succede nelle mie aule scolastiche.

La mentalità che sottostà alla decisione di rendere commerciabile l’RU486, così come quando si arrivò alla stessa decisione per la pillola del giorno dopo, purtroppo è già da tempo un modus vivendi nella realtà quotidiana di tantissimi giovani, quelli che vedo tutte le mattine entrando nelle aule scolastiche e gli stessi che noi adulti, spesso, mandiamo alla guerra nudi! E infatti nudi sono, disarmati, inconsapevoli, colpevoli senza esserlo. Sì, perché vivere in questo mondo è diventata una guerra e si sta realizzando la profezia del grande scrittore Chesterton quando diceva che “bisognerà sguainare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

Ecco cosa ho visto e saputo in classe: un numero imprecisato di mie alunne che si sono procurate presso i consultori cittadini, la pillola del giorno dopo, con la facilità con cui si beve una coca cola al bar, studentesse che in 2 anni hanno abortito due volte, la seconda con l’RU 486 a casa e senza assistenza medica e naturalmente, con la connivenza dell’amatissimo fidanzato e nella totale ignoranza dei genitori; ma ecco solo alcuni degli sms che ho ricevuto: “Salve prof! Come sta? Io non lo so… la pillola del giorno dopo è un omicidio?”, “ Salve prof! Scusi per ieri… comunque sto bene… anche se moralmente mi sento un po’ una m… non avrei mai immaginato mi succedesse e sono stata costretta a fare quello che non avrei voluto… sono stata un’egoista… mi hanno dato la ricetta in guardia medica… le voglio bene e scusi il disturbo! Ora non posso parlare… un abbraccio!”, “Ciao Prof., scusa l’ora (h. 4.23), ma il mondo è pazzo! Una tipa ha abortito mio figlio, mi dispiace e mi sento un bastardo; so di esserlo, ma la cosa che mi fa più schifo di me non è tanto il fatto che non abbia avuto le palle per dire che io volevo vedere al mondo quella parte di me, ma il fatto che, se anche ne avessi avuto il coraggio, non me la sarei poi sentita di mettere in discussione tutta la mia vita fatta delle mie fottute certezze del c… di un ventenne di m… per crescere un figlio o anche soltanto per sentirmi padre. So che secondo la Chiesa sono da inferno solo per questo, però da essere umano, non da cristiano, mi dica, come faccio a credere nelle persone che vedo con me se penso a quello che ho fatto?”

Questa è la realtà reale.

E’ questo che vogliamo per i nostri ragazzi?

La commercializzazione della pillola abortiva è un fatto gravissimo che va ad aggiungersi a tutto il male con cui quotidianamente abbiamo a che fare e che è necessario osteggiare e combattere con tutte le proprie forze, ma ho l’impressione che spesso si sottovaluti un aspetto molto importante per combattere questa guerra: l’educazione e la passione per la verità.

Sembra la scoperta dell’acqua calda ma, purtroppo, non è così.

Certo, grazie a Dio (e non certo agli uomini!) non tutti i miei alunni si trovano tutti a dover affrontare questi drammi, ma l’aria che respirano è questa e poi: qui quello che conta non sono i numeri; ogni persona è lei, unica, irripetibile e quello che fa testo nella verità non è la maggioranza, ma la verità.

Noi siamo gli adulti e i ragazzi ci guardano. Cosa vedono?

Può capitare che vedano madri accompagnare figlie minorenni in farmacia ad acquistare la pillola del giorno dopo perché “nel dubbio è meglio non crearsi problemi”, oppure “meglio adesso - che non c’è niente - che più tardi quando la cosa diventa più complicata!” Può essere che imparino da noi genitori che “la vita non ha un valore in sé, sei tu che glielo dai. Tu sei nato perché ti ho concepito nel matrimonio con tuo padre che amavo, ma se ti avessimo concepito da ragazzi, qualche anno prima, mai ci saremmo rovinati la vita mettendoti al mondo! Prova a pensare: la scuola da finire, il lavoro da trovare, i soldi da fare… quello che dovrebbe essere una felicità, trasformata in una sfiga!!”. Questo mi sono sentita raccontare da una mia alunna in classe e davanti a tutti. Oppure: “Prof. Per definire l’amore di Dio lei ha usato l’analogia dell’amore della madre e del padre per i figli… ma, c’è madre e madre e c’è padre e padre!!!” 



Le confesso che a volte esco dalle aule sconvolta, triste e addolorata; i miei ragazzi, spesso vivono da soli l’inferno… con il sorriso sulle labbra, ma soprattutto può capitare che siano affiancati da adulti estranei per non dire conniventi e che di fatto trasmettono la mentalità mortifera del nichilismo dominante.

Nonostante tutto, nonostante questa violenza quotidiana di cui sono oggetto, i miei ragazzi, tutti, ce l’hanno ancora il desiderio di felicità, di bontà, di giustizia, di bellezza. Si guardano forsennatamente intorno per vedere se trovano qualcuno o qualcosa che possa rispondervi e cosa vedono?! C’è forse qualcuno là fuori che abbia realmente a cuore se stesso, così da poter avere a cuore anche il loro bene?… Da domani li rivedrò tutti e non vedo l’ora!

“Per sperare bisogna avere ricevuto una grande grazia” diceva il grande Péguy.

Io l’ho ricevuta. L’ho sperimentata quando sono stata guardata e accolta da Cristo, così come egli ha fatto con i pubblicani ed i peccatori e da allora sono diventata una per cui Lui ha ritenuto di dover morire. E’ per questo che tra pillola del giorno dopo, pillola abortiva, pillola anticoncezionale, aborto chirurgico, aborto terapeutico, canne, alcool, incidenti del sabato sera, vado in classe e faccio il mio mestiere. Non li giudico, ma mi stanno a cuore. Tutti. Non smetterò mai di far loro compagnia per come son capace e secondo le modalità che le circostanze mi permettono; ho intenzione di continuare a non sottrarmi alle loro mille domande, dentro e fuori la scuola, domande vere, brucianti, non quelle fatte “tanto per farsi vedere…”.

Si può vivere in modo più umano, più bello, più giusto, si può avere il “centuplo quaggiù”. Ne sono testimone.

Christus vincit.



Ester Capucciati



P.S.

Mi sorge una domanda: “Perché tutte queste cose sono emerse nell’ora di Religione, quell’ora che spesso è considerata l’ultima fra le ultime e che moltissimi, non musulmani, vorrebbero estromettere dalle aule scolastiche…? Perché i miei ragazzi a cui parlo di concezione cristiana dell’uomo, sacralità della vita umana, significato del matrimonio cristiano, origine e significato della Chiesa, coscienza religiosa dell’uomo contemporaneo, laicità e laicismo, sono contenti di conoscere e discutere di tutte queste cose…? ”



*Dott. Galba, del quotidiano La Cronaca, di Piacenza