società
di Massimo Introvigne
12-09-2011
Nel 2005 Benedetto XVI, nel suo primo viaggio apostolico in Italia, andò a Bari per il Congresso Eucaristico. L'11 settembre 2011 è tornato a un Congresso Eucaristico italiano, ad Ancona, e ha proposto una serie di meditazioni che indicano il regno di Gesù Cristo sui cuori e sulle società come regno eucaristico. Il Papa ha ricordato nell'omelia al Cantiere Navale di Ancona che «la bimillenaria storia della Chiesa è costellata di santi e sante, la cui esistenza è segno eloquente di come proprio dalla comunione con il Signore, dall’Eucaristia nasca una nuova e intensa assunzione di responsabilità a tutti i livelli della vita comunitaria, nasca quindi uno sviluppo sociale positivo, che ha al centro la persona». Il Papa non ha citato alcun santo in particolare, ma non è fuori luogo ricordare che nel corso dell'Anno Sacerdotale e della visita in Francia del 2008 Benedetto XVI ha evocato ripetutamente san Pier Giuliano Eymard (1811-1868), il santo francese di cui ricorre quest'anno il secondo centenario della nascita e che - ispirato anche dal filosofo di Lione Antoine Blanc de Saint-Bonnet (1815-1880) - fu l'apostolo non solo della spiritualità eucaristica ma, specificamente, della centralità dell'eucarestia per la restaurazione di una società conforme al piano di Dio e quindi a misura della persona umana. Nell'omelia dell'11 settembre il Papa ha riflettuto sulla reazione di rigetto dei discepoli quando Gesù accenna al mistero dell'eucarestia nella sinagoga di Cafarnao: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» (Gv 6,60). Questa «reazione dei discepoli, molti dei quali abbandonarono Gesù - ha detto il Papa, - non è molto lontana dalle nostre resistenze davanti al dono totale che Egli fa di se stesso. Perché accogliere veramente questo dono vuol dire perdere se stessi, lasciarsi coinvolgere e trasformare, fino a vivere di Lui». Ma attenzione: la nostra incomprensione dell'eucarestia, di cui è figura quella dei discepoli a Cafarnao, non si riferisce solo alla difficoltà di accettare il mistero ma anche al rifiuto di accettare che l'eucarestia può e deve diventare il centro di una società fondata sulla vera libertà. «“Questa parola è dura!”; è dura perché spesso confondiamo la libertà con l’assenza di vincoli, con la convinzione di poter fare da soli, senza Dio, visto come un limite alla libertà. E’ questa un’illusione che non tarda a volgersi in delusione, generando inquietudine e paura e portando, paradossalmente, a rimpiangere le catene del passato: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto…” – dicevano gli ebrei nel deserto (Es 16,3) [...]. In realtà, solo nell’apertura a Dio, nell’accoglienza del suo dono, diventiamo veramente liberi, liberi dalla schiavitù del peccato che sfigura il volto dell’uomo e capaci di servire al vero bene dei fratelli». Il regno eucaristico di Gesù è difficile da accettare perché si scontra con la mentalità laicista dominante, secondo cui la religione è un fatto privato che, per così dire, non c'entra con la società e la vita politica, e con le ideologie atee secondo cui lo sviluppo sarebbe garantito precisamente dall'esclusione della religione: una tesi peraltro, nota il Papa, clamorosamente smentita dalla storia. «“Questa parola è dura!”; è dura perché l’uomo cade spesso nell’illusione di poter “trasformare le pietre in pane”. Dopo aver messo da parte Dio, o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica, certe ideologie hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell’economia. La storia ci dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane». Riconoscere che è Dio ultimamente a darci oggi il nostro pane quotidiano significa capire che «l'uomo è incapace di darsi la vita da se stesso, egli si comprende solo a partire da Dio: è la relazione con Lui a dare consistenza alla nostra umanità e a rendere buona e giusta la nostra vita. Nel Padre nostro chiediamo che sia santificato il Suo nome, che venga il Suo regno, che si compia la Sua volontà. E’ anzitutto il primato di Dio che dobbiamo recuperare nel nostro mondo e nella nostra vita, perché è questo primato a permetterci di ritrovare la verità di ciò che siamo, ed è nel conoscere e seguire la volontà di Dio che troviamo il nostro vero bene. Dare tempo e spazio a Dio, perché sia il centro vitale della nostra esistenza». Ma, appunto, «da dove partire, come dalla sorgente, per recuperare e riaffermare il primato di Dio? Dall’Eucaristia: qui Dio si fa così vicino da farsi nostro cibo, qui Egli si fa forza nel cammino spesso difficile, qui si fa presenza amica che trasforma. Già la Legge data per mezzo di Mosè veniva considerata come “pane del cielo”, grazie al quale Israele divenne il popolo di Dio, ma in Gesù la parola ultima e definitiva di Dio si fa carne, ci viene incontro come Persona. Egli, Parola eterna, è la vera manna, è il pane della vita (cfr Gv 6,32-35) e compiere le opere di Dio è credere in Lui (cfr Gv 6,28-29)». Il Papa insiste sul fatto che l'eucarestia non cambia solo la vita interiore, individuale, ma crea una società nuova. Infatti, «che cosa comporta per la nostra vita quotidiana questo partire dall’Eucaristia per riaffermare il primato di Dio? La comunione eucaristica, cari amici, ci strappa dal nostro individualismo, ci comunica lo spirito del Cristo morto e risorto, ci conforma a Lui; ci unisce intimamente ai fratelli in quel mistero di comunione che è la Chiesa, dove l’unico Pane fa dei molti un solo corpo (cfr 1 Cor 10,17), realizzando la preghiera della comunità cristiana delle origini riportata nel libro della Didaché: “Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto divenne una cosa sola, così la tua Chiesa dai confini della terra venga radunata nel tuo Regno” (IX, 4). L’Eucaristia sostiene e trasforma l’intera vita quotidiana» in tutte le sue dimensioni, compresa quella sociale e politica. Ben lontana dal chiudere l'uomo in se stesso, l'eucarestia appare allora come il «vero antidoto all’individualismo e all’egoismo che spesso caratterizzano la vita quotidiana, porta alla riscoperta della gratuità, della centralità delle relazioni, a partire dalla famiglia, con particolare attenzione a lenire le ferite di quelle disgregate. Una spiritualità eucaristica è anima di una comunità ecclesiale che supera divisioni e contrapposizioni e valorizza le diversità di carismi e ministeri ponendoli a servizio dell’unità della Chiesa, della sua vitalità e della sua missione. Una spiritualità eucaristica è via per restituire dignità ai giorni dell’uomo e quindi al suo lavoro, nella ricerca della sua conciliazione con i tempi della festa e della famiglia e nell’impegno a superare l’incertezza del precariato e il problema della disoccupazione. Una spiritualità eucaristica ci aiuterà anche ad accostare le diverse forme di fragilità umana consapevoli che esse non offuscano il valore della persona, ma richiedono prossimità, accoglienza e aiuto. Dal Pane della vita trarrà vigore una rinnovata capacità educativa, attenta a testimoniare i valori fondamentali dell’esistenza, del sapere, del patrimonio spirituale e culturale; la sua vitalità ci farà abitare la città degli uomini con la disponibilità a spenderci nell’orizzonte del bene comune per la costruzione di una società più equa e fraterna». Non è un caso che questa proclamazione del regno eucaristico di Gesù Cristo coincida con la data del decennale dell'11 settembre 2001. Nell'Angelus ad Ancona Benedetto XVI ha affermato che «il nostro pensiero va anche all’11 settembre di dieci anni fa» e ha ricordato il nucleo essenziale della sua lettera pubblicata il 10 settembre e indirizzata all'arcivescovo di New York mons. Timothy M. Dolan, dove afferma che «la tragedia di quel giorno è resa ancor più grave dalla rivendicazione dei suoi autori di agire in nome di Dio. Ancora una volta, bisogna affermare senza equivoci che nessuna circostanza può mai giustificare atti di terrorismo». L'11 settembre mostra, in un certo senso, il contrario del regno sociale di Gesù Cristo che il Papa propone d'instaurare attraverso il suo regno eucaristico. Quando si rifiuta il regno della verità e della giustizia, che è quello del Signore e della sua eucarestia, rimane solo il regno della violenza. Si tratta dunque, ha detto ancora il Papa nell'omelia, di «vivere in tutte le circostanze il primato di Dio, all’interno del rapporto con Cristo e come offerta al Padre». Il Papa ha ricordato nella cattedrale di san Ciriaco ad Ancona questo primato anzitutto ai sacerdoti come primato dell'eucarestia nella vita e nella giornata di ogni prete, un tema che era stato centrale nell'Anno Sacerdotale. Ma, se il regno eucaristico di Gesù Cristo è un regno sociale, non può non avere come base su cui poggia la cellula fondamentale della società, cioè la famiglia. Negli ambienti cattolici occorre oggi, ha detto il Pontefice, «superare una visione riduttiva della famiglia, che la considera come mera destinataria dell’azione pastorale. È vero che, in questa stagione difficile, essa necessita di particolari attenzioni. Non per questo, però, ne va sminuita l’identità e mortificata la specifica responsabilità. La famiglia è ricchezza per gli sposi, bene insostituibile per i figli, fondamento indispensabile della società, comunità vitale per il cammino della Chiesa». «A livello ecclesiale valorizzare la famiglia significa riconoscerne la rilevanza nell’azione pastorale. Il ministero che nasce dal Sacramento del Matrimonio è importante per la vita della Chiesa: la famiglia è luogo privilegiato di educazione umana e cristiana e rimane, per questa finalità, la migliore alleata del ministero sacerdotale; essa è un dono prezioso per l’edificazione della comunità». Nello stesso tempo alla società e alla politica il Papa ricorda che «nessuna vocazione è una questione privata, tantomeno quella al matrimonio». Come coltivare e vivere questa vocazione in un contesto sociale difficilissimo, partecipando al regno sociale di Gesù Eucaristico, è stato il tema dell'incontro di Benedetto XVI con i fidanzati in Piazza del Plebiscito ad Ancona. In questo «tempo non facile», ha detto il Papa, «la tavola è imbandita di tante cose prelibate, ma, come nell’episodio evangelico delle nozze di Cana, sembra che sia venuto a mancare il vino della festa». Manca il vino della festa «a una cultura che tende a prescindere da chiari criteri morali: nel disorientamento, ciascuno è spinto a muoversi in maniera individuale e autonoma, spesso nel solo perimetro del presente. La frammentazione del tessuto comunitario si riflette in un relativismo che intacca i valori essenziali; la consonanza di sensazioni, di stati d’animo e di emozioni sembra più importante della condivisione di un progetto di vita. Anche le scelte di fondo allora diventano fragili, esposte ad una perenne revocabilità, che spesso viene ritenuta espressione di libertà, mentre ne segnala piuttosto la carenza. Appartiene a una cultura priva del vino della festa anche l’apparente esaltazione del corpo, che in realtà banalizza la sessualità e tende a farla vivere al di fuori di un contesto di comunione di vita e d’amore». Il relativismo nasconde la verità sul matrimonio e impedisce alla famiglia di essere pilastro della società: il Pontefice riprende qui un tema fondamentale della GMG di Madrid. E, come a Madrid, il Papa invita i giovani a non scoraggiarsi, ricorda loro che «la Chiesa vi è vicina, vi sostiene, non cessa di guardare a voi con grande fiducia. Essa sa che avete sete di valori, quelli veri, su cui vale la pena di costruire la vostra casa! Il valore della fede, della persona, della famiglia, delle relazioni umane, della giustizia. Non scoraggiatevi davanti alle carenze che sembrano spegnere la gioia sulla mensa della vita. Alle nozze di Cana, quando venne a mancare il vino, Maria invitò i servi a rivolgersi a Gesù e diede loro un’indicazione precisa: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Fate tesoro di queste parole, le ultime di Maria riportate nei Vangeli, quasi un suo testamento spirituale, e avrete sempre la gioia della festa: Gesù è il vino della festa!». «Come fidanzati - ha insistito Benedetto XVI - vi trovate a vivere una stagione unica, che apre alla meraviglia dell’incontro e fa scoprire la bellezza di esistere e di essere preziosi per qualcuno, di potervi dire reciprocamente: tu sei importante per me. Vivete con intensità, gradualità e verità questo cammino. Non rinunciate a perseguire un ideale alto di amore, riflesso e testimonianza dell’amore di Dio!». Belle parole, potrebbe dire qualcuno. Ma come applicarle in concreto in una società che spinge a comportarsi ben diversamente? «Ma come vivere questa fase della vostra vita, testimoniare l’amore nella comunità? Vorrei dirvi anzitutto - ha detto il Papa - di evitare di chiudervi in rapporti intimistici, falsamente rassicuranti; fate piuttosto che la vostra relazione diventi lievito di una presenza attiva e responsabile nella comunità. Non dimenticate, poi, che, per essere autentico, anche l’amore richiede un cammino di maturazione: a partire dall’attrazione iniziale e dal “sentirsi bene” con l’altro, educatevi a “volere bene” all’altro, a “volere il bene” dell’altro». Tutto questo è possibile solo se si tiene sempre presente la verità sull'amore insidiata dal relativismo contemporaneo, e cioè che «ogni amore umano è segno dell’Amore eterno che ci ha creati, e la cui grazia santifica la scelta di un uomo e di una donna di consegnarsi reciprocamente la vita nel matrimonio». Tutto questo nelle parole del Papa diventa subito indicazione pratica per i fidanzati. «Vivete questo tempo del fidanzamento nell’attesa fiduciosa di tale dono, che va accolto percorrendo una strada di conoscenza, di rispetto, di attenzioni che non dovete mai smarrire: solo a questa condizione il linguaggio dell’amore rimarrà significativo anche nello scorrere degli anni. Educatevi, poi, sin da ora alla libertà della fedeltà, che porta a custodirsi reciprocamente, fino a vivere l’uno per l’altro. Preparatevi a scegliere con convinzione il “per sempre” che connota l’amore: l’indissolubilità, prima che una condizione, è un dono che va desiderato, chiesto e vissuto, oltre ogni mutevole situazione umana. E non pensate, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro. Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile. La fedeltà e la continuità del vostro volervi bene vi renderanno capaci anche di essere aperti alla vita, di essere genitori: la stabilità della vostra unione nel Sacramento del Matrimonio permetterà ai figli che Dio vorrà donarvi di crescere fiduciosi nella bontà della vita. Fedeltà, indissolubilità e trasmissione della vita sono i pilastri di ogni famiglia, vero bene comune, patrimonio prezioso per l’intera società. Fin d’ora, fondate su di essi il vostro cammino verso il matrimonio e testimoniatelo anche ai vostri coetanei: è un servizio prezioso! ». Ma il Papa sa bene che il cammino che consiglia ai fidanzati rischia di essere difficilissimooggi se non si torna sempre «su un punto essenziale: l’esperienza dell’amore ha al suo interno la tensione verso Dio. Il vero amore promette l’infinito! Fate, dunque, di questo vostro tempo di preparazione al matrimonio un itinerario di fede: riscoprite per la vostra vita di coppia la centralità di Gesù Cristo e del camminare nella Chiesa. Maria ci insegna che il bene di ciascuno dipende dall’ascoltare con docilità la parola del Figlio. In chi si fida di Lui, l’acqua della vita quotidiana si muta nel vino di un amore che rende buona, bella e feconda la vita». Anche ai fidanzati Benedetto XVI propone dunque di sentirsi parte del regno eucaristico del Signore. «Cana, infatti, è annuncio e anticipazione del dono del vino nuovo dell’Eucaristia, sacrificio e banchetto nel quale il Signore ci raggiunge, ci rinnova e trasforma. Non smarrite l’importanza vitale di questo incontro». L'appello al regno eucaristico è appunto quello di Cana, è «l'invito della Vergine Madre – “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”». Allora, ha detto il Papa ai giovani, «non vi mancherà il gusto della vera festa e saprete portare il “vino” migliore, quello che Cristo dona per la Chiesa e per il mondo». Fuori del regno eucaristico, nel regno del relativismo e della violenza che si è tragicamente manifestato l'11 settembre 2001, anche vivere il fidanzamento e il matrimonio cristiano può sembrare impossibile. Ma nel regno sociale ed eucaristico di Gesù anche il Vangelo del matrimonio e della famiglia trova il suo habitat naturale e la possibilità del suo genuino sviluppo. |
lunedì 12 settembre 2011
EUCARESTIA: TRANSUSTANZIAZIONE, QUEL GRANDE INCOMPRESO MISTERO!!!!
martedì 9 agosto 2011
NON SO A VOI, A ME QUEST' EUROPA CHE CI IMPONE "DIRITTI" DALL'ALTO VOLUTI DAL "POTERE SENZA VOLTO" STA STRETTA UNA VOLTA DI PIU'
Piero Vassallo 09 Agosto 2011 «In una società non più cristiana si scatenano impulsi più o meno consci che spingono all’omicidio gratuito, senza motivo, al sacrificio dell’innocente supremamente gradito a Satana... La diffusione del delitto immotivato, giocoso (ma il gioco è sempre rituale) è una riprova del grado di scristianizzazione della nostra società e del ringalluzzito potere delle tenebre». Con queste parole Cesare Cavalleri commentava una impressionante perla di saggezza adelphiana, la sentenza di Alain Daniélou che recita: «L’atto di uccidere è un atto responsabile, che dev’essere compiuto come un rito... è lo stesso per il sacrificio umano. Se vogliamo evitare guerre, cataclismi, ecatombi, dobbiamo offrire agli dèi delle vittime LEGGI TUTTO
LA TESTIMONIANZA DI GLORIA POLO SULL' ABORTO E SULLE CONSEGUENZE PER LA DONNA E PER L'UMANITA' INTERA.
VERIFICATE I DOCUMENTI DEI FATTI ACCADUTI IL 5 MAGGIO 1995 E POI......OGNUNO TRAGGA LE PROPRIE CONSIDERAZIONI!
DIO mi ha dato la missione dicendo: "Tu stai per tornare (sulla terra) e darai la tua testimonianza non mille volte, ma mille volte mille volte. E sventura a quelli che non cambieranno vita dopo aver inteso la tua testimonianza, perché essi saranno giudicati più severamente, come te quando ritornerai qui un giorno; lo stesso per i miei consacrati, i sacerdoti, perché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".Dr. Gloria Constanza Polo |
giovedì 4 agosto 2011
IL PROF.ZIBORDI SUGGERISCE "UN PROGRAMMA DI GOVERNO" AI NOSTRI POLITICI ! E FOSSE ASCOLTARLO???
PROGRAMMA DI GOVERNO
di Giovanni Zibordi ll programma economico per l'Italia è questo: 1) FUORI DALL'EURO E SVALUTAZIONE uscire dall'euro che comporta un automatica svalutazione del -40% e un balzo della competitività dell'export italiano (ma anche dell'inflazione). I BTP in mano a stranieri verranno comprati dalla Banca d'Italia stampando lire e pagandoli in ottime lire. Gli euro sono in pratica dei marchi o dei fiorini, perchè cavolo dobbiamo pagare in marchi ? Per 150 anni abbiamo pagato in lire e non è morto nessuno, al massimo ci hanno tirato dei cancheri quando si svalutavano. Il problema del debito si risolve con la Banca d'italia che stampa lire, un 5% di moneta in più l'anno, ma non di più e piano piano ripaga tutti. In questo modo smetteremo di pagare miliardi di interessi a investitori esteri che ingrassano in modo parassitario dissanguandoci con gli interessi su interessi cumulati del nostro debito. Provocherà un crac dei mercati finanziari ? Sicuro. E allora ? E' peggio un crac del mercato del parmigiano e dell'uva, che sono cose importanti 2) PATRIMONIALE E VENDITA DI IMMOBILI DELLO STATO Ovviamente i mercati cercheranno di vendicarsi dell'uscita dall'euro e ci sarà il crollo dei BTP e della lira, per cui occorre difendersi con delle riserve valutarie. Per trovare soldi c'è solo la vendita di terreni immobili dello stato per 150 miliardi, accoppiata a una patrimoniale da 100 miliardi (concentrata su chi ha più di 10 milioni). Si da un colpo a destra e uno a sinistra, un provvedimento liberista e uno socialista. Oltre a questo non bisogna preoccuparsi troppo perchè al fine avremo le lire per ripagare il debito e ce ne infischiamo. Ma la patrimoniale più vendita di immobili, sommate ad un inflazione temporanea del 10% e alla svalutazione del -40% rilancerà l'economia e ci libererà da 400 miliardi di debito. (Se non fai una patrimoniale pesante sarebbe ingiusto socialmente, la patrimoniale è assolutamente necessaria per pagare pensioni e sussidi ai chi è colpito dall'inflazione. Se non vendi però anche immobili dello Stato la patrimoniale non basta) 3) NAZIONALIZZAZIONE E FRAZIONAMENTO DELLE 4 BANCHE MAGGIORI nazionalizzazione delle 4 maggiori banche anche perchè dopo l'uscita dall'euro e il crollo dei BTP sono fallite. Successivamente frazionamento di questi mostri bancari ognuno in cinque banche regionali più piccole con proibizione di speculare e fare pasticci all'estero, che prestino soldi in Italia e basta e non speculino in titoli, CDO, derivati, cartolarizzazioni e altre porcherie. Divieto alle banche di gestire il risparmio, di vendere fondi comuni, gestioni patrimonali e messa fuori legge di Covered Warrant, bonus certificates, dei prodotti a capitale garantito, di ogni prodotto finanziario (eccetto i future e opzioni) creato dopo il 1990 e che non sia possibile spiegare in più di 30 secondi. Uso delle truppe e dei carabinieri per reprimere la rivolta dei banchieri e dei loro amici, se necessario. Messa al confino a Pantelleria dei più pericolosi (Ennio Doris, Corrado Passera..) 4) DAZI E TARIFFE VERSO LA CINA Mettere subito dazi verso la Cina e l'Asia in genere, tornando alla situazione del 2001, prima che si ammettesse la Cina nel WTO facendoci invadere di "made in China". Oppure (se non lo puoi fare legalmente subito per i trattati) rimborso dell'IVA a chi esporta dall'Italia. Penalizzazione fiscale invece di chi, pur essendo legalmente residente in Italia come azienda, produce fuori dall'Italia 5) DEREGOLAMENTAZIONE DELLA VITA DEGLI ITALIANI abolizione di tutte le regolamentazioni di ogni genere, sanitarie e pseudo-sanitarie, del lavoro, urbanistiche... introdotte dal 1970 in poi in modo da ridurre i costi di chi lavora e ha un impresa e in generale le complicazioni asfissianti della vita degli italiani. Prima del 1970 non eravamo un paese di selvaggi solo perchè la burocrazia era meno asfissiante. Questa deregolamentazione avrebbe un effetto enorme sulla fiducia degli imprenditori, artigiani, commerciani e in genere degli italiani 5) METANO PER CAMION ED AUTO nuova politica energetica puntando sulla riconversione di camion e poi auto all'uso del metano, che costa meno e inquina un poco meno. Il solare costa troppo, aspettare che altri paesi si svenino a sovvenzionarlo abbassandone i costi. Sfruttamento invece intanto delle nostre riserve di gas in Adriatico e Petrolio in Basilicata (bisogna fare tesoro di tutto ora) 6) PROTEZIONISMO AGRICOLO protezionismo in agricoltura, chi vuole frutta, verdure, carni prodotte a 20 mila km di distanza prende l'aereo e va a mangiarseli sul posto. Divieto dell'allevamento industriale di vitelli e polli, pascoli ed erba per tutti. Costerà di più produrre cibo ? Balle, il 20% del costo oggi è pubblicità. Basta vietarla che per mele, salsiccie, formaggi e tagliatelle è inutile, tutti sanno cosa sono. Inoltre grazie alla svalutazione, alla patrimoniale, alla vendita di immobili di stato e alla ripresa economica si potrà abolire l'IVA sugli alimentari prodotti in Italia. Senza IVA e senza costi di pubblicità costeranno meno anche se prodotti in Italia 7) DEREGOLAMENTAZIONE DELLA CASA. ELIMINAZIONE DELLA SPECULAZIONE IMMOBILIARE deregolamentazione urbanistica: chi ha un pezzo di terra o una casa, purchè si tratti di case unifamigliari a due piani al massimo, fa quello che vuole in casa sua, non paga oneri urbanistici, non presenta piani, progetti e relazioni con tre tecnici allucinanti da migliaia di euro... E' casa sua e della sua famiglia, costruisce e ristruttura come pare a lui e basta. Inoltre divieto dei mutui famigliari per la casa superiori al 50% del valore dell'immobile. Queste cose faranno scendere del -30% il costo degli immobili di fascia medio-bassa. Alla fine il costo di una normale casa di 100 mq con 300 mq di spazio intorno, per una famiglia di impiegati media, costerà 100 mila euro invece di 200 mila euro. Una casa deve costare 4-5 anni di stipendio netto al massimo. Chi vuole arricchirsi dovrà lavorare e non contare "sul passaggio ad area fabbricabile..." e sulla speculazione sugli immobili che salgono di prezzo. 8) BLOCCO DELL'IMMIGRAZIONE extra-comunitaria blocco totale dell'immigrazione da paesi extra-comunitari, inclusi i ricongiungimenti. Restrizione dell'immigrazione dai paesi comunitari o nordamerica a 50 mila persone l'anno. Esenzione dall'Irpef per le famiglie (sotto gli 80 mila euro lordi di imponibile) con tre figli, purchè dimostrino di avere bisnonna italiana. Per non discriminare verso tunisini e marocchini che hanno tre figli gli si versa la stessa somma vincolata a comprare casa nel loro nel loro paese (così quando invecchiano ci tornano e col blocco dei ricongiungimenti dopo due generazioni torniamo tra italiani e basta) Opposizione dell'Italia ad ogni allargamento della UE a Cipro, Turchia, Kurdistan, Libano, Iraq.... Amendamento della Costituzione per vietare ogni missione militare all'estero non motivata dalla difesa dell'Italia (in alternativa referendum popolare per approvare le missioni militari) 9) DEMOCRAZIA DIRETTA, REFERENDUM AL POSTO DEL PARLAMENTO sostituzione del voto parlamentare con il voto diretto tramite cellulare, telecomando TV o via internet, del tipo referendum, su tutte le leggi importanti. Tutti gli italiani votano da casa le leggi che li riguardano. Come in Svizzera dove ogni domenica fanno tre referendum, ma usando le nuove tecnologie, cellulare, telecomando TV (che già lo usano per votare al Grande Fratello) e internet. Democrazia diretta, referendum ogni domenica, i deputati si limitano a scrivere proposte di legge e discutere, ma a votare sono solo agli italiani. Nelle situazioni più difficile da risolvere si fa un eccezione al blocco dell'immigrazione e si importano politici scandinavi e giapponesi come sindaci e amministratori ad esempio a Castellamare o Catanzaro, ma a pensarci bene anche a Milano, dove si importano amministratori e sindaco austriaco. Divieto di ricoprire cariche pubbliche per i locali, solo scandinavi, austriaci e giapponesi. Se funziona bene si estende il sistema a tutta l'Italia 10) SOSTITUIRE I MAGISTRATI CON GIURIE, GIUDICI DI PACE E AVVOCATI (ove possibile) riforma della magistratura sostituendo i magistrati con giudici di pace ovunque possibile e giurie popolari ovunque possibile. Assunzione di 10 mila avvocati disoccupati per tre anni per smaltire i due milioni di processi arretrati. Anche qua si importano scandinavi, austriaci e giapponesi per fare i giudici, nel consiglio superiore della magistratura solo finlandesi. GZ Fonte: www.cobraf.com Link_ http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=5725&reply_id=307015 3.’8.2011 |
giovedì 21 luglio 2011
MA IN CHE RAZZA DI MONDO SIAMO ??? VE NE SIETE RESI CONTO ??? E' ORA DI SVEGLIARSI RAGAZZI !!!
LUNEDÌ 18 LUGLIO 2011
Scie chimiche, signoraggio e le nuove sorelle bancarie
"non ha mai autorizzato velivoli militari o civili, nazionali o stranieri, a condurre simili operazioni nello spazio aereo nazionale. (...):Da strumento di "bioremediation" dell'inquinamento nucleare, è diventato strumento di spargimento di sementi geneticamente modificate a vantaggio delle multinazionali/bancarie. Benetazzo lo illustra bene nel video sottostante.
Per quanto precede e tenuto conto degli elementi in possesso, si ritiene VEROSIMILE affermare che gli episodi descritti non siano attribuibili a velivoli dell'Amministrazione della Difesa".
mercoledì 20 luglio 2011
AMO GLI ANIMALI E LI DIFENDO MA QUALCOSA NON MI TORNA, DIFENDIAMO I CUCCIOLI DEGLI AMICI A 4 ZAMPE ED AMMAZZIAMO I NOSTRI FIGLI?
DIAMOCI UNA SVEGLIATA SE NON VOGLIAMO CHE LA VITA DEI NOSTRI FIGLI SIA ROVINATA PER SEMPRE! EDUCHIAMOLI SENZA AFFIDARLI A TERZI!
giovani secondo l'ONU
di Marco Respinti
20-07-2011
L’ONU "catechizza" i giovani per farne degli «avvocati del sesso». E il braccio operativo di cui si servono le Nazioni Unite è l’International Planned Parenthood Federation (IPPF), cioè il più famoso e famigerato, nonché potente e danaroso abortificio del mondo. Così denuncia del Catholic Family & Human Rights Institute di Washington.
In vista dell’ennesimo simposio organizzato per il 25 e il 26 luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione dell’Anno internazionale dei giovani (l’anno è cominciato l’agosto scorso, e chi se n’era accorto?) l’IPPF s’inventa infatti la sessualità disinibita e "generosa" come diritto inviolabile dei giovani da difendere preparandosi, studiando, insomma trasformandosi in veri e propri militanti. Le dritte sono le solite, quelle a cui l’IPPF ha da tempo abituato il pubblico: aborto a richiesta e il più possibile libero, contraccezione a go-go, promiscuità pure, e la masturbazione come strumento "di lotta" e "di governo" di sé. In questo spirito, del resto, nel marzo 2010 l’IPPF predispose una guida a dir poco scandalosa distribuita dall’Associazione mondiale delle ragazze scout durante un simposio "senza adulti" facente parte del convegno annuale della Commissione ONU sulla condizione delle donne. E cose così l’IPPF le torna a scrivere oggi in due manuali giovani pubblicati proprio in vista del suddetto simposio ONU sui giovani. Il primo s’intitola Exclaim! Young people’s guide to "Sexual rights: an IPPF declaration"("Esclama! Guida per giovani a Diritti sessuali: una dichiarazione dell’IPPF"). Come recita il titolo, è unvademecum per il corretto uso del manifesto con cui dal 2007 l’IPPF guida una campagna mondiale tesa al riconoscimento dei "diritti sessuali" come diritti umani fondamentali reclamando protezioni giuridiche internazionali della sessualità e del "famoso" gender secondo l’idea che i «governi debbono rispettare, proteggere e soddisfare tutti i diritti sessuali dei giovani». L’IPPF allena insomma i giovani affinché si facciano carico in sede ONU del sesso libero e abortivo. Per aiutarli nell’azione, il manuale elenca una serie di provvisioni, di nicchie e di “fili di rasoio” giuridici già presenti nella legislazione internazionale inerente i diritti umani che possano essere capziosamente e a fortiori utilizzati per la "buona battaglia", ed estensivamente interpretati come "diritti sessuali". Per esempio che il «diritto a conoscere e ad apprendere» includa finalmente «la fine dei programmi di educazione sessuale basati esclusivamente sul concetto di astinenza», promuovendo in loro vece approcci più inclusivi. I giovani, infatti, insiste il manuale dell’IPPF, debbono convincersi: il loro "diritto al piacere sessuale" è sovrano e «sperimentare forme diverse di piacere sessuale è importante per la loro salute e il loro benessere». Di fatto, come scrive esplicitamente il suddetto manuale, significa battersi per la liberalizzazione massima dell’aborto, per l’autonomia totale dell’individuo nel comunicare quale sesso indicare sui propri documenti d’identità e per l’accesso illimitato alla contraccezione per tutti. Il secondo manuale, I Decide: Young women’s journeys to seek abortion care ("Io decido: viaggi di giovani donne che cercano assistenza per abortire"), raccoglie paginette di diario di giovani in cerca di aborto, impaginate a metà tra il psichedelico e il flower-power d’antan. Tra l’altro, il testo viene pubblicato come parte integrante di un progetto architettato dall’IPPF - "Girls Decide: Stand Up for Choice on Sex and Pregnancy" ("Decidono le ragazze: difendi la libertà di scelta su sesso e gravidanza") - e lanciato nel 2010 con il supporto del programma di coordinamento con le organizzazioni non governative internazionali del ministero degli esteri dei Paesi Bassi. Contiene consigli, siti utili, "lo sapevate che in alcuni posti agli adolescenti fan lo sconto sull’aborto?", schemini e disegnini di come usare pillole, preservativi, spirali, etc., nonché una tabella di comparazione tra i vari metodi abortivi così che le ragazze possano scegliere in serenità. In una delle entry di uno dei diari riprodotti nel manuale si legge di «persone orribili fuori dalla clinica» abortista impegnate a dissuadere le giovani dal sopprimere la vita che portano in grembo: e cioè «una donna che grida, una suora e due vecchi che pregano». In un "nota bene" si ricorda alle ragazze che per provocare aborti "discreti" si possono benissimo usare quelle compresse di Misoprostol che in farmacia si vendono per prevenire le ulcere gastriche: basta assumerle mettendole nascostamente sotto la lingua e «nessuno sarà in grado di dire che avete ingerito un farmaco per indurre l’aborto»: del resto, nota Amanda Pawloskidel Catholic Family & Human Rights Institute, «la sezione statunitense della Planned Parenthood è stata di recente messa sotto osservazione pubblica perché sospettata di avere adottato tattiche ingannevoli e illegali con minori». Ma evidentemente il tarlo sta nel manico. Nonostante la crisi che sta strangolando le economie di mezzo Occidente, è infatti proprio l’ONU che s’indispettisce quando certi governi si mostrano renitenti nel rimpinguare le casse sempre bisognose dell’IPPF. L’organizzazione abortista dipende dai governi nazionali per il 71% del proprio budget e la riduzione delle donazioni operata l’anno scorso, complice la crisi, da Giappone, Svezia e Germania si è fatta ampiamente sentire. Soprattutto è però pesata molto l’analoga decisione del governo canadese, visto che ha fatto mancare all’organizzazione più di 5 milioni di dollari americani e che ancora sta discutendo se finanziarla nel 2011. In più, anche il contributo statunitense è pencolante, visto che nell’era di Barack Obama - di suo ben più generoso verso l’IPPF del suo predecessore George W. Bush jr. - molte assemblee legislative di Stati dell’Unione nordamericana - tra cui diverse di quelle che nelle elezioni di "medio termine" del 2 novembre 2010 hanno visto trionfare maggioranze apertamente pro-life - hanno deciso, per ciò che è di loro competenza, di non finanziare l’IPPF. Sul punto è illuminante quanto documenta l’American Life League (ALL), una delle maggiori organizzazioni statunitensi in difesa della vita (e la maggiore di quelle cattoliche), diretta a Stafford, in Virginia, dalla cattolica Judie Brown. L’ALL - che fra i suoi progetti annovera STOPP, acronimo di "Stop Planned Parenthood", una task force dedicata fondata anni fa da James W. Sedlak, oggi vicepresidente della stessa ALL - ricostruisce bene il percorso che porta illegalmente nelle casse dell’aborto americano i circa 363 milioni di dollari di fondi federali che annualmente il governo americano garantisce all’IPPF affinché ci paghi i preservativi da distribuire gratis nel Paese e le lezioni di educazione sessuale che sponsorizza. Negli Stati Uniti esiste infatti l'"Hyde Amendment", ovvero una legge voluta dal defunto deputato Repubblicano e cattolico Henry J. Hyde (1924-2007) che dal 1976 impedisce - quando la Casa Bianca e il Congresso scelgono di rispettarla - di utilizzare il denaro dei contribuenti americani e i fondi per l’assistenza sanitaria nazionale per finanziare l’aborto, la stessa legge che permise a Bush jr. di negare i fondi all’IPPF e che invece l’Amministrazione Obama vive da sempre come spina nel fianco. Per queste ragioni laddove non sortisce gli effetti sperati con le proprie esortazioni ai governi nazionali - l’ammanco denunciato dall’IPPF nel 2010 è di 16 milioni di dollari, cioè l’11% del bilancio -, l’ONU - che evidentemente ha molto a cuore le attività mondiali dell’IPPF - interviene direttamente di tasca propria. Anche perché le riduzioni di budget a cui stata costretta hanno portato l’IPPF a concentrare i propri sforzi proprio sull’obiettivo ONU nel tentativo di ottenere l’inclusione nei suoi documenti chiave di quei linguaggi più possibilisti che, per esempio, come auspicato dalla guida Exclaim!, tollerino anche il concetto di "diritti sessuali" o l’idea della "salute riproduttiva" come comprensiva pure dell’aborto. I conti del 2010 rivelano infatti che il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) ha aumentato di più di 1,6 milioni di dollari e che un altro milione (e più) è stato elargito dall’UNAIDS, l’agenzia per la lotta all’infezione da HIV; che la più recente creazione del Palazzo di Vetro, Donne-ONU (UN Women), ha debuttato nell’elenco dei benefattori dell’IPPF con un versamento di 330mila biglietti verdi; e che altri 400mila dollari sono stato collettivamente offerti dalla Banca Mondiale, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ancora da UNAIDS strettisi a cartello. Fra riduzioni di bilancio e aiuti ONU, comunque, l’IPPF riesce a mantenere sempre elevatissimi i numeri delle sue performancemondiali: 1.411.000 «servizi correlati all’aborto» e 152 milioni di preservativi distribuiti gratuitamente. - Guarda il video dell'American Life League sulla violazione della Legge Hyde (in inglese) |
martedì 19 luglio 2011
E BRAVO ZIO !!!! RIPROPONGO ANCH'IO IL TUO POST E DOPO ANNI CHE SI PICCHIA SU QUESTO CHISSA' CHE ORA QUALCUNO CI RIFLETTA......
lL DEBITO ETERNO!!! La moneta emessa a debito distrugge i vostri risparmi e distrugge la vostra vita... (z)
Provo a riproporvelo.... magari ora che vi stanno rubando un pò più di soldi qualcuno di voi presterà un pò più di attenzione.....
PIEMONTE,PER UNA VOLTA CHE UN POLITICO AVEVA FATTO QUALCOSA "PER LA VITA" ECCO CHE I GIUDICI LO CASTIGANO!!
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sabato 9 luglio 2011
LA BUSSOLA QUOTIDIANA,DAL RINASCIMENTO AD OGGI...
Nel Rinascimento i germi del laicismo moderno
La tesi espressa dallo storico svizzero J. Burckhardt (1818-1897) sulla netta cesura tra la civiltà medioevale e quella rinascimentale è stata ormai superata da tempo da una più imparziale rilettura del Medioevo che ha permesso di interpretare l’esplosione artistica del Quattrocento e del Cinquecento come conseguenza, almeno in parte, di alcune premesse culturali dei secoli precedenti. Certamente, però, esistono alcune differenze fondamentali tra i due periodi a livello di concezione dell’uomo e della vita.
LA BUSSOLA QUOTIDIANA, DAL RISORGIMENTO AD OGGI....
ANTICLERICALISMO RISORGIMENTALE |
Contro le celebrazioni e i pellegrinaggi la reazione delle associazioni massoniche, democratiche e “luciferiane” era costante e inesorabile. Nel ’73, vagheggiandosi un omaggio dei cattolici locali alla tomba di San Francesco d’Assisi, un grande meeting al teatro della Minerva di Perugia minacciò reazioni violente se il governo non avesse impedito in tempo (e l’autorità non mancò di aprire gli orecchi e agire in conseguenza, proibendo il tutto). Poco più tardi, sia ad Assisi sia a Loreto, masse di fedeli accorse per le indulgenze furono disperse con le armi, da veri e propri battaglioni di fanteria coadiuvati dalla polizia e dai carabinieri (e il governo giustificò i provvedimenti con ragioni igieniche)». Vi sembra un pagina di Angela Pellicciari? No, è Giovanni Spadolini (L’opposizione cattolica, Mondadori 1994, pp. 70-71). LEGGI TUTTO
ABORTO,PADRE GAHL GUARDA ALL'ABORTO ED A COSA QUESTO IMPLICHI NEL FUTURO
Aborto: segno di un qualcosa di peggiore?
Un docente di etica alla Santa Croce parla della perdita di umanità
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 4 luglio 2011
L’aborto è segno di un qualcosa di pervasivo e profondamente radicato nella società: la perdita della identità dell’uomo, in cui gli uomini e le donne non si riconoscono più come esseri chiamati a partecipare del potere creativo di Dio.
Questa è l’osservazione espressa da padre Robert Gahl, professore associato di etica presso la Pontificia Università della Santa Croce.
Al programma televisivo “Where God Weeps”, realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, padre Gahl ha parlato della storia dell’aborto e di cosa implichi per il futuro.
L’aborto è una piaga universale. Ogni anno si effettuano più di 53 milioni di aborti in tutto il mondo. In alcuni Paesi più del 70% delle donne ha avuto un aborto. Perché oggi sono così dominanti questioni come aborto o eutanasia?
Padre Gahl: È un triste paradosso, che in fondo evoca il peccato originale. Con il peccato originale, Adamo ed Eva hanno tentato di sostituirsi a Dio. Quando gli esseri umani oggi cercano di acquisire il potere divino – il potere sull’origine della vita – e di sostituirsi a lui per poter controllare l’inizio della vita in un modo che è contrario al disegno di Dio e quindi contrario al disegno dell’amore, si sentono per un momento potenti. Arrivano anche a sentirsi vittoriosi per il prodotto che sono riusciti a creare. Tuttavia, poco dopo, subentra la frustrazione e persino la negazione della propria identità, perché essa è un’identità di amore, essendo noi fatti per amare.
I nostri cuori sono fatti per l’amore. Quindi, da persone che amano, nei loro rapporti familiari, diventiamo dei meri produttori, persone che hanno il controllo sui propri prodotti. Diventa la negazione della nostra dignità, perché se il nostro potere di dar vita è semplicemente quello di produrre elementi che implicano che “io sono stato prodotto” e che “io sono semplicemente l’esito di un sistema meccanizzato di produzione”, questa è la negazione della mia dignità come figlio di Dio e come figlio dei miei genitori.
Se guardiamo indietro nella storia, qual è stato il momento, il fattore decisivo, che ci ha portato, per esempio, ad accettare l’aborto e la ricerca sulle cellule staminali e alla prospettiva dell’eutanasia?
Padre Gahl: L’aborto è purtroppo molto diffuso, al punto che oggi molte persone e persino i documenti delle Nazioni Unite, lo considerano come un diritto. L’origine di tutto questo sta nella rivoluzione sessuale, che non è stata una rivoluzione di liberazione, ma una rivoluzione di narcisismo, di alienazione, di distacco dai legami, dagli affetti, dall’amicizia e di amore con altri. Elemento centrale della rivoluzione sessuale, che ha agito come una sorta di catalizzatore – come gettare benzina sul fuoco – è stato lo sviluppo dei contraccettivi chimici, che ha permesso di scindere il rapporto sessuale dalla procreazione e che ha consentito alle persone di godere della sessualità come un mero piacere egoistico. Ha consentito di scollegare quell’intrinseco ordine verso il dono della vita e così facendo ha scollegato la sessualità dagli impegni propri dell’amore: formare una famiglia, diventare padre e madre. È stata una degradazione della dignità umana.
Credo che il problema dell’aborto sia come un faro d’avvertimento. Un segno di avvertimento molto grave, che riguarda la vita stessa, ma che è indicativo di qualcosa di ancora più pervasivo e profondamente radicato nella nostra società, più di quanto non si possa pensare.
E di che si tratta?
Padre Gahl: Della perdita di identità di se stessi, in quanto esseri che partecipano al potere creativo di Dio e che sono chiamati ad essere genitori.
L’aborto è spesso considerato come il diritto di poter scegliere, ma viene addirittura giustificato come espressione di amore. Per esempio: preferirei abortire mio figlio piuttosto che crescerlo privo di amore. Come è possibile che siamo arrivati a questo sovvertimento in cui la morte è giustificata dall’amore?
Padre Gahl: Il vero amore umano è incondizionato. Amare qualcuno nonostante tutto. Nonostante qualsiasi cosa possa accadergli, ti prenderai cura di lui. Se si ammala, se in un incidente diventa paralizzato, ti prenderai cura di lui per il resto della sua vita. Un altro tipo di amore – forse un amore più egoistico – è quello in cui doni a qualcuno solo finché ti va. L’aborto è strumentale a questo tipo di amore, diventa una via d’uscita.
Bisogna invece rovesciare l’intera questione e accogliere tutti, ogni vita umana, come diceva Madre Teresa: non esistono figli non voluti. Se c’è un figlio indesiderato, portatelo a me e io mi prenderò cura di lui perché io amo quel figlio.
E questa è la verità della questione: se dovessimo accettare l’aborto come strumento di una sorta di azione altruistica, che consente di evitare le avversità della vita, ciò porterebbe tragicamente, direi delittuosamente, a sostenere che i disabili non dovrebbero esistere. Una volta fatto questo, arriveremmo alla negazione di ogni dignità umana.
Siamo passati dall’importanza della vita in quanto tale, a dare maggiore importanza alla qualità di quella vita. Questo passaggio verso la qualità della vita porta alla domanda: qual è la qualità della vita? Io vivo qualitativamente bene? E i disabili, godono di una qualità di vita sufficiente? E questa domanda riguarda la loro stessa esistenza.
Padre Gahl: Esattamente. La logica odiosa che è insita in ciò che lei ha appena descritto porta anche a giudicare noi stessi in base alle nostre capacità: io valgo per ciò che sono in grado di fare nella società. Se, a un certo momento, risultassi deludente perché mi sono ammalato, perché ho sbagliato, o perché mi trovo in un settore dell’economia che non è più desiderato dai consumatori, mi sentirei meno accettato da parte degli altri.
Questa struttura di giudizio si applica anche alle madri che danno alla luce bambini affetti, per esempio, dalla sindrome di Down. Queste madri si sentono giudicate negativamente ed è orribile, come se si fosse trattato di una scelta sbagliata, quella di mettere al mondo quel bambino, quel bellissimo essere umano. Questa è l’eugenetica: una logica perversa che ha portato, nelle società occidentali, all’aborto di quasi il 90% dei bambini diagnosticati con sindrome di Down.
Il dono più grande di Dio all’umanità è la possibilità di essere co-creatori della vita insieme a lui. Cosa rappresenta l’aborto in questo rapporto tra l’uomo e Dio?
Padre Gahl: Talvolta dimentichiamo – a causa del nostro “scientismo” che riduce tutto ad elementi scientifici – che l’inizio della vita umana non risiede solo nell’uomo e nella donna, ma anche in Dio. Richiede il concorso di tre persone, perché l’anima umana è immateriale. È un’anima spirituale che è creata direttamente e immediatamente da Dio. Quindi quando un uomo e una donna si uniscono per avere un figlio, questo sarà anche – e ancor di più – figlio di Dio.
Quindi, se riusciremo a recuperare il rispetto della vita, sarà grazie a una rinnovata consapevolezza del ruolo di Dio nel dare la vita e di questo potere che abbiamo insito in noi, che è un potere divino e trascendente. È un potere creativo in cui è come se avessimo Dio nelle nostre mani, perché possiamo, in un certo senso, dire noi a lui quando creare una nuova anima umana. Quindi se rinnoviamo quel rispetto per l’intervento di Dio, rinnoviamo anche il rispetto reciproco tra noi in quanto immagine di Dio, in quanto alter Christus.
In Paesi come la Russia, più del 70% delle donne ha avuto un aborto. I tassi di aborto in alcune province russe arrivano anche a livelli di 8 o 10 aborti per donna, perché è utilizzato come mezzo di controllo delle nascite. In Cina la politica del figlio unico ha costretto molte donne ad abortire. Che impatto spirituale e psicologico può avere questo sulla società?
Padre Gahl: Nell’Europa orientale, dove vediamo questi elevati tassi di aborto, spesso associati a elevati tassi di suicidio, alcolismo e gravi depressioni, esiste un senso di nichilismo, di totale perdita del senso della vita. Questo avviene in una società che non è edificata sull’amore per i propri figli. Questo deve essere rinnovato. Grazie a Dio, in alcuni di questi Paesi si è effettivamente registrata una tendenza positiva. Nella Federazione russa, in particolare, vi è stato un recente aumento nei tassi di natalità. I tassi di aborto sono ancora molto elevati, ma si spera che questo aumento della natalità possa arrivare anche a ridurre i tassi di aborto.
Cosa potrebbe e dovrebbe fare di più la Chiesa in questo ambito?
Padre Gahl: Anzitutto, quando pensiamo alla “Chiesa” tendiamo a pensare alla gerarchia – noi preti, i Vescovi, il Papa – ma in realtà la Chiesa è l’insieme dei cristiani battezzati. La Chiesa è una famiglia e quindi è necessario che tutti i suoi componenti – tutti i cristiani battezzati – accolgano la vita con amore. È necessario dare il proprio aiuto ai centri gravidanze difficili (crisis pregnancy centers). Certamente anche la Chiesa magistrale e gerarchica deve agire in coerenza con i principi della teologia morale cattolica in questo ambito.
La Chiesa deve continuare a seguire l’esempio di Karol Wojty?a, che come Arcivescovo di Cracovia aveva aperto centri di aiuto alle donne in situazioni difficili. Ma alla fine tutto si riduce a questo: Dio è amore. Io sono un figlio di Dio. Io sono fatto a immagine di Dio e quindi anche io devo rendere presente, in mezzo agli altri esseri umani, il volto di Dio, che è il volto dell’amore. Se facessimo così in ogni settore umano, se mostrassimo veramente rispetto per la dignità umana, rispetto e amore per le persone che soffrono, allora potremmo iniziare a recuperare nella società questi principi che sono necessari affinché ogni vita umana venga accettata. In questo modo, la vita non verrebbe più considerata come un mero prodotto, come i figli su misura da progettare in provetta, secondo i desideri dei produttori.
Se posso fare un passo indietro, vorrei aggiungere che anche la stessa nostra sessualità deve essere recuperata, nella consapevolezza che la sessualità è sacra e che quindi i nostri atteggiamenti di modestia e di rispetto verso la nostra sessualità e il desiderio sessuale devono essere vissuti in castità e fortezza, in modo preordinato alla donazione della vita all’interno della struttura della famiglia.
