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giovedì 30 maggio 2013

AVETE FIGLI??? ALLORA FATEVI UN'IDEA DI COSA STA PARTORENDO IL GOVERNO LETTA CON IL BENEPLACITO DEL CARD.BAGNASCO!!!


 da versolaluce  29 Maggio 2013

Nella Babilonia globale, la dittatura europea impone il pansessualismo agli stati nazionali impotenti. La sovranità nazionale degli Stati europei è stata ceduta agli organismi della UE, la burocrazia di Bruxelles e il Parlamento di Strasburgo legiferano e così gli Stati nazionali sono obbligati a recepire le loro leggi e a mettersi in riga con i loro 'dictat'.

Per ottenere un adesione più profonda ed efficiente alla programmata devastazione della cultura e della identità europea, le commissioni varie del nuovo ordine mondiale provvedono anche a selezionare e imporre gli uomini di governo negli Stati membri.

Riguardo all'economia, è ormai evidente la linea di Strasburgo: distruzione delle ricchezze nazionali. Riguardo allo stile di vita, la linea si sta mostrando in questi giorni: scardinare la famiglia per erigere a fondamento della società l'abominio di una sessualità senza regole e senza freno.

martedì 28 maggio 2013

SI ALZA FORTE E CHIARA LA VOCE DEI CATTOLICI CONTRO IL CARD.BAGNASCO


(di Ariel S. Levi di Gualdo su Papalepapale.com)

La sfida dell’obbedienza nella fede: per un prete, proteggere un vescovo, vuol dire tutelare la continuità stessa del mistero sacramentale della Chiesa
Non nascondo disagio all’idea che Angelo Bagnasco sia il presidente di quei Vescovi d’Italia che a loro volta sono vescovi nostri. Rendendo però grazie ai doni dello Spirito Santo che molti sacerdoti hanno accolto veramente all’atto sacramentale della loro ordinazione, la nostra grazia di stato ci permette di separare l’uomo dall’ufficio apostolico che è chiamato a ricoprire, accettando e facendo nostra la sfida che spesso si pone dinanzi a noi: obbedire in coscienza e libertà anche le diverse mezze figure che popolano il collegio episcopale, nelle quali risiede il deposito della pienezza del sacerdozio apostolico e per questo meritevoli di sacro rispetto, non per ciò che umanamente sono, ma per ciò che rappresentano sul piano metafisico per l’ineffabile ministero sacerdotale istituito dal Signore Gesù. Ciò rende anche i vescovi più limitati e inadeguati dei legittimi continuatori della catena apostolica e come tali oggetto di dovuta venerazione, all’occorrenza anche di protezione; dovesse costare la nostra stessa vita, perché per un prete, proteggere un vescovo, vuol dire tutelare la continuità stessa del mistero sacramentale della Chiesa.

ANDREA GALLO: UNA PUBBLICA VERGOGNA DEL SACERDOZIO CHE HA SPOSATO TUTTO CIÒ CHE ERA IN CONFLITTO CON LA MORALE LA TEOLOGIA E LA DOTTRINA DELLA CHIESA

ERA ORA!!! I CATTOLICI NON ACCETTANO PIU' L'IPOCRISIA E LO SCANDALO CHE VIENE DALLA GERARCHIA ECCLESIASTICA....BENE!!!!!


(di Massimo Viglione e Corrado Gnerre su Il Giudizio Cattolico)


Dinanzi alla scelta compiuta dall’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, di celebrare la Santa Messa funebre per don Gallo e di lodare tale sacerdote nella omelia e soprattutto di offrire la Santa Comunione a pubblici peccatori, in primis Vladimir Luxuria, non si può più tacere e far finta di non indignarsi. Non licet.

L’amore per Cristo Eucaristia, l’amore per la Chiesa e per l’ordine del creato voluto da Dio, l’amore per la verità e il giusto, ci impongono il doloroso quanto scomodo compito di denunciare pubblicamente uno scandalo indegno e intollerabile, perpetrato senza remora alcuna.

Don Gallo è stato per tutta la vita un eretico pubblico e un sovversivo. Ha predicato l’odio di classe, la ribellione sociale, il sovvertimento della morale cattolica e naturale, di fatto il superamento della gerarchia ecclesiastica; si è schierato pubblicamente per decenni con i nemici di Dio e della Chiesa, della Fede e della Verità cristiane. Sotto l’usuale maschera del pacifismo e della preoccupazione per i poveri, don Gallo ha predicato il comunismo e l’egualitarismo sovversivo e gnostico, rinnegando ripetutamente non solo la sana dottrina della Chiesa ma anche Dio stesso, così come Lo conosciamo e Lo adoriamo.

mercoledì 2 gennaio 2013

MERCATO LIBERO VUOLE PARLARE DELLA CHIESA E DEL VATICANO, DELL’APPOGGIO DEI VESCOVI A MARIO MONTI. BENE, ACCETTIAMO LA PROVOCAZIONE E DICIAMO A PAOLO : OK! PARLIANOME!

Nella rete non è sicuramente passata inosservata l'aggressione di Mercato Libero al Papa, alla chiesa, ai vescovi e ai cardinali. Coloro che hanno letto i post di Paolo e non lo conoscono bene potrebbero pensarlo come il peggior anticlericale oppure potrebbero pensare che gli sia preso un coccolone, tranquilli non è così! Io credo che Paolo sia molto amareggiato della posizione che la chiesa (il minuscolo non è a caso) ha preso a favore di Monti.


Paolo è uomo che annusa la puzza di bruciato molto prima degli altri, è un dono che il Creatore gli ha fatto per cui dovrebbe ringraziare Dio di possedere questo acume. 


Affrontare l’atteggiamento e lo schieramento da parte della CEI e del Card. Bagnasco a favore di Monti era necessario , farlo con linguaggio colorito, molto colorito per la verità, poteva essere evitato. Questa è un'osservazione che mi sento in dovere di fare a Paolo!

Dicevamo che Paolo ha un sesto senso per quanto ci accade attorno, ma in questo caso gli mancano alcuni tasselli che vorrei qui evidenziare. 

Si può tranquillamente affermare che Papa Benedetto XVI° non è più il Card.Ratzinger, meglio spiegare il concetto però: gli scritti del Cardinale e le sue affermazioni erano frutto del suo pensiero, mentre oggi possiamo riconoscere il Cardinal Ratzinger forse ancora un poco nei suoi libri, ma non lo riconosciamo assolutamente quando come Papa in alcune omelie e/o discorsi fa delle affermazioni che possono essere interpretate come si vuole. I suoi discorsi sono scritti in maniera da poter significare più cose contemporaneamente, in maniera che ognuno poi ci possa vedere e possa ricamarci sopra ciò che preferisce. 

Gli scritti di Ratzinger prima di diventare Papa erano una cosa e se si paragonano a quelli attuali si vede tutta la differenza tra quelli di prima - chiarissimi e densi di significato in ogni parola- e quelli di adesso che invece esprimono una mentalità da burocrazia, che non gli somiglia affatto.... 

Noi popolo di Dio,  quando diciamo Papa pensiamo alla persona del Vicario di Cristo e pensiamo che sia lui in persona a guidare la chiesa, invece il Vicario di Cristo nell'istituzione terrena è soltanto un’ autorevole persona che è parte di un centro di organizzazione del potere per cui Egli non può dire e fare ciò che personalmente pensa.
Confrontando il papato col Vicario di Cristo comprendiamo come sia una cosa diversa.
Purtroppo questa è una di quelle amare verità che non si possono  dire perché troppo difficili da accettare per chi non ha voglia di porsi troppi problemi.... 


Pochi giorni addietro ho letto (non in rete) questa affermazione:”Ratzinger è un santo in mezzo alle serpi....e c’è da essere strabiliati della sua capacità di resistenza e abilità di guida nella tempesta....” Chi ha scritto queste righe ha motivo di affermare ciò ed è persona degna di fiducia.
Credo che non ci sia cattolico attento che non abbia avuto un moto di stizza nel sentire ciò che il card.Bagnasco ha detto a proposito di Monti.
Io stessa mi sono sentita offesa profondamente nel mio credo più profondo: il Vangelo di Cristo nulla ha da spartire con ciò che Monti ha fatto nei  13 mesi   passati e l'agenda Monti, per il futuro, di cattolico ha proprio nulla.
Quello che più fa male è il pensare ad una moltitudine di cattolici che verranno presi in giro e penseranno che un uomo sobrio come Monti non possa che fare bene e fare l'interesse dell'Italia.ILLUSI!!!

Il Monti di oggi non da assolutamente garanzie che ciò avvenga ma.....le vie del Signore sono infinite, anche se non si vede una Damasco sulla strada che sta percorrendo  Monti. 

La chiesa è nella tempesta, ma la Chiesa di Cristo non soccomberà, nonostante si diano molto da fare vescovi e cardinali per scardinare la "Chiesa Sposa di Cristo" .
Si, perchè questa chiesa con tutte la sue pochezze non identifica la Chiesa istituita da Gesù Cristo e ricordiamo comunque che sta scritto "non praevalebunt" (.....)Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa
Matteo 16,17-19

Amici credenti e non credenti o che credete di non credere, aprite occhi ed orecchi e state attenti a raccogliere i segni dei tempi che stiamo vivendo, c'è una nutrita letteratura sui tempi attuali, basta cercarla......

APPROFONDITE:
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Le parole come quelle di Papa Paolo VI, che vedeva essere penetrato nella chiesa "il fumo di satana", quando dopo il Concilio Vaticano II, scese il buio sulla chiesa:
"Nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio. Ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli. Come è avvenuto questo? Il Papa confida ai presenti un suo pensiero: che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro. Tante volte, d’altra parte, nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini. «Crediamo - osserva il Santo Padre - in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé."

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A La Salette (riconosciuta dalla chiesa) raccontò Melania: "Era come se fosse il sole caduto in quel luogo". Nella luce abbagliante aveva visto una donna seduta, con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani. La Signora era vestita in maniera molto semplice, e indossava gli abiti delle donne del luogo. Pur nella sua apparente semplicità, la Signora è risplendente di luce e la sua testa è adorna di un diadema di raggi e di rose. Ella nasconde le mani nelle maniche del vestito. Con lacrime copiose, prende a parlare a due bambini. Il colloquio avviene prima in francese poi in dialetto, ed infine ancora in francese.

Ecco cosa dice dei sacerdoti, in perfetta assonanza con la Sacra Bibbia, quella signora nel 1846 a Melania, la quale poi riferirà ai sacerdoti stessi: "I sacerdoti, i ministri di mio Figlio, i sacerdoti, con la loro vita cattiva, con le loro irriverenze e le loro empietà nel celebrare i santi Misteri, con l'amore per il denaro, l'amore per gli onori ed i piaceri, i sacerdoti sono diventati cloache di impurità. Sì, i preti provocano la vendetta, e vendetta pende sulle loro teste. Siano maledetti i preti e le persone consacrate a Dio che, con la loro infedeltà e la loro vita cattiva, crocifiggono di nuovo mio Figlio! I peccati delle persone consacrate a Dio gridano al Cielo e richiamano vendetta, ed ora ecco la vendetta alle loro porte, giacché non si trova più alcuno che invochi misericordia e perdono per la gente non ci sono più anime generose; ora non c'è più nessuno degno di offrire la Vittima Immacolata all'Eterno in favore del mondo. I capi, i condottieri del popolo di Dio, hanno dimenticato la preghiera e la penitenza, e il demonio ha ottenebrato le loro menti; essi sono divenuti quelle stelle erranti che l'antico diavolo con la sua coda trascinerà alla rovina. La società è alla vigilia dei più terribili flagelli e dei più grandi eventi.”


domenica 30 dicembre 2012

"NON STA FORSE SCRITTO:LA MIA CASA SARA' CHIAMATA CASA DI PREGHIERA PER TUTTE LE GENTI? VOI INVECE NE AVETE FATTO UNA SPELONCA DI LADRI!" (Marco c.11,vv. 15-19)

La Cacciata dei mercanti dal Tempio, Cecco del Caravaggio
(Il Giornale di Magdi Cristiano Allam) - Se le vie del Signore sono infinite resta tuttavia arduo comprendere come possano incrociarsi e addirittura sposarsi il Magistero della Chiesa, la morale cattolica, la Dottrina sociale che ispirati dalla fede in Dio e dai dogmi presidiati dal Papa mettono al centro la persona, la famiglia naturale e il bene comune, con la spregiudicata ideologia di Mario Monti che sulla scia del modello cinese coniuga capitalismo e statalismo, mettendo al centro la moneta, le banche e i mercati. Il monito di Gesù “Non potete servire a Dio e a Mammona” (Matteo 6,24 e nel Luca 16,13) risuona in modo dirompente nelle coscienze di tutti i fedeli e, più in generale, delle persone di buona volontà.


Non si può non restare esterrefatti leggendo l'esplicito sostegno dell'organo ufficiale dello Stato del Vaticano, l'Osservatore romano, in un articolo in cui si esalta l'espressione di Monti “salire in politica”, valutandola come “un appello a recuperare il senso più alto e più nobile della politica che è pur sempre, anche etimologicamente, cura del bene comune”. Così come si tessono le lodi del capo dello Stato Napolitano “un'altra figura istituzionale che gode di ampia popolarità e alla quale tutti riconoscono il merito di aver individuato proprio nel senatore a vita l'uomo adatto a traghettare l'Italia fuori dai marosi della tempesta finanziaria”.

E' stupefacente constatare che è stato un amore a prima vista. Ricevendo Monti in Vaticano lo scorso gennaio, Benedetto XVI si rivolse a lui con parole di apprezzamento: “Voi avete cominciato bene in una situazione difficile e quasi insolubile”. Eppure Monti, dopo essere stato calato dall'alto dei poteri finanziari forti alla guida del governo in modo più che discutibile, aveva già ripristinato la tassa sulla prima casa maggiorata del 60% dopo la rivalutazione degli estimi catastali, aveva aumentato l’età pensionabile in modo retroattivo violando i patti con milioni di cittadini, aveva annunciato l'aumento dell'Iva e del prezzo dei carburanti facendo impennare il costo della vita, aveva scatenato il regime di polizia fiscale che controlla tutti i conti correnti e affida obbligatoriamente alle banche le transazioni superiori ai mille euro. Così come nel successivo colloquio il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, aveva espresso a Monti “attenzione e incoraggiamento per un'azione difficile, che costa sacrifici, per fronteggiare la crisi economica: un impegno notevole anche dal punto di vista morale”.

Le basi del sodalizio tra la Chiesa e Monti furono gettate nel Forum delle associazioni cattoliche svoltosi a Todi il 17 ottobre 2011, voluto dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, che vide la partecipazione di ben tre futuri ministri del governo Monti: l’allora amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera, il Rettore dell'Università Cattolica Lorenzo Ornaghi e il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi. Da allora il cardinale Bagnasco è in prima linea nella difesa di Monti, rispondendo addirittura “a chiamata” del Corriere della Sera, così come è accaduto il 10 dicembre scorso, per contrastare l'attacco frontale di Silvio Berlusconi al capo del governo: “La preoccupazione più grande è la tenuta del nostro Paese e quindi la coesione sociale. (...) Il governo tecnico ha messo al riparo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose. Non si può mandare in malora i sacrifici di un anno, che sono ricaduti spesso sulle fasce più fragili. (…) E si conferma la radice di una crisi che non è solo economica e sociale, ma culturale e morale”.

mercoledì 15 febbraio 2012

ANDREA RICCARDI HA OMESSO RISPOSTA ALLA DOMANDA DI FAZIO SABATO SCORSO....



Antonio Socci 15 febbraio 2012
La Chiesa, saggia e illuminata, è più avanti di tutti in politica. Ha corretto e congelato i convegnisti di Todi e chiama i partiti a ritrovare un’identità e una dignità, li invita a capire che, in pochi mesi, si è capovolto il mondo e che occorre arginare lo strapotere della speculazione finanzaria sui popoli e sulla politica democratica. 
Ma dal ring di quei pugili intronati, che oggi sono i partiti italiani, nessuno risponde. Tutti a tappeto, incapaci di elaborare un pensiero su quello che sta accadendo in Italia, in Europa e nel mondo.
Sembrano ormai privi di una politica e perfino orfani di un’identità e di una “mission”. Vediamo nel dettaglio quello che sta accadendo.
CONFUSIONE DA TODI
Al convegno di Todi dello scorso settembre si sono contrapposte due posizioni. Quella della relazione (bellissima) del cardinale Bagnasco, in continuità con il cammino della Chiesa italiana di Ruini e dei pontificati di Wojtyla e Ratzinger.
E quella impersonata dagli ambiziosi Riccardi e Bonanni, patrocinata dal Corriere della sera che pretendeva una rottura col passato.
Sui media è apparsa quasi soltanto questa seconda linea.
Così il convegno di Todi è stato usato per “liquidare” a nome dei cattolici il precedente governo (in realtà già in disarmo da solo) e per fare da trampolino di lancio del governo Monti-Napolitano, anche aprendo la strada all’ingresso in politica del banchiere Corrado Passera (oltreché di Riccardi).
L’interprete entusiasta di questa presunta “investitura cattolica” al nuovo assetto di potere è stato il quotidiano “Avvenire” che per tre mesi, ha celebrato il premier Monti, il suo governo e Napolitano con tonnellate di incenso.
Nelle ultime settimane la correzione di rotta di “Avvenire”, autorevolmente “suggerita” dall’alto, si è fatta molto evidente per chi segue il giornale dei vescovi e sa interpretare il linguaggio del mondo curiale.
Basti dire che due giorni fa, nella pagina delle lettere (quella usata dal giornale della Cei per mandare certi “segnali”), è uscita addirittura una lettera critica con Napolitano, cosa che sarebbe stata impensabile fino a qualche settimana fa.
Oltretutto l’argomento è di quelli più scottanti, le foibe, e il titolo era inequivocabilmente polemico col Quirinale: “Infoibati dal comunismo non da ‘derive nazionalistiche’ ”.
La lettera iniziava così:
Caro direttore, come profugo istriano sono rimasto colpito dal messaggio del presidente Napolitano: gli eccidi e l’esodo sono stati causati dalle derive nazionalistiche europee. Ero bambino, all’epoca, ma me la sento di dichiarare che gli eccidi e l’esodo sono stati causati dalle ideologie: a finire nelle foibe è stata particolarmente la borghesia, vittima del comunismo più deteriore. A Pola, a Fiume, a Gorizia, a Zara, a Trieste vennero deportati dai comunisti titini anche membri del Comitato Nazionale di liberazione, colpevoli solo di avere altre ideologie; e i titini sono stati aiutati in questo da comunisti italiani, che credevano nel ‘paradiso’ sovietico”.
Questa dura stoccata a Napolitano è il segnale di una correzione di rotta per il quotidiano dei vescovi che nei mesi scorsi sembrava quasi aver sostituito il Papa con il presidente della Repubblica. Ovviamente non si tratta solo di una lettera, seppur significativa. Sul giornale è evidente anche un certo “raffreddamento” del precedente, eccessivo entusiasmo per il governo.
CORREZIONE
Nel frattempo – con una riunione alla sede della Cei, il 16 gennaio, e poi un’altra il 9 febbraio – i bollori politici dei promotori di Todi sono stati messi un po’ nel congelatore.
Pur essendo perlopiù caporali senza truppe, nell’autunno scorso avevano annunciato grandi iniziative: incontri in ogni città (a cominciare da Napoli con il duo Riccardi/Bonanni), un roboante “Manifesto per il bene comune” e addirittura una raccolta di firme per una nuova legge elettorale. Ma ora tutto è stato stoppato.
Anche perché alcune associazioni avrebbero l’ambizione di fare un passo avanti nell’agone politico, ma in questo momento la cosa non è gradita nemmeno da chi – come il premier Monti – guida un esecutivo sostenuto da un precario equilibrio politico (a Palazzo Chigi non piace certo l’ingresso diretto di ministri in nuovi partiti o movimenti politici che potrebbero produrre una reazione destabilizzante nel Pd, nel Pdl e nell’Udc).
Peraltro è anche difficile capire quali contenuti tipicamente cattolici possano proporre queste associazioni, visto il loro sostanziale appiattimento sul “governo dei tecnocrati”.
CACCIABOMBARDIERI
Emblematica è stata l’imbarazzante intervista televisiva del ministro Andrea Riccardi, da Fabio Fazio, sabato scorso. Davanti alla domanda sull’enorme spesa (15 miliardi di euro) per l’acquisto dei cacciabombardieri F35, nel momento in cui si fa economia su malati, vecchi e disabili, il ministro, cattolico e terzomondista, non è stato capace di dissociarsi e ha cambiato discorso. LEGGI TUTTO

venerdì 18 novembre 2011

CARD.BAGNASCO A TODI:" SE SI PERDE LA SENSIBILITA' PERSONALE E SOCIALE VERSO L'ACCOGLIENZA DI UNA NUOVA VITA......"




bagnasco

di Riccardo Cascioli    18-10-2011
Sarebbe davvero un peccato se il tanto atteso incontro di Todi, organizzato dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, si risolvesse soltanto nella richiesta di un governo di unità nazionale. Perché in effetti questo è il titolo di tutti i giornali e tg, questo è – inevitabilmente – il messaggio unico che arriva da Todi, perché tale auspicio è stato espresso nella conferenza stampa finale dal segretario della Cisl Bonanni, dopo una giornata di lavori a porte chiuse.



In effetti dietro quelle porte sembra che ci sia stato un momento importante di confronto tra le diverse associazioni cattoliche impegnate nel sociale, che potrà dare più importanti frutti in futuro. Associazioni che hanno diverse sensibilità ma che cercano di trovare un punto d’unità su alcuni temi importanti per il futuro della società.



Resta però il fatto di una unità che – agli occhi del mondo – si esprime nella richiesta di un governo che metta insieme l’attuale maggioranza e opposizione, o larga parte di esse. Richiesta peraltro opinabilissima, tanto che da queste colonne ci siamo più volte espressi contro questa eventualità, senza per questo mettere in discussione – anzi, invocandola - l’unità dei cattolici su ciò che conta. Non è infatti sulle formule di governo che ai cattolici viene chiesta l’unità, e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, lo aveva chiarito perfettamente nel discorso introduttivo tenuto al mattino. Bagnasco ha infatti detto che la vera posta in gioco sta in “una specie di metamorfosi antropologica”.



“Sono in gioco, infatti – ha detto Bagnasco - le sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino. Proprio perché sono ’sorgenti’ dell’uomo, questi principi sono chiamati ‘non negoziabili’. Quando una società s’incammina verso la negazione della vita, infatti, ‘finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono’ (Benedetto XVI, Caritas in Veritate, n. 28). Senza un reale rispetto di questi valori primi, che costituiscono l’etica della vita, è illusorio pensare ad un’etica sociale che vorrebbe promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti di maggiore fragilità. Ogni altro valore necessario al bene della persona e della società, infatti, germoglia e prende linfa dai primi, mentre staccati dall’accoglienza in radice della vita, potremmo dire della ‘vita nuda’, i valori sociali inaridiscono. Ecco perché nel ‘corpus’ del bene comune non vi è un groviglio di equivalenze valoriali da scegliere a piacimento, ma esiste un ordine e una gerarchia costitutiva”.



Dunque, i cosiddetti valori non negoziabili sono le “sorgenti” dell’uomo, da cui nasce anche l’impegno per il bene comune. L’impegno dei cattolici in politica non può prescindere da questo punto, non può darlo per scontato. Probabilmente Bagnasco ha sorpreso qualcuno degli organizzatori con il suo intervento; più voci nelle giornate precedenti  all’incontro di Todi avevano dato per acquisito il fatto che il più ampio impegno per il bene comune, invocato più volte anche dal presidente dei vescovi, avrebbe finalmente messo tra parentesi la scomoda faccenda dei valori non negoziabili, per concentrarsi sui temi della giustizia sociale.  Anche il “congelamento” del Forum delle Associazioni familiari da parte della Cei, avvenuto negli ultimi mesi a vantaggio del nuovo Forum organizzatore dell’incontro di Todi, sembrava andare in questo senso.



Ma Bagnasco a Todi ha cambiato registro, spiazzando un po’ tutti e soprattutto ”mettendo al tappeto il Corriere della Sera”, come ha brillantemente titolato il vaticanista Sandro Magister 
nel suo blog. Il “partito del Corriere” infatti è quello che nelle ultime settimane più si è interessato del futuro dei cattolici in politica, rivaleggiando addirittura con Avvenire sul suo terreno. Il Corriere ha una sua idea precisa del ruolo dei cattolici in politica e lo ha chiarito in modo molto esplicito il direttore Ferruccio De Bortoli nell’editoriale pubblicato ieri, proprio nel giorno dell’appuntamento di Todi.



Esclusa a priori l’opzione di un nuovo partito cristiano, “il Paese ha bisogno dei cattolici” per costruire quell’atmosfera di unità nazionale che al partito del Corriere sta tanto a cuore. E come farlo? Riscoprendo nel dialogo con liberali e riformisti “un tratto più marcatamente conciliare dopo l’era combattiva e di palazzo di Ruini. Una missione sociale, in questi anni, poco valorizzata, mentre si è insistito tanto sulla difesa dei valori cosiddetti non negoziabili, dal diritto alla vita alle questioni bioetiche, al punto di estendere l’incomunicabilità con le posizioni laiche all’insieme delle questioni civili ed economiche”.



Insomma, il modo in cui i cattolici possono “servire” – dice De Bortoli - è se mettono da parte l’impegno su vita, famiglia e libertà di educazione. L’esatto opposto di quanto affermato da Bagnasco.



Quale strada prenderà il Forum non è così scontato come potrebbe sembrare a prima vista. Non c’è dubbio che in linea di principio le associazioni del Forum siano più attente al presidente della Cei che non al Corriere, ma non si può ignorare che gli organizzatori hanno voluto a Todi – che ricordiamo era un convegno a porte chiuse - un’ampia rappresentanza del "partito del Corriere": il direttore Ferruccio De Bortoli, gli editorialisti Ernesto Galli della Loggia e Dario Antiseri, l’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera, hanno tutti avuto un ruolo di primo piano nel dibattito. Si tratta di una scelta che fa legittimamente sorgere diversi interrogativi.



Così come qualche perplessità è sorta per la presenza del cardinale Bagnasco che, al di là dei contenuti impeccabili della sua prolusione e al di là delle proprie intenzioni, rischia di impegnare la Chiesa italiana nell’indicazione di opzioni politiche che non sono esattamente il suo compito.



Proprio da queste colonne, venerdì scorso monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ricordava che 
la sfida urgente per la Chiesa è quella educativa, necessariamente di lungo periodo. “Non possiamo disperderci su altre sfide pretendendo che noi siamo sfidati nel campo delle indicazioni alla soluzione dei problemi concreti sociali e politici, o che siamo sfidati nella individuazione di strategie a breve o lungo termine per la soluzione dei problemi socio-politici. Noi siamo sfidati sull’essenza della nostra identità, della nostra missione”. E quanto al campo socio-politico diceva: “Il compito è formare un popolo di laici che si assumano poi la responsabilità dei giudizi e delle azioni conseguenti; si deve fuggire la tentazione di creare un popolo o uno pseudo popolo di credenti che poi accetti di essere telecomandato dall’ecclesiasticità nei punti di maggiore responsabilità. Non dobbiamo in nessun modo sostituirci ai laici nell’impresa totalmente loro di portare dentro una società come la nostra il loro contributo originale di intelligenza, di passione, di educazione, di capacità costruttiva”.



Ci sembra questo un richiamo alla chiarezza dei ruoli e della propria identità che è oggi più che mai necessario. Non possiamo ora prevedere cosa succederà nei prossimi mesi e cosa nascerà nell’era post-Berlusconi che tutti stanno preparando. Il Forum delle associazioni del mondo del lavoro fa bene a proporre idee, esigenze e progetti su cui sfidare il mondo politico, ma ai pastori della Chiesa è chiesto anzitutto di dare impulso a quella grande opera rievangelizzatrice cui il papa ha richiamato in questi giorni e che è l’unica vera risposta a quella crisi culturale che stiamo vivendo. 

martedì 18 ottobre 2011

ANTONIO SOCCI, DOMENICA LE SUE PERPLESSITA', OGGI LA SUA GIOIA SULL'ESITO DEL CONVEGNO A TODI !!!

Confusione da Todi

di Antonio Socci 18 ottobre 2011
Il Corriere della sera è stato folgorato sulla via di Bagnasco? O è il salotto radicalbancario milanese che sta provando ad annettersi il mondo cattolico in vista del riassetto dei poteri post-berlusconiano?
Partiamo da due fatti singolari.
Primo. Lo spropositato rilievo che il giornale di via Solferino sta dando al gruppetto che si riunirà a Todi lunedì 17 ottobre. Secondo: il fatto che a “catechizzare” i cattolici di Todi siano stati chiamati proprio il direttore del “Corriere” Ferruccio de Bortoli e il primo editorialista Ernesto Galli della Loggia.
Conosco entrambi e li stimo, sono persone intelligenti, ma appartengono a un’altra storia. Come se non bastasse è stato invitato ad intervenire pure Corrado Passera, di Banca Intesa, che del “Corriere” è editore.
Con tutto il rispetto: che “c’azzeccano” col mondo cattolico?  Sono diventati i nuovi “dottori della Chiesa” oppure ciò che sta accadendo a Todi è il segno del ritorno alla subalternità culturale dei cattolici?
Sarebbe una subalternità (ai salotti corriereschi) analoga a quella che negli anni Settanta i caporali cattolici ebbero verso la Sinistra marxista, che solo il travolgente pontificato di papa Wojtyla, insieme a pochi movimenti cattolici, poté spazzare via. LEGGI TUTTO






Viva Bagnasco! Noi seguiamo il Signore, non “lorsignori” del Corrierone

di Antonio Socci 16 ottobre 2011




Domenica scorsa, su queste colonne, ho spiegato come fosse in corso – al convegno delle associazioni cattoliche a Todi – un tentativo di “colonizzazione”  del mondo cristiano da parte degli ambienti del “Corriere”, presenti in forze a quel simposio non solo col direttore Ferruccio de Bortoli, ma pure con il banchiere-editore Corrado Passera e con l’editorialista Galli della Loggia.
In quell’articolo ho messo in guardia i movimenti cattolici e la Chiesa italiana dal rischio di una rovinosa subalternità culturale e politica a strategie e ambienti – quelli del Corriere – che negli ultimi anni sono stati i più viscerali avversari della Chiesa italiana guidata dal cardinale Ruini sulla via tracciata da papa Wojtyla e papa Ratzinger.
De Bortoli – invece di smarcarsi da questa mia “ricostruzione” dei piani corriereschi – ieri l’ha confermata in pieno ed è andato spericolatamente oltre (troppa grazia!).
Ha infatti firmato un editoriale nel quale lui, che è laico (“noi laici”, dice), si è improvvisato pontefice, presentandosi a Todi nei panni di papa Ferruccio I, nientemeno con la pretesa che la Chiesa italiana sconfessasse il cardinale Ruini e ribaltasse la sua linea, costruita sul magistero di due papi (quelli veri).
Un errore strategico plateale (Paolo Mieli, che è molto più navigato e accorto, probabilmente non l’avrebbe commesso).
De Bortoli ha voluto addirittura disegnare per la Chiesa italiana una “nuova missione” (testuale). Perfino il titolo suonava così: “La missione dei cattolici”.
Forse il direttore del Corrierone ignora che tale missione è già stata definita duemila anni fa, da Qualcuno un po’ più titolato di lui. Che De Bortoli – dopo Ruini e il Papa – volesse scalzare pure nostro Signore?  LEGGI TUTTO

giovedì 6 ottobre 2011

I FIGLI SONO "TESORI" DI MAMMA E PAPA' MA OGGI PIU' CHE MAI SONO UN "BENE" PUBBLICO!!!

ITALIA: CALO DEMOGRAFICO


Prima che sia troppo tardi



Il Rapporto-proposta curato dal Comitato per il progetto culturale Cei




Oggi pomeriggio viene presentato a Roma il volume “Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia” (Editori Laterza), a cura del Comitato per il progetto culturale della Cei, presieduto dal card. Camillo Ruini. Anticipiamo alcuni passaggi della prefazione a cura del card. Camillo Ruini e una sintesi del Rapporto-proposta.



Analisi quantitativa e motivazioni. Nel Rapporto-proposta, ricorda il card. Camillo Ruini nella prefazione del volume, “vengono presi in attento esame la diminuzione delle nascite e i mutamenti delle strutture familiari, la sconfitta della mortalità precoce e l’invecchiamento della popolazione, le conseguenze demografiche dell’aborto, il ritardo nel passaggio all’età adulta, la disoccupazione giovanile e le difficoltà delle giovani famiglie e di quelle numerose, in particolare la fatica delle donne nel conciliare cura dei figli e lavoro”. Si affronta anche “il tema del rapido aumento dell’immigrazione, con la sua incidenza ma anche con i suoi limiti nel contrastare il declino demografico dell’Italia”. Per ciascuno di questi sviluppi “l’analisi quantitativa è accompagnata dall’indagine sulle motivazioni, sia socio-economiche sia culturali e ‘simboliche’”.



Proposte concrete. L’intento principale del Rapporto-proposta è presentare proposte, anche “molto concrete”, che “sembrano in grado di poter correggere, più o meno profondamente, il declino demografico in atto in Italia ormai da alcuni decenni”. “Non ci si nasconde – ammette il cardinale – la grandissima difficoltà e i possibili rischi di un simile compito, ma non lo si ritiene a priori irrealizzabile. Il confronto con altre nazioni non troppo dissimili da noi – come in particolare la Francia –, che si sono mostrate in grado di affrontarlo, aiuta a non cedere alla rassegnazione, sebbene il Rapporto-proposta non trascuri di mettere in luce le profonde differenze tra le due situazioni italiana e francese”. Per il card. Ruini, “rimane in ogni caso la certezza che, se non si pone rimedio al declino demografico, l’Italia, già nel medio periodo, non potrà far fronte utilmente ad alcuna delle altre impegnative sfide che stanno davanti a lei”.



Due ordini di fattori. Il Rapporto-proposta individua due ordini di fattori capaci d’influire sull’andamento delle nascite. Il primo, spiega il porporato, “è costituito dagli interventi pubblici, cioè da una serie organica di provvedimenti di lungo periodo rivolti non a premere sulle coppie perché mettano al mondo dei figli che non desiderano, bensì semplicemente ad eliminare le difficoltà sociali ed economiche che ostacolano la realizzazione dell’obiettivo di avere i figli che esse vorrebbero. Giustificare una politica di questo genere è abbastanza facile: i figli, o le nuove generazioni, sono una necessità essenziale per il corpo sociale e quindi rappresentano un bene pubblico, e non soltanto un bene privato dei loro genitori”. Il secondo ordine di fattori si colloca “a un livello più profondo, quello delle mentalità, degli insiemi di rappresentazioni e sentimenti, in altre parole dei vissuti personali e familiari e della cultura sociale, che influiscono potentemente sui comportamenti demografici”. Tra questi due ordini di fattori, sottolinea il cardinale, “il secondo appare quello maggiormente decisivo per le scelte concrete delle coppie, ma anche il primo è necessario, perché senza di esso il desiderio di procreare spesso non si traduce in comportamenti conseguenti. I due ordini di fattori sono quindi interdipendenti e non vanno separati l’uno dall’altro”.



Ritardi e vantaggi. Quanto al primo ordine di fattori, secondo il card. Ruini, “l’Italia è certamente in grave ritardo, un ritardo da riparare iniziando subito col mettere in campo un impegno adeguato alla posta in gioco e molto prolungato nel tempo”. Riguardo al secondo ordine di fattori, “l’Italia ha invece due vantaggi potenziali, che finora non hanno potuto produrre i loro effetti soprattutto per la carenza – e talvolta perfino la contrarietà – degli interventi pubblici. Mi riferisco alla perdurante solidarietà interna e rilevanza sociale delle famiglie italiane, rispetto alle situazioni prevalenti negli altri Paesi europei, e al desiderio di figli, che in Italia rimane alto”. Perciò, conclude il porporato, “se vogliamo superare progressivamente la crisi della natalità e ridare al Paese una non effimera prospettiva di crescita, dobbiamo guardare in maniera positiva a queste specificità dell’Italia”.



Struttura dell’opera. Il volume si articola in tre capitoli. Il primo è orientato a fornire una oggettiva lettura del cambiamento, attraverso l’analisi della dinamica dei fenomeni demografici e delle trasformazioni strutturali della popolazione e delle famiglie, mentre nel secondo ci si spinge alla riflessione sulle sue cause e sulle relative conseguenze di ordine economico e socio-culturale. Il terzo capitolo apre la via al difficile terreno delle proposte e affronta la questione del governo del cambiamento demografico. In tale ambito si prospettano indirizzi e azioni di politica demografica, con i necessari riferimenti alle specifiche aree di attenzione e il richiamo al tema delle politiche familiari e di conciliazione; non solo come strumento di equità e come doveroso riconoscimento sul piano dei diritti individuali, ma ancor più come strategia efficace e funzionale nel contrasto delle prospettive di regresso demografico.


Come invertire la rotta?
La ricerca di nuovi equilibri in una società che invecchia
“La ricerca di nuovi equilibri in una società che invecchia” richiede azioni politiche che mettano ancora una volta “al centro la famiglia e le scelte che ne accompagnano i processi di formazione e di sviluppo”. Sono le conclusioni cui pervengono gli autori de “Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia” (Laterza, Bari-Roma 2011), curato dal Comitato per il progetto culturale della Cei (www.progettoculturale.it) e presentato oggi (5 ottobre) a Roma. Al volume, con prefazione a firma del card. Camillo Ruini, presidente del Comitato, hanno lavorato demografi e studiosi di diverse discipline, i quali aggiungono: “Occorre diffondere una nuova mentalità che renda più generativa ed equa la società italiana”, preoccupandosi “dell’ecologia umana, cioè del rispetto di quelle forme sociali di vita che rendono dignitosa la nascita dei figli e la possibilità di allevarli ed educarli in un contesto che non ha sostituti o equivalenti funzionali: il contesto familiare”. A tale fine “dobbiamo però rivedere il concetto di sostenibilità e includere in esso le relazioni umane e sociali, che rendono la popolazione non soltanto numericamente equilibrata, ma anche socialmente coesa e giusta nelle relazioni fra i sessi e fra le generazioni”.



Cambiamenti e nodi critici. Suddiviso in tre parti, il Rapporto prende il via dalla convinzione che “l’incuria italiana degli ultimi quarant’anni nei confronti del problema demografico” abbia “prodotto gravissimi danni sociali, economici e politici”. La prima sezione, corredata da tabelle e grafici, ripercorre il cammino demografico nel nostro Paese, dove da molti anni nascono meno di 600 mila bambini l’anno (561.944 nel 2010, secondo l’Istat, dato in progressivo calo dagli anni Settanta quando toccava i 900 mila), 150 mila in meno di quanto sarebbe necessario “solo per garantire” nel tempo “l’attuale dimensione demografica”, mentre la fecondità “si è attestata attorno alla media di 1,4 figli per donna”. La seconda parte offre una riflessione sui cambiamenti e i principali nodi critici, tra cui l’allungamento della vita, la convivenza con gli oltre 5 milioni di immigrati, le difficoltà dei giovani adulti a raggiungere l’autonomia e il disagio per dover rimanere ancora in famiglia, le conseguenze della Legge 194 e l’influenza dei media sulla società. L’ultima è dedicata alle proposte e alle azioni e politiche sociali per governare questi mutamenti.



Protagonista la famiglia. Gli autori della ricerca ritengono che nonostante la diffusa concezione antropologica che privilegia “un’idea individualistica della persona umana” e “relega nell’ambito del privato tutto ciò che appartiene agli affetti, alla sessualità, alla filiazione e alla famiglia”, dietro “alle grandi trasformazioni demografiche” ci sia “una vera grande protagonista: la famiglia” nella quale “si concretizza il risultato dei comportamenti riproduttivi della popolazione italiana”. Proprio “nelle difficoltà familiari” trova “normalmente ragione il divario” di cui il rapporto dà conto “tra la fecondità voluta – gli oltre due figli che le madri vorrebbero – e quella di fatto realizzata, i circa 1,3-1,4 figli per donna”. Quanto al “rallentamento dei processi di formazione di nuove coppie – dagli oltre 400 mila matrimoni degli anni Settanta agli attuali poco più di 200 mila”, esso “va di pari passo” con il “diffuso prolungamento della permanenza dei giovani adulti nella casa dei genitori”, l’innalzamento “oltre i 30 anni dell’età media al primo matrimonio, sino al rinvio delle scelte procreative sempre più verso la soglia dei 40 anni”.



L’allarme invecchiamento. Tuttavia, secondo gli studiosi, “il grande fenomeno che fa da sfondo al panorama del cambiamento demografico nell’Italia del XXI secolo” resta quello dell’invecchiamento della popolazione: “la transizione dal sorpasso (già realizzato) tra nonni e nipoti a quello (in un futuro non così lontano) tra bisnonni e pronipoti”. Un aspetto che “suscita molto allarme” per la tenuta del sistema di welfare, la salvaguardia del sistema produttivo e “la capacità di garantire una pacifica convivenza sociale”. Definendo “selettive e frammentate” le misure fino ad oggi adottate in Italia per sostenere la natalità, il Rapporto afferma che “la misura più significativa in tal senso” è “l’equità fiscale”, intesa come “modalità strutturale di trattamento equo della famiglia sotto il profilo del reddito effettivamente spendibile dai suoi membri”. Di qui la proposta di adottare il quoziente familiare, oppure il “fattore famiglia” con la determinazione di una “no tax area”. Si devono inoltre “potenziare i servizi di qualità per la primissima infanzia”, in particolare i nidi, e valorizzare il ruolo dei consultori. Ma occorre soprattutto “un piano nazionale per la famiglia” con “carattere sussidiario”, oltre ad “una strategia dinamica e di lunga durata che la collochi al centro della società” come “una dimensione di tutte le politiche sociali, economiche, educative”. Una sorta di family mainstreaming, per il quale gli autori della ricerca invitano inoltre a conciliare famiglia e lavoro e a elaborare adeguate politiche abitative.

giovedì 29 settembre 2011

L'INTERVENTO DEL CARD.BAGNASCO CI CHIARISCE CHE LA CHIESA E' MOLTO PIU' VICINA AGLI ELETTORI DI QUANTO NON LO SIA LA POLITICA

La Cei non vuole le dimissioni del Cav. ma parla di politica ai cattolici

Oltre L'antiberlusconismo

di Cristiana Vivenzio

Tratto da L'Occidentale il 27 settembre 2011
Ci si meraviglia tanto se per una volta la Chiesa ha agito da Chiesa, ha seguito una linea non politica ma pastorale. Ha dettato un monito evangelico, nient’affatto strumentale, "sbagliando" - forse - i tempi di questa uscita pubblica – alla vigilia dell’esame del Senato della legge sul testamento biologico, che lo stesso presidente della Cei al termine del suo intervento ricorda – ma dimostrando proprio in questo una volontà redimente delle coscienze e degli animi, più che degli obiettivi politici. Nella prima parte del suo discorso ai vescovi italiani, Bagnasco ha parlato da pastore, ha tradotto in pratica il messaggio di papa Benedetto XVI, quando al Parlamento tedesco ha detto ai parlamentari che fare politica significa prima di tutto distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e quello apparente. E forse ha tradotto in predica, in “pane al pane e il vino al vino”, cogliendoli e interpretandoli, i messaggi di una società civile, che nel caso della Chiesa altro non sono che i fedeli, in fermento e soprattutto in difficoltà.
Basta leggere a lungo e con un occhio critico la prolusione per comprendere che il presidente della Cei ce l’ha con tutti. Con Berlusconi, certo, anche senza fare nomi, ma anche con i “comitati d’affari”, con chi è riluttante a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; con chi agisce secondo un principio da regolamento dei conti personali piuttosto che ispirato dalla volontà di portare a compimento i propri compiti istituzionali. Ce l’ha con chi contribuisce al deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, con chi perpetua una reciproca, sistematica denigrazione, e chi contribuisce al corrompere il senso civico, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico.
Parla da pastore quando afferma: “Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”.
Del resto – e Bagnasco lo sottolinea con forza – non è la prima volta che la Cei si pronuncia in tal senso. Lo aveva già fatto nel 2009, molto prima che Tarantini e Ruby comparissero sulla scena giudiziaria: “chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole «della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda» (Prolusione al Consiglio Permanente del 21-24 settembre 2009 e del 24-27 gennaio 2011).
Ma poi Bagnasco cambia registro, e dopo aver ammonito, evangelicamente parlando, la politica italiana, parla ai suoi, al mondo cattolico e per il mondo cattolico, non certo a nome o per conto degli antiberluscones di professione. Evidenziando – questo sì – un passaggio politico che non riguarda certo Silvio Berlusconi, ma l’impegno dei cattolici in politica. Quando il presidente della Cei afferma che “a dar coscienza ai cattolici oggi non è anzitutto un’appartenenza esterna, ma i valori dell’umanizzazione. Valori che si sta imparando a riconoscere e a proporre con crescente coraggio, e che in realtà finiscono per far sentire i cattolici più uniti di quanto taluno non vorrebbe credere", che, sempre di più, "richiamano anche l’interesse di chi esplicitamente cattolico non si sente”, fa riferimento ad un “patrimonio di cultura fatto di rappresentanza sociale e di processi di maturazione comunitaria”, da cui “si sprigionano ormai ordinariamente esperienze che sono un vivaio di sensibilità, dedizione, intelligenza che sempre più si metterà a disposizione della comunità e del Paese”.
In quale direzione si muove la Chiesa, lo lascia intendere Bagnasco quando dice: “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”. Niente nostalgia della Dc, nessuna illusione di poter ricostituire un partito dei cattolici, ma il rafforzamento di un’opinione pubblica cattolica, ma non solo, consapevole e unita su un terreno valoriale, che faccia da motore propulsivo alla politica.
Se derubricassimo come un discorso antiberlusconiano tout court la prolusione di Bagnasco, compiremmo un peccato di ingenuità e approssimazione. Se lo leggiamo come un monito, lanciato da una Chiesa molto più vicina agli elettori di quanto in realtà sia in questo momento la politica italiana, ne trarremo oltre che motivo di riflessione anche i segni inequivocabili di un cambiamento in atto.



Il testo integrale dell'intervento di Bagnasco

martedì 27 settembre 2011

NON SIANO TROPPO SODDISFATTI I "CATTOLICI ADULTI" DI SINISTRA....BENE, ALLA FINE I VESCOVI HANNO PARLATO, ERA ORA !!!


Card.Angelo Bagnasco



Purificare l’aria


La prolusione al Consiglio permanente



Gli eventi ecclesiali vissuti di recente e il protagonismo dei giovani nelle manifestazioni scoppiate sullo “scacchiere internazionale”, attraverso le quali essi “manifestano la loro incomprimibile esistenza”. Una globalizzazione che “sempre più tende ad agire dispoticamente prescindendo dalla politica” e la necessità di “correggere abitudini e stili di vita”. La “questione morale” nella politica italiana, l’attenzione della Chiesa ai poveri e a quanti sono colpiti dalla crisi, la “presenza dei cattolici nella società civile e nella politica”. Altre questioni italiane e un’attenzione internazionale (dal Corno d’Africa al Sud Sudan, dalle primavere del Nord Africa al raduno interreligioso di Assisi). Molteplici gli argomenti che il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha affrontato questo pomeriggio nella prolusione al Consiglio episcopale permanente (Roma, 26-29 settembre).



La “rigenerazione” dei cristiani. Riferendosi al XXV Congresso eucaristico nazionale, il cardinale ha ricordato che i “cinque ambiti esistenziali” trattati nelle giornate “hanno messo in risalto l’‘osmosi’ possibile, ma anche esaltante, tra il mistero che celebriamo e le dimensioni dell’esistenza quotidiana”. Per la Gmg, invece, il presule si è soffermato sulla “massiccia affluenza”, come pure sulla “qualità della partecipazione”. In Spagna si è registrata “un’ondata giovanile per gran parte nuova, ma non ripetitiva delle precedenti”. È “la generazione giovanile scaturita dalle Gmg di Benedetto XVI”, il quale ha “impresso” alle Giornate una “particolare cura nella preparazione personale e nell’esperienza sacramentale, comprensiva dell’adorazione eucaristica a scena aperta”. Ma come s’inseriscono questi eventi “eccezionali” nella “vita quotidiana”? Essi, ha evidenziato, “devono concorrere alla rigenerazione del soggetto cristiano”.



Un “patto intergenerazionale”. Guardando al nostro Paese, “se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia – ha ammonito Bagnasco – non potrà invertire il proprio declino”. In apertura della prolusione, il porporato aveva fatto riferimento al “senso d’insicurezza diffuso nel corpo sociale” per la crisi economica e sociale, seguita con “apprensione” dai vescovi “per le pesanti conseguenze sulla vita della gente e gli effetti interiori”, laddove “sembra produrre un oscuramento della speranza collettiva”. “
L’Italia – ha poi puntualizzato – non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione. Il che significa, tra l’altro, correggere abitudini e stili di vita”. 



La “responsabilità morale” dei politici. Il presidente dei vescovi è quindi intervenuto sulla “questione morale”, annotando che “chiunque sceglie la militanza politica deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta”. “La responsabilità morale – ha precisato – ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano”. Il cardinale ha riconosciuto che “si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”. E se “è l’esibizione talora a colpire” come pure “l’ingente mole di strumenti d’indagine messa in campo” e “la dovizia delle cronache a ciò dedicate”, “nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi”, ha aggiunto richiamando come “i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie” siano “in sé stessi negativi” e producano “un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà”. Dal presidente dei vescovi è giunto l’invito a “purificare l’aria, perché le nuove generazioni – crescendo – non restino avvelenate”.



“Nuova consapevolezza” per i cattolici in politica. I cattolici “anche quando non risultano sugli spalti”, sono “dove vita e vocazione li portano”, ha rimarcato, parlando della “presenza dei cattolici nella società civile e nella politica”. Il porporato ha fatto riferimento ai “percorsi diversi, a livelli molteplici, per quanti intendono concorrere alla vitalità e alla modernità della polis”. Anche se “hanno dato talora un senso anche di dispersione”, tuttavia “si è trattato di una sorta d’incubazione” in vista di una crescita della “partecipazione” e di “una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale”. A politici e amministratori si è poi rivolto, all’inizio dell’anno scolastico, chiedendo “di dare ragione della centralità della scuola”, “valorizzando anche il patrimonio della scuola cattolica e sostenendo il diritto dei genitori di scegliere l’educazione per i propri figli”. Infine, un pensiero tra gli altri all’Africa e ai “quindici ostaggi italiani”, al prossimo raduno interreligioso di Assisi e alla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, oggi ferma al Senato, provvedimento “necessario per salvaguardare il diritto di tutti alla vita”.



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