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domenica 13 luglio 2014

ANDREW SPANNAUS CI PERMETTE DI SCOPRIRE UNA GERMANIA MENO "SFAVILLANTE" DI QUANTO VUOLE APPARIRE

La Germania e la terapia choc

tratto da http://nobigbanks.it/ si Andrew Spannaus
anschluss
Il mito del miracolo della riunificazione tedesca, l’esaltazione del modello renano, la tanto decantata economia che offre condizioni di lavoro e di vita migliori che altrove – ma che in realtà non c’è più da molti anni.
Vi proponiamo l’intervista a Vladimiro Giacché pubblicata da Transatlantico.org nella quale si smonta il mito, e si offre la rilettura di quanto realmente avvenne.
Spesso si è soliti puntare il dito, semplificando, contro la perfida Germania, ma la questione è: la Germania guida questa politica o ne è prigioniera?
E’ l’ideologia del libero mercato che procede a piè sospinto, travolgendo, persino eliminando fisicamente quanti vi si oppongono.

Intervista a Vladimiro Giacché sul libro:
“Anschluss, L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa”

venerdì 31 gennaio 2014

DECRETO BANKITALIA SBARRA LA STRADA AD UNA RI-NAZIONALIZZAZIONE DELLA NOSTRA BANCA NAZIONALE OGGI IN MANO A BANCHE PRIVATE


 da NoBigBanks  31 gennaio 2014 

Più che decisioni potremmo definirle rinunce.

Il Governo ha finito per allinearsi all’ideologia della grande finanza e dei suoi rappresentanti nelle banche centrali e nella altre istituzioni sovranazionali, avendo scartato l’opzione Roosevelt, che prevedrebbe invece il ricorso a istituti pubblici attorno a cui aggregare le risorse disponibili come modo di aggirare i paletti inflessibili dei parametri di Maastricht.

Che cosa è stato deciso?

martedì 18 giugno 2013

GRAZIE ANDREW, VIDEO INTERESSANTISSIMO: CAPITALISMO FINANZIARIO! DEMOCRAZIA?

Galbraith: Draghi e l’Euro, rischi inquietanti

da nobigbanks 18 giugno 2013
james_galbraith
Il Prof. James K. Galbraith è intervenuto a Roma all’iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari e dal Centro Studi Federico Caffè, vi proponiamo il video.

Partiamo dalla fine del suo primo intervento, Galbraith delinea le opzioni in campo: il modello Cecoslovacchia con una gestione ordinata e pacifica della divisione negoziata dell’Eurozona – il divorzio dall’euro – o l’alternativa Jugoslava, con una guerra civile.

Solo che lo stesso Galbraith nella replica, riferendosi all’On. Giancarlo Giorgetti, ha poi tenuto a precisare di non essere a favore della divisione dell’Eurozona. Qui la contraddizione è evidente, dobbiamo constatare che molto spesso chi dimostra di aver compreso la natura dei problemi dell’euro poi non si assume la responsabilità di indicare la soluzione della uscita dalla configurazione attuale del sistema: come a dire, vi ho spiegato cos’è che non funziona, ma ci dovete arrivare da voi a chiedere di uscire.

 (NoBigBanks tornerà su questo tema con un articolo prossimamente)

lunedì 10 giugno 2013

ITALIA: LIBERALIZZAZIONI? PRIVATIZZAZIONI? CHI SARA' A PAGARE LA CONCORRENZA, FRA LE AZIENDE PRIVATIZZATE, SUPPOSTO CHE ESSA CI POSSA ESSERE?


da nobigbanks.it


La convinzione che la ripresa economica sia ostacolata dalle troppe regole è così radicata che non passa giorno che qualcuno invochi le famigerate Riforme strutturali, che poi sono liberalizzazioni e privatizzazioni in ossequio al dogma: più concorrenza alimenta il benessere e fa crescere il Pil.

Le riforme strutturali mirano per l’appunto ad aprire l’economia ai grandi capitali internazionali, alle bolle speculative in cerca di asset da fagocitare, per sfamare gli squali della finanza che devono rifinanziare i loro debiti da gioco con nuove attività e nuovi mercati.

Per queste ragioni vi proponiamo un paper di Claudio Giudici (ospite tv di Santoro a Servizio Pubblico) che è assai utile sia nell’illustrare la strategia delle privatizzazioni e liberalizzazioni degli Anni ’90, che nell’individuare le origini della difficoltà di tenuta del tessuto produttivo, con tanti sacrifici e sofferenze per famiglie e imprese.

domenica 2 dicembre 2012

MONTI PENSA CHE GLI ITALIANI NON ABBIANO ANCORA CAPITO?


tratto da http://nobigbanks.it/ novembre 30, 2012 

Qualche giorno fa Mario Monti ha deciso di alzare il tiro: non solo tasse in più, tagli agli enti locali, misure pesanti che (purtroppo) rappresentano un inasprimento della lunga tradizione d’austerità inaugurata negli anni Novanta con i primi governi tecnici che dovevano rispettare i parametri europei.
Ora si va oltre la quantità, si intende cominciare a intaccare la natura del sistema.

Di questo passo – dice Monti – il sistema sanitario nazionale non sarà più sostenibile.
Le reazioni in Italia sono state immediate, ma il messaggio è stato comunque lanciato, e c’è già chi loda Monti per il suo modo di affrontare le “verità difficili”.

Certo, se l’economia si contrae del 2-3% ogni anno è fuor di dubbio che non ci si potrà permettere lo stato sociale ancora per molto. 
Quel benessere che ancora c’è in molte parti d’Italia comincerà a scemare. 
Già ora i risultati delle condizioni imposte dalla BCE cominciano a cambiare: le iniziali previsioni di uno stop alla recessione l’anno prossimo si rivelano false, come ci si poteva facilmente immaginare: il 2013 sarà come il 2012, non c’è trippa per gatti. 
Sempre meno lavoro, sempre più proteste. Cresce la rabbia e cresce il pericolo di una deriva difficilmente controllabile.

E così Monti ha deciso di dare una anticipazione della prossima fase, forse sarà proprio lui a guidarla ancora grazie alla miopia dei leader politici che lo abbracciano pensando di salvarsi?
Deve cambiare il sistema, secondo Monti. 
Non sarà più lo Stato che si occupa del benessere della gente. 
Si passerà ad un nuovo modello: il mercato, l’efficienza, fee for service. Cioè chi ha più soldi potrà permettersi di vivere bene; il numero crescente di bisognosi dovrà sperare nella carità e nella fortuna. Non ci sono più garanzie.

L’Italia non spende di più degli altri paesi per la sanità e per il welfare in generale. 
La spesa italiana è in linea o anche al di sotto della spesa sociale in Francia e Germania. 
Il problema non è che il modello attuale non funziona più. 
E’ che il progetto di Monti, Draghi e dei grandi interessi finanziari internazionali ha un’altra faccia.

Non più stati che guardano al bene comune, ma strutture sovranazionali che garantiscono il dominio degli interessi della presunta élite.

Per riuscire nel disegno hanno bisogno di eliminare alcuni ostacoli, primo tra tutti devono demolire lo Stato-nazionale.

A giudicare dalla campagna stampa in corso, sono a buon punto. Ma la gente in Grecia, in Spagna, in Irlanda, e pure in Italia sta cominciando a rifiutare questo trasferimento di sovranità.
Con opera menzognera hanno fatto passare il sillogismo che lo stato nazionale è fonte di ogni egoismo, portatore di guerra e di disordine. Ma la verità storica è un’altra: gli stati democratici e liberi non hanno mai avuto interesse ad entrare in guerra.

La ragione è evidente: con la pace di Westfalia che pose fine nel 1648 alla guerra dei trent’anni si sancì il principio cardine del bene comune: la pace tra le nazioni sovrane da allora in poi avrebbe dovuto tener conto dell’interesse altrui. 
Risulta evidente che chi chiede il superamento degli Stati nazionali ed il trasferimento di sovranità a organismi sovranazionali – così come sta avvenendo con l’Ue – riflette una questione molto seria: Westfalia è di ostacolo all’affermazione della visione imperiale che è propria di una società globalizzata, con mercati aperti e flussi di merci, di persone, di denari che girano liberamente senza patria, funzionali agli ambienti finanziari che non intendono render conto ad alcuno.

Non più cittadini di una repubblica che ha a cuore il benessere dei suoi cittadini, ma individui trattati come bestie. 
Ci stanno conducendo per mano su questo scenario. Del resto, la tempesta degli spread ha fatto precipitare nel terrore per interi lunghi mesi gli italiani: una guerra psicologica.

Solo riconoscendo la concezione imperiale che orienta le scelte dei tecnocrati per giungere ai vagheggiati Stati Uniti d’Europa si potrà contrastare questo lento declino regressivo sul piano dei diritti e della civiltà.

Nobigbanks.it crede nella capacità di orientare al meglio le persone per cambiare il corso degli eventi.
Niente è segnato.
E’ il sistema che non funziona. E’ collassato e gli stessi suoi difensori sanno che devono correre ai ripari.
La gente è stanca e chiede di cambiare.
Per questo occorre riformare la finanza, e salvare la gente.
Separando le banche e creando un istituto pubblico in grado di garantire gli investimenti produttivi, assicureremo la ripresa dell’economia privata sana, così che potremo invertire la rotta e produrre ricchezza e benessere in grado di finanziare lo stato sociale in misura maggiore e migliore di quanto già non sia.
Per riprenderci il futuro dovremo ripristinare la separazione bancaria piena, erigendo una muraglia tra i circuiti bancari e creditizi che coinvolgono famiglie e imprese dell’economia reale; una muraglia che ci difenda dalla bisca dei mercati finanziari, oramai irrimediabilmente compromessi.

Ma per cambiare il sistema, dovremo trovare ispirazione dai grandi uomini che si sono distinti nell’affermare i valori repubblicani scontrandosi con le forze oligarchiche: Alexander Hamilton, Abramo Lincoln e FDR sono alcuni dei nomi cui Nobigbanks.itfa riferimento, si tratta di veri e propri padri del pensiero contemporaneo che hanno avuto il coraggio di sfidare il sistema ma anche l’intelligenza di non cadere nelle manipolazioni.

*** ***

Facciamo crescere il progetto NOBIGBANKS con un semplice clic.

E’ in corso la raccolta firme per Glass-Steagall, diffondetela tra i vostri contatti:http://www.firmiamo.it/nobigbanks


Chiedete l’amicizia su Facebook al Comitato Nobigbanks

mercoledì 6 giugno 2012

MIO CARO ENRICO, HAI SBAGLIATO A PARTECIPARE AL BILDERBERG, OGGI I POPOLI HANNO GLI OCCHI PIU' APERTI!!!!


Tra Bilderberg e cospirazioni: a cosa mira l’èlite

InGlass-Steagall su giugno 6, 2012 a 8:39 AM
Enrico Letta si è sentito in dovere di motivare le ragioni della partecipazione al meeting Bilderberg dello scorso fine settimana, riportiamo le sue parole pari pari dal suo profilo pubblico su Facebook.

“Niente cospirazioni, non c’è una piovra soffocante” – si giustifica Letta – ma già dalle sue parole si intuisce il modus operandi di questi gruppi.
Si mettono insieme persone importanti della politica, delle istituzioni, della comunicazione e della finanza, nel Comitato di direzione – così come indicato sul sito ufficiale, cui vi rimandiamo http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html – figurano nomi altisonanti del mondo degli affari: David Rockefeller, il Presidente di Goldman Sachs, quello di Axa, e quelli di Deutsche Bank AG, Barclays, Lazard, Alcoa, Royal Dutch Shell, etc…

Al meeting vengono discussi i temi dettati dall’agenda che i padroni di casa del Bilderberg ‘consigliano’, così che tutti si sentano importanti e coinvolti nel perseguire certi obiettivi.

C’erano persino rappresentanti dell’opposizione siriana e russa, guarda caso…
Da questi dettagli si capisce la loro agenda: in presenza di una gravissima crisi finanziaria internazionale, anziché affrontare il tema con una soluzione vera, si intende creare una situazione di caos geopolitico, così da alimentare le tensioni e generare conflitti bellici:si osservino le frizioni che si stanno creando con la Russia, la Siria e l’Iran.
Il punto è che gli organizzatori di meeting come Trilateral e Bilderberg non controllano tutto, ma agiscono per garantire una politica “comune” per influenzare le èlite nelle scelte di governo.
Il problema è la loro politica, che la facciano attraverso la Bilderberg o in altro modo.
Pertanto, per tornare a Enrico Letta, è evidente che la sua sfera di influenza adesso è chiara ed esplicita con la partecipazione al meeting.
Il numero 2 di un partito, il PD, che aspira a tornare al Governo del Paese, è anche l’uomo che più di altri si distingue per le liberalizzazioni a tutto campo in Italia, appena pochi mesi fa proponeva il banchiere Profumo alla guida del Governo, è dunque una figura politica che va di diritto ascritta alla fazione liberista.
Le parole di Letta lasciano senza risposta: le cose che si sono detti a porte chiuse avranno avuto a che fare con l’indirizzo delle politiche energetiche e finanziarie?
E quando Letta interverrà su questi temi in Italia con quale voce parlerà?
Rappresenterà gli interessi della base popolare che lo ha eletto o riporterà il pensiero ‘condiviso’ ed eterodiretto che raccomanda sempre la stessa ricetta a ogni paese: privatizzare, liberalizzare, aprirsi al commercio internazionale?
E poi non ci convince nemmeno che voglia liquidare la cosa con una semplice battuta sulle fantasie di chi vedrebbe complotti ovunque.
Non siamo così sciocchi da credere che i complotti si facciano al chiuso di stanze di albergo.
Pensiamo piuttosto che sia evidente che l’Euro è stato costruito per falcidiare le economie degli stati sovrani così da indurle giocoforza a ricercare una unione superiore, pretendendo una ‘volontaria’ cessione di sovranità da parte dei paesi in gravissima crisi economica.
D’altronde Letta non si accorge nemmeno che il popolo è soffocato da una piovra finanziaria, e sicuramente negli incontri a porte chiuse gli squali della finanza hanno bell’e apparecchiato la tavola, mettendo i popoli alla fame.

Lasciamo pure che i liberisti intavolino i loro progetti irresponsabili.

Per contro con NOBIGBANKS siamo impegnati a Salvare la gente e Riformare la finanza.
Continua la campagna di raccolta firme per Glass-Steagall, vi invitiamo a diffonderla e socializzarla tra i vostri contatti: http://www.firmiamo.it/nobigbanks
Salviamo la Gente. Riformiamo la finanza.
Questi alcuni tra i commenti più recenti che accompagnano le firme:
Separare le banche è una buona iniziativa, però quà serve una cosa + rapida vista la situazione, tipo organizzare manifestazioni di protesta con molta gente a Roma. Primo P.

Senza questa separazione dal tunnel non si esce! Maria Grazia