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martedì 6 dicembre 2011

ANTONIO SOCCI SOLLECITA L'INTERVENTO DELLA CHIESA, PERCHE' QUESTO ASSORDANTE SILENZIO DEI VESCOVI???


Non tacere più, Madre Chiesa, ma grida forte e difendi i tuoi figli.


di Antonio Socci
C’è qualcosa di sorprendente – per me, cattolico – nel silenzio della Chiesa di fronte a quello che sta accadendo in Italia e in Europa (come di fronte alla sanguinosa guerra alla Libia o ai tamburi di guerra che arrivano dal Medio Oriente attorno alle armi nucleari iraniane).
I vescovi e la Santa Sede ci hanno abituato a un grande interventismo (per molti perfino esagerato).
E’ dunque strano che da settimane non si sia sentita una parola su una crisi che rischia di travolgere l’Europa e il mondo intero e che ha come epicentro l’Italia.
Eppure è la più grave crisi dalla seconda guerra mondiale (nemmeno l’invito – che mi ero permesso di fare – a un’iniziativa di preghiera per l’Italia è stata raccolta).
LA MAZZATA
Lo scenario è cupissimo. Personalmente ho visto di buon occhio la nascita di questo governo, sperando in una grande pacificazione nazionale e nel risanamento economico (sono stato fra i pochi, su questo giornale, a sostenerlo).
Mi auguro ancora che riesca.
Ma devo riconoscere che ormai la delusione è grande non solo per le cadute di stile, l’arroganza o i tempi sbagliati. Soprattutto perché si annunciano provvedimenti disastrosi per gli italiani e per l’economia in generale.
Le famiglie del nostro Paese stanno per essere colpite da una mazzata di dimensioni inaudite da parte dello Stato e i vescovi italiani – che continuamente e giustamente alzavano la loro voce fino a un mese fa chiedendo il “quoziente familiare” e “la crescita” – non proferiscono parola.
Sembrano intimiditi dai professori. Ma spennare così i contribuenti con irpef e ici non sembra una performance da “luminari”: sarebbe stato capace qualsiasi politicante.
Da “scienziati” tanto celebrati ci si aspettava che finalmente tagliassero gli sprechi, non la sanità (che è già al lumicino). Dovevano andare a tassare i conti correnti in Svizzera (come hanno fatto Germania e Francia) e non dissanguare ancor più i contribuenti onesti che già sono messi in ginocchio dal fisco.
Avrebbero dovuto finalmente mettere a reddito (magari a garanzia del debito) l’enorme patrimonio pubblico, non affamare le famiglie e colpire i malati, deprimendo ancora di più l’economia.
D’altra parte se questi “professori” fossero economisti così bravi non sarebbero stati a suo tempo così entusiasti dell’euro magnificandolo come la via del paradiso. Quando invece è stata la via dell’inferno.
Adesso sono stati chiamati a sistemare le cose. Ma il timore è che costoro non siano i medici, bensì la malattia. Anche perché è il rigore monetarista che ha creato il problema, non può essere dunque la soluzione.
FINE DELLA LIBERTA’ ?
La nascita del governo dei tecnici è già stato un colpo alla democrazia (a proposito: dove sono coloro che hanno strillato finora contro il “porcellum” e il parlamento dei nominati? Com’è che si fanno piacere un governo di non eletti da nessuno?).
Ma ora vi si aggiunge un colpo pure alla libertà civile ed economica, perché l’ulteriore vessazione fiscale (oltretutto con misure poliziesche) porta a una drastica riduzione della libertà.
Lo Stato è sempre più padrone delle nostre vite, dei nostri beni, del nostro lavoro e questo è drammatico.
Dov’è la Marcegaglia che strillava contro la pressione fiscale e che ogni giorno protestava per la “crescita”? E’ in corso un formidabile passaggio di ricchezza dalle famiglie (dai loro risparmi) verso altre destinazioni. E gli italiani sono indifesi.
Tutte le polemiche sulla casta (concentrate solo sulla politica) hanno portato a questo: nessuna riduzione dei privilegi e in più una nuova casta tecnobancaria che domina con una democrazia sospesa. Pure il Pdl tace e acconsente.
In questa generale mancanza di dibattito, di posizioni critiche, il silenzio dei vescovi italiani si nota poco. Ma c’è e pesa.
Io non condivido naturalmente il malizioso sospetto di chi insinua che la Cei starebbe coperta per evitare che il governo apra il dossier “ici degli enti ecclesiastici” e “otto per mille”.
Ma proprio perché non credo a queste insinuazioni mi aspetto che i vescovi facciano sentire fragorosamente la loro voce.
Non è “Avvenire” che ha celebrato il presunto “ritorno” dei cattolici alla politica grazie al convegno di Todi? Non è a Todi che è stato abbattuto il precedente governo?
LA BEFFA DI TODI
Ebbene, ieri, proprio il protagonista di Todi, cioè il leader della Cisl Bonanni – che fu arbitrariamente considerato per l’occasione la voce ufficiale del mondo cattolico – è apparso deluso dal governo tecnico che se ne infischia di lui e della Cisl.
Quelli di Todi sono stati cattolici “usa e getta”. Oggi non servono più.
Il “Corriere della sera”, che con “Repubblica” considerò la dichiarazione di Bonanni come il colpo di grazia della Chiesa sul governo Berlusconi, ieri ricordava “crudelmente” che col governo di centrodestra Bonanni aveva il filo diretto: praticamente la Cisl pesava enormemente.
Oggi meno del due di briscola. E questa è la “vittoria” di Todi.
Fra le pochissime voci critiche c’è quella di Giuseppe de Rita, con il Rapporto Censis.
Ha denunciato che la crisi viene dal “non governo della finanza globalizzata”, che siamo ormai “etero diretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda” e che la politica è “prigioniera del primato dei poteri finanziari”.
In sostanza i cittadini non contano più nulla: “in basso il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario”. Così muore la democrazia e anche l’economia perché “la finanza certo non fa sviluppo”.
Sembra una denuncia pesantissima, ma è stata pressoché ignorata. Pure in casa cattolica benché De Rita sia da sempre il sociologo di riferimento della Chiesa italiana (anno scorso c’è stato perfino qualche movimento ecclesiale che ha fatto, del precedente Rapporto Censis – che nel 2010 era grigio e astruso – un argomento di riflessione pubblica: oggi nulla di nulla).
Impressiona pure che l’insieme dei vescovi europei e la Santa Sede che così fortemente hanno chiesto il richiamo alle “radici cristiane” nella Costituzione europea assistano oggi in totale silenzio al possibile disfacimento dell’Europa stessa.


scritto da: FRUIMEX alle ore 21:11 | link | commenti
categorie: chiesa, antonio socci, vescovi, cei

I FUNERALI DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA.....

Monti e Napolitano celebrano il funerale dello Stato nazionale italiano


(Roberto de Mattei) Chi avrebbe mai immaginato che il 150esimo anniversario dell’unità italiana si sarebbe concluso con un pesante esproprio di sovranità nazionale? E come immaginare che il principale artefice del commissariamento del nostro Paese da parte di “poteri forti” sovranazionali sarebbe stato quello stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, più di ogni altro, si era adoperato per celebrare la nascita dello Stato nazionale italiano?
Per risolvere la situazione di “emergenza economica” in cui versa il nostro Paese, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha infatti affidato la guida del governo ad un personaggio, Mario Monti, che è la più pura espressione di quei “poteri forti” ai quali si deve la crisi economica in cui si trovano oggi l’Italia e l’Europa..
Le “appartenenze” di Mario Monti a lobby e “fraternità” di vario genere sono a tutti note. Basterebbe però il ruolo da lui svolto di membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale europea dalla sua istituzione, nel 1998, al 2006.
La BCE nacque quando, in applicazione al Trattato di Maastricht, undici dei 15 Paesi dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, rinunciarono alla loro sovranità monetaria per dar vita all’euro, la nuova moneta unica che vide ufficialmente la luce il primo gennaio dell’anno successivo.
La Banca Centrale Europea, insediatasi il 1 giugno 1997, costituiva il motore di un processo, presentato come “irreversibile” dal Trattato di Maastricht, che comportava la definitiva abdicazione ad ogni sovranità in campo monetario. Il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, celebrava “la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea” (Intervista a “La Repubblica” 1 maggio 1998).
Si trattava, per inciso, dello stesso Ciampi che, come Governatore della Banca d’Italia, per evitare la svalutazione della lira, che avrebbe rallentato il cammino verso la parità del cambio tra le monete europee, tra l’agosto e il settembre del 1992, bruciò una colossale quota (mai esattamente definita) delle riserve ufficiali nazionali. Ciampi venne quindi premiato con la nomina, il 18 maggio 1999, a presidente della Repubblica italiana.
Non è un caso che il suo biografo e portavoce Paolo Peluffo (Carlo Azeglio Ciampi. L’uomo e il presidente, Milano, Rizzoli, 2007) sia stato nominato Sottosegretario di Stato del governo Monti.
Né stupisce il fatto che Carlo Azeglio Ciampi, come Giorgio Napolitano, abbia esaltato il Risorgimento nazionale, in maniera altrettanto fanatica della costruzione europea. Gli stessi “poteri forti” che, per liquidare i sovrani legittimi diedero nell’Ottocento il loro sostegno ideologico e finanziario all’unificazione, oggi vedono nello smantellamento dello Stato nazionale una nuova tappa per realizzare l’utopia della mazziniana Repubblica universale. Il processo di esproprio della sovranità nazionale avviato dal Trattato di Maastricht, aveva solo la sua prima fase nella moneta unica europea. Mentre ascendeva e altrettanto rapidamente tramontava il sogno di una “costituzione europea” (si veda il mio De Europa. Tra radici cristiane e sogni postmoderni, Le Lettere, Firenze 2006), l’euro mostrava, fin da subito, le sue prevedibili crepe.
Ma il prof. Mario Monti, allora Commissario europeo, oltre che membro della BCE, già annunciava la “fase 2” dell’Unione (“La Repubblica”, 5 maggio 1998), avvertendo che, una volta avviata la moneta unica, l’unico strumento per far fronte ai prevedibili squilibri economici sarebbe stato quello del prelievo e della ridistribuzione fiscale.
L’unificazione monetaria era presentata in Italia, dai governanti e dai mass media, come imposta dall’urgenza di correggere i nostri squilibri economici. Gli addetti ai lavori sapevano però che non è sufficiente trasferire la sovranità monetaria ad una Banca Centrale per assicurare l’equilibrio e la stabilità dei prezzi in un mercato comune dove convivono Paesi dalle strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.
Il 1° maggio 1998 alla vigilia della fatidica riunione di Bruxelles che avrebbe dato vita all’Euro, il ministro Ciampi, in un Forum a “Repubblica”, lo ammetteva con queste parole: “L’Euro ha un’importanza eminentemente politica. Con il 2 di maggio cambia qualcosa di sostanziale per l’Italia e per l’Europa. E’ la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea. Ma io penso che sarebbe veramente una costruzione zoppa, se oltre alla moneta e alla Banca centrale, l’Europa non mettesse in comune anche altro: l’importante è proseguire sulla strada dell’unificazione”.
Quando nel 1992 denunciammo, tra i primi, il Tratto di Maastricht con una lettera ai parlamentari europei, sostenemmo che, a differenza di quanto allora veniva detto, si trattava di un progetto non economico, ma politico, che si sarebbe attuato attraverso fasi strettamente concatenate.
Per gli “eurofanatici”, come Ciampi, Monti e Napolitano, l’euro è stato, fin dall’inizio, un meccanismo economico destinato a spianare la strada, dopo la cessione della sovranità monetaria, all’esproprio di quella sovranità fiscale che costituisce l’essenza della democrazia moderna.
Il principio che guidò il processo di indipendenza delle colonie americane dal governo britannico fu, nel XVII secolo, proprio la formula “no taxation without representation”: “nessuna tassazione senza rappresentanza”. Ciò significa che il potere sovrano di tassare i cittadini può essere esercitato solo da chi questi cittadini, per mandato parlamentare, legittimamente rappresenta.
Cosa pensare allora della richiesta del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che, intervenendo il 1 dicembre al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha reclamato una politica di bilancio e fiscale comune non più nazionale, ma europea, come completamento del processo che ha portato alla nascita della BCE?
La medesima richiesta è stata fatta dal Cancelliere tedesco Angela Merkel al Parlamento tedesco, per salvare l’euro, ed è condivisa ovviamente da Monti e Napolitano.
Ma con la consegna ad un organismo privo di qualsiasi mandato elettorale, quale è la Banca Centrale Europea, del potere di decidere, anche indirettamente, come e quanto tassare i cittadini si celebrano i funerali della democrazia rappresentativa e dello Stato nazionale.
Come potrebbero, d’altra parte, i “poteri forti”, procedere ad un gigantesco furto su scala europea, qual è il prelievo fiscale che ci attende, senza negare con la sovranità degli Stati nazionali, anche le regole primarie della democrazia occidentale? E, infine, che cosa devono pensare gli elettori del centro-destra di un partito come il PdL, che ha fatto proprio della difesa delle libertà economiche dei cittadini il suo programma di governo, e che oggi si appresta a sostenere il socialismo mondialista di Mario Monti?
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sabato 3 dicembre 2011

RISPOLVERIAMO I DIECI COMANDAMENTI DI DIO ??? QUINTO NON UCCIDERE!!!!!




feto


Quinto: non uccidere


Contro l'aborto.

Una battaglia di civiltà

"Perché una battaglia culturale

contro l'aborto? Perché ci troviamo di fronte alla più grande tragedia del nostro tempo: non solo ogni anno nel mondo vengono sacrificati 50 milioni di bambini nell’indifferenza generale, ma c’è anche un potentissimo movimento che vuole far passare questa strage come un diritto umano delle donne".
Contro l'aborto. Una battaglia di civiltà



03-12-2011



SACRIFICI PER UN EUROPA SENZ'ANIMA ??? NO!!! SACRIFICI SI, PER IL RITORNO ALLA SOVRANITA' DEI POPOLI !!!


UNA NOTIZIA NELL'INDIFFERENZA PIU' TOTALE DEI MEDIA....AVANZA UNA CERTA IDEOLOGIA CHE DA BRIVIDI ALLA SCHIENA

Se la Cassazione decreta la fine della civiltà

di Tommaso Scandroglio
02-12-2011



bambina down





La storia che riportiamo qui di seguito è emblematica della barbarie in cui sta precipitando la nostra società. In estrema sintesi, la Cassazione ha condannato l'Università La Sapienza a risarcire una coppia perché un esame non aveva scoperto che il loro bambino sarebbe nato down. Doppio risarcimento: patrimoniale per i soldi spesi nell'assistenza di questo bambino e morale per la sofferenza di avere un figlio handicappato. Leggerete tutti i dettagli in questo articolo, ma la gravità della sentenza unita all'indifferenza con cui è stata accolta sui media, fanno capire l'urgenza di una battaglia culturale contro l'aborto quale quella che abbiamo iniziato e di cui parleremo domani, 3 dicembre, nell'incontro a Milano in cui si festeggia anche il primo anno di vita de La Bussola Quotidiana.Contrariamente a quanto previsto, non sarà con noi Giuliano Ferrara, per motivi di salute. Ci dispiace ovviamente per questa assenza, ma ciò non toglie nulla all'importanza e alla deterrminazione in questa battaglia, che ha due scopi essenziali: affermare la realtà (della vita umana) contro l'ideologia (che la vorrebbe sopprimere); porre le basi per costruire una società giusta e pacifica. Ne parleremo domani, ma ci torneremo ancora nei prossimi giorni su La Bussola Quotidiana. (R.Cas.)  

Maurizio e Marina aspettano una bambina. Quando viene alla luce nel marzo del 1989 scoprono che è affetta dalla sindrome di Down. I medici non li avevano informati di questo, altrimenti avrebbero deciso di abortire. Si risolvono di chiedere i danni e, dopo corsi e ricorsi, ieri la Cassazione ha dato ragione alla coppia. La sentenza stabilisce che l’Università La Sapienza di Roma, a cui fa capo la clinica ove si sono rivolti i coniugi, deve risarcire loro i danni perché “non aveva informato la gestante della oggettiva inaffidabilità dell’esito della funicolocentesi e quindi sulla necessità di ripetere l’esame entro e non oltre la 24esima settimana”, termine massimo, secondo i giudici, per poter abortire. Trattasi in buona sostanza di risarcibilità da wrongful birth, da nascita sbagliata.
Quali beni sono stati lesi dalla mancata e corretta informazione sullo stato di salute del nascituro? La salute psichica della donna, la serenità di vita e i beni patrimoniali. Il danno che colpisce il primo di questi beni si chiama “danno biologico” (Cass. sez. I civ. 10.01.2000/07.01.2000 n. 7713; Cass. Civ. 8.07.1994) e si sostanzia nel trauma psicologico di mettere al mondo un figlio non voluto. Il danno esistenziale invece va ad intaccare il benessere morale della coppia dato che per tutta la vita dovranno prendersi cura di lui, saranno obbligati ad affrontare preoccupazioni che altri genitori di figli normodotati non dovranno affrontare, saranno costretti a superare ansie legate alla condizione particolare della loro figlia, etc. (Corte d'Appello di Cagliari del 12 novembre 1998). L’ultimo bene sacrificato è quello patrimoniale: pensiamo a tutte le spese per l’educazione e la crescita di un figlio non voluto e affetto da un grave handicap fisico e mentale (Tribunale di Cagliari 23.5.1995; App. Bologna 19.12.1991; Tribunale di Verona 15.10.1990). C’è chi si spinge a dire che questi costi sono un vero e proprio danno emergente, cioè una perdita subita in termini economici, come quando qualcuno ti tampona l’auto (Tribunale di Cagliari del 3.2.1995). Sul danno patrimoniale la sentenza di ieri fa cenno alla “gravità del sacrificio personale e la permanenza dell’assistenza di una persona che abbisogna di continue cure, sorveglianza ed affetto”.
A questi beni pare che la recente sentenza della Cassazione ne abbia aggiunto un altro: il bene dell’autodeterminazione, della libertà personale. Infatti gli ermellini scrivono che la madre ha il diritto di “poter decidere liberamente, anche attraverso un’adeguata informazione sanitaria, la scelta dell’aborto terapeutico o di rischiare una nascita a rischio genetico” (così anche Cass .Civ. 1.12.1998 n. 12195; Cass. Civ., III Sezione, 24.03.1999, n. 2793; Trib. Bergamo, 2 novembre 1995).
Alla luce della disciplina prevista dalla legge 194 questa sentenza è illegittima? No, dato che la natura del rapporto tra ospedale e gestante previsto dalla 194 è di natura contrattuale, così me tiene a precisare la recente sentenza dalla Cassazione: “la responsabilità dell’Università è di natura contrattuale” (stesso parere in Cassazione 8.7.1994 n. 6494, Cg. 1995, 91; Cassazione 10.5.2002 n. 6735; Trib. Cagliari, 23 febbraio 1995). Qui le questioni di morale, a sentir i giudici, non c’entrano nulla. Qui la vicenda è semplice: si tratta solo ottemperare ad alcuni oneri contrattuali. E come in ogni contratto che si rispetti colui che fornisce un servizio deve debitamente informare l’altro contraente di ogni particolare che riguarda il contratto stesso, compresi ovviamente i rischi. Se non lo fa viene meno ad un suo obbligo giuridico e deve risarcire i danni. Dunque la sentenza è in linea con quanto prevede la legge.LEGGI TUTTO

DOPO LA DOCCIA FREDDA DI BARNARD LEGGETEVI MAZZALAI, MA LEGGETELO TUTTO ATTENTAMENTE..ANDREA E' UOMO DI SPERANZA MA MOLTO LUCIDO

I’M SORRY RAGAZZI… L’ITALIA NON FALLIRA’!



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Era il lontano giugno dell’anno del Signore 2011 quando all’improvviso, in una mattina di fine primavera le agenzie di rating, dopo aver assicurato per anni, che l’Italia pur con la sua ancestrale crescita anemica era una nazione fuoriclasse nel saper amministrare il suo alto debito dichiararono che era finita la luna di miele con le loro opinioni.

All’improvviso come d’incanto, mentre l’anno prima a Wall Street, l’8 febbraio del 2010, i cosiddetti membri di un non meglio imprecisato comitato di redenzione della moneta unica, preparavano in una riunione segreta un attacco simultaneo all’Euro, una serie interminabile di attacchi concentrici lanciati dai media, dai fondi di investimento e dalle banche d’affari mondiali, attraverso report riservati raggiungeva il nostro Paese.LEGGI TUTTO 


venerdì 2 dicembre 2011

EGITTO, HA VINTO IL PARTITO DELLA "ALLEANZA DEMOCRATICA PER L'EGITTO" DI NOME....MA DI FATTO ??? LO VEDREMO!



Egitto

di Valentina Colombo
02-12-2011


 

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Ebbene, per quanto riguarda i risultati delle elezioni legislative egiziane la sottoscritta ho pensato male, ma non ha indovinato. Doveva pensare peggio.

Chi come me ha da sempre sostenuto che in Egitto le elezioni democratiche avrebbero portato a una vittoria schiacciante dei Fratelli Musulmani ha indovinato. Ma credo che nessuno di noi avrebbe pensato che ai Fratelli Musulmani, che hanno ottenuto il 40% circa, si sarebbero aggiunti i salafiti, ovvero lo zoccolo duro dell’estremismo islamico, con un impensabile 20%. In altre parole risulta vincente il Partito della Libertà e della Giustizia, in seno alla coalizione sibillinamente denominata Alleanza Democratica per l’Egitto, seguito dal Partito al-Nur, distaccatosi dall’Alleanza Democratica per entrare nell’Alleanza islamica. Ha ragione chi dice che siamo solo alla prima tornata e che i risultati finali li avremo solo il 13 gennaio prossimo, ma non illudiamoci. Il 28 e 29 novembre scorsi si è votato al Cairo, Alessandria e altre sette circoscrizioni. Il 14 e 15 dicembre si voterà a Giza, Assuan e Suez. Il 3 e 4 gennaio si voterà nel Sinai. Significa che i primi risultati sono quelli delle aree urbane principali, quelle più ricche e istruite, quindi teoricamente più vicine alle idee laiche. Quindi le prossime tornate potranno solo peggiorare la situazione.
A chi pensa a una frattura o a una concorrenza tra le tue tendenze islamiche consiglio di non illudersi. Emad ‘Abd al-Ghafur, leader del partito al-Nur, ha dichiarato che il successo del suo partito e di quello della Libertà e della Giustizia nella maggior parte delle circoscrizioni indica «il fallimento della politica del terrore nei confronti della corrente islamica, esercitata dal regime precedente e dalle altre correnti politiche negli ultimi dieci mesi». Ha anche aggiunto, ribadendo che l’uscita dall’Alleanza Democratica era stata causata da dissidi con gli elementi liberali non con la Fratellanza, che il suo partito «si alleerà con i Fratelli Musulmani». 
Dal canto loro i Fratelli Musulmani hanno pubblicato sul loro sito Ikhwan Online un comunicato che si conclude dicendo che queste elezioni hanno dimostrato che «il popolo egiziano è in grado di proteggere e costruire un proprio Stato in modo legale; che il vento ha iniziato a spirare in una nuova direzione e che la rivoluzione ha iniziato ha raggiungere i propri obiettivi; che il popolo è maturo e può cacciare dall’agone politico quel che rimane del vecchio regime». Il popolo egiziano ha cacciato un dittatore, ma non ha cacciato il passato. Basti pensare che nelle elezioni del 2005 i Fratelli Musulmani si erano presentati con candidati indipendenti e avevano ottenuto 88 seggi, ovvero il 20%.
Il leader del partito al-Nur ha ragione quando dice che Mubarak ha fallito, ma non certo perché ha creato lo spettro islamista per restare al potere. Anzi, Mubarak ha sbagliato perché ha tollerato la presenza dei Fratelli musulmani ufficialmente messi al bando tanto da consentire la loro partecipazione “in incognito” alle elezioni del 2005, da far sì che la loro sede centrale fosse a due passi da piazza al-Tahrir, da consentire che la casa editrice filogovernativa Dar al-Shoruk pubblicasse tutte le opere del teologo dei Fratelli Musulmani Yusuf Qaradawi, nonostante quest’ultimo non potesse mettere piede in Egitto.Mubarak ha sbagliato in modo particolare.....LEGGI TUTTO 

ASCOLTIAMO MAGDI CRISTIANO ALLAM CHE CONOSCE IL CORANO E GLI ISLAMICI COME LE PROPRIE TASCHE!!!


E SE PAOLO BARNARD AVESSE RAGIONE ???

Nulla di quanto è scritto di seguito è Fanta Horror. Sono un giornalista con delle responsabilità, non un folle che ama spaventare la gente.
Dovete andare in Africa per sapere cosa vi aspetta. Africa sud sahariana. I pacchetti di austerità di cui oggi si parla come ‘rimedio’ alla crisi di credibilità dei nostri governi in Eurozona, furono disegnati, esattamente come si disegna un motore, 35 anni fa dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Non si chiamavano austerità, ma Structural Adjustment Programmes (SAPs). Tagli a tutto il settore pubblico e spesa pubblica, privatizzazioni, tasse, isteria da deficit, allungamento età pensionabile, finanziarizzazione della società, ecc. Lo scopo: depredare alla morte i Paesi africani che stavano organizzando il proprio riscatto col New International Economic Order all’inizio degli anni ’70. E così fu. Non li hanno cambiati di una virgola quei programmi, solo il nome: austerità. Oggi gli esecutori di questi crimini sociali in Europa rispondono ai nomi di Ollin Rehn, Herman Von Rompuy, Draghi, Monti ecc. Essi sono le Camice Brune. Ora torniamo in Africa, perché dovete conoscere le nostre prossime SS.
Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, la prima presidente africana, ha da tempo incontrato le SS finanziarie. Sei anni fa esse hanno impugnato il debito sovrano e privato della Liberia, e oggi stanno uccidendo il Paese, letteralmente. Sono i Vulture Funds, tradotto: I Fondi degli Avvoltoi, gruppi di speculatori specializzati in recupero crediti su scala gigantesca. Ecco cosa possono fare all’Italia.
L’Italia farà default, fallirà e uscirà dall’Euro. Questo è certo nell’ordine del 99,9%. Se in un mondo magico l’Italia che torna alla lira si armasse di Modern Money Theory, programmi di piena occupazione, pieno Stato Sociale, spesa a deficit in moneta sovrana (la nuova lira), e tutte le altre misure descritte a fondo ne Il Più Grande Crimine, non avrei più ragione di scrivere oltre. Sonni tranquilli per 60 milioni di italiani. Ma è una favola. Accadrà l’esatto contrario, e quindi continuo a scrivere.
Le solite Camice Brune saranno al timone a Roma. Uno dei problemi più gravi sarà come onorare il debito bancario e privato, ovvero: i debiti delle banche italiane verso creditori esteri e italiani, e soprattutto i debiti di cittadini e aziende (mutui, prestiti ecc…) verso le banche in generale. Ci saranno frotte di creditori furiosi, da placare. In breve tempo sarà chiaro che l’Italia del default non potrà ripagare il 100% dei debiti sopra descritti. Per i creditori le strade saranno due: o ficcarsi in litigi legali per 20 anni e più, oppure vendere i propri crediti ai Vulture Funds, i Fondi degli Avvoltoi. Questo accadrà, non sappiamo in quale misura, ma accadrà, e inaugurerà l’entrata delle SS finanziarie in Italia. Per me e per voi saranno dolori veri, ma veri, vita di tutti i giorni nella pena di una povertà mai più vista dagli anni ‘50. Ecco come lavorano le SS finanziarie.
Prima cosa, le Camice Brune al governo immediatamente si piegheranno al diktat del FMI di sostenere il più possibile le richieste dei creditori. Palazzo Chigi darà il semaforo verde, nessun reale intervento di politica sovrana a difesa dei cittadini, se non misure ‘cosmetiche’. Una quota di creditori, a quel punto, venderanno il proprio credito verso di noi cittadini e aziende agli Avvoltoi, scontato del 50-70% circa. Cioè: i Vulture Funds pagheranno 30.000/50.000 euro un credito che valeva 100.000 euro. In quel momento essi diverranno i legali proprietari del debito di un italiano, di un’azienda italiana, di centinaia di migliaia di italiani e migliaia di aziende. Di seguito: agiranno come un clan di Camorristi che ha comprato il debito di un barista da un prestatore privato. Gli piomberanno addosso con ogni mezzo legale e terrorismo economico per succhiargli tutto ciò che possono, sempre però sulla base del 100% del debito. Cioè: il beneficio della resa del creditore originale, che si è accontentato di incassare solo del 30% del suo credito, non verrà trasferito al debitore.
Voi persone per bene non capite cosa significhi trovarsi debitori di un Vulture Fund, di un avvoltoio. Siete abituati al volto del vostro cassiere all’Unicredit, al Monte dei Paschi. Anche tu, imprenditore, non sai come prende allo stomaco il fiato di un SS finanziario quando lo devi ricevere nel tuo ufficio. E sarà inutile dall’interno del Lager economico Italia volgere lo sguardo al governo, ai sindacati, alle Regioni. Il debito sovrano dell’Italia del default sarà stato trasferito, con decisione del Consiglio Europeo, sotto la giurisdizione britannica o dello Stato di New York, per cui a Roma sarà la Notte dei Lunghi Coltelli, cioè il resto delle SS finanziarie del FMI, della UE dei tecnocrati alla Rompuy e Draghi, saranno impegnate a ripulire i palazzi governativi per sempre. Inutile neppure pensarci a loro.
Questo è il quadro assai probabile, vicino al certo. L’economista americano Michael Hudson ha scritto: “C’è ora il pericolo che i Vulture Funds si stabiliscano in cima alla piramide della legalità internazionale, da dove possono opprimere intere nazioni.
Non ci credete? Liberia e Islanda, andateci, basta un volo. Lì è accaduto, ora, now. And they are bleeding.
(Lo so che svelare queste cose vi causa ancor più impotenza e disperazione. So bene che non siete capaci di reagire, non lo fareste neppure ad appiccarvi fuoco. Ma il mio mestiere è raccontare ciò che vedo.)