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lunedì 18 febbraio 2013

L'ANALOGIA SARA' UN PO' FORTE MA UN SANO TIMORE NON GUASTA!!!!



Vogliono il nostro sangue. Operai, impiegati, precari, piccoli imprenditori, professionisti, artigiani e commercianti siete tutti nel mirino. Il sistema non si fermerà fino a quando il livello di indigenza e povertà non avrà raggiunto in Italia livelli ottocenteschi. E’ in atto uno sterminio mascherato di proporzioni storiche. La civiltà occidentale è in serio pericolo e la consapevolezza circa la vera posta in palio non è ancora patrimonio diffuso e condiviso. Lentamente, la pubblica opinione, raggirata da un sistema mediatico nel suo complesso nazista, comincia a percepire le ragioni inconfessabili che sottendono alcune scelte politiche ed economiche. Anche i più sprovveduti si domandano come mai, da Obama a Schauble, tutti i principali leader stranieri facciano il tifo per la vittoria del duo Monti-Bersani.LEGGI TUTTO

venerdì 8 febbraio 2013

VENDOLA DOVREBBE AVERE ALMENO LA DECENZA DI EVITARE DI FARE APPELLO A CRISTO ED AL VANGELO!!!!


Così le nozze gay dettano l’agenda in occidente

tratto da http://www.ilfoglio.it di Nicoletta Tiliacos

Ora entrano anche nella campagna elettorale italiana

Dalla Francia di Hollande alla Gran Bretagna di Cameron, dalla Germania della Merkel agli Stati Uniti di Obama(ormai deciso ad abbandonare al proprio destino quel Marriage Act che riserva il matrimonio a persone di sesso diverso), le nozze gay occupano sempre più l’agenda politica e il dibattito pubblico del mondo occidentale, mentre sono diventate già legge in Olanda, in Belgio, in Spagna, in Portogallo, in Canada, in Sudafrica, in Svezia, in Norvegia, in Danimarca, in Islanda e in Argentina, oltre che in nove stati americani. 

Che l’Italia non possa rimanere indenne lo dimostrano, insieme con la domandina rituale in proposito rivolta ai candidati alle elezioni in ogni talk show, certe reazioni di entusiasmo alle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che lunedì ha parlato di tutela di diritti individuali all’interno delle coppie di fatto, etero e omosessuali. Sbaglierebbe, chi volesse forzargli la mano nel senso del riconoscimento delle coppie gay, perché Paglia ha parlato di “soluzioni di diritto privato e prospettive patrimoniali all’interno dell’attuale codice civile” e ha ribadito il no alle nozze omosessuali.

Ma sbaglierebbe anche chi non notasse una diversità di toni rispetto al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco. Il quale, riferendosi domenica scorsa all’ormai prossima approvazione del “mariage gay” in Francia, aveva detto che ci troviamo “sull’orlo del baratro” e che “paesi europei che hanno ormai varato leggi sbagliate sulla vita, sulla famiglia, sulla libertà stanno dimostrando che non acquistano in termini di una civiltà più umana e solidale ma, semmai, più individualista e più regressiva”. Qualsiasi cosa si pensi della marcia dei “nuovi diritti”, se sia ineluttabile o meno la loro affermazione nella postmodernità, colpisce la tendenza ad alzare sempre più il tiro, là dove si è aperto alle unioni civili, trasformate in istituti riconosciuti dalla legge. In Italia, finora fedele alla sua eccezione, non ci sono unioni civili ma da sinistra si punta direttamente al matrimonio gay.

Non manca di sottolinearlo Nichi Vendola – che dice di veder dilagare a Roma l’omofobia, con il sindaco Alemanno che si offende – che chiede le nozze gay.LEGGI TUTTO

lunedì 1 ottobre 2012

RUPERT EVERETT: "NON RIESCO A PENSARE A NIENTE DI PEGGIO CHE ESSERE TIRATO SU DA DUE PAPA'"


(di Giuliano Guzzo su Camparie de Maistre del 17-09-2012) 

L’accusa di omofobia è giochino astuto: zittisci subito l’interlocutore, facendolo passare per intollerante, e qualsivoglia argomento passa in secondo piano. Una strategia dialettica assai efficace quindi, ma fino ad un certo punto.
Può infatti capitare che questa si riveli del tutto inapplicabile. Soprattutto quando, per esempio, sono proprio dei gay dichiarati a schierarsi contro le tesi del mondo omosessualista, prima fra tutte quella inerente la famiglia e la presunta equivalenza tra la famiglia tradizionale e quella omosex, in stile Elton John.

Un caso di questi è quello di Richard Waghorne, ricercatore in filosofia politica e commentatore su diversi quotidiani anglosassoni, il quale non ha esitato – pur essendo dichiaratamente gay – a schierarsi contro il matrimonio omosessuale: «Il matrimonio tradizionale viene ostacolato in nome del popolo gay, con conseguenze per le generazioni future [...] i bambini devono essere cresciuti da un uomo e una donna […] non mi sento minimamente discriminato per il fatto che non posso sposare una persona dello stesso sesso»[1].

Del tutto simile è la posizione di Andrew Pierce, opinionista del Daily Mail giunto persino a criticare il proprio premier,David Cameron, accusandolo – con riferimento al matrimonio gay – di portare avanti «arrogantemente […] una questione che scalda i cuori ai suoi compagni nella elite metropolitana, ma che non interessa i sentimenti di milioni di persone normali che, come ha dimostrato un sondaggio dopo l’altro, sono contrari ad essa». Non contento, Pierce ha scelto di rivolgersi direttamente a Cameron con una domanda davvero interessante: «Signor Cameron, io sono omosessuale, e mi oppongo al matrimonio gay. Sono un bigotto?» [2].

Il bello è che adesso, a rafforzare queste tesi, ci si è messo anche un pezzo da novanta della galassia gay: Rupert Everett.L’attore – che fece outing 20 anni fa, quando la cosa aveva effettivamente un che di scandaloso e ben prima dei vari Tiziano Ferro e Cecchi Paone – ha infatti scelto di intervenire nel dibattito sulla famiglia gay e sulla sua presunta idoneità a crescere dei figli. Sparando a zero con affermazioni che sarebbe eufemistico definire inequivocabili: «Non riesco a pensare niente di peggio che essere tirato su da due papà» [3]. LEGGI TUTTO

giovedì 19 aprile 2012

PERCHE' VENDOLA NON SI DIMETTE? E PERCHE' IN TV NE PARLANO POCO?

L'inganno di Vendola, il «grande comunicatore»



di Danilo Quinto 16-04-2012

Nichi Vendola è davvero impagabile. Da abilissimo comunicatore, l’ha annunciato egli stesso il suo rinvio a giudizio per concorso in abuso di ufficio continuato. E’ accusato da tre pubblici ministeri requirenti di aver favorito la nomina di un primario.

I giornali riportano la frase messa a verbale dall’ex Direttore generale della ASL di Bari, che il Governatore le avrebbe rivolto tra settembre 2008 e aprile 2009 - “Non ti preoccupare di questa cosa! Ti copro io!”,in ragione della preoccupazione di aderire alla richiesta del Presidente della Regione Puglia di riaprire i termini di presentazione delle domande per l’incarico di Direttore medico della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Ospedale San Paolo di Bari. 

Vendola premeva - secondo l’accusa - perché venissero riaperti i termini del concorso in modo che potesse parteciparvi un medico che egli intendeva favorire. Di fama europea, egli afferma. E che poi effettivamente vinse.

Come si difende Vendola? Sostiene che l’unico elemento d’accusa proviene dalle dichiarazioni contenute in un memoriale dell’ex Direttore generale, non suffragate da nessuna altra prova, nessuna altra documentazione. Alla domanda se intende dimettersi, Vendola risponde: “Mi dichiaro assolutamente sereno, come sempre in passato. Perchè ogni mia azione è stata sempre improntata a garantire la trasparenza”.

Sarà così anche, immaginiamo, per il secondo avviso di garanzia che il Governatore ha ricevuto nello spazio di poche ore. E’ accusato di peculato, abuso d'ufficio e falso in relazione ad una vicenda che riguarda una transazione da 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l'ente ecclesiastico Miulli, che gestisce un ospedale ad Acquaviva delle Fonti. Nel marzo del 2010, qualche settimana prima delle elezioni di rinnovo del Consiglio Regionale, la Regione effettuò una transazione con l'ospedale ecclesiastico. Il Miulli aveva chiesto circa 42,6 milioni di euro per crediti che avrebbero vantato dal 2002 al 30 giugno del 2007. La clinica sosteneva di essersi indebitata per realizzare la nuova sede con fondi propri (76 milioni fino a fine 2008) perché i costi per mandare avanti l'ospedale sarebbero stati maggiori rispetto ai rimborsi della Regione. Il problema riguarda la delibera, poi annullata in autotutela dalla stessa giunta Vendola e che oggi, dopo un contenzioso col Miulli finito davanti al Consiglio di Stato, sta costringendo la Regione a restituire all'Ente di Acquaviva differenze tariffarie per 150 milioni di euro.

mercoledì 22 settembre 2010

NIKY VENDOLA PREMIER ?? IDDIO CE NE SCAMPI E LIBERI! LA BINDI,CHE LO HA SOSTENUTO A TORINO, CHE NE DICE DELLE AZIONI DI VENDOLA?

I giudici sventano il golpe abortista di Vendola



Luigi Santambrogio mercoledì 22 settembre 2010



Quel giudice di Berlino reso famoso da Brecht perché castigò il re di Prussia in causa contro un povero mugnaio deve avere qualche parente pure a Bari, dentro il Tar della Puglia. Stavolta, a coprire il ruolo dell’arrogante  re di Prussia c’era il governatore Nichi Vendola, stella nascente del nuovo Pd eco-movimentista e movimentato che mai si sarebbe immaginato d’essere sbugiardato proprio sul terreno che vorrebbe okkupare (la kappa con uno come lui è d’obbligo): quello delle libertà civili e di coscienza.  
A mandare in crusca la farina di Terlizzi, i nove mugnai, cioè 9 medici cattolici obiettori anti abortisti, esclusi dai concorsi  per l’accesso ai Consultori per real editto  di Nicola detto Nichi, imperatore catto-gay-comunista di Puglia. “Una clausa espulsiva”, una “procedura selettiva, discriminatoria oltre che irrazionale”: un bello schiaffone democratico sul muso vendoliano, quello mollato dai giudici pugliesi che bollano il governatore, sempre pronto a impartire lezioncine di bon ton politico e consigli di resistenza antagonista al regime, con il marchio infamante del nazi-comunismo.


L’antefatto. Il governatore che gestisce la Puglia come lo Stato Libero di Bananas, una bella mattina di quasi primavera (è il 13 marzo scorso)  si sveglia e dice ai suoi che bisogna assolutamente garantire negli ambulatori e nei consultori famigliari della Puglia l’effettiva applicazione della legge 194 sull’aborto. Ecco dunque l’opportunità di assumere nuovo personale che non abbia limitazioni morali ed etiche, e professi la fredda e razionale religione del laicismo estremo, o comunque non abbia l’etica del “bigotto” cristiano che considera ogni feto di età inferiore ai tre mesi (i limiti della legge per abortire) una vita umana da salvare.



In altre parole, viene espressa l’esigenza di assumere solo personale non obiettore di coscienza; personale che - laddove fosse richiesto dalla donna che vuole disfarsi del frutto del proprio rapporto amoroso - sia disposto a operare l’aborto senza se e senza ma. Così, ecco che, in un atto di vera maestria comunista, la giunta regionale governata di Nichi sul modello nepalese, emette un provvedimento da far vergognare pure l’Iran di Mahmud Ahmadinejad: nei prossimi concorsi pubblici per l’assunzione di personale medico nelle strutture anzidette, potranno partecipare solo i non obiettori di coscienza. Gli altri, medici e infermieri cattolici o comunque contrari all’aborto, dovranno stare a casa.


Con  assoluto sprezzo del ridicolo, alla delibera viene appiccicato un titolo da barzelletta  sovietica:  “Potenziamento del percorso di nascita”. Una mattana in originale stile  kapò che i giudici del Tribunale amministrativo ci mettono solo qualche secondo a disintegrare: la delibera 735 dello zar Nicola, sentenziano,  fa a pezzi almeno almeno due articoli della Costituzione (il 3 e il 4) “oltre che i principi che stanno a fondamento dell'obiezione di coscienza, cioè la libertà religiosa e di coscienza e la libertà di manifestazione dei pensiero”. 



Contrasta, inoltre, la  Carta sul diritto al lavoro in quanto realizza “una inammissibile discriminazione”  che mette in discussione il principio di parità di trattamento nell’accesso al lavoro senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale.



C’è dell’altro? Massì che c’è. “Una procedura selettiva”, scrivono i giudici del Tar, “che escluda aprioristicamente i medici specialisti obiettori dall’accesso ai Consultori appare discriminatoria oltre che irrazionale poiché non giustificata da alcuna plausibile ragione oggettiva”.



Per questo,  il Tar obbliga la Regione Puglia a «riservare» il 50% dei posti nei consultori pubblici agli obiettori in quanto “la presenza o meno di medici obiettori” scrivono i giudici amministrativi “è assolutamente irrilevante visto che all’interno dei consultori non si pratica materialmente l’interruzione, bensì soltanto attività di assistenza psicologica e di informazione, consulenza della gestante, ovvero vengono svolte funzioni di ginecologo che esulano dall’iter abortivo”.



Vabbè, gli obiettori cattolici come i Panda del Wwf: occorrono le quote per difenderli dalle pallottole della gang  abortista e salvarli dall’estinzione.


Battuto il governatore e gli ultrà abortisti pugliesi, il problema tuttavia resta, ed è quello del rispetto della 194 in tutte le sue parti. Vendola ha cercato di scardinarla: cacciati dai Consultori gli obiettori sarebbero stati espulsi anche dalle farmacie e dagli ospedali. 



Impressiona pensare che i Consultori, nati per rimuovere le cause dell’aborto, oggi sono invece sempre più utilizzati come anticamera alla sala operatoria.  Perché è questo che succede anche in  altre regioni. Tuttavia, nessun amministratore era arrivato a  mettere per iscritto la discriminazione e farne materia di legge.  Ci ha pensato lui, il grazioso governatore Nichi (lista) con l’orecchino.



Per fortuna, il giudice di Berlino ha devoti fan  anche a Bari. Così la crociata di Vendola è fallita. Stavolta, e per ora.


Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/9/22/IL-CASO-I-giudici-sventano-il-golpe-abortista-di-Vendola/print/114131/