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martedì 13 dicembre 2011

IN MEZZO A TANTI CIECHI ECCO UNA PERSONA CHE VEDE LONTANO: MAGDI CRISTIANO ALLAM!!!

Video intervista a Magdi Cristiano Allam del 9 dicembre 2011

Intervista a Magdi Cristiano Allam Intervista a Magdi Cristiano Allam in occasione dell’incontro promosso il 9 dicembre 2011 dalla Fondazione Lepanto sul tema: Contro la dittatura del relativismo e dei poteri forti: l’identità cristiana dell’Italia
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lunedì 12 dicembre 2011

"NESSUNA TASSAZIONE SENZA RAPPRESENTANZA": 26 NAZIONI IN MANO A DEI BUROCRATI CHE NESSUNO DI NOI HA VOTATO!!!

Politica Italiana: il funerale dello Stato nazionale


(di Roberto de Mattei)

Chi avrebbe mai immaginato che il 150esimo anniversario dell’unità italiana si sarebbe concluso con un pesante esproprio di sovranità nazionale?

E come immaginare che il principale artefice del commissariamento del nostro Paese da parte di “poteri forti” sovranazionali sarebbe stato quello stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, più di ogni altro, si era adoperato per celebrare la nascita dello Stato nazionale italiano?
Per risolvere la situazione di “emergenza economica” in cui versa il nostro Paese, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato la guida del governo ad un personaggio, Mario Monti, che è la più pura espressione di quei “poteri forti” ai quali si deve la crisi economica in cui si trovano oggi l’Italia e l’Europa. Il paradosso è solo apparente. Le “appartenenze” di Mario Monti a lobby e “fraternità” di vario genere sono a tutti note. Basterebbe però il ruolo da lui svolto di membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale europea dalla sua istituzione, nel 1998, al 2006.
La BCE nacque quando, in applicazione al Trattato di Maastricht, undici Paesi dei 15 Paesi dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, rinunciarono alla loro sovranità monetaria per dar vita all’euro, la nuova moneta unica che vide ufficialmente la luce il primo gennaio dell’anno successivo. La Banca Centrale Europea, insediatasi il 1° giugno 1997 costituiva il motore di un processo, presentato come «irreversibile» dal Trattato di Maastricht, che comportava la definitiva abdicazione ad ogni sovranità in campo monetario.
Il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, celebrava «la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea» (intervista a “La Repubblica” 1 maggio 1998). Si trattava, per inciso, dello stesso Ciampi che, come Governatore della Banca d’Italia, per evitare la svalutazione della lira, che avrebbe rallentato il cammino verso la parità del cambio tra le monete europee, tra l’agosto e il settembre del 1992, bruciò una colossale quota (mai esattamente definita) delle riserve ufficiali nazionali.
Ciampi venne quindi premiato con la nomina, il 18 maggio 1999, a presidente della Repubblica italiana. Non è un caso che il suo biografo e portavoce Paolo Peluffo (Carlo Azeglio Ciampi. L’uomo e il presidente, Rizzoli, Milano 2007) sia stato nominato Sottosegretario di Stato del governo Monti. Né stupisce il fatto che Carlo Azeglio Ciampi, come Giorgio Napolitano, abbiano esaltato il Risorgimento nazionale, in maniera altrettanto fanatica della costruzione europea.
Gli stessi “poteri forti” che, per liquidare i sovrani legittimi diedero nell’Ottocento il loro sostegno ideologico e finanziario all’unificazione, oggi vedono nello smantellamento dello Stato nazionale una nuova tappa per realizzare l’utopia della mazziniana Repubblica universale.
Il processo di esproprio della sovranità nazionale avviato dal Trattato di Maastricht aveva solo la sua prima fase nella moneta unica europea. Mentre ascendeva e altrettanto rapidamente tramontava il sogno di una “costituzione europea” (si veda il mio De Europa. Tra radici cristiane e sogni postmoderni, Le Lettere, Firenze 2006), l’euro mostrava, fin da subito, le sue prevedibili crepe. Ma il prof. Mario Monti, allora Commissario europeo, oltre che membro della BCE, già annunciava la «fase 2» dell’Unione (“La Repubblica”, 5 maggio 1998), avvertendo che, una volta avviata la moneta unica, l’unico strumento per far fronte ai prevedibili squilibri economici sarebbe stato quello del prelievo e della ridistribuzione fiscale.
L’unificazione monetaria era presentata in Italia, dai governanti e dai mass media, come imposta dall’urgenza di correggere i nostri squilibri e a risanare la nostra economia. Gli addetti ai lavori sapevano però che non è sufficiente trasferire la sovranità monetaria ad una Banca Centrale per assicurare la stabilità dei prezzi e l’equilibrio in un mercato comune dove convivono Paesi dalle strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.
Il 1° maggio 1998, alla vigilia della fatidica riunione di Bruxelles che avrebbe dato vita all’Euro, il ministro Ciampi, in un Forum a “Repubblica”, lo ammetteva con queste parole: «L’Euro ha un’importanza eminentemente politica. Con il 2 di maggio cambia qualcosa di sostanziale per l’Italia e per l’Europa. È la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea. Ma io penso che sarebbe veramente una costruzione zoppa, se oltre alla moneta e alla Banca centrale, l’Europa non mettesse in comune anche altro: l’importante è proseguire sulla strada dell’unificazione».
Quando nel 1992 denunciammo, tra i primi, il Trattato di Maastricht con una lettera a parlamentari europei, sostenemmo che, a differenza di quanto allora veniva detto, si trattava di un progetto non economico, ma politico, che si sarebbe attuato attraverso fasi strettamente concatenate. Per gli “eurofanatici”, come Ciampi, Monti e Napolitano, l’euro è stato, fin dall’inizio, un meccanismo economico destinato a produrre, dopo la cessione della sovranità monetaria, la sovranità fiscale, che costituisce l’essenza della sovranità democratica.
Il principio che guidò il processo di indipendenza delle colonie americane dal governo britannico fu, nel XVII secolo, proprio la formula «no taxation without representation»: “nessuna tassazione senza rappresentanza”. In una democrazia moderna, il potere sovrano di tassare i cittadini può essere esercitato solo da chi questi cittadini, per mandato parlamentare, legittimamente rappresenta.
Cosa pensare allora della richiesta del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che, intervenendo il 1° dicembre al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha reclamato una politica di bilancio e fiscale comune europea, come completamento del processo che ha portato alla nascita della BCE? La medesima richiesta è stata fatta dal Cancelliere tedesco Angela Merkel al Parlamento tedesco, per salvare l’euro, ed è condivisa ovviamente da Monti e Napolitano. Ma con la consegna ad un organismo privo di qualsiasi mandato elettorale, quale è la Banca Centrale Europea, del potere di decidere, anche indirettamente, come e quanto tassare i cittadini europei si celebrano i funerali della democrazia rappresentativa.
Come potrebbero, d’altra parte, i “poteri forti”, procedere ad un gigantesco furto su scala europea, qual è il prelievo fiscale che ci attende, senza negare con la sovranità degli Stati nazionali, anche le regole primarie della democrazia occidentale? E, infine, che cosa devono pensare gli elettori del centro-destra di un partito come il PdL, che ha fatto proprio della difesa delle libertà economiche dei cittadini il suo programma di governo e che oggi si appresta a sostenere il socialismo mondialista di Mario Monti? (Roberto de Mattei)

ANDREA MAZZALAI:"MONTI E' RIUSCITO NELLA PIU' SOFISTICATA MANOVRA DI DEMOLIZIONE DELLA CLASSE MEDIA..."

sabato 10 dicembre 2011

QUANDO I VESCOVI TACCIONO O PEGGIO CONDIVIDONO LE INGIUSTE "MANOVRE DI GOVERNO"

DIFENDESSERO LA FEDE IN GESU’ CRISTO (E I DOGMI) CON LA STESSA TENACIA CON CUI SI BATTONO PER ICI E OTTO PER MILLE…

di Antonio Socci 10 dicembre 2011



La campagna sull’ “Ici della Chiesa” è stata lanciata dai radicali per anticlericalismo, ma gli ecclesiastici hanno dato una risposta così disastrosa che alla fine la Chiesa – oltre a doversi piegare sull’Ici – ne ha ricavato pure un grande danno di immagine e di credibilità.

Parlavo di faziosità radicale. Scrive Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che la scorsa estate i radicali presentarono un emendamento alla manovra-bis che voleva colpire esclusivamente “gli enti religiosi cattolici”.

In modo da negare “soltanto ad essi i benefici stabiliti dalla legge” per le opere “senza fini di lucro. Neanche citati tutti gli altri soggetti (altre religioni, associazioni laiche, patronati, realtà politiche e sindacali)”.

Questo, dice Tarquinio, dimostra che i radicali sono mossi da ostilità discriminatoria contro la Chiesa.

ERRORI

Ma perché una campagna radicale che per mesi l’opinione pubblica ha snobbato, d’improvviso è stata abbracciata da tanti diventando una polemica di massa contro la Chiesa?

Perché il governo Monti ha usato l’Ici per realizzare gran parte della sua stangata sulle famiglie e sui pensionati e perché la Chiesa – basti vedere l’Avvenire – è stata una sfegatata sostenitrice di tale stangata.

D’improvviso dal giornale dei vescovi sono spariti gli appelli accorati per il “quoziente familiare” che erano stati ripetuti nei mesi precedenti.

Che “a pagare siano ancora le famiglie”, come ha denunciato il Forum delle associazioni familiari, è diventato irrilevante: gli italiani – per il giornale dei vescovi – devono pagare e zitti.

“Il governo sta facendo gli interventi giusti, quelli che devono essere fatti” recitava l’editoriale di mercoledì scorso. Sono provvedimenti “sostanzialmente equi” e tale manovra ora deve essere “sostenuta dai cittadini”.

Sulla stessa prima pagina di Avvenire, sempre mercoledì, c’era un altro editoriale, firmato dal direttore, il quale però si opponeva a qualunque sacrificio da parte della Chiesa sostenendo che i trattamenti di favore sull’Ici non esistono.

CONFUSIONE

Sennonché, proprio nelle stesse ore, il Segretario di Stato vaticano, cardinal Bertone, diceva cose sull’Ici e la Chiesa che suonavano come una smentita di Avvenire: “E’ un problema particolare: da studiare e da approfondire”.

Non solo. Giovedì c’è stata un’altra dichiarazione, stavolta di Andrea Riccardi, presidente della Comunità di S. Egidio, appena nominato ministro nel governo tecnico, che ha detto: “La Chiesa dovrebbe pagare l’Imu in caso di attività commerciali”.

Come “dovrebbe”? Non lo sta facendo già? Se il ministro – che si presenta come “supercattolico” – dice che “dovrebbe pagare” si evince che qualche problema c’è.

Il ministro ha poi aggiunto che bisogna vedere “caso per caso, se c’è stata mala fede si intervenga”.

Tutto questo ha alimentato la confusione e i sospetti della gente. Allora proviamo a fare chiarezza.

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IDA MAGLI CI RICORDA CHE OLTRE UN SECOLO FA S0LOVEV AVEVA PREVISTO LA FALSIFICAZIONE DEL BENE...."IL MALE" CHE CI APPARE BENE ..

Alla guerra dell'euro
di Ida Magli

ItalianiLiberi 
| 09.12.2011





  Porta questo titolo: “Alla guerra dell’euro” l’ultimo numero di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Anche questo numero è scritto come sempre da persone molto competenti e, per quanto riguarda l’Unione europea, quasi del tutto obiettive. Dico “quasi” perché, sebbene siano comparsi più volte fascicoli di fuoco sull’Europa e sull’impossibilità della sua realizzazione (ricordo fra gli altri: “L’Europa è un bluff”), si è però sempre sentita sotto traccia una specie di dolorosa rabbia per questa impossibilità. Insomma: se si potesse fare sarebbe bellissima, ma di fatto non si può. Non si può per gli innumerevoli, evidenti motivi di ordine geopolitico, storico, economico, che ormai anche l’ultima delle casalinghe ha imparato a conoscere bene perché ne ha vissuto le tragiche conseguenze in questi anni nei quali i politici hanno imposto l’unificazione.
  L’editoriale di Caracciolo è ricco di bruciante ironia e non risparmia il fuoco a pallettoni: se la banca svizzera Ubs afferma che “l’euro non dovrebbe esistere”, Caracciolo aggiunge che si tratta di una moneta in sé improbabile, tecnicamente autodistruttiva, figlia di genitori separati che per fingersi uniti decisero di battezzarla … Non è possibile riassumere in poche righe tutti i punti importantissimi toccati in questo editoriale ma, a conferma del sottinteso rimpianto di cui parlavo, alla fine viene avanzata una proposta: piuttosto che rimanere strangolata fra le mire di Sarkozy e quelle della Merkel, l’Italia ha in mano una carta potente: se non volete che faccia saltare il banco, formiamo una Confederazione Europea, uno Stato democratico multinazionale che riunisca soltanto Francia, Germania, Spagna, Polonia e Italia, abbastanza simili per dimensioni demografiche, territoriali, economiche, culturali. E’ a questo punto che la geopolitica mostra il suo peccato d’origine, quello che, pur se per tutt’altri motivi, l’accomuna ai costruttori dell’unione europea: mancano i popoli. Manca la vera ricchezza dei popoli d’Europa, la loro creatività, la loro lingua, la loro volontà, il loro “carattere”. Quando Sarkozy dice sottovoce, lamentandosi della testardaggine della Merkel: “i Tedeschi sono sempre gli stessi” e Caracciolo giustamente aggiunge: “ i Francesi sono sempre gli stessi”, a che cosa ci si riferisce se non ai caratteri dei popoli? Sono quegli eterni caratteri per i quali ci ritroveremmo nella eventuale Confederazione con il conflitto direttivo fra Germania e Francia e i nuovi, vecchi “sudditi” disprezzatissimi dei quali si può continuare a dire “gli Italiani sono sempre gli stessi”, ecc. ecc.
  Non preoccupiamoci, però, della proposta di Caracciolo: pur amico della sinistra e di Enrico Letta con il quale ha scritto, combattendone la fede europeista, ben due libri, non sarà ascoltato. Amaro eppure luminoso destino quello dell’Italia: ricchissima di intelligenze critiche e governata dai peggiori politici che possano toccare in sorte a una nazione. Che siano stati sempre i peggiori non c’è dubbio: nessun popolo, se non l’italiano, sarebbe riuscito a rimanere intellettualmente vivo pur governato per duemila anni dai Papi, dogmaticamente infallibili. Ma il progetto di unificazione europea ha messo in luce  qualcosa di peggio dell’infallibilità papale: l’esistenza di politici che usano il potere con l’assolutezza di una infallibilità che supera quella garantita dallo Spirito Santo, o meglio, che non ne ha bisogno. E’ nata, contestualmente con la finzione di un impero creato per la “pace”, una  nuovissima forma di politica, quella che per certi aspetti aveva previsto oltre un secolo fa Vladimir Solovëv parlando proprio degli Stati Uniti d’Europa: la falsificazione del bene. Il Male adesso opera direttamente nella storia portando con sé i doni del Bene: la pace, l’uguaglianza, l’amore di tutti con tutti. Si tratta di una finzione assoluta, indistinguibile dalla verità. Non sono necessari i termini teologico-cristiani di Solovëv per capire che questa finzione è il male su cui si fonda l’unione europea e che ha proseguito giorno per giorno la sua opera distruttiva fino alla fase finale. E’ l’attuale dittatura degli operatori del nulla: il gioco di borsa, il denaro virtuale. Ne ha convalidato la verità Mario Monti eliminando la moneta concreta.        .
Roma, 8 Dicembre 2011





Antonio SOCCI


Un impressionante dettaglio…

tratto da: Libero, 8.12.2007.



Se si legge con attenzione l’enciclica… 







C’è un personaggio inquietante e apocalittico che Benedetto XVI evoca, a sorpresa, nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Per la verità il papa non cita direttamente questo oscuro soggetto che è drammaticamente preannunciato fin dal Nuovo Testamento, ma lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”. 



Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalititca che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità teniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.



Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male. Oltretutto già in un’altra recente occasione è stata evocata e ben meditata, in Vaticano, la figura dell’Anticristo. E’ accaduto quest’anno, il 27 febbraio, negli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinale Biffi (immagino che i temi siano stati concordati): si è meditato proprio sulla profezia dell’Anticristo (vedi “Le cose di lassù”, ed. Cantagalli). Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900, come avvertimento al XX secolo che era agli albori. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.



“Dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita più approfondita riflessione” spiega Biffi “è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista”. Praticamente un campione perfetto del politically correct. Ecco le parole di Solovev: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.



In sostanza questa figura – l’antagonista di Gesù Cristo – si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo, quelli che oggi carezzano il senso comune. L’Anticristo di questo racconto infatti tuona: “Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l’ho data. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”. Parole in cui molti sentono echeggiare quell’accusa al cristianesimo (che sarebbe causa di intolleranza e conflitti) oggi tanto diffusa. Tuttavia si sbaglierebbe a ritenere che il Papa stigmatizzi solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Proprio Ratzinger, da cardinale, in una memorabile conferenza a New York, il 27 gennaio 1988, davanti a un uditorio ecumenico, soprattutto di teologi, citò lo stesso racconto di Solovev esordendo così: “Nel ‘Racconto dell’Anticristo’ di Vladimir Solovev, il nemico escatologico del Redentore raccomandava se stesso ai credenti, tra le altre cose per il fatto di aver conseguito il dottorato in teologia a Tubinga e di aver scritto un lavoro esegetico che era stato riconosciuto come pionieristico in quel campo. L’Anticristo un famoso esegeta!”.



Questo discorso fu ripetuto dal cardinale anche a Roma, davanti a una platea di teologi cattolici. Molti, in quelle platee, trovarono sicuramente “provocatoria” questa citazione, sia pure espressa con la pacatezza tipica di Ratzinger che esorta tutti, sempre, a riflettere. Essa però esprime la consapevolezza dell’attuale pontefice – e prima di lui di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio.



Che nella Chiesa, specialmente negli ultimi pontefici, sia diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo) appare evidente da tanti loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere, anche in Vaticano, la gran quantità di “avvertimenti” soprannaturali, che vanno in tal senso, contenuti in “rivelazioni private” a santi e mistici e in apparizioni di quesi decenni: in qualcuna di esse si afferma addirittura che l’Anticristo sarebbe un ecclesiastico di questo tempo (un “pastore idolo” che sconvolgerà la vita della Chiesa), ma è un’immagine che molti interpretano come riferita a un “pensiero non cattolico” dentro la Chiesa, fenomeno che in effetti è ben disastrosamente visibile. Dà un quadro ragionato e illuminante di tutto questo padre Livio Fanzaga nel volume, appena uscito, “Profezie sull’Anticristo” (Sugarco). Un quadro prezioso per comprendere il senso e la preoccupazione di tanti interventi pontifici. Angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.



La particolare attenzione della Santa Sede all’Italia è dovuta al fatto che qui il peso dei cattolici ha dato - come ha sottolineato il Papa stesso - il segnale di una inversione di tendenza rispetto alle devastazioni anticristiane e nichiliste del resto d’Europa. La Chiesa cioè scommette sull’Italia per riportare l’Europa alle sue radici cristiane e alla fede. Per questo allarma fortemente che in questi giorni, nel Palazzo della politica, si tenti di soppiatto – con la connivenza di alcuni cattolici – di reintrodurre un “reato di opinione riferito alla tendenza sessuale” (come lo definisce “Avvenire”) che apre la strada alla “demoralizzazione” del Paese e domani potrebbe fortemente minacciare la stessa libertà della Chiesa di insegnare la sua morale. Oltretutto tale limitazione alla libertà di pensiero e di parola viene pretesa in nome di un’ideologia libertaria, paradosso che fa riflettere amaramente oltretevere, dove questi scricchiolii sono percepiti come pericolosi avvertimenti prima di un possibile crollo.

EUROSUMMIT, RAGGIUNTO L'ACCORDO DI 26 PAESI MA DICE OSCAR GIANNINO CHE TUTTO CIO' SERVIRA' A POCO!!


Si ballerà eccome e comunque, dopo l’eurovertice

Ammettiamo per ipotesi che l’eurosummit di stasera e domani vada al meglio. Che il six pack, i sei punti convenuti – convenuti davvero? -tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a inizio settimana vengano condivisi entusiasticamente da tutti. Che il Protocollo 12 – come i tedeschi definiscono con disprezzo la proposta minimalista di van Rompuy avanzata ieri – venga scartato, in nome di una modifica vera e rapida ai Trattati per far nascere l’Unione fiscale. Non ci credo ma immaginiamo che accada davvero, e che inizi il complesso processo di ratifica a tappe forzate dei Trattati, a favore di procedure di bilancio “blindate” e con ruolo ispettivo e sanzionatorio della Corte di giustizia europea. Che l’Esm sostituisca l’Efsf già entro il 2012. Ammettiamo tutto questo per ipotesi. La domanda diventa: quanto durerà il test dei mercati sulla solidità, tempestività ed efficacia di tali nuovi determinazioni? che cosa avverrà, nel frattempo? E’ possibile immaginarlo senza la pretesa di voler fare gli auguri che interrogavano con il volo degli uccelli la volontà dei dei, superni o inferi a seconda di quale fosse il quadrante da cui i pennuti si manifestavano? Con una certa approssimazione, certo che è possibile immaginarlo. Nel senso che i politici e tantissimi con loro possono forse immaginare che come ad opera di una bacchetta magica il selling colossale di asset europpei si arresti, il beta e la volatilità dei mercati si plachi,gli spread convergano di nuovo come ai vecchi tempi, e tutti vissero felici e contenti. Naturalmente, però, l’esperienza ci dice che molto probabilmente non sarà così. Per diverse ordini di ragioni.
La prima è che il mercato ha buone ragioni per diffidare di una neoconvergenza virtuosa,  quando le politiche nazionali europee al di là dell’ufficialità recalcitrano più o meno dovunque. La seconda è che squilibri tanto rilevanti da eccesso di consumi privati o pubblici finanziati a debito impiegano anni e non settimane a riequilibrarsi. E nel frattempo i mercati continueranno a testare per ciascuno degli eurosquilibrati la volontà di imboccare davvero e perseverare sulla via dell’aggiustamento al ribasso di salari e pensioni, l’unica maniera – non potendo svalutare monetariamente – per rendersi virtuosi quando non si vuole procedere a un default totale o pilotato.
I problemi più seri continueranno dunque ad essere quelli del sistema bancario. Non solo nel sistema europeo delle banche centrali, ma nelle banche ordinarie.
Per avere un’idea dello squilibrio attualmente raggiunto nel SEBC, basta dare una rapida occhiata all’analisi effettuata da Aaron Tornell dell’Università di California e Frank Westermann dell’Università di Osnabueck (http://www.voxeu.org/index.php?q=node/7391). Negli ultimi mesi, le banche centrali di Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna hanno dovuto estendere sempre più i propri crediti agli intermediari finanziari nazionali. Un meccanismo che si è sommato ai massicci ricorsi degli intermediari alle linee di liquidità straordinaria apprestate dalla Bce (siamo arrivati a quasi 290 miliardi di euro e non è un errore, duecentottantasette per la precisione, nella settimana pre varo della manovra Monti, da parte di 187 banche europee). Per finanziare i propri crediti alle banche commerciali, le banche centrali degli eurodeboli non hanno potuto rivolgersi alla Bce, per evitare che la cosa si traducesse in espansione dell’offerta monetaria. Si sono tutte rifinanziate presso la Bundesbank attraverso l’eurosistema  Target. La Bundesbank, a propria volta, per non estendere la base monetaria equivalente al proprio balance sheet, equilibrava l’espansione fino a quasi quota 500 miliardi di euro di prestiti alle altre banche centrali dell’eurozona abbattendo simmetricamente la quota si securities tedesche detenute, da quasi 300 miliardi a meno di 20 miliardi. Poiché siamo arrivati a una quota di assets tedeschi detenuti da Bundesbank  prossima allo zero, perché gli eurofinanziamenti Target possano continuare bisognerebbe immaginare che la banca centrale tedesca accettasse di vendere parte delle proprie riserve auree, o a propria volta si indebitasse sul mercato internazionale. Per quello che sappiamo da Berlino, è inipotizzabile. Il mercato lo sa benissimo. Per questo è ragionevole attendersi che provi presto un attacco concentrico sugli asset di un solo paese eurodebole, per vedere in poche ore se Bundesbank continua nel suo ruolo di prestatore a costo di impegnare riserve, oppure se si sfonda la renitenza della Bce a stampare denaro visto che la sua attuale limitata base di capitale non è coerente con acquisti illimitati di eurosecurities a rischio.
Per le banche commerciali, che sono la catena esposta di questa scommessa all’insolvenza e del trasferimento all’economia reale della recessione,  rimanere impegnate sul sentiero tracciato dall’EBA – ricapitalizzazioni rapide ad opera del mercato tutte le volte che si può -  è incredibilmente rischioso. Non è un caso che il governo tedesco abbia rapidamente deciso di rifinanziare Soffin, il braccio pubblico attraverso il quale sono stati operati i salvataggi bancari nel post Lehman. In modo che essa possa tornare a offrire fino a 400 miliardi di garanzie alle banche tedesche a rischio. La più esposta? Commerzbank, la seconda banca tedesca, piena di eurocarta nella sua EuroHypo, e che ha ancora un 25% di capitale pubblico dopo il salvataggio del 2009.
No, decisamente anche se le cose andassero al meglio, il 9 dicembre, l’euromare resterà agitato e occorreranno ottimi nocchieri. Tutte le grandi banche svizzwere e biritanniche hanno pronti contingency plans per frorteggiare l’eurobreak eventuale, questa è la verità.