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giovedì 18 aprile 2013

OGGI IL "CATTOLICO" RENZI VOLA A ROMA IN AIUTO A BERSANI ? SOCCI FA LE PULCI A MATTEO E FORSE LA CATTOLICITA' DI RENZI NE ESCE AZZOPPATA


 di Antonio Socci  15 APRILE 2013 

Caro Matteo,

come sai, da anni sono un tuo estimatore. Nella campagna per le primarie – che ho sperato tu vincessi – ho apprezzato anche uno “stilnovo” che rappresenta una salutare novità per il nostro Paese, troppo dilaniato da odi politici e faziosità.

Dunque sono nel novero dei tuoi potenziali elettori. Per questo devo porti una domanda relativa a ciò che abbiamo in comune: la fede cattolica e la sua rilevanza sociale.

FAZIONI

Tu ne hai parlato nell’articolo di ieri su “Repubblica”. Hai proclamato: è insopportabile candidarsi al Quirinale “in quanto cattolico”, cioè strumentalizzando la fede religiosa.

Benissimo. Condivido al cento per cento. Ma il fatto che tu corredi questa netta condanna con un solo nome – quello di Franco Marini – immeschinisce la forza del tuo giudizio morale e fa sospettare che pure il tuo orizzonte sia la “politique politicienne”.

Dovevi evitare di fare nomi oppure farli tutti. Infatti citando solo Marini e non citando Prodi, che è per antonomasia, da decenni, il cattolico che viene candidato alle poltrone della casta, usi un argomento teologico, con tanto di evocazione del papa, per un banale e brutale scazzo fra correnti di partito.

Siccome ti stimo, penso che tu non abbia chiamato in causa il Papa e il Vangelo di domenica, con Gesù e Pietro, semplicemente per azzoppare Marini. Ma hai dato questa impressione. Inoltre resta aperto il problema di fondo.

VENDERE L’ANIMA?

Già nell’aprile 2009, quando sei venuto a Roma a presentare il mio libro “Indagine su Gesù”, ho colto la tua sincera e convinta fede cattolica.

Ma ho pure sentito emergere in me una domanda scottante: per te il cristianesimo c’entra con il tuo impegno politico? Il pensiero cattolico ha qualcosa da dire sulla società e l’Europa di oggi o è totalmente irrilevante e limitato ad un ambito privato e intimistico?

La domanda mi si è riproposta ascoltando i tuoi interventi durante le primarie. Ti ho apprezzato molto, ma restava irrisolto il nodo della tua – per così dire – leggerezza culturale, che qualcuno definisce paraculaggine e che nella pratica può facilmente diventare cinismo politico.

Il dubbio di alcuni amici è che tu sia l’ennesimo politico cattolico che – pur simpatico e giovane – svende la sua fede per conquistare la poltrona di Palazzo Chigi.

Saresti un autolesionista. Il grande Tommaso Moro diceva: “è già un pessimo affare perdere la propria anima per il mondo intero, figuriamoci per la Cornovaglia…”.

Tu mi dirai (spero) che non è questo che vuoi fare. Ma il tuo articolo suscita molti dubbi.

UNA STORIA

Anzitutto leggendolo sembra che tu non abbia cognizione della ricchezza di pensiero e di presenza sociale e politica dei cattolici che in questo Paese hanno una lunga storia.

Forse per questo sei così sprezzante con un uomo come Marini che ne rappresenta una parte bella, quella dei lavoratori cattolici della Cisl di Giulio Pastore.

Del resto nemmeno citi mai il tuo più illustre predecessore a Palazzo Vecchio, quel Giorgio La Pira che – a parte la sua santità personale – da cattolico ha dato un contributo fondamentale alla Costituzione, specie con quel decisivo articolo 2 che proclama “i diritti inviolabili dell’uomo” e afferma il primato della persona e della società (i corpi intermedi) sullo Stato.

E non è un caso che proprio La Pira nel 1977 ispirò la decisa battaglia dei cattolici in difesa della vita nascente.

La storia del movimento cattolico, Matteo, sembra essere da te totalmente ignorata. Sostituita da affermazioni generiche e sentenze sommarie.

Tu affermi che “i politici che si richiamano alla tradizione cattolica sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida”.

Che vuol dire? A chi ti riferisci con una frase così superficiale?

Di politici cattolici ce n’è una quantità. Da La Pira alla Pivetti, da Scalfaro a Giovanardi, da Andreotti a Leoluca Orlando, da Rosy Bindi a Gasparri, da Prodi a Marini, da Buttiglione a Dossetti, da Di Pietro alla Roccella, da Carniti a Formigoni, da Casini a Ignazio Marino e a Magdi Allam.

Come si può fare di tutta l’erba un fascio? Devo pensare che tu non abbia le conoscenze culturali per distinguere i diversi filoni e le diverse correnti del mondo cattolico?

E poi, dopo quell’approssimativa considerazione, passi a fustigare “i moralisti. Specie quelli senza morale”.

Cioè? A chi alludi? Tu che giustamente dici di prediligere il “parlar chiaro”, tu che condanni le lingue biforcute e le allusioni in politichese, dovresti specificare. Non barricarti dietro accuse fumose.

Poi salti totalmente i piani (distinzione maritainiana) e passi a condannare “chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire”.

D’accordo al cento per cento. Sono contento di sentire qui l’eco di un insegnamento che entrambi abbiamo amato e seguito. Ma subito dopo tu aggiungi l’argomento tipico dei politici che non vogliono rischiare il potere per gli ideali.

Dici infatti che non ci sarebbero “norme etiche” da “difendere dalle insidie della contemporaneità” e aggiungi che “larga parte del mondo cattolico” che fa questa battaglia “è a mio giudizio perdente”.

Ahi ahi, caro Matteo. Qui ti tradisci. Che criterio sarebbe l’essere perdenti o vincenti?

PERDENTI?

Gesù Cristo cosa fu? Un perdente, immagino. Mentre Pilato ed Erode erano vincenti?

E i cristiani perseguitati che il papa Francesco ci ha ricordato domenica scorsa (ma tu questa parte del suo discorso l’hai ignorata) cosa sono? Perdenti?

E i martiri cristiani? Padre Kolbe cosa fu? Un perdente? E i ragazzi della Rosa Bianca che nella Germania degli anni Trenta, per i valori cristiani in cui credevano, si opposero al nazismo pagando con la vita? Anche loro furono dei perdenti?

E Solzenicyn? E Lech Walesa? E Karol Wojtyla? Un altro perdente? E Madre Teresa di Calcutta?

E invece chi barattò quei principi non negoziabili per un posto di potere in questo o quel regime, sotto l’ombra di questa o quella ideologia cosa fu? Un vincente?

Caro Matteo, spero che questo non sia diventato davvero il tuo criterio di giudizio. Altrimenti avresti contro noi cattolici perché noi non possiamo abbandonare i più deboli, i piccoli e i più poveri.

E non avresti certo l’appoggio di papa Francesco su cui tenti di mettere il cappello cercando di contrapporlo ai suoi predecessori. Non è questa la strada.

Non perché noi cattolici identifichiamo la politica con le “crociate” sulle questioni etiche. Nessuno di noi ha desiderio di un Paese continuamente spaccato su questioni così drammatiche e delicate.

Inoltre sappiamo che il nostro compito primario è l’evangelizzazione, l’annuncio di Gesù Cristo.

SEGUIRE

Ma tu dovresti considerare con meno superficialità il magistero costante della Chiesa, da Giovanni Paolo II in avanti, che parla di una “emergenza antropologica” nell’Occidente di oggi.

Perché – restando alla sola Italia – perfino autorevoli pensatori di area marxista, come Mario Tronti, Giuseppe Vacca e Pietro Barcellona, hanno convenuto con l’allarmata riflessione della Chiesa, al punto da essere stati definiti “marxisti ratzingeriani”.

Inoltre fa parte dell’insegnamento morale della Chiesa anche la sua dottrina sociale che ha più di cento anni e che ha perfettamente azzeccato la previsione del fallimento sia del collettivismo comunista sia del liberismo senza regole, cioè la finanza che divora l’economia reale, i popoli e gli stati.

La più acuta lettura della crisi finanziaria planetaria scoppiata nel 2006 con i subprime è contenuta nell’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”. Ma tu l’hai letta? Hai la consapevolezza di quanto è ricco e importante per il Paese il patrimonio ideale, di pensiero e di presenza sociale dei cattolici?

Se sì, perché lo ignori o lo riduci a caricatura? In tanti ti vediamo come una speranza seria per l’Italia, ma se davvero la tua nuova via è contro il mondo cattolico, come appare dal tuo articolo, vai pure a farti benedire. In tutti i sensi. Con simpatia,

Antonio Socci

mercoledì 26 settembre 2012

PAPA BENEDETTO A CASINI QUALE LEADER I.D.C. : "OCCORRE TORNARE A PORRE AL CENTRO DI TUTTO L'AGIRE POLITICO LA PERSONA UMANA E NON LA LOGICA DI MERCATO"





L’unità dei cattolici in politica è prima di tutto unità nei valori e in una comune visione cristiana della vita, tradotta in un impegno quotidiano di coerenza personale.

E’ una delle conclusioni che si possono trarre dall’ennesima lezione che il Santo Padre ha impartito ieri mattina a Castel Gandolfo ai leader dell'Internazionale democristiana, guidati da Pier Ferdinando Casini, appena riconfermato come loro presidente. “Serve un nuovo impegno politico dei cattolici - ha detto il Papa -, perché la crisi impone di agire sulla base di un fondamento etico, sempre più maturo e consapevole e non solo in nome del mercato”.

Benedetto XVI ha comunque riconosciuto che nonostante le enormi difficoltà di questi ultimi anni, “l'impegno dei cristiani nella società non ha cessato di essere vivace fermento per un miglioramento delle relazioni umane e delle condizioni di vita. Questo impegno però non deve conoscere flessioni o ripiegamenti. Al contrario va profuso con rinnovata vitalità, in considerazione del persistere e, per alcuni versi, dell'aggravarsi delle problematiche che abbiamo dinanzi”. Al centro del suo discorso fatto di parole, ma anche di gesti, di sguardi e soprattutto di affetto, si percepiva una sorta di preghiera, una sollecitudine paterna, un’insistenza accorata, a rinnovare il proprio impegno politico davanti alla crisi globalizzata, con il coraggio di chi si cimenta ancora una volta con le difficoltà in una maniera “fiduciosa e non rassegnata”.

“Il cristiano - ha ribadito Benedetto XVI - è chiamato ad agire e ad esprimersi con spirito profetico, capace cioè di cogliere nelle trasformazioni in atto l'incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia, assumendo così con realismo, fiducia e speranza le nuove emergenti responsabilità”. Un ottimismo cristiano, realista e consapevole delle difficoltà che si possono incontrare dentro di noi e nell’ambiente che ci circonda, ma convinto proprio per la sua fede che Dio, presente nella nostra storia con la sua provvidenza misericordiosa, sarà sempre accanto a coloro che assumendosi le proprie responsabilità, anche quelle che come politici competono loro, si prendono cura delle necessità degli uomini, delle loro povertà materiali e spirituali. “La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, diventando così occasione di discernimento e di nuova progettualità”.

E’ vero che sembra un’impresa titanica, al di fuori della nostra portata, ma il Papa ha voluto sottolineare come Dio sia sempre accanto a chi fa sua questa sfida di giustizia e di carità, di amore e di solidarietà. Possiamo provare a cambiare il ritmo delle cose, possiamo invertire la tendenza a rinchiuderci nel nostro individualismo, a pensare solo a noi stessi, ai nostri diritti, ribaltando quel relativismo morale che è pronto a giustificare qualsiasi cosa purché se ne possa trarre un tornaconto personale. Benedetto XVI, in particolare, rivolgendosi ai leader democristiani ha chiesto che “l'impegno civile e politico possa ricevere nuovo stimolo ed impulso nella ricerca di un solido fondamento etico, la cui assenza in campo economico ha contribuito a creare l'attuale crisi finanziaria globale”.

Davanti agli scandali, alla corruzione, alla avidità che affligge non solo il nostro Paese, ma il mondo intero, il Papa ha fatto una diagnosi lapidaria: “La crisi è provocata da assenza di visione etica in economia e occorre tornare a porre al centro di tutto l’agire politico la persona umana e non la logica di mercato'”. Ma se bisogna ricominciare dalla centralità della persona allora non si può dimenticare che ogni persona ha diritto a nascere in una famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita. Bendetto XVI ha voluto tracciare un quadro della famiglia come luogo della condivisione degli affetti, ambito privilegiato della solidarietà e della gratuità. Perché è in famiglia che si apprende ad amare e ci si sente amati finché si diventa anziani, malati.LEGGI TUTTO

lunedì 20 agosto 2012

AVETE SENTITO PARLARE DELLA "COSA BIANCA" ? PARE CHE DI BIANCO ABBIANO BEN POCO!




















18 Agosto 2012

di Assuntina Morresi


Che cosa hanno in comune Fini, Casini e Passera?

Un paio di cosette. La prima: sarebbero i “pilastri” della “nuova” area di centro, quelli della “Cosa Bianca” che si vorrebbero proporre come gli autentici seguaci politici del governo Monti, i veri rappresentanti dell’anima moderata italiana, e soprattutto il nuovo riferimento dei cattolici in politica.

La seconda cosa in comune: oltrepassati i cinquanta, tutti e tre hanno lasciato la rispettiva consorte e hanno scelto una seconda compagna, almeno vent’anni di meno, giovane e piacente, con cui si sono riprodotti due volte cadauno. Il tutto in linea con la personale abilità di ciascuno.

Fini, il più malmesso politicamente, si è accontentato di Tulliani & Famiglia, economicamente saldi grazie alla precedente relazione con Gaucci della signora, un clan familiare che tante soddisfazioni ci ha dato con la casa di Montecarlo qualche estate fa.

Casini, il Pierfurby, ha puntato a una posizione più importante, utile pure per il Quirinale (il suo sogno), e in un colpo solo ha sistemato finanze e comunicazione.

Passera invece, ricco di suo, non ha guardato al soldo ma ha lasciato la moglie per una sconosciuta poco più che segretaria ma di gran bella presenza, e proprio ieri la foto della famiglia felice – Passera, ex segretaria e prole in riva al mare, belli e sorridenti, il capello al vento di lei che ondeggia accanto alla pelata pensosa di lui – campeggiava in copertina di un settimanale molto popolare.

All’interno un’intervista così zuccherosa da proibire ai diabetici.

“Monti mi chiamò di prima mattina mentre mi facevo la barba. Svegliai Giovanna per dirle la novità". Un commovente quadretto di normalità familiare, confermato dalla notizia della telefonata quotidiana del Passera alla madre ultranovantenne “cascasse il mondo la chiamo ogni sera”, ma soprattutto dalla totale, spergiurata devozione alla famiglia. Alla domanda “Come se la cava coi salotti romani?” il padre ideale risponde “Nel modo più semplice: non li conosco e non ci vado. Né io né Giovanna amiamo la mondanità, e ogni minuto libero lo dedico alla famiglia”. E quando l’intervistatore chiede chi si alza la notte, per i due figli piccoli, il Passera coniugato risponde che “quando è stato necessario ci siamo alzati entrambi. Cerco di arrivare a casa in tempo per metterli a letto. Con Luce è iniziata la fase delle favole, che con Sofia e Luigi, i più grandi, era stata bellissima di comunicazione profonda”. Ma a commuovere, il trionfo dell’amore. Alla domanda “Quanto conta per lei sua moglie Giovanna?” il principe azzurro della politica risponde “Incontrarla, metterci insieme, sposarci, è stato come ricominciare la vita in un momento per me molto difficile. E’ un grandissimo amore. Una straordinaria avventura di vita insieme”. Certo, avesse risposto: “ho tradito la mia prima moglie, l’ho lasciata e ho divorziato dalla madre dei miei due primi figli per una bella addetta stampa di venti anni meno di me, che mi sono deciso a sposare quando era già incinta del nostro secondo figlio”, avrebbe fatto tutto un altro effetto, ma nell’intervista del suo divorzio non si fa neanche un minimo cenno.

Insomma: uno la campagna elettorale se la fa come vuole, e Passera ha deciso di puntare sulla famiglia felice. La seconda famiglia. Ma uno che punta a essere il riferimento dei cattolici, dico io, ma come fa a non capire neanche che una presentazione del genere è quanto di meno cattolico poteva proporre?

Io ho sostenuto Berlusconi infischiandomene della sua vita privata, e giudicandolo in base ai fatti, alle sue scelte politiche sui temi dei valori non negoziabili (non dimentichiamo Eluana). Ma lui è stato letteralmente massacrato per la sua vita privata, che tanti cattolici hanno giudicato inaccettabile. Io non condivido questa posizione, e penso che se facessimo intercettazioni a tappeto, come quelle fatte a Berlusconi, anche su tanti irreprensibili personaggi faremmo scoperte sorprendenti.

Ma se in un momento come questo si chiede, anche da parte cattolica, un rinnovamento totale della classe politica, allora cerco di seguire il ragionamento e mi chiedo: un rinnovamento rispetto a che?

I criteri sono due: i fatti, e cioè la politica sui valori non negoziabili, e i comportamenti personali (questi ultimi non secondo me, ma a grande richiesta della maggioranza). 

Sui primi, i fatti, Casini e Passera non si sono mai distinti per alcunché, mentre Fini lo ha fatto per le sue posizioni di destra laicista. 
Sui comportamenti personali, lo abbiamo appena visto. 
E vediamo addirittura che Passera della sua famiglia sfasciata e ricomposta ne fa vanto, raccontando la sua grande storia d’amore, trionfante su tutto, primo matrimonio compreso.
Storia della quale non me ne potrebbe fregare di meno – che sia ben chiaro – se lui non si ponesse come riferimento del “nuovo” dei cattolici in politica. Uno che non capisce neanche questo, dico io, che l’amore che sfascia i matrimoni di cattolico ha ben poco, e che quindi almeno non va sbandierato come un vanto personale, ma con che faccia si propone come riferimento dei cattolici? 
Perché le possibilità sono due: se Passera si era sposato in chiesa, la prima volta (come sembra dalla sua biografia), allora il grande amore trionfante ha violato un sacramento, e se così fosse, Passera ne pare inconsapevole. Se invece si era sposato solo civilmente, allora è uno come tanti altri e non può rivendicare una testimonianza di vita cattolica.
Ma qualcuno che gliele spiega queste cose, ce le ha?
A questo punto preferisco direttamente Monti, che non ha mai preteso di essere paladino dei cattolici e che va regolarmente a messa con la sua prima e unica moglie, con discrezione e senza tante esibizioni.
Insomma: se dopo tante storie sulla nuova generazione di cattolici in politica, sul rinnovamento, sulla coerenza personale che sarebbe importante come i valori non negoziabili, mi devo vedere Fini, Casini e Passera a guidare l’area di riferimento dei cattolici….ecco, penso proprio che quella luce in fondo al tunnel che pensiamo di vedere è quella del treno che ci sta venendo addosso.

sabato 28 luglio 2012

"I VALORI NON NEGOZIABILI" NELLE MANI DEI POLITICI CATTOLICI DI DESTRA, DI SINISTRA E DI...

UNIONI GAY/ Roccella: così l’Udc prepara la sconfitta dei valori non negoziabili
martedì 24 luglio 2012

UNIONI GAY/ Roccella: così l’Udc prepara la sconfitta dei valori non negoziabiliPier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini
“Dietro le parole anche molto dure di Casini contro i matrimoni omosessuali, si legge un’apertura alle unioni gay. Nella posizione del leader Udc ci sono dei margini di forte ambiguità. I valori non negoziabili come la famiglia devono essere fatti pensare a livello di alleanze, non farlo significa preparare il terreno per una loro sconfitta in Parlamento”. Ad affermarlo è l’onorevole del Pdl, Eugenia Roccella, che interviene sulla presa di posizione del leader Udc, Pier Ferdinando Casini, e sull’articolo di Paola Binetti uscito su Ilsussidiario.net. Quest’ultima, riferendosi alle unioni gay, affermava che “su questi temi non è possibile fare nessun tipo di accordo di natura elettorale o di programma di governo. Non sono all’ordine del giorno, non faremo mediazione e voteremo contro come abbiamo sempre fatto, cercando per di più di portare dalla nostra parte i Pd-dissenzienti”.


Onorevole Roccella, che cosa ne pensa della posizione di Casini sulle unioni civili?

giovedì 26 gennaio 2012

MAGDI CRISTIANO ALLAM, IL PAPA SI E' ESPRESSO COME CAPO DI STATO E NON COME VICARIO DI CRISTO...


Monti e Casini, un nuovo partito con la benedizione della Chiesa e dei poteri finanziari


La Chiesa, Monti e Casini stanno definendo un sodalizio all’insegna del catto-relativismo per gettare le basi di un nuovo soggetto politico capace di conquistare l’Italia. Il sostegno ufficiale della Chiesa al governo Monti dà vita ad una realtà nuova nella politica italiana e all’interno del cattolicesimo come religione universale. Da un lato si attribuisce al governo Monti una valenza positiva nel contesto dell’auspicato impegno dei cattolici in politica; dall’altro si considera possibile la conciliazione dei dogmi e della dottrina sociale della Chiesa con il materialismo e il relativismo che ispirano i poteri finanziari globalizzati che lo stesso Monti incarna. Alla luce di ciò il messaggio diffuso ieri tramite Twitter da Casini (“Siamo pronti a superare l’Udc per far nascere un soggetto aperto ai nuovi protagonisti della politica. Appello ai coraggiosi: uniamoci!), suona come un appello a Monti a condividere la nascita di una nuova casa comune dei cattolici, capace di diventare l’ago della bilancia e forse competere con il Pdl e il Pd alle prossime elezioni per aggiudicarsi la carica di capo dello Stato dopo la scadenza del mandato di Napolitano o la guida del nuovo governo o, chissà, entrambe!LEGGI TUTTO

Capo di Stato o Vicario di Cristo?


DI MAGDI CRISTIANO ALLAM 21/01/12

Capo di Stato e Vicario di Cristo? Il Papa può essere l’uno e l’altro, le due cariche sono compatibili o piuttosto sono alla base di un conflitto che finirà per danneggiare sia il Vaticano come entità politica sia la Chiesa come entità spirituale? Non è forse arrivato il momento di separare ciò che è di pertinenza della ragione di Stato e ciò che s’ispira ai dogmi della fede, facendo proprie le parole di Gesù “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Marco 12,13-17)?
Mi sono posto questa domanda quando, lo scorso sabato 14 gennaio, ricevendo il capo del governo Mario Monti in Vaticano, Benedetto XVI ha sostanzialmente legittimato e sostenuto la sua azione politica dicendogli: “Voi avete cominciato bene in una situazione difficile e quasi insolubile”. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha confermato l’appoggio a Monti chiarendo che da parte del Papa “ci sono stati attenzione e incoraggiamento per un’azione difficile, che costa sacrifici, per fronteggiare la crisi economica: un impegno notevole anche dal punto di vista morale”. Ebbene dal momento che personalmente considero il governo Monti illegittimo ed espressione di uno scippo della democrazia, così come denuncio come dannose al bene comune degli italiani le manovre finanziarie, economiche e sociali finora intraprese, mi è parso chiaro che Benedetto XVI si sia rivolto a Monti come farebbe un qualsiasi capo di Stato, facendo leva sul pragmatismo al limite del cinismo che la ragione di Stato impone per salvaguardare costi quel che costi i rapporti di buon vicinato con l’Italia che accoglie nel suo seno lo Stato più piccolo (0,44 kmq) e meno popoloso al mondo (832 abitanti).
Però il Papa contemporaneamente quale Vicario di Cristo è il capo spirituale della Chiesa cattolica universale che annovera 1.166 milioni di fedeli in tutto il mondo, quasi il 17 per cento della popolazione mondiale. Se dovessimo ripercorrere la storia, dovremmo concludere che lo stretto connubio tra il potere temporale dello Stato Vaticano, che arrivò ad estendersi su Lazio, Umbria, Emilia, Romagna, Marche e ad imporre vincoli di vassallaggio al Regno d’Inghilterra, al Regno del Portogallo, alla Corona d’Aragona, al Regno di Napoli e al Regno di Ungheria, e il potere spirituale del Papa, non ha portato bene né allo Stato Vaticano né al Papa. Oggi non solo il potere temporale dello Stato Vaticano è simbolico (discorso a parte meritano i possedimenti immobiliari e la potenza finanziaria), ma anche il potere spirituale del Papa tende ad assottigliarsi persino in Italia, culla del cattolicesimo, a causa della diffusione delle ideologie del materialismo e del relativismo sia tra i fedeli cattolici sia persino all’interno stesso della Chiesa.
Dopo aver letto il resoconto dell’incontro tra il Papa e Monti, mi sono detto che Gesù e il suo Vicario in terra, non potrebbero mai legittimare e sostenere chi è espressione dei poteri finanziari forti e delle scelte che mettono al centro la moneta anziché la persona,LEGGI TUTTO