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lunedì 13 gennaio 2014

E CHI INVECE.....ATTINGENDO DALLA STORIA, CI METTE SULL'AVVISO DI UNA GUERRA VERA.....






9 gennaio 2014 (MoviSol)
Lyndon LaRouche, il Gen. Martin Dempsey, Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA, ed alcuni storici hanno invocato recentemente il 1914 per svegliare l'opinione pubblica sul pericolo di guerra. Tra gli storici, Graham Allison, direttore del Belfer Center for Science and International Affairs alla Scuola di Governo dell’Università di Harvard, che il 1 gennaio ha pubblicato un articolo sul The National Interest.

Allison fonda i suoi avvertimenti sulla "trappola di Tucidide", che riassume come segue: "Quando una potenza in rapida ascesa diventa un rivale per la potenza dominante, sorgono dei problemi. In undici dei quindici casi in cui questo accadde negli ultimi 500 anni il risultato fu la guerra”. 
Per lo storico greco Tucidide (460-395 a.C.), questo squilibrio strutturale fu "la causa primaria della guerra tra Atene e Sparta nella Grecia antica.

lunedì 22 ottobre 2012

MOVISOL PUNTUALIZZA SU "QUELLI CHE L'EURO NO"


20 ottobre 2012 (MoviSol) - Pubblichiamo una lettera aperta a L'Espresso, critica dell'analisi del movimento di opposizione all'euro, inquadrato come estremista o opportunista, e semplice conseguenza della crisi.

Egr. Direttore Manfellotto,

Il rapporto su "Quelli che l'Euro no", a firma di Alberto d'Argenzio (vedi L'Espresso n. 43 del 25 ottobre 2012, pagg. 80-83), è un'analisi incompleta, sia nei termini della pura informazione, sia storicamente e strategicamente. 
L'opposizione alla moneta unica europea ha un fondamento più solido e profondo di ciò che l'articolo lascia intendere. L'opposizione all'euro non è la trovata di una scheggia impazzita come Wilders, né il più sofisticato matrimonio dei liberali tedeschi con "la profezia, fatta una decade fa dai loro colleghi americani, secondo cui la zona dell'euro non sarebbe sopravvissuta alle differenze e alle disparità tra le economie che la compongono". 
A proporre l'uscita dall'euro non sono, in altre parole, soltanto neonazisti, nostalgici del comunismo e opportunisti. 
Anzi. La pubblicità loro concessa dai media porta al discredito di chi da decenni sta lavorando, alla Roosevelt, per un'alternativa all'austerità e al processo di iperinflazione in corso. 
Possibile che, nel raccogliere informazioni, Manfellotto e d'Argenzio non si siano imbattuti nel movimento internazionale di Lyndon LaRouche, molto attivo in Italia, Francia, Germania, Belgio, Danimarca e Svezia, tutti Paesi rappresentati sulla cartina dal titolo "Fronte del rifiuto"? O nell'era di Internet vorrebbero farci credere di essere le più innocenti vittime di una certa informazione? 
Il movimento di Lyndon LaRouche critica nel Trattato di Maastricht la negazione del principio del credito nazionale, cosa ben diversa dal "nazionalismo monetaristico". Prima di diventare una esplicita opposizione a questa Europa, già nel 1971 esso criticò fortemente la scelta, compiuta con l'abbandono degli accordi di Bretton Woods, di togliere agli Stati il potere di stabilire e difendere il valore della moneta, e aprire le prime brecce in favore della speculazione finanziaria "d'altura".

Nel 2005 alla Francia fu chiesto un parere sulla Costituzione Europea. Al suo "no", il primo dopo due referendum favorevoli sull'Unione Europea e il terzo negativo su tutti e venticinque i referendum della sua storia repubblicana, si rispose con un "trattato di modifica", usando l'espressione sofista adottata dal gruppo diretto da Giuliano Amato. Il messaggio fu chiaro: 'non avete capito, la vostra sovranità vi sarà tolta comunque'. 
Se esistono movimenti opportunisti è segno che esiste un sentimento di forte disagio, certamente non limitato ai pochi Paesi che si ebbe la decenza di interrogare sul processo di integrazione, non diremmo europea, ma - in sostanza - finanziaria. 
Se si stanno rafforzando i movimenti estremisti, invece, è una precisa responsabilità di chi ha negato ai popoli europei di esprimersi sulla trasformazione dell'Europa, da comunità di patrie sovrane (dei tempi della CECA, dell'EURATOM, ecc.) a impero finanziario e burocratico, e ha deciso di dare spazio a queste pericolosissime pedine, piuttosto che ammettere di aver fallito e ritirarsi. 
Questa responsabilità è, a nostro avviso, sia delle strutture come la Troika sia di gran parte della stampa, che diffonde proposte dissennate anziché i contributi più strategici alla risoluzione della crisi. 
Tutto ciò ricorda la tragica realpolitik tra le due guerre mondiali. Poiché la crisi non è ancora risolta e sempre più spesso si parla di guerra, non vorremmo che il Suo periodico dovesse in un futuro lontano essere oggetto del biasimo dei 'sopravvissuti'.

Saluti,
Flavio Tabanelli

lunedì 11 giugno 2012

OGGI I MEDIA CI FANNO VEDERE UN "SIMPATICO" NAPOLITANO CHE SCENDE NEGLI SPOGLIATOI MA...... A MIRANDOLA, I TERREMOTATI NON HANNO POI COSI' APPLAUDITO IL PRESIDENTE!!!


8 giugno 2012 (MoviSol) – All'arrivo a Mirandola il Presidente della Repubblica è stato accolto dai cartelli del Movimento Solidarietà indicanti le ricette per uscire dalla crisi e per ricostruire l'Emilia.

Oltre alla proposta di separare le banche (come stabilì nel 1933 la famosa legge Glass-Steagall) ed emettere credito produttivo nazionale (meglio se tramite una banca nazionale capace di investire direttamente nelle infrastrutture e nelle imprese strategiche), i cartelli contenevano i riferimenti alle figure storiche esemplari della costruzione o della rinascita della nostra nazione: Giuseppe Verdi e Camillo Cavour, per il nostro Risorgimento e la liberazione dalle macchinazioni dell'impero britannico; Franklin Delano Roosevelt, per la ripresa dalla Grande Depressione del 1929 e la liberazione dalla minaccia nazista; ed Enrico Mattei, per la ricostruzione post-bellica.

Pochi istanti dopo aver alzato il primo cartello, il responsabile per l'Emilia Romagna Flavio Tabanelli è stato provocato da uno dei carabinieri che già lo avevano sott'occhio. Il carabiniere l'ha prima spinto sul petto e si è sentito chiedere "Perché mi mette le mani addosso?". In seconda battuta il militare gli ha gettato a terra il cartello. Al che, Tabanelli ha chiesto platealmente perché stesse calpestando un cartello per nulla offensivo, ma contenente dei suggerimenti politici ed economici.

I terremotati presenti hanno immediatamente espresso solidarietà e il carabiniere si è visto costretto ad allontanarsi.

Tabanelli ha quindi spiegato ai cittadini che il movimento previde la crisi finanziaria sin dai primi anni Novanta, già definendo i derivati finanziarii come il cancro dell'economia a livello globale, e dal 1997 chiede che i governi si riuniscano per decretare la fine di questo sistema finanziario fallito e rifondarlo in senso creditizio, in modo che si torni ad investire nelle imprese e nelle infrastrutture a livello planetario.

Intervistato da numerosi giornalisti, Flavio Tabanelli ha affermato che la separazione tra banche ordinarie e banche d'affari permetterebbe al governo di:
proteggere soltanto le banche autorizzate a raccogliere i risparmi ma vincolate a finanziare le infrastrutture e le imprese;
vagliare i debiti che, come nel caso eclatante della Grecia, sono attribuiti ai Paesi che si vuole colpire con l'austerità;
chiedere ai grandi creditori ragione dei titoli vantati, pronti a cancellare tutti quelli di origine illegittima (gioco d'azzardo finanziario, derivati, ecc.);
emettere i nuovi crediti produttivi, nella piena certezza che non finissero nuovamente fagocitati nel sistema speculativo del profitto a breve.

A chi gli ha chiesto un commento sulle lacrime di commozione del Presidente Napolitano ha immediatamente ribattuto che egli ha commesso un errore ben grave, nel fare Primo Ministro un Mario Monti che "sarà un buon contabile e avrà amicizie in alto, ma in fatto di economia fisica è incompetente", perché durante la Grande Depressione "Roosevelt in cento giorni mise le basi per la ripresa economica", mentre Monti non si differenzia dai governi precedenti, visto che "da cinque anni si dorme" e "si salvano le banche che hanno speculato".

Stiamo mettendo "125 miliardi nel fondo di stabilizzazione di un euro destinato ad implodere", ha proseguito Tabanelli, mentre, raggiunto dalle prime notizie del sisma, il 20 maggio Monti disse che non ci sarebbero stati molti soldi per intervenire. Questo significa che la ricostruzione dell'Emilia non è un problema locale. Sui terremotati, anzi, incombe l'incapacità dimostrata ben prima del sisma da politici impotenti davanti ai cosiddetti "poteri forti" dell'oligarchia finanziaria e incapaci di intervenire nella crisi della nostra Repubblica.

Ha anche ricordato la pluridecennale arretratezza delle infrastrutture attorno al gioiello del distretto biomedico, sorto più con capitali esteri che in virtù di una strategia creditizia nazionale: in passato fu tolta la ferrovia di collegamento con Finale Emilia e con Modena; lo scalo ferroviario di Mirandola è stato sostituito da un parcheggio dopo che la stazione è stata declassata a "fermata"; da quarant'anni si aspetta invano la superstrada cispadana al servizio dei paesi della "Bassa" e nulla si fa per ovviare al collegamento stradale con Modena, un percorso di trenta chilometri che sostituisce il letto, pieno di curve, di un antico torrente.

Alcuni manifestanti si sono dati a fischi e frasi insultanti, nei confronti del Presidente e dei rappresentanti delle istituzioni locali. Si spera che questi sappiano fare le dovute distinzioni e riconoscano il valore costruttivo delle proposte strategiche del Movimento Solidarietà.

Rassegna stampa

A differenza delle testate che hanno parlato soltanto dei fischi e degli insulti, alcune hanno riportato più o meno fedelmente il messaggio:

Modena Online riferisce che «Qualcuno ha anche esposto dei cartelli: [...] "Separare le banche e emettere credito e dare ossigeno alle pmi", "Ci vuole un Roosevelt per far rinascere le piccole e medie imprese"...»

Queste stesse citazioni approssimative sono riportare sull'edizione odierna di Qui Modena, a fianco della fotografia del cartello.

YouReporter.it contiene una videoregistrazione completa della protesta, ripresa anche dal sito del Corriere della Sera.

MO24.it, al minuto 4, riprende Tabanelli mentre espone il principio della Legge Glass-Steagall.

Il video de La Repubblica fa intravvedere la conclusione dell'episodio in cui Tabanelli subisce la provocazione del carabiniere, suscitando lo sdegno dei cittadini. Sull'edizione cartacea di oggi si legge: «un ragazzo issa un cartello contro le banche, un poliziotto glielo atterra con una manata, basta questo per far traboccare la pentola», a fianco della fotografia che ritrae integralmente la coppia di cartelli.
In un secondo paragrafo, dopo aver giustamente elogiato la protezione civile perché «sa rimettere in piedi le persone in tempi rapidissimi, ma non puntellare in fretta una economia terremotata», prosegue: «"Ci vuole un Roosevelt per le imprese" diceva uno di quei pericolosissimi cartelli di protesta sbattuti a terra dalla polizia. In questo sì, il piccolo Stato ha bisogno del grande Stato».

Il Corriere di oggi riporta sì la fotografia del cartello ma confonde l'esponente di MoviSol con la «decina di leghisti e militanti dei centri sociali che lo hanno fischiato tra Bologna, Mirandola e Crevalcore, ma che sono stati zittiti dagli applausi dei terremotati».

Vedi anche:




domenica 15 gennaio 2012

OBIETTIVO DEI POTERI FORTI : RIDUZIONE DEI COMMENSALI A TAVOLA,IMPEDIAMO LORO DI ATTUARE QUESTO DIABOLICO PROGRAMMA !!!


3 luglio 2009 (MoviSol) -
Il 19 giugno,la FAO ha pubblicato il suo rapporto sulla fame nel mondo, il quale documenta che negli ultimi 12 mesi, il numero delle persone affamate è cresciuto di almeno il 10%, fino a superare il miliardo – un record negli ultimi sessant'anni. Il direttore della FAO, Jacques Diouf, ha detto presentando il rapporto a Ginevra che questo aumento senza precedenti nella storia – non è mai successo che una crisi economica abbia portato in un anno alla fame 100 milioni di persone – "non è dovuto al cattivo raccolto ma alla speculazione sulle derrate alimentari".
La crisi ha portato ad un crollo dei rifornimenti ai mercati "normali" del cibo, mentre gli interessi neo-coloniali smaniano per accaparrarsi larghe estensioni di terra coltivabile in Africa e Asia. La speculazione impazza, con il Chicago Board of Trade che annuncia un fatturato record dei contratti futures di grano.
L'ufficio di Berlino del WFP, il programma alimentare delle Nazioni Unite, ha pubblicato un appello che stigmatizza la decisione di spendere centinaia di miliardi di dollari o euro per salvare le banche, mentre nemmeno una frazione minuscola di quelle cifre viene destinata agli aiuti alle popolazioni del settore in via di sviluppo. Ralf Suedhoff, direttore del WFP a Berlino, ha dichiarato il 23 giugno alla radio Deutschlandfunk che un semplice 2% del denaro speso dal governo tedesco per salvare la Hypo Real Estate (110 miliardi di euro) basterebbe per garantire un pasto a tutti gli scolari del mondo. Il problema della fame nel mondo si è aggravato perché la speculazione ha spinto i prezzi del cibo così in alto che molta gente nei paesi in via di sviluppo, anche dopo la discesa dei prezzi, è costretta a spendere fino al 75% dei loro scarni redditi solo per mangiare.
Secondo alcune ONG, i 18 trilioni di dollari spesi finora per salvare le banche sono nove volte il volume degli aiuti globali allo sviluppo degli ultimi 49 anni.
Per quanto riguarda le accuse ai paesi industrializzati (tra cui l'Italia) di non aver tenuto fede agli impegni presi al G8 di Gleneagles nel 2005 di aumentare gli aiuti, c'è da precisare che a quel vertice il Premier Tony Blair impose le condizioni della "good governance" per ricevere gli aiuti, una condizione respinta dalla maggior parte dei paesi africani perché comporta il controllo neocoloniale degli "esperti di governance" stranieri che impartiscono lezioni di comportamento agli africani se questi vogliono ricevere i fondi. Le condizioni sono state rinnovate da Gordon Brown al vertice UE-UA (Unione Europea-Unione Africana) di Lisbona, nel dicembre 2007.


martedì 29 novembre 2011

MOVISOL E' DA MOLTO TEMPO CHE PUNTA IL DITO SULL'IMPERO BRITANNICO....

29 novembre 2011 (MoviSol) - Durante un dibattito parlamentare sul bilancio previsto per il prossimo anno, il 23 novembre il Ministro per le Risorse Umane dello Sri Lanka D.E.W. Gunasekara ha tenuto un discorso echeggiante l'analisi esposta dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e dal Global Times cinese.
"Questo bilancio", ha detto, "è presentato mentre il mondo intero è in uno stato di disordine economico. La crisi economica nata nell'ultima parte del 2007 negli Stati Uniti, la cittadella del capitalismo, dopo aver coinvolto l'Unione Europea sta allungando i suoi tentacoli sul resto del mondo…
"[La crisi] è sistemica, endemica e genetica. La crisi attuale, a mio avviso, è senza precedenti nella storia del capitalismo, superando nettamente la Grande Depressione del 1929. Benché dolorosa, ci consola il fatto che essa abbia generato della conoscenza, della consapevolezza, del radicalismo e un fervore rivoluzionario, come dimostra la reazione della gente, nel mondo. Faccio appello ai rappresentanti di entrambi gli schieramenti della Camera affinché considerino questa crisi in modo più serio e profondo.
"I creatori di questa crisi globale stanno cercando delle soluzioni politiche, mancando loro le soluzioni economiche, e lo fanno pensando di ricorrere alle aggressioni e alle offensive militari. Abbiamo visto questa tendenza in Afghanistan, in Iraq e in Libia. Ora essi puntano all'Iran e alla Siria, usando qualche pretesto. A mio parere, tutte queste minacce di crimini di guerra, le cosiddette violazioni dei diritti umani contestate allo Sri Lanka, sono tutte pretestuose. La decisione improvvisa di installare delle basi militari americane in Australia fa parte del gioco bellico. La storia ci fornisce le prove di come i responsabili delle crisi economiche del passato ricorsero alle guerre mondiali, come soluzioni politiche alle loro crisi economiche, con differenti pretesti".






29 novembre 2011 (MoviSol) - Con un messaggio letto durante la conferenza dello Schiller Institut del 19 novembre a Berlino, l'ex diplomatico iraniano Bijan Bahadorvand Shenhi ha reso un prezioso e vitale servizio, identificando la mano imperiale britannica attiva dietro la politica globale di "conflitti irrazionali e scontri a sangue" che sta minacciando lo scivolamento del mondo nella terza guerra mondiale.
"C'è un modo di dire assai popolare, tra gli iraniani, che [dice che] 'la mano dell'Inghilterra – o, come diciamo in persiano, 'kar inglise' – è dietro qualunque cosa accade negli affari politici e di governo", ha affermato. "La 'politica del divide et impera' è sempre stata il faro di guida della politica dell'Impero Britannico. In qualunque momento e ovunque troviate conflitti irrazionali e scontri a sangue, siano essi religiosi, etnici o regionali, allora e in quel luogo dovreste aspettarvi di trovare la mano manipolatrice del Grande Impero Britannico".
Dopo aver passato in rassegna la strategia imperiale britannica contro l'Iran per tutto il XX secolo, ha concluso:
"Forse gli iraniani sono tradizionalmente e storicamente collocati in una posizione migliore, per percepire gli impulsi o leggere i pensieri dell'Impero Britannico, [per cui] finché questa creatura vive, è possibile qualunque livello di danno o distruzione.
"Esso non conosce limiti. Gli europei e gli americani potrebbero non capire immediatamente che anche Hitler fu "Made in England", ma gli indiani, i cinesi, gli iraniani, gli africani profondamente feriti lo sanno e lo credono; sanno che l'Inghilterra fu dietro – o, come diciamo noi, 'kar kare inglise'. Facciamo un passo avanti ed evitiamo che questo golemscateni altre guerre e faccia affari con le guerre".
La trascrizione del discorso integrale apparirà sul numero dell'EIR Online del 2 dicembre 2011.

sabato 26 novembre 2011

RISCHIAMO DAVVERO UNA TERZA GUERRA MONDIALE ???

21 novembre 2011 (MoviSol) - Alla luce del pericolo di un attacco militare contro Iran e Siria, Helga Zepp-LaRouche, presidente del Movimento Solidarietà tedesco (BüSo) ha rilasciato un urgente appello a tutti i governi affinché dichiarino pubblicamente che non parteciperanno in alcuna circostanza a tale attacco.
Il suo appello inizia citando il Gen. Joseph P. Hoar (a riposo), ex Comandante in Capo del Comando Centrale statunitense, sul pericolo che un attacco militare contro l'iran possa "accadere un mattino: ci sveglieremo e l'attacco sarà stato condotto". Subito dopo, Nikolai Makarov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, ha ammonito che la Russia potrebbe essere trascinata in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe degenerare in una guerra nucleare su vasta scala. Inoltre alcuni ufficiali dell'esercito americano hanno messo in guardia dalle "conseguenze incalcolabili" che avrebbe un attacco all'Iran, così come l'hanno fatto numerosi specialisti del Medio Oriente che temono la terza guerra mondiale.
"Quando una minaccia è così terribile, così inimmaginabile da superare la normale comprensione umana, la psiche umana tende a rimuovere tale realtà, per auto-difesa. E l'idea che si arrivi ad una terza guerra mondiale in cui vengono utilizzate armi di distruzione di massa fa certamente paura. Con la guerra contro la Libia, e ora le minacce contro Siria ed Iran, molti comprendono che si prospetta qualcosa di terribile. Sperimentano un effetto déja vu, avendo sentito la stessa propaganda durante i preparativi per la guerra in Iraq, ed ammettono di non voler guardare o ascoltare le notizie al telegiornale, perché si tratta solo di preparativi a delle vere e proprie ostilità.
"Ma è meglio per noi pensare l'impensabile, giacché soltanto se gli individui ed i governi saranno capaci di immaginare, nei dettagli, le conseguenze di una guerra globale che includa l'uso di armi ABC (atomiche, battereologiche e chimiche), saremo in grado di effettuare il cambiamento di rotta per evitare il pericolo di guerra, cinque minuti prima della mezzanotte. E' un fatto che esistono forze che credono che la riduzione della popolazione causata da tale guerra, fino a uno o due miliardi di persone, sia un risultato auspicabile. Ma che vita sarebbe per coloro che sopravvivono? (…)
"Lo scopo di questo appello è risvegliare l'opinione pubblica, e fare appello a coloro che hanno una posizione influente, affinchè facciano tutto il possibile per evitare questa guerra. Facciamo appello ai governi affinché emulino il ministro degli Esteri danese Villy Sosndal, e dichiarino pubblicamente che il loro paese non parteciperà, in nessuna circostanza, ad una guerra contro Siria ed Iran. In secondo luogo, andrà eliminata l'intera dinamica che porta al pericolo di guerra, ovvero il collasso del sistema finanziario transatlantico, e dell'Euro in particolare".
A questo punto la signora LaRouche descrive la spinta dell'UE verso l'iperinflazione trasformando la Banca Centrale Europea nel prestatore di ultima istanza per le banche. E sottolinea che il "cambiamento di regime" è diventata "l'arma sperimentata contro qualsiasi governo europeo che si rifiuti di ridurre i livelli di vita della popolazione del 50%, e di ridurre la loro longevità adottando tagli ai programmi sanitari e sociali" come in Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia ed ora Spagna.
La democrazia è stata gettata dalla finestra dall'UE e sostituita da dittature delle banche. "L'Europa che abbiamo ora è un impero" come dimostra la sua politica verso la Libia.
La creazione di un'unione monetaria tra nazioni differenti si è dimostrata un fallimento. Di conseguenza, conclude la signora LaRouche, dovranno essere annullati tutti i trattati dell'UE, da Maastricht a Lisbona, ridando alle nazioni europee la sovranità sulla valuta e la politica economica. Dovranno essere concordati cambi fissi, per mettere fine alla speculazione sulle valute e sui risparmi della gente. Infine, dovrà essere adottata una riforma bancaria sulla linee della legge Glass-Steagall (separazione tra banche d'affari e banche ordinarie).
E invece di seguire un corso suicida di scontro con Russia e Cina, l'Europa dovrebbe "concludere accordi di cooperazione a lungo termine, dai 50 ai 100 anni, con queste ed altre nazioni su progetti futuri quali la sicurezza energetica e delle materie prime, vasti progetti infrastrutturali e di gestione delle acque, di inverdimento dei deserti, espansione dell'agricoltura per una popolazione mondiale in aumento, e di ricerca sugli effetti del tempo galattico sul nostro paese, e per la ricerca spaziale".

In attesa dell'appello integrale, rimandiamo il lettore alle stesure inlingua inglese e in lingua tedesca.


CHI E' IVAN DRAGICEVIC?  UNO DEI SEI VEGGENTI DI MEDJUGORJE


Messaggio della Vergine dato a Ivan Dragicevic il 17 Novembre 2011 nella Cattedrale di Vienna

"Cari figli, oggi vi invito alla preghiera. In modo speciale perché Satana vuole la guerra*, vi invito di nuovo, miei piccoli figli, pregate, pregate  perché Dio vi dia la pace. Siate testimoni per ogni persona in questo mondo, e siate i portatori della pace del Signore. Io sono con voi e prego davanti a Dio per ogni persona che si trova qui. E voi, non abbiate paura perché chi prega  non ha paura del male e non ha l'odio nel cuore. Grazie, cari figli, per essere tornati e aver seguito la mia chiamata."

venerdì 26 novembre 2010

SONO PASSATI 47 ANNI DALL'ASSASSINIO DI J.KENNEDY....PERCHE' LO AMMAZZARONO??? CE LO CHIEDIAMO DOPO QUASI MEZZO SECOLO!!!

Nell'anniversario dell'assassinio

del presidente Kennedy
"Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e di fare altre cose, non perché esse siano facili, ma perché sono difficili. Questa è la sfida che vogliamo accettare, che non vogliamo posticipare e che vogliamo vincere", John F. Kennedy, 12 settembre 1962.
24 novembre 2010 (MoviSol) - Quando si discute della necessità di una svolta economica e strategica nel mondo di oggi, è inevitabile fare riferimento ad alcuni personaggi storici che più di altri hanno avuto il coraggio di imprimere un cambiamento fondamentale nella politica del proprio paese. A me capita spesso di citare il grande presidente americano John F. Kennedy come esempio di uno che capi la vera posta in gioco e diede una dimostrazione di come liberarsi da una gestione geopolitica del mondo in cui alcuni gruppi sovrannazionali cercano di garantirsi un'influenza a favore dei propri interessi, piuttosto che del bene comune.
Tuttavia non è raro che qualche interlocutore metta in discussione l’effettiva volontà di cambiamento da parte di Kennedy, dicendo in particolare che fu proprio JFK ad indire l'escalation militare nel Vietnam. La mia sorpresa nel sentire questa obiezione scaturisce dal fatto che ormai la versione "ufficiale" sulla morte di Kennedy viene accettata da ben poche persone, e che quindi mi aspetto che anche le falsificazioni delle sue posizioni siano poco credibili. Le fonti che smontano le tesi della Commissione Warren sull’assassinio sono tantissime, e tanto ha fatto, a livello popolare, il film "JFK" di Oliver Stone, provocando una forte risposta nella popolazione americana. La discussione sull'assassinio tocca anche il punto del Vietnam, indicando come Kennedy non fosse affatto convinto di seguire il "complesso militare-industriale" - come lo definì il presidente ed ex-generale Dwight D. Eisenhower - nella lunga guerra geopolitica che avrebbe fatto così tanti danni umani e politici negli anni successivi.
Eppure l'escalation ci fu, e il disastro della guerra del Vietnam è ancora fresco nella mente della società, anche per via dell’evidente fallimento dell'intervento militare in Afghanistan di questi anni. Allora diventa importante chiarire la questione: il presidente Kennedy voleva davvero fermare la guerra in Vietnam? La risposta è indubbia: sì. Ma per capire come maturò questa decisione - disattesa nei fatti dopo la morte del presidente - occorre renderci conto di come un leader politico a quel livello debba affrontare un simile cambiamento di rotta.
Come sovente succede nella vita pubblica, non è facile prevedere in anticipo che cosa farà un personaggio politico una volta arrivato ad occupare una posizione di potere. Sono molti gli esempi di chi ha tradito le aspettative, o viceversa di chi si è rivelato all'altezza di un compito che sembrava fuori della sua portata. E soprattutto, non si può definire una persona solo in base alla propria posizione sociale e gruppo di appartenenza, perché si rischia di negare il ruolo fondamentale dell'individuo nella storia. Infatti John F. Kennedy veniva da una famiglia non proprio pulita: suo padre era noto per i legami con la malavita, la quale avrebbe garantito la vittoria di JFK comprando i voti a Chicago.
L’approdo di Kennedy alla Casa Bianca diede inizio ad una stagione di cambiamento innegabile. Però tale cambiamento non fu scontato, e si scontrò contro il grande ostacolo di una struttura di potere che non aveva alcuna intenzione di prendere ordini da un giovane presidente considerato inesperto ed ingenuo. Come documenta in modo molto dettagliato l'eccellente libro JFK di L. Fletcher Prouty - il vero Signor X nel film di Stone - l'orientamento della politica di sicurezza nazionale fu guidato da personaggi che si consideravano superiori al presidente, come ad esempio il direttore della CIA Allen Dulles. Il caso più eclatante, che alla fine diventò il primo passo verso una svolta nella presidenza Kennedy, fu l'invasione di Cuba alla Baia dei Porci.
Il piano per l'invasione era stato preparato prima dell'insediamento della nuova amministrazione: i rappresentanti delle agenzie di intelligence tracciarono prima i contorni dell'intervento e chiesero l'approvazione del presidente solo all'ultimo momento. Per via di un clamoroso errore di McGeorge Bundy – forse non si saprà mai se fu casuale o provocato intenzionalmente da qualcuno - l'invasione fallì provocando una figura disastrosa per gli USA. Da quel momento in poi Kennedy si rese conto di non essere davvero al comando e decise che era ora di imporre la sua volontà sulle istituzioni dello Stato. Il processo cominciò con un'indagine interna sul fallimento dell'operazione, e portò ad una riorganizzazione del funzionamento della squadra di sicurezza nazionale; il presidente riuscì a marginalizzare almeno in parte quelle figure che remavano contro il cambiamento da lui voluto.
Lo sbocco più importante del nuovo corso fu nella politica verso il Vietnam. Nel 1963 l'intervento americano in Vietnam era ancora interamente sotto l’egida della CIA; non c’erano truppe dell’esercito regolare USA nel paese. In qualità di "consiglieri" i reparti della CIA aumentarono in modo costante fino a rappresentare una forza imponente garantendo la fornitura massiccia di armamenti e in modo particolare elicotteri da guerra e i loro equipaggi. Di questo passo era inevitabile un coinvolgimento ancora maggiore degli USA, in quanto l'intervento stesso garantiva l’escalation della guerra. Furono spostati più di un milione di vietnamiti dal nord al sud del paese, che insieme alla fame e alla miseria in cui fu gettato il paese, grazie al conflitto, portarono a delle rivolte interne che vennero immediatamente considerate come la longa manus dei comunisti del Nord e della Cina. Non c’era alcun piano di vincere la guerra in senso classico, in quanto avrebbe richiesto un’invasione del Nord con il rischio di un numero enorme di morti americani e anche una potenziale risposta diretta da parte della Cina, minacciando un allargamento del conflitto a livello regionale o mondiale.
Quindi, mentre il paese veniva distrutto e si creavano sempre più nemici, il complesso militare-industriale riusciva a fornire sempre più armamenti, e i maestri geopolitici gioivano per le divisioni che garantivano una gestione delle relazioni internazionali tramite i conflitti. Quando il presidente Kennedy si rese conto dell'impossibilità di vincere la guerra in quelle condizioni, e anche della follia di crearsi nuovi nemici piuttosto che di cercare la cooperazione per lo sviluppo - come invece tentava di fare in altre zone del mondo - decise di cambiare strada. Ordinò una revisione della situazione in Vietnam per sostenere la sua decisione di cominciare il ritiro.
Nel suo libro, Prouty racconta come in realtà Kennedy fece preparare il rapporto a Washington dopo aver mandato in visita nel Vietnam coloro che in teoria avrebbero dovuto stenderlo - il Segretario della Difesa e il Capo di Stato Maggiore. Il presidente sapeva già quali conclusioni trarre, e non intendeva farsi influenzare da nessuno dei settori deviati della propria amministrazione. E infatti dopo la "consegna" del rapporto, e per l'esattezza l'11 ottobre 1963, firmò il Memorandum di azione sulla sicurezza nazionale (NSAM) n. 263, indicando la sua intenzione di iniziare il ritiro del personale americano dal Vietnam già lo stesso anno, e di concluderlo entro la fine del 1965. Poco più di un mese dopo, il 22 novembre 1963, venne assassinato. Quattro giorni dopo l'assassinio, il 26 novembre 1963, il neo-presidente Johnson, chiaramente sotto una pressione micidiale, firmò il NSAM n. 273, che cominciò già a cambiare la direzione indicata da JFK.
In conclusione, l'evoluzione di Kennedy sulla sicurezza nazionale, insieme all’impronta enorme da lui lasciata con il progetto Apollo della NASA e gli investimenti economici produttivi più in generale, fanno di lui un grande presidente. Quando JFK capì il funzionamento delle strutture del potere, decise di adoperarsi per il bene della nazione, pur sapendo di andare esplicitamente contro la posizione dei poteri forti. Per questo, nonostante la sua breve permanenza alla Casa Bianca - meno di tre anni - viene giustamente considerato uno dei migliori tra i presidenti americani.
I paralleli con il momento attuale della storia sono fin troppo evidenti: dal crollo dell'economia e il predominio degli interessi finanziari speculativi, alle manipolazioni geopolitiche che ci hanno abituato a guerre continue nelle zone calde del mondo. Finora i leader politici occidentali non hanno dimostrato la capacità di effettuare una svolta fondamentale rispetto alle politiche che continuano a rovinare l'economia reale e il tenore di vita di gran parte della popolazione, e che promettono anche nuove guerre nel prossimo futuro. Chi avrà il coraggio di sfidare i propri assiomi, e di lavorare davvero per garantire il progresso economico e sociale della società?
Andrew Spannaus

Movimento Solidarietà

Per approfondire:

JFK – The CIA, Vietnam, and the Plot to Assassinate John F. Kennedy, by L. Fletcher Prouty. Birch Lane Press, 1992