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giovedì 2 febbraio 2012

SUGGESTIONE? TUTTI PAZZI? SI TUTTI PAZZI D'AMORE PER MARIA E PER CRISTO.....





2 febbraio 2012
Cari figli, da così tanto tempo io sono con voi e già da così tanto tempo vi sto mostrando la presenza di Dio ed il suo sconfinato amore, che desidero tutti voi conosciate. Ma voi, figli miei? Voi siete ancora sordi e ciechi; mentre guardate il mondo attorno a voi non volete vedere dove sta andando senza mio Figlio. State rinunciando a Lui, ma Egli è la fonte di tutte le grazie. Mi ascoltate mentre vi parlo, ma i vostri cuori sono chiusi e non mi sentite. Non state pregando lo Spirito Santo affinché vi illumini. Figli miei, la superbia sta regnando. Io vi indico l’umiltà. Figli miei, ricordate: solo un’anima umile brilla di purezza e di bellezza, perché ha conosciuto l’amore di Dio. Solo un’anima umile diviene un paradiso, perché in essa c’è mio Figlio. Vi ringrazio. Di nuovo vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto, cioè i vostri pastori.



25mila per la veggente

Video dell'apparizione

Messaggio della Madonna: 

pregate per chi non conosce l'amore di Dio

Fedeli arrivati da tutt'Italia e dall'estero per l'apparizione
La veggente di Medjugorje Mirjana: siete ciechi e sordi



















di Maria Chiara Aulisio - Marco Piscitelli

NAPOLI - Venticinquemila persone al Palavesuvio 
per assistere all’apparizione. 


Venticinquemila ostie consacrate distribuite ai fedeli. Mirijana arriva
alle 8.20, scortata dagli agenti del commissariato
Ponticelli, si raccoglie in preghiera, recita il rosarioinsieme con le
migliaia di persone che l’attendevano da ore. Canti, applausi e
tanta emozione trasmessi in diretta video sul Mattino.it. Alle 8.45 in
punto Nietta Nocerino, anima dell’evento,chiede il silenzio alla platea.
Ecco, ci siamo. La veggente alza gli occhi al cielo, rivolge le mani
verso l’alto e inizia a piangere.
Le lacrime le rigano il viso, Nietta è accanto a lei, i fotografi
continuano a scattare decine e decine di foto. 
Alle 8.53 l’apparizione si conclude, la veggente lascia
l’inginocchiatoio e si raccoglie in preghiera per alcuni minuti.
Poi, arriva il messaggio, tradotto in italiano e letto al microfono
dalla stessa Nietta. Fede e preghiere - chiede la Madonna a
Mirijana - per aiutare chi non crede a convertirsi.
Un messaggio destinato ai fedeli napoletani - prosegue
la veggente - affinché preghino con noi per 
quanti non hanno ancora conosciuto l’amore di Dio. LEGGI TUTTO

GIUSTO PER CONOSCERE MEGLIO IL NOSTRO PRESIDENTE


E POI SE AVETE TEMPO E VOGLIA LEGGETEVI QUESTO ARTICOLO


Gli articoli di Blondet, quelli di Copertino e di altri autori, le nostre traduzioni, i brillantissimi commenti di tanti lettori, hanno sviscerato a fondo, dal punto di vista cronachistico ed interpretativo, quanto accaduto nel nostro Paese e cioè il secondo colpo di Stato, dopo quello di Scalfaro del 1994, nell’Italia democratica nata dalla Resistenza. Purtroppo la gran parte della popolazione, del tutto plagiata dai media e corrotta in profondità nei costumi – e quindi disinteressata al bene comune – non ha percepito questo regime change, anzi è probabile che in maggioranza veda di buon occhio la soluzione Monti, che gode peraltro di una fiducia e di un consenso plebiscitari, come non si era mai visto dal dopoguerra, grazie all’appoggio dei poteri forti; se qualche milione di persone fosse consapevole di quanto è realmente avvenuto, come lo sono i lettori di Effedieffe, ci sarebbero le barricate per le strade. LEGGI TUTTO

IL BALTIC DRY INDEX CI INDICA CHE STIAMO CORRENDO VELOCI........SI, MA VERSO UNA BRUTTA CHINA

ASIA


di Maurizio d'Orlando

Il dato sceso a quota 662 punti; il precedente minimo assoluto era stato toccato nel 2008, in piena crisi Lehman. Il calo da attribuire al crollo della domanda di trasporti di materie prime, per il rallentamento economico mondiale. Esperto ad AsiaNews: problema di sovraccapacità nel numero delle imbarcazioni. A rischio la solidità dei prestiti ai grandi armatori. 

Milano (AsiaNews) - Il Baltic Dry Index (BDI) ha toccato oggi (02/02/2012) un nuovo minimo a 662 punti (pti) [1], con un calo di meno 18 pti (-2,65%) rispetto alla chiusura precedente. È il minimo storico assoluto dell’indice, da quando nel 1985 ha iniziato ad essere effettuata tale rilevazione. Il precedente minimo assoluto era stato toccato il 5 dicembre del 2008 a quota 663 pti, nel pieno della crisi della Lehman. Rispetto alla chiusura del 12 dicembre scorso a 1930 pti, ultimo punto recente di massimo relativo, il calo in 52 giorni è stato del 65,7%, mentre rispetto al massimo dell’ottobre 2011 è stato di quasi il 70 %. Pur avendo registrato dunque un minimo assoluto tale calo è comunque per il momento ancora inferiore a quello registrato nel 2008, quando da un massimo di 11'793, il massimo storico assoluto del BDI, il calo registrato era stato del 94 %. Il calo di questi giorni è impressionante per la verticalità, cioè della velocità, del precipizio.

Il BDI registra il livello dei noli marittimi per le (navi) porta rinfusa per carico secco minerali e granaglie, ma cali simili si sono registrati anche per le navi cisterna (per trasporti soprattutto di petrolio, prodotti petroliferi, chimici ed in misura minori oli alimentari) e per i noli dei contenitori, con cui oggi viaggia gran parte del collettame (casse e simili). Come AsiaNews aveva già fatto rilevare in precedenza, il calo del BDI è rilevante perché il calo nei trasporti di materie prime minerarie ed agricole è un ottimo rivelatore dell’andamento delle produzioni industriali di base, oggi maggiormente concentrate in Cina, India ed in Asia in generale. 

Intervistato da AsiaNews, Giuseppe Bottiglieri, amministratore delegato di una delle maggiori compagnie armatoriali italiane e di rilevanza mondiale operanti nel settore delle porta rinfusa di carico secco, ha dichiarato che il calo è senz’altro da attribuire in gran parte al crollo della domanda di trasporti di materie prime legato al rallentamento economico mondiale. In parte però è dovuto anche, dice Bottiglieri, al fatto che dopo la crisi del 2008 la Cina ed i cantieri asiatici hanno continuato a costruire navi porta rinfusa come misura di stimolo dell’attività industriale in un momento di mancanza di ordini. Secondo l’armatore c’è perciò anche un problema di sovra capacità perché le nuove imbarcazioni prodotte dai cantieri sudcoreani e cinesi hanno ampliato la disponibilità di navi in un momento in cui c’è scarsità di impieghi (le richieste di trasporti). Si spera, afferma l’armatore, che con la fine del capodanno cinese si possa un po’ sbloccare l’attività. LEGGI TUTTO

QUESTA SERA SU LA 7 AVREMO NUOVAMENTE IMPRESE CHE RESISTONO


APPUNTAMENTO TV … su “LA7″



Pubblicato da ICR su febbraio 1, 2012

“Piazza Pulita”

giovedi 2 febbraio 2012 a MORBEGNO provincia di Sondrio

ore 19.00 presso l’Auditorium Sant’Antonino “impresecheresistono”in diretta

intervenite numerosi!!!!

IN UN' ITALIA CHE HA PERSO DI VISTA I PIU' DEBOLI CON UN GOVERNO CHE MASSACRA I PIU' POVERI COME SI PUO' ANCORA ANDARE AVANTI CON SPERANZA? SI PUO' SE SI GUARDA A CRISTO!!!



L’11 febbraio 2012 ricorre la 20/ma edizione della “Giornata Mondiale del Malato”, soprattutto quello debole ed indifeso.



La “Giornata” istituita dal Beato Giovanni Paolo II° viene tenuta ogni anno in questa data in cui la Chiesa Cattolica ricorda la Beata Maria Vergine di Lourdes. 


L’obiettivo di questa “intuizione” del Beato era quello di sensibilizzare la società laica a “donare” all’infermo una efficiente assistenza ed al credente cristiano il compito quello di stare sempre “vicino” a chi soffre. Giustamente la salute è il bene più prezioso che l’uomo possa avere ed in questo giorno, peraltro, non può essere disatteso il pensiero anche nei riguardi di coloro che portano nel loro corpo i segni di una grande sofferenza sia fisica che mentale. 

Ma non possono essere ignorate le famiglie, le loro ansie, le loro speranze, le loro necessità, mentre la società civile ponendo una solidarietà esteriore, continua a chiudersi nel guscio del proprio egoismo, in un relativismo davvero disarmante. 

Nella storia quotidiana i cittadini non sono solo indignati, ma molto indignati, ignorati, spaventati come quelli naufragati nell’isola del Giglio. Sono defraudati dalle loro aspirazioni; sono infranti per i traguardi cui la società li porta in uno scontro in cui non sono sufficientemente attrezzati ed il cui futuro è un miraggio ! 

Purtroppo, in questi frangenti, c’è chi vorrebbe “spingere” la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una licenza di uccidere, che è in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che amava ripetere che “il dovere del medico è per la vita” in simbiosi con la natura dell’uomo che “vuole” la vita. 

Ecco i malati in condizioni di malattie croniche, pare, che corrono il rischio di veder le loro condizioni e sofferenze insopportabili subire uno “strumento” che stacca la “spina”, una “forma” davvero impressionante per un superiore concetto di “risparmio” che ci lascia perplessi e sgomenti. In una parola portare alla eliminazione della vita che non avrebbe alcun valore ! 

Quelle che si vogliono instaurare sono considerazioni molto pericolose perché potrebbero coinvolgere disabili fisici, handicappati psichici, anziani non autosufficienti, malati terminali. 


Una “eutanasia sociale” con la “scusa” davvero colossale ed incredibile di lenire le sofferenze in quanto le cure ed assistenze comporterebbero una spesa sociale per una lunga degenza o una lunga cura, circostanze che pare siano applicate all’estero. 

Insomma l’uomo vecchio, disabile , acciaccato, rottame umano : deve morire ! Ma non è eutanasia? Assurdità per un Paese civile ! Purtroppo : “I diritti dei deboli, sono considerati diritti deboli” dice sempre il Cardinale Tettamanzi “nella difesa dei deboli”. 

L’uomo è creatura di Dio ed a Lui apparteniamo! 

Per il Magistero della Chiesa rinnovato dal Beato Giovanni Paolo II° nell’Enciclica “Evangelium vitae” sull’eutanasia afferma “essere uccisione deliberata moralmente, inaccettabile per una persona umana”. 

Quando la malattia pone nella situazione di sofferenza fisica, ma soprattutto nella patologia psichica il compito della comunità e delle Istituzioni devono concorrere ad un maggior impegno di tutela del “malato” ormai dimenticato e defraudato del proprio diritto. E’ un bilancio negativo, molto negativo, perché le Istituzioni ignorano queste necessità reali e sociali! 

E’ necessario ed impellente rendersi conto del significato della sofferenza, anche secondo gli insegnamenti di Papa Wojtyla che è stato il simbolo vivente della sofferenza i cui richiami avvengono ogni anno nella “Giornata Mondiale del Malato”. 

Ricordando quel volto sofferente del Beato Giovanni Paolo II°, che non poteva esprimersi l’ultima volta che si è affacciato dal Palazzo Apostolico per la benedizione, con le Sue parole : “Andiamo avanti con speranza”. 

Franco Previte 

http://digilander.libero.it/cristianiperservire

LO DICEVO CHE L'ALBERO SI RICONOSCE DAI FRUTTI ED I FRUTTI DEL PROF.MONTI SONO ACIDI DA FAR SCHIFO.... QUEL CHE PIU' DA FASTIDIO E' CHE IL PROF.SI DIREBBE CATTOLICO PRATICANTE!!!!

Caro professore Monti, ti piace fare lo spiritoso sui disoccupati? Bene, io con la terza media, ti insegno come si fa una manovra finanziaria equa. E senza nemmeno la calcolatrice.


Se il tuo predecessore era impresentabile per i suoi trascorsi oscuri nella P2, gli aiuti della banca Rasina che gestiva i fondi della mafia, l’evasione e la sua dirittura morale da falso cattolico praticante, tu lo stai diventando per la tua ferocia insensibile verso la massa più debole della società italiana.
E proprio vero che i migliori aguzzini vengono sempre da mondo cattolico, con il crocifisso in mano, in questa santa Inquisizione economica con relativi roghi di streghe e di maghi.
La tua battuta infelice non fa ridere per niente, vorrei sapere se i tuoi figli sono precari, hanno la partita iva individuale e quindi ricattabili con il cappio al collo. Oppure se hanno conosciuto la cassa integrazione.
Non ti conosco, non voglio nemmeno conoscerti, ma penso che i tuoi figli sina dal primo giorno di vita abbiano poggiato il loro culetto in quattro locali di proprietà, ed è un bel partire nel viaggio della vita.
Senza laurea ad honorem con la mia terza media e con la presunzione di avere più cuore e senso di equità di quanto stabilisca la nostra Costituzione, te la voglio dare io una lezione di economia applicata che rispetti l’articolo costituzionale che recita: ognuno deve dare secondo le proprie necessità.
Non ne ricordo il numero o il paragrafo ma ne ricordo la sostanza ed è l’unica cosa che conta.

mercoledì 1 febbraio 2012

L'EUROPA NON HA ANCORA ULTIMATO GLI ACCORDI PER LA GRECIA E PARE CHE IL PORTOGALLO STIA PEGGIO! UE SEMPRE IN RITARDO!

Quel nuovo allarme ignorato dal vertice Ue 
martedì 31 gennaio 2012
A dispetto di farmi annichilire dalla cronaca, oggi non parlo né di Consiglio europeo, né tantomeno di Grecia. Non ne posso più, sinceramente: per quali motivi un qualsiasi accordo venga raggiunto tra creditori privati e governo ellenico sarà totalmente inutile a evitare il default, penso di avervelo dettagliatamente spiegato la scorsa settimana, quindi siete in grado di leggere la cronaca di queste ore con strumenti qualificati e qualificanti. Un solo appunto: al netto del fatto che il secondo salvataggio greco è già salito da 130 a 145 miliardi e che non mi fiderei di prestare nemmeno un euro a un politico greco, ci vuole proprio la mancanza di rispetto tedesca - o, forse, la volontà di giungere al default e non spendere altri soldi - per avanzare la proposta di commissariamento di un Paese mentre questo sta cercando di concludere le trattative per lo swap sul debito. Lo si dica chiaro, siamo stufi di pagare per Atene: almeno i mercati compreranno o venderanno una notizia, non i soliti rumours che poi portano a correzioni suicide dei corsi.
Ora parliamo di cose serie, ovvero del Portogallo. Un report del Kiel institute for the world economy pubblicato la scorsa settimana dice chiaro e tondo che Lisbona dovrà avere un surplus di budget di oltre l’11% del Pil per evitare che le sue dinamiche del debito vadano fuori controllo, questo anche in uno scenario benevolo di una crescita del 2% annua (impossibile). Per David Bencek, uno dei due autori, «il debito lusitano è insostenibile, questa è l’unica conclusione realistica a cui si può giungere. Tanto più che nessuna nazione può vantare un surplus di budget primario superiore al 5% per molto tempo. Non sapremo, probabilmente, cosa farà scattare il meccanismo, ma una volta che sarà stata presa una decisione sulla Grecia, la gente comincerà a guardare sempre di più al Portogallo e si renderà conto che la sua situazione attuale è identica a quella ellenica di un anno fa».
L’inversione della curva dei tassi portoghesi, in effetti, parla chiaro. Nonostante aste di successo grazie al programma Ltro della Bce e una generale compressione al ribasso degli spread dei principali paesi dell’eurozona, la tensione sui titoli portoghesi continua infatti a crescere. Ieri lo spread tra bond a 10 anni lusitani e Bund tedeschi è schizzato al livello record di 1.435 punti, portando il rendimento del decennale a oltre il 16%. In forte rialzo anche i credit default swaps, visto che in base ai dati di Cma, il costo per assicurare 10 milioni di dollari di debito sovrano lusitano per i prossimi cinque anni è schizzato a 3,95 milioni di dollari, da pagare in anticipo, più altri 100mila dollari da pagare annualmente: gli hedge funds già si leccano le dita, in attesa della sell-off definitiva di banche e fondi.
Il rendimento del bond a cinque anni, poi è salito al 22,69%, obbligando la Bce ad acquistare sul mercato secondario per frenare il rally, e quello a tre anni, addirittura, oltre il 23%: il perché è presto detto, il mercato ha già prezzato la necessità di un haircut sul debito e di un nuovo piano di aiuti da almeno 30 miliardi di euro, dopo il primo da 78. Nonostante il problema del debito lusitano sia molto minore di quello greco, rischia però di attrarre su di sé molta attenzione, tanto per cambiare a causa della mancanza di chiarezza da parte dei regolatori. LEGGI TUTTO

I MEDIA ALLINEATI DICONO: LO SPREAD CALA ....MA NON DICONO CHE IN EUROPA VA SEMPRE PEGGIO!

Fortis: Francia e Germania spingono al suicidio l’Europa 
mercoledì 1 febbraio 2012

L’Italia porta a casa un buon risultato dopo il vertice europeo. Su questo punto ha ragione Mario Monti di essere soddisfatto, perché nell’abbattimento progressivo (un ventesimo all’anno) dello stock di debito, ora i fattori rilevanti vengono riconosciuti e hanno un peso. Ma il quadro complessivo dell’Europa, della governance europea, dell’asse “di fatto” franco-tedesco che esce dal vertice non promette orizzonti sereni. Il Professor Marco Fortis, economista, vicepresidente della Fondazione Edison pensa che i paesi europei «stanno sulla graticola».


Professore, ci si chiede a quante velocità giri l’Europa. Venticinque Paesi firmano il “Fiscal compact”, Gran Bretagna e Repubblica Ceca no. La dichiarazione conclusiva la firmano tutti, ma non la Svezia. E poi c’è la Polonia che reclama più presenza e la Francia che si oppone. A vedere dall’esterno, la situazione sembra ancora molto confusa.

RILEGGETE CON ATTENZIONE ED ENTRATE NEI COLLEGAMENTI .....C'E' DA CREDERCI!!! DELLA SERIE,COME DISTRUGGERE QUELLO CHE ANCORA RIMANE!!!


sciocchi

Un'altra perla di Marco Bollettino, pubblicata originariamente sul blog dell'autore: Ashoka's Corner. Davvero vengono i brividi. Fuggite Sciocchi....

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Quando pensavate di averle sentite tutte...
Il debito pubblico va abbattuto, e in fretta. Ieri in un convegno al Senato è stata la volta del Pdl. Il più grande partito presente in Parlamento e azionista di maggioranza del governo guidato da Mario Monti, ha presentato una sua proposta taglia-debito. A firmarla è stato il senatore Mauro Cutrufo, ma a sostenerla c`erano tutti i maggiorenti del partito, dal capogruppo Maurizio Gasparri a Gaetano Quagliariello fino all`ex ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Abbattere il debito pubblico! Finalmente! Che si siano resi conto che la spesa pubblica di 800 miliardi di euro è insostenibile e che quindi è necessario tagliarla, in modo da ridurre contemporaneamente la pressione fiscale e lo stock di debito, rilanciando la crescita? 
Ovviamente NO!
Che cosa prevede la proposta del Pdl? L`idea riguarda l`introduzione di una tassa di scopo, battezzata «contributo per il riequilibrio», che dovrebbe essere pagata da tutti i contribuenti, ma che colpirebbe anche le rendite finanziarie. L`imposta verrebbe applicata in funzione del reddito complessivo reale percepito e in forma progressiva.
Questa proposta fa il paio con quella di Alessandro Profumo, di qualche mese fa, e sono ancora valide tutte le obiezioni di allora. Dal momento però che quelli del Pdl non vogliono essere da meno nello sparare idiozie, hanno pensato di riformularla in maniera ancora più incredibile! Infatti queste “teste pensanti” del Pdl vogliono tassare ulteriormente i redditi!
Dalla tassa sarebbero esentati solo i redditi inferiori a 20 mila euro e le aziende con un volume d`affari inferiore a 30 mila euro.
Avete pensato “evasori fiscali”? Avete fatto bene. Se la patrimoniale sparava nel mucchio della ricchezza accumulata, qui si preferisce andare sul sicuro e mirare sui redditi sulle categorie inermi di fronte alla mannaia statale.
Per le persone fisiche il contributo andrebbe dal 10% per i redditi da 20 mila a 40 mila euro (dunque con un impatto rispettivamente di 2 mila e 4 mila euro), al 22,5% per i redditi oltre i 120 mila euro (dunque un prelievo di 27 mila euro).
Sono completamente pazzi! Dall'articolo sembrerebbe che il contributo del 10% scatti interamente già per chi guadagna 20 mila euro lordi l'anno. Dopo contributi pensionistici e tasse ordinarie a chi guadagna quella cifra rimangono in tasca 14 mila euro, meno di 1200 euro al mese, e ora questi geni si propongono il contributo del 10%?
Sono quasi due stipendi per gente che fa fatica ad arrivare a fine mese!
E la cosa non migliora se si applica l'aliquota soltanto alla parte eccedente i 20 mila euro.
Le imprese pagherebbero tutte un importo pari a un trentesimo del giro d`affari. Una società con un volume d`affari di 500 milioni di euro dovrebbe tirar fuori 16 milioni, una con 200 mila euro di fatturato pagherebbe 6.600 euro.
Del giro d’affari! Non degli utili. La vostra impresa ha un fatturato di 500 mila euro ma quest’anno avete chiuso in perdita di 20 mila euro? Bene, pagate un contributo di altri 16 mila euro di tasse, grazie! Ah, dimenticavo, siete in credito con la pubblica amministrazione e aspettate i soldi da due anni? Ve li paghiamo in btp!
Anche il prelievo sulle attività finanziarie sarebbe progressivo. Su un patrimonio di 150 mila euro si pagherebbe il 6 per mille (9 mila euro), su un patrimonio di 1,1 milioni I`ll per mille (121 mila euro).
Tre misure una più folle, irresponsabile e draconiana dell’altra e tutte a veicolare lo stesso, identico, messaggio: FUGGITE SCIOCCHI! ANDATEVENE DA QUESTO PAESE!
Qual è l`obiettivo di raccolta di questa tassa? Circa 400 miliardi, una somma che permetterebbe di tagliare il debito fino al 97% liberando risorse per 25-30 miliardi l`anno. Secondo la proposta Cutrufo, inoltre, non sarebbe necessario pagare il contributo di riequilibrio in un`unica soluzione, ma si potrebbe scegliere una rateizzazione della tassa su un periodo trentennale.
Attenzione che qui la tragedia si trasforma in farsa. Infatti, se non avete i soldi per pagare la tassa, potete tranquillamente indebitarvi con lo Stato per 30 anni. E allora come fa lo Stato ad incamerare i soldi subito ed abbattere lo stock del debito?
Grazie all`intervento di una società pubblica, un veicolo ribattezzato «Riequilibrio spa», che dovrebbe emettere bond a tasso fisso pari al valore complessivo del gettito dell`imposta di scopo (400 miliardi), che verrebbero collocati sul mercato grazie al basso rischio e all`alto rendimento atteso (5-6%). La garanzia sul pagamento dei bond, infatti, sarebbe data dai crediti tributari verso contribuenti solvibili.
Attingendo al mercato del credito! Perchè in un momento in cui le imprese non riescono ad ottenere credito, lo Stato fa fatica a rifinanziare il proprio debito e le banche vanno ad elemosinare quattrini alla Bce perchè, diciamocelo francamente, sono fallite...
.... questi geni assoluti del Pdl pensano che sia possibile collocare sul mercato qualche centinaio di miliardi di titoli di debito con scadenza trentennale? Via da questo paese, si salvi chi può!
Inoltre, se lo Stato paga il 5/6% di tasso di interesse su questi bond a quanto ammonterà il tasso di interesse praticato sui contribuenti solvibili (in acido?) per spalmare il pagamento della tassa su 30 anni?
Non solo. Alla spa sarebbero trasferiti anche immobili pubblici da vendere in un arco di 15-20 anni in modo da valorizzarli nel miglior modo possibile. I proventi della dismissione dovrebbero servire a restituire il contributo di riequilibrio.
Non “saranno” ma “dovrebbero”. Ovvero adesso diciamo così ma poi, quanto il contributo è pagato, chi se ne frega di restituirlo? Dopotutto siamo il paesi in cui si paga ancora l’accisa sulla benzina per finanziare la guerra in Abissinia. Ma allora perchè non mettere sul mercato gli immobili dello Stato e li venderli un poco per volta senza mettere nuovamente le mani nel nostro portafoglio?
Secondo Giuseppe Maria Pignataro, autore del libro alla base della proposta Cutrufo, gli effetti quantitativi sarebbero rilevanti.
Traduzione: secondo Giuseppa Maria Pignataro, autore del libro con cui consiglia di curare il mal di testa con un colpo di pistola alla tempia, gli effetti quantitativi sarebbero rilevanti. Rimpiango quasi Barnard.
E ora attenzione, rullo di tamburi per il finale esilarante...
Lo stock del debito scenderebbe a 1.530 miliardi, il 97% del pil; gli interessi sul debito scenderebbero da 105 miliardi a 70 miliardi e si libererebbero tra i 40 e i 60 miliardi da destinare allo sviluppo.
Avete capito? Il contributo draconiano a cui “devono partecipare tutti” non serve nemmeno per mettere i conti in sicurezza (dopo aver distrutto il paese). I “risparmi” ottenuti dalla riduzione degli interessi sul debito sarebbero infatti destinati a nuove spese! 
Esattamente come quando l’ingresso nell’euro aveva permesso al governo italiano di ridurre la spesa per interessi dai 90 miliardi di euro (equivalenti) del 1997 ai 66 miliardi del 2004 (68 miliardi nel 2010). L’occasione  per sistemare il problema del debito pubblico in quel modo c’è già stata ed abbiamo visto com’è andata a finire.
In conclusione, se pensavate che avessimo toccato il fondo, impugnate saldamente una bella pala che c’è ancora molto da scavare.

MAGDI CRISTIANO ALLAM:"AFFRANCHIAMOCI DA QUESTA TRAPPOLA INFERNALE TESA DAI CRIMINALI CHE HANNO INQUINATO LA FINANZA MONDIALE..."

Così l'Italia si svenderà a Berlino
Monti sta sacrificando la sovranità nazionale per ingraziarsi la
Merkel e la tecnocrazia europea
di Magdi Cristiano Allam - 30 gennaio 2012, 08:45

la sede dello Spiegel











Dopo il diktat della Merkel alla Grecia ormai siamo in guerra. 
Non con i carri armati ma con la finanza, che è pur sempre 
un’arma di distruzione di massa che a livello globale sta 
destabilizzando gli Stati sovrani, estromettendo dal potere 
governi democraticamenteeletti, costando cifre da capogiro 
a causa della speculazione e mietendo milioni di vittime.
LEGGI TUTTO





martedì 31 gennaio 2012

ALBERTO GOFFI CI PRESENTA " E'QUI L'ITALIA?"


UN CONVEGNO PUBBLICO

“rivolto agli onesti”

venerdi 10 febbraio 2012 - ore 18,00

Varese

Convitto De Filippi sala Montini

GIOVANNI ZIBORDI HA FATTO DUE CONTI SULLE TASSE DELLE MULTINAZIONALI E LE HA COMPARATE CON LE PICCOLE AZIENDE IN ITALIA....IL TROPPO STROPPIA VERO???


     


  • 31 Gennaio 2012 02:13 
    argomento: Fisco e Tasse 


    Monti sta affossando l'economia: "la fiducia dei consumatori cade al livello più basso dal 1996..", il Fondo Monetario ha appena abbassato la stima per l'Italia a -2.2% di PIL nel 2012, questo nonostante la stima per l'economia mondiale sia del +3% e se il FMI dice -2.2% probabilmente pensano ad un -3% di PIL come ha scritto un mese fa DeBenedetti. Il mio piccolo modello direbbe anche un -4% di PIL però, perchè gli ultimi dati sono che il credito nell'euro area e in particolare in Italia si sta riducendo del 2-3% (non è mai successo, per venti anni è sempre cresciuto dal 5 al 10% annuo). Il calcolo è semplice: lo stato con Monti aumenta le sue entrate rispetto alle spese di quasi un 4% di PIL, il deficit estero è un 2% di PIL e il credito cala di un altro 2-3% di PIL...Il deficit del settore privato può essere dell'8% del PIL. Lo si può compensare solo attingendo ai risparmi, ma questo per non più di un 2-3%, ergo il PIL italiano può crollare anche del -4% nel 2013. 

    L'elite parla solo del "deficit pubblico", hanno firmato oggi un Trattato Europeo che impegna a ridurre il deficit pubblico allo 0.5% di PIL follia allo stato puro. Intanto il settore privato in Italia avrà un deficit nel 2012 del 7-8% di PIL... questo è l'unico "deficit" che conta razza di idioti, perchè sono decine di migliaia di fallimenti in arrivo, aziende e attività che una volta che hanno chiuso poi le fanno riaprire Monti ed Equitalia ? 

    Mario Monti, Passera, Befera di Equitalia e il coro dei giornali e televisioni applaudono la caccia all'evasore, che con le aliquote e tasse attuali significa inchiodare un autonomo e un impresa in Italia a pagare dal 40 al 60% di tasse. Questa repressione ha un pesante impatto negativo sull'economia. 

    L'America va meglio invece ad esempio perchè le sue imprese evadono di più legalmente le tasse.Le grandi aziende multinazionali pagano in media il 28% di tasse ad esempio in America (in Italia non ho i dati), incluse le tasse locali e non perchè in America le aliquote siano tanto più basse che in Italia, ma piuttosto perchè hanno studi di avvocati, fiscalisti e lobbysti a disposizione. Nel 2010 su 1,100 miliardi di utili le società dell'S&P 500 hanno pagato solo 322 milioni di dollari di tasse (il 28%) 

    Se un commerciante, artigiano, professionista o piccola impresa in Italia riesce a pagare in Italia su 100 mila euro di entrate 28 mila euro di tasse, come fanno le multinaziionali americane, risulta un evasore e ora forse finisce anche sui giornali, additato come ladro dal presidente del Consiglio Monti. Invece General Electric, Yahoo, Amazon, Ebay, TimeWarner che hanno pagato ad esempio negli ultimi cinque anni meno del 10% di tasse sono esempi positivi del fatto che "all'estero invece si pagano le tasse" (secondo gli idioti che scrivono sui giornali). 

    Prima che sia troppo tardi le imprese e gli autonomi dovrebbero lanciare la rivolta fiscale, rifiutandosi di versare più del 28%. Lo slogan sarebbe : "paghiamo quanto le multinazionali, ma non di più.." 

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    SEGUITE IL FORUM SULL'ARGOMENTO AI TITOLI SOTTOELENCATI

    La Tassazione di una Srl
    di Lanci
    - 31/01/12

    Quanto Pagano di Tasse ?
    di Moderatore
    - 31/01/12

VOGLIAMO FARE IL GIOCO DI CHI VUOLE RIDURRE LA POPOLAZIONE MONDIALE? RECUPERO SPLINDER, QUESTO POST NON CI E' FINITO PER CASO SULLA HOME, E' STATO MESSO !!!

11 agosto 2010

LA VITA NEGATA

Aborto, ecatombe mondiale

  un figlio a tre mesi !!! NON UN FETO, UN FIGLIO !!!!!

Una ecatombe di dimensioni inimmaginabili. È questa la sensazione immediata – che si accompagna alla naturale difficoltà di reperire dati ufficiali, omogenei e recenti – quando l’intento è mettere assieme le statistiche sull’aborto volontario in tutto il mondo. Complessivamente, i dati mondiali parlano di una stima di ben oltre 30 aborti ogni 100 bambini nati: quasi una gravidanza su quattro interrotta volontariamente, per un totale di oltre quaranta milioni di aborti all’anno. 


Oltre ai numeri assoluti, molto significativo è il dato che va sotto il nome di rapporto di abortività, ovvero il numero di aborti ogni 100 nati vivi. Un numero che, Paese per Paese, fornisce l’immediata fotografia della tendenza al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. E mentre in Italia si conferma un lentissimo calo – ribadito dagli annuali dati ministeriali diffusi lunedì – esistono angoli del pianeta dove quella dell’aborto è una tragedia che, lungi dal rallentare, sostanzialmente fuori controllo.


Quanto alla situazione europea, le raccolte di dati più omogenee sono quelle fornita dall’Organizzazione mondiale della sanità e del Guttmacher Institute, organico alla stessa Oms. Le statistiche che immediatamente si impongono sono quelle dell’Est europeo che nel 2003 ha raggiunto un picco di 103 aborti ogni 100 bimbi nati vivi, a significare che più di una gravidanza su due è stata interrotta volontariamente. Nel dettaglio impressionano i numeri degli anni ’90, con picchi di Romania (oltre 300 aborti ogni 100 nati vivi), della Federazione Russaa (oltre 200), della Bielorussia e dell’Ucraina (intorno ai 150). La tendenza attuale è quella di un brusco calo, ma i numeri più recenti degli aborti ufficialmente censiti dall’Oms sono ancora altissimi: 95 aborti ogni 100 nati vivi in Russia, 45 in Ungheria e Bulgaria, 55 in Romania, 32 in Slovacchia, con solo Repubblica Ceca e Ucraina avviatesi verso la "normalità" (meno di 30 aborti ogni 100 nati vivi). Per quanto riguarda la penisola scandinava, è il dato della Svezia a risaltare: dal 1997 un rapporto di abortività che staziona attorno ai 35 aborti ogni 100 nascite, contro i 26 della Norvegia e i 18 della Finlandia. Nel resto d’Europa da segnalare l’inesorabile ascesa del rapporto di abortività in Spagna, più che raddoppiato – da 11 a 23 – negli ultimi 20 anni, e i numeri di Francia e Regno Unito, assestatisi ormai da anni ben al di sopra dei 25 aborti ogni 100 nascite.

Uscendo dai confini europei, è il Guttmacher Institute – un centro che si dedica allo studio e alla diffusione della salute sessuale e riproduttiva a livello mondiale – a fornire dati più omogenei e dettagliati. In una pubblicazione del 2007, che ha il pregio di aggregare una mole di numeri assai consistente, viene riportato un rapporto di abortività per gli Stati Uniti pari a 31 aborti ogni 100 nati vivi, in linea con quello del Canada, mentre per Cuba si raggiunge la stratosferica cifra di 109 (ovvero, sono più le gravidanze interrotte di quelle portate a termine).

Per Cina e Giappone si registrano rapporti di abortività rispettivamente di 41 e 28. A proposito di Stati Uniti e Cina, impressionano i numeri assoluti: rispettivamente ben oltre il milione e addirittura i sette milioni di aborti l’anno. È ancora il Guttmacher Institute a parlare di un rapporto di abortività di circa 17 su 100 nati vivi per l’Africa, con punte di 24 nella parte meridionale del continente. 34 gli aborti ogni 100 nascite in Asia, con picchi di 51 per la zona orientale. America Latina e Caraibi si attestano intorno a una rapporto di abortività pari a 35, media tra i numeri più bassi dell’America centrale e quelli altissimi di regione caraibica (42) e Sud America (38). E c’è chi si batte a livello internazionale per estendere il «diritto all’aborto»...

RUSSIA, PRIMA LA CARRIERA: COME IN OCCIDENTE

Russia l’aborto è consentito entro la 28ª settimana quando per la madre si configura il rischio di vita, per preservare la salute fisica e mentale della donna, per ragioni socio-economiche e nel caso in cui il feto sia malformato. I dati del 2006 resi disponibili dall’Oms riportano un rapporto di abortività in continuo calo, ma ancora su livelli altissimi: 950 aborti ogni 1000 nati vivi contro i 1500 di inizio millennio. Statistiche ancor più recenti calcolavano 670 aborti ogni 1000 nascite, con oltre due milioni di aborti ogni anno. Nonostante l’aumento continuo del numero di nascite, i demografi considerano ancora la situazione allarmante. Sergei Zakharov, vicedirettore dell’Istituto di demografia dell’Università di Mosca, ha affermato che sono solo l’8% gli aborti praticati per ragioni economiche. Con l’avvento dei valori occidentali in Russia, sempre secondo Zakharov, oggi la maggioranza delle donne sceglie di abortire perché antepone carriera e realizzazione personale ai valori della famiglia.

ROMANIA, UN FENOMENO FUORI CONTROLLO

Romania l’aborto si può praticare nelle prime quattordici settimane se esistono problemi psico-fisici. Oltre quel limite temporale l’interruzione di gravidanza è legale solo per ragioni terapeutiche. Il numero riportato dall’Oms è di 128 mila aborti nel 2008, un’enormità se rapportato ai 22 milioni di abitanti. Nel giugno del 2008 destò scalpore la notizia del via libera all’aborto per una bimba di 11 anni la cui gravidanza era frutto di una violenza subìta dallo zio. La bimba era alla 21ª settimana, ma fu dato il permesso per preservare la sua salute mentale. Prendendo spunto dalla vicenda, Marie Stopes International – organizzazione attiva nell’ambito della «pianificazione familiare» – chiese una revisione in termini più permissivi della legge. Nel 2007, il film «4 mesi 3 settimane e 2 giorni» del regista rumeno Cristian Mungiu ridestò il dibattito sull’aborto clandestino nell’era Ceausescu. E vinse il Festival di Cannes.

SVEZIA, NUMERI RECORD DA 20 ANNI E SELEZIONE IN BASE AL SESSO

Svezia l’aborto si può praticare entro le 18 settimane di gravidanza su richiesta della donna, quando si configurino rischi per la salute psico-fisica o malformazioni del feto. È richiesto un colloquio con un assistente sociale, mentre oltre le 18 settimane il via libera per l’interruzione di gravidanza deve essere fornito dal Consiglio nazionale della sanità e del welfare. La sezione europea dell’Oms fornisce dati che per la Svezia mostrano un rapporto di abortività che dalla fine degli anni ’90 è assestato costantemente tra i 340 e i 350 aborti ogni 1000 bambini nati. Proprio il Consiglio nazionale della sanità nel maggio dell’anno scorso ha aperto le porte all’aborto per la selezione del sesso del nascituro. La richiesta proveniva dall’ospedale di Mälaren, dove i medici si erano trovati di fronte alla richiesta di una donna di abortire i due figli che stava aspettando proprio perché non erano del sesso desiderato. L’istanza della donna fu considerata legittima poiché avanzata entro le 18 settimane di gestazione: l’aborto non si può negare anche se i figli sono sani.

AFRICA, NEL CONTINENTE NERO DAL VETO AL PERMISSIVISMO

Le varie legislazioni africane sull’aborto presentano sensibili difformità: si va dal divieto totale in Paesi come Angola, Egitto e Somalia a leggi estremamente permissive come quelle di Sud Africa e Tunisia, passando per Libia, Nigeria e Uganda, dove l’unica condizione è il pericolo di vita della madre. Per quanto riguarda l’Africa, i dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza sono forniti dal Guttmacher Institute come stime, con particolare attenzione dedicata alla sicurezza della pratica abortiva nell’intero continente. Un tema che determina un impegno costante di moltissimi soggetti tra organismi internazionali e organizzazioni non governative nell’ambito della cosiddetta «salute riproduttiva» e della pianificazione familiare, con campagne per la diffusione massiccia di anticoncezionali e aborto farmacologico. Il numero assoluto di aborti eseguiti nel continente africano viene stimato superiore ai 5 milioni e mezzo, di cui oltre due milioni riguardano l’Africa Orientale. Ai 300mila aborti stimati nella parte sud del continente, corrisponde il rapporto di abortività più alto, con 24 aborti ogni 100 nascite.

CINA, SISTEMA AL COLLASSO: IL FIGLIO UNICO NON PAGA

Cina il tema dell’aborto è inscindibilmente legato alla politica del figlio unico, che fa impennare le cifre riguardanti le interruzioni volontarie di gravidanza. I numeri sono esorbitanti: oltre sette milioni gli aborti praticati, per un rapporto di abortività di 41 su 100 nati, secondo le statistiche presentate dal Guttmacher Institute. A cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 i numeri assoluti hanno raggiunto i quattordici milioni, con rapporti di abortività fino a 69 aborti ogni 100 nascite. Queste cifre si portano appresso il problema legato agli squilibri demografici, col rapporto tra maschi e femmine che nel Paese ha raggiunto valori allarmanti. Preoccupazione hanno recentemente destato anche studi socio-economici e demografici che mostrano come la Cina si stia avviando verso un insostenibile divario tra la popolazione in età produttiva e quella in età avanzata e dunque verso un collasso del sistema economico. Per questo il governo cinese, sin dall’anno scorso, pare stia valutando attentamente una revisione della sua tragica politica del figlio unico.

VIETNAM, GIOVANISSIME IN FORTE CRESCITA

Vietnam le condizioni per interrompere la gravidanza sono connesse ai rischi per la salute della donna e alle eventuali malformazioni del feto, oltre che alle condizioni economiche della madre. Il Guttmacher Insitute inserisce il Vietnam tra quei Paesi per i quali le statistiche sono incomplete o incerte, ma il quadro che ne viene dipinto indica un rapporto di abortività che oscilla dai 78 aborti ogni 100 nati vivi del 1996 (un milione e mezzo di interruzioni di gravidanza) ai 33 del 2003 (oltre mezzo milione). Anche numeri più recenti fanno impressione: nel 2006 si è calcolato che a fronte di 17 bimbi nati ogni 1000 donne in età fertile si registravano 83 aborti, e che mediamente una donna vietnamita subiva nell’arco della propria vita 2,5 aborti. Nel maggio scorso il Vietnam è entrato nella classifica dei dieci Stati con la più alta diffusione dell’aborto, con particolare riferimento alle interruzioni di gravidanza in donne con meno di 19 anni.

CUBA, REGIME ALL'ERTA: SUPERATE LE NASCITE

Le condizioni per l’aborto legale a Cuba riguardano i rischi per la vita e per lo stato di salute della donna, oltre alle motivazioni legate alle malformazioni del feto e alle condizioni socio-economiche della madre. Cuba è uno degli Stati dove il numero di gravidanze interrotte è maggiore rispetto a quelle portate a terminine. Nel 2008 fu il quotidiano del regime comunista Granma a dar voce alla preoccupazione di membri del governo a proposito dell’elevato numero di aborti. Ciò non può far dimenticare la condizione di prigionia di alcuni dissidenti rei di aver denunciato le politiche pro-aborto della dittatura castrista. Oscar Elias Biscet, un medico incarcerato dal 2003, aveva portato alla luce le pratiche abortive spesso barbare e le preoccupanti cifre tra le giovanissime. La cifra assoluta, secondo le statistiche delle Nazioni Unite, oscilla intorno alle 65 mila interruzioni di gravidanza, dopo aver raggiunto picchi di 80 mila alla fine degli anni ’90.