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mercoledì 23 novembre 2011

NUOVO ORDINE MONDIALE: "LA MONETA DI DIO E QUELLA DEI TECNOCRATI" !!!




 

Controllo Globale
: La moneta di Dio e quella dei tecnocrati del nuovo ordine mondiale
(www.chiesadomestica.net - 19.11.2011) - La moneta di Dio e quella dei tecnocrati del nuovo ordine mondiale - Giustizia e pace per il mondo: Benedetto XVI insegna che si ottengono da una evangelizzazione che è promozione umana e da una chiesa che è famiglia, mentre i gerarchi vaticani nel loro documento invocano una 'Banca centrale mondiale' - di Simonetta Castellano 
Dice BXVI“l’urgenza dell’evangelizzazione non può essere dissociata dalla promozione umana. Inoltre, il concetto di Chiesa - famiglia di Dio ha prodotto molti frutti spirituali per la Chiesa cattolica e per l’azione di evangelizzazione e di promozione umana che essa ha attuato per la società africana nel suo insieme. Infatti, la Chiesa è chiamata a scoprirsi sempre più come una famiglia. Tenendo presente questo, la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa si è concentrata sul tema della riconciliazione, della giustizia e della pace. Si tratta di punti importanti per il mondo.” (Visita alla basilica dell’Immacolata Concezione di Maria di Ouidah e firma dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Africae Munus”, 19.11.2011)
Invece, il documento vaticano appena uscito su ciò che si considera necessario per ottenere giustizia e pace nel mondo guardava da tutt'altra parte rispetto alla famiglia e all'essere umano, guardava precisamente e strettamente al denaro e al potere come soluzione di tutti i mali. Hanno scritto le agenzie di stampa: (Adnkronos 24.10.2011) - Le proposte sono contenute in un documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: ''Serve una sorta di 'Banca centrale mondiale' che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle Banche centrali nazionali''. La nota ipotizza ''la riforma del sistema monetario internazionale'' per dare vita ''a qualche forma di controllo monetario globale''.
Costante e insistente nel suo magistero, il Papa sta cercando di spiegare ai vescovi e a tutti i cattolici, che la ricchezza della terra e la grazia di Dio sono i figli. E che per questo l'unico ordine mondiale giusto, produttivo e sicuro per tutti si fonda, nella chiesa come nella società civile, sulla costituzione di famiglie e generazione di figli. E i pastori non possono non essere in prima linea nell'insegnare con la loro vita la verità tutta intera sull'ordine dato dal Creatore all'esistenza umana.
BXVI: Importante infine notare che in queste Lettere la Chiesa comprende se stessa in termini molto umani, in analogia con la casa e la famiglia. Particolarmente in 1 Tm 3,2-7 si leggono istruzioni molto dettagliate sull'episcopo, come queste: egli dev'essere “irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.” Notare qui soprattutto una speciale caratteristica personale, quella della “paternità”. L’episcopo infatti è considerato padre della comunità cristiana. Del resto l'idea di Chiesa come “casa di Dio” affonda le sue radici nell'Antico Testamento e si trova riformulata in Eb 3,2.6, mentre altrove si legge che tutti i cristiani non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari della casa di Dio. Preghiamo il Signore e san Paolo perché anche noi, come cristiani, possiamo sempre più caratterizzarci, in rapporto alla società in cui viviamo, come membri della “famiglia di Dio”. E preghiamo anche perché i pastori della Chiesa acquisiscano sempre più sentimenti paterni, insieme teneri e forti, nella formazione della Casa di Dio, della comunità, della Chiesa.” (>Udienza del Mercoledì, 28 gennaio 2009)
Ma i gerarchi vaticani ci tengono a mostrare di non vedersi affatto come padri di famiglia e di essere uomini soli, che pensano da tecnocrati avidi e agiscono come affetti da delirio di onnipotenza.
Il Papa ha tentato di convincerli che la moneta di Dio è l’umanità, che l'immagine di Cristo impressa nell'uomo interiore è il patrimonio da riprodurre nei figli per la prosperità del mondo. Ha tentato, cioè, di spiegare loro che il Vangelo non si riduce a un codice morale, sociale, economico, ma è prima di tutto “ ricco di contenuto antropologico”, ossia dice chi è l'uomo, quell'essere in cui Dio stesso, e la sua gloria, si riflette e abita. E perciò “Come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto”, dando figli a Dio gli si rende gloria. La gloria del suo nome, che è “Padre”.
BXVI: I Padri della Chiesa, prendendo spunto dal fatto che Gesù fa riferimento all’immagine dell’Imperatore impressa sulla moneta del tributo, hanno interpretato questo passo alla luce del concetto fondamentale di uomo immagine di Dio, contenuto nel primo capitolo del Libro della Genesi. Un Autore anonimo scrive: “L’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità … Pertanto da’ la tua ricchezza a Cesare, ma serba per Dio l’innocenza unica della tua coscienza, dove Dio è contemplato … Cesare, infatti, ha richiesto la sua immagine su ogni moneta, ma Dio ha scelto l’uomo, che egli ha creato, per riflettere la sua gloria” (Anonimo, Opera incompleta su Matteo, Omelia 42). E Sant’Agostino ha utilizzato più volte questo riferimento nelle sue omelie: “Se Cesare reclama la propria immagine impressa sulla moneta - afferma -, non esigerà Dio dall’uomo l’immagine divina scolpita in lui?” (En. in Ps., Salmo 94, 2). E ancora: “Come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto … Cristo infatti abita nell’uomo interiore” (Ivi, Salmo 4, 8). Questa parola di Gesù è ricca di contenuto antropologico. (Freiburg, Ai cattolici impegnati nella chiesa e nella società, 25 settembre 2011)
Certo, avendo finora voluto parlare espressamente ai vescovi e agli addetti ai lavori, l'insegnamento di Benedetto XVI sulla necessità di rifondare la società e la chiesa sulla base del matrimonio e della famiglia è stato un discorso criptico. Si può discutere, certo, se non sarebbe stato più utile e più convincente un insegnamento in chiaro dato in linguaggio divulgativo, contemporaneamente comprensibile da tutto il popolo di Dio. Forse la sinergia del sensus fidei di tutto il popolo cristiano e di tutte le menti libere dell'umanità sarebbe stata un motore più efficace.
Ma adesso, ciò che conta - di fronte all'indefessa opera di edificazione di un nuovo ordine mondiale antiumano e anticristico, che esce sempre più tronfiamente allo scoperto, - è che il Papa parli papale papale.
 APPROFONDISCI :



ELIMINATE LE SOVRANITA' NAZIONALI TOCCHERA' ALLA CHIESA CATTOLICA? NO! "PORTAE INFERI NON PRAEVALEBUNT"


NON CHIAMIAMOLO COMPLOTTISMO MA PREPARAZIONE ACCURATA PER RIFILARCI UN GOVERNO CHE NESSUNO DI NOI HA SCELTO!!!

Una crisi preparata per tempo



“Era gia tutto previsto”, cantava Riccardo Cocciante qualche anno fa.
La stessa cosa potremmo dire di quanto è accaduto nelle ultime settimana nelle vicende italiane: che fosse già tutto previsto lo evidenziano fatti che inquietano. Il governo Berlusconi è stato fatto fuori, subito rimpiazzato da un esecutivo “tecnico”, con tempi e modalità a dir poco sorprendenti, che non riescono a farci pensare alla casualità.
Ecco i fatti: il 9 giugno si riuniscono (rigidamente a porte chiuse) i "fratelli" della Bilderberg a S. Moritz. Gli argomenti in discussione sono segreti, ma si vocifera che in queste “riunioni”, si discutano e si influenzino i destini del mondo. Di quei potenti fanno parte numerosi massoni ed alcune personalità italiane, tra cui Mario Monti.
Il 25 luglio, alla "Ca' dei sass" di Banca Intesa (ricostruzione dell’editorialista de “La Stampa”, Fabio Martini, al momento non smentita), si ritrovano (tra gli altri) Prodi, De Benedetti (proprietario di “La Repubblica” e de “L’Espresso”, oltreché tessera numero uno del Partito Democratico), Passera (amministratore di Banca Intesa S. Paolo), Bazoli (numero uno dello stesso gruppo bancario), Caloja (Ior), Monti (membro del gruppo Bilderberg, di Goldman Sachs, della Trilateral, solo per citarne alcuni…): in sostanza il gotha dei potentati economico-finanziari italiani. In quella riunione sarebbe stato chiesto a Monti di "occuparsi" del nuovo governo italiano, nell’eventualità che fosse caduto il governo Berlusconi. Simultaneamente, con l’aggravarsi della crisi finanziaria globale, la speculazione prende di mira l’Italia: proprio la banca d’affari americana Goldman Sachs (in cui hanno ricoperto ruoli rilevantissimi, oltre a Mario Monti, anche Draghi e Prodi…) dà il la alla vendita massiccia di titoli di debito pubblico italiano, il cui differenziale (spread) rispetto ai titoli tedeschi comincia pericolosamente ad allargarsi. Fatto sta ed è che alle prime vendite della Goldman Sachs si succedono quelle di altre banche americane, degli “hedge funds”, della Bundesbank tedesca.
La crisi finanziaria è globale, intendiamoci, ma appare sempre più determinata da una vergognosa speculazione internazionale che, sfruttando a proprio piacimento le debolezze dei vari sistemi economici, lucra profitti ai “soliti noti”, seminando il panico ed abbattendo quelli che sono i governi “non amici” (o meglio indisponibili a questi “appetiti”). L’eurozona appare vulnerabile agli attacchi, soprattutto perché si è introdotta una moneta unica (l’euro) che presenta una serie di debolezze preoccupanti: è l’unico caso nella storia di moneta unica tra Paesi che non sono uniti politicamente; è stata creata dalle solite lobbies massoniche-burocratiche (grazie Prodi!!!), con tassi di concambio assolutamente sbagliati (non si doveva superare la soglia delle millecinquecento lire per euro, tanto per intenderci – anche qui, grazie Prodi!!!); infine è una moneta che non viene nemmeno difesa da una banca centrale degna di questo nome. La Bce, infatti, non è prestatrice di ultima istanza e quindi non può agire come, ad esempio, la Federal Reserve americana o l’analoga giapponese. Alla luce di queste debolezze, non è un caso che gli speculatori si siano concentrati pesantemente sulla zona Euro, e in particolare sulla Grecia e sull’Italia.
Nonostante gli ottimi risultati raggiunti dal governo Berlusconi (il rapporto deficit-pil è tra i migliori dei Paesi Ocse, la disoccupazione è nettamente inferiore alla media europea, il pareggio di bilancio è anticipato al 2013, le esportazioni aumentano nel 2011 del 12. 3 per cento), la speculazione internazionale non fa calare lo spread; il governo eletto dagli italiani vede sfilacciarsi la sua maggioranza martedì 8 novembre, mentre Mario Monti, nominato senatore il giovedì 10, la domenica 13 riceve il mandato da Napolitano. Tempi strettissimi, come si vede, che destano i peggiori sospetti in buona parte dell’opinione pubblica, che si pone alcune domande. Perchè si affida l’incarico di governo proprio ad una personalità che compare nella lista della banca Goldman Sachs, la prima a speculare sui titoli del debito italiano? Perché in 17 Paesi dell’Eurozona sono già saltati sette governi? Perché il governo greco è ora affidato a Papademos, anch’egli di Goldman Sachs, così come risulta di Goldman Sachs anche il governatore della Bce, Mario Draghi? Come è possibile che ci salvino coloro che sono amici degli speculatori?
Non è che qualcuno abbia voluto gettare nel caos le nostre economie per poi comprarci a prezzo di saldo? Nel 1992, in coincidenza con la crisi del nostro Paese, capitarono fatti analoghi e sulla nave “Britannia” i “soliti noti”, con la complicità di Amato e Ciampi, decisero la spartizione di buona parte dell’economia italiana. “L’eterno ritorno del sempre uguale”! Ma il popolo si accorgerà di questi inganni? Reagirà una buona volta o continuerà a leggere la stampa dei “soliti noti” (dal “Corriere della Sera” a “La Repubblica”, da “La Stampa” a “L’Unità”)?
L’ultima considerazione è dedicata proprio ai (post) comunisti italiani: per 80 anni hanno demonizzato il mercato (l'odiato "capitalismo"), poi si sono convertiti mani e piedi ai peggiori aspetti di questo. Se parlate con questi “sapienti”, ora esiste solo il “dio mercato”, i banchieri e i finanzieri, con cui evidentemente si fanno buoni affari. La mia cultura (dottrina cattolica ed economia sociale di mercato) ha sempre apprezzato l'economia di mercato, mai facendone però un totem a cui immolare tutto, ed evidenziandone spesso i limiti e le insufficienze. Qual è il modello di Bersani? La Cina capital-comunista?
Pagine correlate: 

venerdì 18 novembre 2011

CARD.BAGNASCO A TODI:" SE SI PERDE LA SENSIBILITA' PERSONALE E SOCIALE VERSO L'ACCOGLIENZA DI UNA NUOVA VITA......"




bagnasco

di Riccardo Cascioli    18-10-2011
Sarebbe davvero un peccato se il tanto atteso incontro di Todi, organizzato dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, si risolvesse soltanto nella richiesta di un governo di unità nazionale. Perché in effetti questo è il titolo di tutti i giornali e tg, questo è – inevitabilmente – il messaggio unico che arriva da Todi, perché tale auspicio è stato espresso nella conferenza stampa finale dal segretario della Cisl Bonanni, dopo una giornata di lavori a porte chiuse.



In effetti dietro quelle porte sembra che ci sia stato un momento importante di confronto tra le diverse associazioni cattoliche impegnate nel sociale, che potrà dare più importanti frutti in futuro. Associazioni che hanno diverse sensibilità ma che cercano di trovare un punto d’unità su alcuni temi importanti per il futuro della società.



Resta però il fatto di una unità che – agli occhi del mondo – si esprime nella richiesta di un governo che metta insieme l’attuale maggioranza e opposizione, o larga parte di esse. Richiesta peraltro opinabilissima, tanto che da queste colonne ci siamo più volte espressi contro questa eventualità, senza per questo mettere in discussione – anzi, invocandola - l’unità dei cattolici su ciò che conta. Non è infatti sulle formule di governo che ai cattolici viene chiesta l’unità, e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, lo aveva chiarito perfettamente nel discorso introduttivo tenuto al mattino. Bagnasco ha infatti detto che la vera posta in gioco sta in “una specie di metamorfosi antropologica”.



“Sono in gioco, infatti – ha detto Bagnasco - le sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino. Proprio perché sono ’sorgenti’ dell’uomo, questi principi sono chiamati ‘non negoziabili’. Quando una società s’incammina verso la negazione della vita, infatti, ‘finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono’ (Benedetto XVI, Caritas in Veritate, n. 28). Senza un reale rispetto di questi valori primi, che costituiscono l’etica della vita, è illusorio pensare ad un’etica sociale che vorrebbe promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti di maggiore fragilità. Ogni altro valore necessario al bene della persona e della società, infatti, germoglia e prende linfa dai primi, mentre staccati dall’accoglienza in radice della vita, potremmo dire della ‘vita nuda’, i valori sociali inaridiscono. Ecco perché nel ‘corpus’ del bene comune non vi è un groviglio di equivalenze valoriali da scegliere a piacimento, ma esiste un ordine e una gerarchia costitutiva”.



Dunque, i cosiddetti valori non negoziabili sono le “sorgenti” dell’uomo, da cui nasce anche l’impegno per il bene comune. L’impegno dei cattolici in politica non può prescindere da questo punto, non può darlo per scontato. Probabilmente Bagnasco ha sorpreso qualcuno degli organizzatori con il suo intervento; più voci nelle giornate precedenti  all’incontro di Todi avevano dato per acquisito il fatto che il più ampio impegno per il bene comune, invocato più volte anche dal presidente dei vescovi, avrebbe finalmente messo tra parentesi la scomoda faccenda dei valori non negoziabili, per concentrarsi sui temi della giustizia sociale.  Anche il “congelamento” del Forum delle Associazioni familiari da parte della Cei, avvenuto negli ultimi mesi a vantaggio del nuovo Forum organizzatore dell’incontro di Todi, sembrava andare in questo senso.



Ma Bagnasco a Todi ha cambiato registro, spiazzando un po’ tutti e soprattutto ”mettendo al tappeto il Corriere della Sera”, come ha brillantemente titolato il vaticanista Sandro Magister 
nel suo blog. Il “partito del Corriere” infatti è quello che nelle ultime settimane più si è interessato del futuro dei cattolici in politica, rivaleggiando addirittura con Avvenire sul suo terreno. Il Corriere ha una sua idea precisa del ruolo dei cattolici in politica e lo ha chiarito in modo molto esplicito il direttore Ferruccio De Bortoli nell’editoriale pubblicato ieri, proprio nel giorno dell’appuntamento di Todi.



Esclusa a priori l’opzione di un nuovo partito cristiano, “il Paese ha bisogno dei cattolici” per costruire quell’atmosfera di unità nazionale che al partito del Corriere sta tanto a cuore. E come farlo? Riscoprendo nel dialogo con liberali e riformisti “un tratto più marcatamente conciliare dopo l’era combattiva e di palazzo di Ruini. Una missione sociale, in questi anni, poco valorizzata, mentre si è insistito tanto sulla difesa dei valori cosiddetti non negoziabili, dal diritto alla vita alle questioni bioetiche, al punto di estendere l’incomunicabilità con le posizioni laiche all’insieme delle questioni civili ed economiche”.



Insomma, il modo in cui i cattolici possono “servire” – dice De Bortoli - è se mettono da parte l’impegno su vita, famiglia e libertà di educazione. L’esatto opposto di quanto affermato da Bagnasco.



Quale strada prenderà il Forum non è così scontato come potrebbe sembrare a prima vista. Non c’è dubbio che in linea di principio le associazioni del Forum siano più attente al presidente della Cei che non al Corriere, ma non si può ignorare che gli organizzatori hanno voluto a Todi – che ricordiamo era un convegno a porte chiuse - un’ampia rappresentanza del "partito del Corriere": il direttore Ferruccio De Bortoli, gli editorialisti Ernesto Galli della Loggia e Dario Antiseri, l’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera, hanno tutti avuto un ruolo di primo piano nel dibattito. Si tratta di una scelta che fa legittimamente sorgere diversi interrogativi.



Così come qualche perplessità è sorta per la presenza del cardinale Bagnasco che, al di là dei contenuti impeccabili della sua prolusione e al di là delle proprie intenzioni, rischia di impegnare la Chiesa italiana nell’indicazione di opzioni politiche che non sono esattamente il suo compito.



Proprio da queste colonne, venerdì scorso monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ricordava che 
la sfida urgente per la Chiesa è quella educativa, necessariamente di lungo periodo. “Non possiamo disperderci su altre sfide pretendendo che noi siamo sfidati nel campo delle indicazioni alla soluzione dei problemi concreti sociali e politici, o che siamo sfidati nella individuazione di strategie a breve o lungo termine per la soluzione dei problemi socio-politici. Noi siamo sfidati sull’essenza della nostra identità, della nostra missione”. E quanto al campo socio-politico diceva: “Il compito è formare un popolo di laici che si assumano poi la responsabilità dei giudizi e delle azioni conseguenti; si deve fuggire la tentazione di creare un popolo o uno pseudo popolo di credenti che poi accetti di essere telecomandato dall’ecclesiasticità nei punti di maggiore responsabilità. Non dobbiamo in nessun modo sostituirci ai laici nell’impresa totalmente loro di portare dentro una società come la nostra il loro contributo originale di intelligenza, di passione, di educazione, di capacità costruttiva”.



Ci sembra questo un richiamo alla chiarezza dei ruoli e della propria identità che è oggi più che mai necessario. Non possiamo ora prevedere cosa succederà nei prossimi mesi e cosa nascerà nell’era post-Berlusconi che tutti stanno preparando. Il Forum delle associazioni del mondo del lavoro fa bene a proporre idee, esigenze e progetti su cui sfidare il mondo politico, ma ai pastori della Chiesa è chiesto anzitutto di dare impulso a quella grande opera rievangelizzatrice cui il papa ha richiamato in questi giorni e che è l’unica vera risposta a quella crisi culturale che stiamo vivendo. 

MARCO DELLA LUNA: "L'ANGOSCIA DI MILIARDI DI PERSONE E' UNA FORZA IMMENSA....."

LOTTA DI POPOLO PER SOPRAVVIVERE AL POTERE BANCARIO

di Marco Della Luna
« I giochi di profitto e potere della grande finanza mandano in rovina le nazioni ricche, alla fame le povere, uccidono il futuro dei giovani; ci stanno spingendo alla catastrofe; governi, parlamenti e politici sono asserviti e pagati, sono loro strumento, è insensato rivolgersi ad essi; non resta che la lotta di popolo per la sopravvivenza contro quegli affamatori senza patria; e nella lotta di popolo per la vita o per la morte non si sta a contare i caduti, da una parte e dall’altra; madri e padri sono pronti a dare la vita sotto il fuoco della polizia di regime per ridare un futuro ai loro figli; dato che il potere finanziario costituito controlla polizia e forze armate, mettiamo in conto molti milioni di morti; in ogni caso, meglio morire da uomini liberi combattendo, che aspettare pacifici e sottomessi di fare la fine del topo, a cui già siamo stati destinati.»
Sembra un discorso realistico, e il potere costituito lo teme, e si ingegna per presentare mediaticamente le dimostrazioni popolari contro la finanza predona come un problema di ordine pubblico. Permette a poche decine di teppisti, forse prezzolati, forse psicopatici, di compiere violenze odiose, e poi le riferisce all’insieme dei protestatari per squalificarli e per non parlare del problema vero, della tragedia di miliardi di persone, a cui viene fatta, con l’appoggio delle istituzioni, una violenza incommensurabilmente superiore ad ogni altra. Ed evita di parlare della rivoluzione degli islandesi, che si sono salvati dal baratro preparato dai finanzieri non rispettando le regole, ma assediando il parlamento e combattendo contro la polizia del regime.
Sembra un discorso realistico, ma non lo è:
1-Le lotte di popolo non hanno mai portato alla vittoria degli interessi del popolo;
2-Le lotte di popolo richiedono un nemico individuabile e fisicamente aggredibile, ma i grandi finanzieri sono pochi, mobilissimi, non li puoi catturare, anche se il popolo abbatte i palazzi della BCE, della Fed, di Wall Street etc. il sistema funziona sempre, perché è immateriale, è telematico;
3-Potrebbe essere, quindi, una lotta non di popolo ma super-tecnologica, di super-hackers, ma con quali possibili esiti?;
4-Quand’anche si catturassero i grandi finanzieri che ora manovrano le leve – i Rothschild, i Rockefeller, i Warburg, i Lazard, i Moses, il Soros – e li si uccidesse tutti, non cambierebbe nulla, perché il loro modo distruttivo e anti-umano di fare finanza è e rimane la cosa che, al mondo, dà il massimo di guadagno e il massimo di potere insieme; perciò, se non la fanno più essi, la faranno altri: l’opportunità di sfruttare e dominare crea sfruttatori e dominatori.
Rassegnatevi, o voi indignados e desperados: la finanza distruttiva è il limite alla specie umana. La via della lotta di classe è un vicolo cieco, pertanto. Non sblocca la situazione. Uno sblocco può forse venire da un altro fattore – e pregate quindi affinché avvenga:
Per la prima volta nella storia dell’umanità miliardi di persone precipitano insieme nell’angoscia e nell’esasperazione. L’angoscia di miliardi è una forza immensa e avrà probabilmente un effetto profondo sulla psiche collettiva, magari di tipo neovitalista, alla Rupert Sheldrake. O archetipico, alla Carl Gustav Jung. La psiche profonda della specie, sentendo che la specie stessa è minacciata di autodistruzione perché gli individui sono guidati dalla ricerca dell’avere e del potere come valori primari e condivisi,  potrebbe produrre profondi, rapidi e imprevedibili aggiustamenti. Potrebbe svegliare le persone da questa fascinazione, da questa ipnosi. Potrebbe dischiudere nelle loro menti nuovi, più ampi e più ecologici orizzonti. Potrebbe generare un Uomo Nuovo con una sensibilità aliena alla ricchezza e al dominio sugli altri, orientata alla ricchezza e al dominio interiori – a quegli spazi interiori, l’antariksha dei veggenti indovedici, più vasti di qualsiasi possesso materiale. Anche se suona un po’ irrazionale, anche se il grosso della popolazione sembra per ora addormentarsi sempre di più anziché risvegliarsi, apriamoci dunque con fiducia a questa speranza nel potere della disperazione. Che altro ci rimane?
18.10.11
Marco Della Luna

STA SCRITTO:"L'ALBERO SI RICONOSCE DAI FRUTTI" SE MONTI E' "BUONO" LO VEDREMO DAI FRUTTI, MA E' AUTUNNO ED E' LONTANA L'ESTATE!

venerdì 18 novembre 2011
Che drago quel Draghi! Ma avete visto che fenomeno!? Mario Monti comincia la presentazione del programma di governo al Senato e puff...lo spread si sgonfia come un sufflè! Era a 530 punti base quando il premier ha preso la parola alle 13:01, quando ha finito alle 13:53 era a 512 ed è continuato a scendere fino sotto quota 500 (sintomo che ieri la Bce ha comprato a man bassa). Eccone la riprova. Come vedete nel grafico più in basso il picco di acquisti si è registrato tra le 7:00 e le 8:00 del mattino ora di New York, ovvero proprio tra le 13:00 e le 14:00 ora italiana.
Noi sappiamo che non è stato il discorso di Monti a far calare lo spread, ma il portafoglio della Bce sul mercato secondario: quanta gente, invece, verrà abbindolata da questa straordinaria coincidenza temporale? In compenso, la Borsa a inizio discorso era al -1% e alla fine era al -0,94%: si sa, Mario Draghi è un uomo potente, ma non può ancora comprare sul mercato azionario! Non so voi, ma io comincio ad avere paura di questo eccesso di tecnocrazia tutta sorrisi e collaborazione. Anche perché i giorni che ci hanno accompagnato al giuramento del nuovo governo italiano sono stati nebbiosi, esattamente come le notti milanesi di questi tempi. Ma come il sole ieri è arrivato a fare capolino e schiarire gli orizzonti, ora i tasselli del mosaico cominciano a combaciare e la figura che emerge è nitida: il contagio è ormai attecchito in Spagna e Francia, spostando il radar dell’overshooting obbligazionario un po’ più lontano da Roma, ma avvicinando il baratro e ponendo per la prima volta la Germania nell’angolo, messa in minoranza da una nuova forza invisibile nata in seno all’Ue e con testa negli Usa. LEGGI TUTTO

giovedì 17 novembre 2011

ANCHE "MOVISOL" IL MOVIMENTO ITALIANO DI LAROUCHE DENUNCIA IL GOLPE, MOVISOL HA ANCHE DELLE PROPOSTE VISITATE IL SITO

16 novembre 2011 (MoviSol) - Il 7 novembre, il presidente di MoviSol Liliana Gorini e il prof. Paolo Savona, presidente del Fondo Interbancario di Garanzia, sono stati ospiti della trasmissione "Che aria tira" su Radio Padania, dedicata ai temi attuali della crisi dell'euro e dell'Italia. Entrambi sono stati interpellati sulla opportunità per l'Italia di uscire dall'euro e se fosse vero che il 50% dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi fosse dovuto a Berlusconi. Sia Gorini che Savona hanno respinto questo giudizio, e secondo Gorini "uscire dall'euro sarebbe l'unico modo per Berlusconi di salvare il proprio governo ed evitare un governo tecnico imposto dalla BCE", ma ci vorrebbero statisti come De Gasperi, De Gaulle o Roosevelt. "Nessuno tra gli attuali governi europei ha il coraggio di fare quello che LaRouche dice da anni: una riforma alla Glass-Steagall, ma l'Italia può farlo ora, ribellandosi al ricatto della BCE".
Savona si è detto d'accordo che "esistono alternative" alla svendita dei beni nazionali, che "l'ideale sarebbe certamente regolare severamente il mercato dei derivati, che è stato la causa degli attacchi speculativi sui titoli di stato", ma ha giudicato "troppo duro" il giudizio di MoviSol sulla "dittatura della BCE". In questo momento, essendo sotto attacco, per l'Italia sarebbe impossibile uscire dall'euro, ha detto Savona. "Io sono stato il primo a porre il problema, un anno fa, offrendo il petto nudo", ha detto Savona, e una volta passato l'attacco speculativo sarebbe sicuramente il caso di riproporlo.
Entrambi il presidente di MoviSol e l'ex ministro si sono detti contrari ad un governo tecnico. "Io feci parte di un governo tecnico", ha detto Savona, aggiungendo che però non lo ritiene una scelta giusta. "Se il governo tecnico fallisce, la gente perderà la fiducia in tutto, dopo averla persa nella politica". Un governo tecnico fallirà sicuramente, ha detto Gorini, perché le decisioni non sono prese dal governo italiano ma dalle banche, a cominciare dalla BCE.
Il Segretario nazionale di MoviSol Andrew Spannaus è stato tra i relatori al BlogEconomyDay II tenutosi a Castrocaro Terme (Forlì) sabato e domenica scorsi. L'incontro ha messo insieme numerosi blogger indipendenti che si occupano soprattutto di finanza e risparmi, insieme ad un pubblico di oltre 300 persone sul posto e molti altri che hanno seguito via internet. Spannaus, che aveva partecipato anche all'incontro inaugurale l'anno scorso in Piemonte, ha portato una prospettiva di interventi immediati per stabilizzare la situazione italiana ed europea attraverso la separazione delle funzioni bancarie, e un ritorno alla sovranità nazionale. Gran parte dei partecipanti si sono espressi a favore dell'uscita dell'Italia dall'euro e un ritorno ad una politica di crescita economica vera, in opposizione al governo dei banchieri in via di formazione, visto come una succursale delle grandi banche d'affari a livello internazionale.

NUOVO GOVERNO: ALLA SANITA' RENATO BALDUZZI IDEOLOGO DEI DICO.....VEDREMO CHE COSA "PARTORIRANNO" E CHE DIO CI ASSISTA!!!

  Renato Balduzzi ministro della Salute

 

ministro della Salute Renato Balduzzi
Sembrava un ballottaggio tra Umberto Veronesi e Luigi Frati, invece alla fine l'ha spuntata Renato Balduzzi che sarà il nuovo ministro della Salute del governo Monti e il più giovane della compagine governativa. Presiedente dell'Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, dal 2007, Balduzzi è professore ordinario di diritto costituzionale nell'Università del Piemonte Orientale. La sua non è la prima esperienza governativa, è stato, infatti, consigliere giuridico dei ministri della Difesa (1989-1992), della Sanità (1996-2000), dove ha ricoperto anche l'incarico di Capo ufficio legislativo con il ministro Rosy Bindi presiedendo la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria, e delle Politiche per la famiglia (2006-2008). Proprio nelle precedenti esperienze si è occupato della stesura del disegno di legge sui cosiddetti Dico, "Diritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi", mentre come costituzionalista si è più volte espresso sulla necessità di portare a compimento l'iter del testamento biologico, garantendo una periodica verifica della volontà del soggetto. Dal 2009 è presidente del Nucleo di valutazione dell'Azienda ospedaliero-universitaria "Maggiore della Carità" di Novara e, dal 2006, del Comitato di Indirizzo del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna. Da presidente dell'Agenas al centro della sua attenzione «l'equilibrio dei poteri tra il livello centrale e regionale e il superamento delle disparità esistenti tra i sistemi regionali sono due delle criticità maggiori del nostro sistema», come ebbe modo di dichiarare. Ora è atteso alla prova ministeriale.

Governo Monti. Spine per i cattolici


Tratto da Palazzo Apostolico, il blog di Paolo Rodari, il 16 novembre 2011
Tutto si può dire oggi tranne che la chiesa cattolica italiana abbia di che brindare dalla formazione del nuovo governo Monti.
Lorenzo Ornaghi, che la chiesa avrebbe voluto all’istruzione, è andato ai beni culturali, una diminutio non da poco.
Andrea Riccardi, che gradiva gli esteri, si deve accontentare della cooperazione e dell’integrazione, un nuovo dicastero senza portafoglio.
Ma la vera nota dolente (dal punto di vista della chiesa) rimane la sanità. Il nuovo ministro Renato Balduzzi è l’ideologo dei Dico. Consigliere giuridico del ministro della Sanità Rosy Bindi dal 1996 al 2000, dal 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic, già Movimento Laureati di Azione Cattolica) e in questa veste chiese ai suoi di non andare al Family Day.

INDIGNADOS E VOCI AUTOREVOLI, TUTTE CONVERGONO SULLA STESSA AFFERMAZIONE: GOLPE DEI BANCHIERI, QUINDI "VOX POPULI VOX DEI" !!!



Il golpe dei banchieri, nuovi lanzichenecchi, nuovi brenni che non vedono l'ora di comprarsi l'Italia



La sarabanda di sabato scorso organizzata dalla sinistra contro il nemico-tiranno Berlusconi, quando stava per arrendersi, e gettare la spugna, andando a rassegnare le dimissioni al Quirinale,per un attimo mi ha ricordato la scena delle Cronache di Narnia, quando il re Aslan, si consegnava tra gli scherni agli sgherri della perfida Strega Bianca Jadis, per poi essere immolato sulla Tavola Bianca. Certo Berlusconi non è Aslan come lo intendeva il grande romanziere inglese C. S. Lewis, lo ho anche scritto, il mio ideale capo di Stato è il beato Carlo d'Asburgo, però tra Vendola e Berlusconi, so chi devo scegliere senza esitazioni. Per la Sinistra, il Terzo Polo, Casini, Fini e Co e forse anche per tutti quei deputati di prima nomina che devono salvare il proprio vitalizio fino alla fine legislatura, un governo Monti fa comodo, ma è importante in questo momento ricordare alcune cose, per comprendere meglio cosa sta succedendo. E come altre volte occorre un po' di pazienza per seguirmi.
"Una volta i Golpe li facevano, o li tentavano, i militari. Oggi li fanno i banchieri", scrive Gaiani su labussolaquotidiana. it. In tutto questo caos l'unico elemento chiaro è che stiamo assistendo al crollo della democrazia, cioè della legittimità dei governi eletti dai popoli di guidare alcuni Paesi. E questo sembra più chiaro proprio in questi giorni."L'obiettivo di mesi e mesi di feroci attacchi mediatici alla "casta" politica. Intendiamoci. La classe politica è indifendibile e non brilla per parsimonia, capacità e competenza ma benché i suoi difetti siano noti da tempo solo recentemente attaccarla è diventato lo sport nazionale più diffuso. Le ragioni di questo assedio alla legittimità dei (pur spesso impresentabili) rappresentanti del popolo sembrano più chiare oggi alla luce di quanto sta accadendo in Grecia e in Italia dove governi di espressione politica diversa (Centrodestra a Roma, Centrosinistra ad Atene) vengono fatti crollare e rimpiazzati dal direttorio politico-economico franco-tedesco composto da esponenti della grande finanza e della burocrazia dell'Unione Europea".
Tra l'altro è paradossale che a "sostenere questa espropriazione del popolo - scrive Riccardo Cascioli - siano proprio quelli che in questi anni si sono battuti per il ritorno delle preferenze nel sistema elettorale. A cosa serve dare la preferenza se poi tanto la legittimità di un governo sarà decisa altrove?"
La classe politica italiana ha gravi colpe, soprattutto l'opposizione, non solo ha consentito questa nuova forma d'invasione straniera ma, forse, di esserne in qualche modo complice. Le opposizioni e parte della stessa ex maggioranza non hanno fatto altro che ripetere che l'Europa (parola pronunciata sempre con tono solenne, come faceva Romano Prodi quando ci fece entrare nell'euro a suon di tasse) voleva le dimissioni di Silvio Berlusconi. Nessuno che abbia avuto il coraggio di rispondere che i governi italiani vengono fatti cadere dagli elettori italiani, non dalle banche, dagli speculatori e dai burocrati di Bruxelles. Invece sono tutti in ginocchio davanti a loro, divinità supreme capaci di cooptare le massime istituzioni del Paese, leader politici e opinionisti. Nella migliore tradizione italiana, già nei secoli scorsi ci siamo divisi nel sostenere gli interessi stranieri in casa nostra fedeli al motto "Franza o Spagna purché se magna". (Gianandrea Gaiani, Il Golpe dei banchieri, 11. 11. 11 Labussolaquotidiana. it).
In questo momento è importante ricordare che "chi ci impone regole, governi e programmi economici non brilla per competenza e autorevolezza. Però pretende che il governo italiano cada e si svenda tutto perché "lo vuole l'Europa, lo vogliono i mercati"Entità sovranazionali, quasi mistiche sull'altare delle quali dovremmo sacrificare la nostra certo imperfetta democrazia? Giova ricordare che la costruzione dell'Europa non ha mai avuto molto a che fare con il consenso popolare. Nessuno ha mai chiesto agli italiani e a molti altri popoli del Vecchio continente se volessero o meno l'adesione all'Unione o all'euro. La Ue non è riuscita neppure ad avere uno straccio di Costituzione poiché quella messa a punto è stara bocciata negli unici due referendum indetti in Olanda e Francia. Poco amate dagli elettori europei (che eleggono i parlamentari nazionali da inviare a Strasburgo ma non i membri della Commissione) le elefantiache e costosissime caste che guidano la Ue e la Bce detestano referendum e suffragi popolari".(Ibidem)
Infatti appena la Grecia ha "osato" proporre un referendum per chiedere ai cittadini se volevano i sacrifici per restare nell'euro o se preferivano lasciare l'allegra combriccola."È stato "fucilato" simbolicamente da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, quest'ultimo lo ha anche insultato in un fuori onda forse casuale o forse no. Pochi giorni dopo il premier greco è stato costretto a dimettersi dalla defezione (casuale?) di quattro deputati del suo partito e a guidare il nuovo governo (ovviamente tecnico) è stato chiamato un banchiere, Lucas Demetrios Papademos, ex governatore della Banca Centrale greca ed ex numero due della Bce. Dovrà gestire un programma di austerity nel quale ai tagli sociali si affiancheranno privatizzazioni, vendita di imprese e persino di isole. Merce in saldo con le borse (e i debiti pubblici) di oggi. Ottimi affari in vista per la grande finanza, i grandi investitori, gli speculatori e i grandi gruppi internazionali, soprattutto quelli franco-tedeschi perché le banche di Parigi e Berlino detengono buona parte del debito greco".
E l'Italia? Nonostante rappresenti l'ottava potenza economica mondiale non viene trattata meglio. Anche Berlusconi ha avuto i suoi "traditori" e i suoi "avvertimenti". Come l'attacco borsistico a Mediaset (meno 12% in un sol giorno) che ha "consigliato" il premier di ritirare l'idea di posticipare le dimissioni e ad appoggiare la candidatura di Monti, nominato poche ore dopo senatore a vita dal Quirinale.
Ma perchè questo accanimento contro l'Italia? Per colpa di Berlusconi? No. Noi per l'alta finanza siamo un boccone più appetibile di quello ellenico. "I francesi forse non sono riusciti a prendersi i nostri ricchi contratti in Libia per ottenere i quali hanno scatenato la guerra più stupida della storia ma contano ora di potersi comprare a prezzi di saldo le nostre migliori aziende. Il governo tecnico dovrà privatizzare in tempi rapidi i beni dello Stato, cioè svendere i "gioielli di famiglia" ai nuovi lanzichenecchi e ai Brenno del XXI secolo. Che non vedono l'ora di acquistare per un tozzo di pane quote e società di Eni, Finmeccanica, banche e altri gruppi fino a oggi temibili concorrenti per quei Paesi che solo chi è in affari con loro può continuare a chiamare partner".
Hanno detto che andare alle elezioni ora sarebbe stato disastroso, ma in tutta Europa si è votato, ha detto Ferrara a Radio Londra. "E se per caso"queste condizioni"si ripetessero alla fine naturale della legislatura, cosa si farebbe, si sospenderebbero le elezioni fino a nuovo ordine?"

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Rozzano MI, 14 novembre 2011 Domenico Bonvegna


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A PASSI VELOCI VERSO LA SCHEDATURA DI OGNI NOSTRA PIU' PICCOLA MOSSA ?


Abolire il contante? No, Grazie!!


Francesco Carbone usemlab LUNEDÌ 14 NOVEMBRE 2011 16:58


cash

L'articolo è stato originariamente pubblicato sul blog dell'autore: Ashokacorner.
Lo riprendo e lo ripubblico perché riguarda una questione molto interessante, quella dell'uso del contante al quale da diverso tempo si sta facendo una vera e propria guerra. Davvero non c'è limite alle proposte demenziali in arrivo da ogni dove, soprattutto quando si comincia a parlare di moneta e denaro, temi sui quali il delirio raggiunge picchi notevoli e davvero insuperabili. D'altronde se il confusionismo economico dilaga a partire già da questioni più banali, molto spesso sfatate anche secoli fa, figuriamoci di quali perle sono capaci alcuni soggetti quando si entra nel merito delle questioni monetarie, indubbiamente le più difficili e delicate da comprendere.
Il mio invito rimane quello di cominciare a STUDIARE SERIAMENTE la scienza economica, prima possibile! E lo raccomando soprattutto a questi giornalisti che provano a fare gli economisti senza neanche conoscere non solo l'ABC, ma neppure la A dell'alfabeto economico. A tal proposito devo comunicare che purtroppo non riuscirò a pubblicare il libro delle lezioni di Huerta entro Natale. Conto tuttavia di riuscirci per il decimo compleanno del sito che, come molti sanno, si compirà a fine gennaio. Potete continuare comunque a trovare le lezioni sempre online nella sezione EDU(cational).
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Milena Gabanelli, conduttrice della trasmissione Report su Raitre, propone, dalle pagine del Corriere della Sera, la sua ricetta per risanare i conti dello Stato. Pur apprezzando spesso le inchieste del suo programma, devo dire che in questo articolo la giornalista cade vittima di tutta una serie di fallacie economiche che purtroppo hanno messo radici nel pensiero main stream. A partire da queste considerazioni sviluppa poi una soluzione che a prima vista pare la panacea a tutti i mali del paese mentre in realtà la “cura” è di gran lunga peggiore del “male”. Leggiamo insieme.
"Non sono un economista, non sono un’esperta di finanza, ma una giornalista generica che ogni tanto prova a capire temi complessi, per poi spiegarli agli utenti. Oggi, come tutti, mi pongo questa domanda: “Come se ne esce?” Il debito italiano conta 1.843 miliardi, il PIL 1.548. I mercati non si fidano del fatto che l'Italia possa ripagare i propri debiti".
Perchè non si fidano?
"Perché gli investitori pensano che tale avanzo (avanzo primario) sparirà in presenza di una recessione (italiana, europea, mondiale). Il nodo è il rapporto debito/PIL, che per l’Italia è troppo elevato. Tant’è vero che la Gran Bretagna, con un deficit più che doppio rispetto al nostro, riesce a farsi prestare soldi ad un tasso di interesse che è meno di un terzo di quello che paghiamo noi, proprio perché la Gran Bretagna ha un rapporto debito/PIL che è circa la metà del nostro".
In realtà la questione è un po’ più complicata ma in sostanza è vero: abbiamo il terzo debito pubblico al mondo.
La “complicazione aggiuntiva” è che la Gran Bretagna emette debito in una valuta, la sterlina, che viene “stampata” dalla Bank of England, così come gli Stati Uniti con il dollaro. L’Italia invece emette debiti in euro e quindi lo Stato non può seguire la via “facile” della monetizzazione del debito e della svalutazione per tirarsi fuori dai guai. Le tesi per cui sia “tutta colpa dell’euro che non possiamo stampare”, proposte della nostra classe dirigente nascono proprio da questa idea.
In pratica non possiamo “barare” sul debito, quindi cosa possiamo fare?
"Siamo dentro un circolo vizioso: più è alto il rapporto debito/PIL, più è necessario tagliare la spesa pubblica, più diventa più difficile evitare una recessione. In presenza di forti tagli alla spesa pubblica la crescita può derivare solo dal settore privato, in altre parole: o da maggiori investimenti, o da maggiori consumi dei cittadini, o da maggiori esportazioni".
Non è detto, se non forse nel brevissimo termine. L’esperienza di molti paesi dimostra che un taglio della spesa pubblica può anzi essere un motore per la crescita economica mentre le dimensioni dell’apparato statale ne sono sicuramente un freno. In sostanza i paesi con una spesa pubblica che eccede il 40% del PIL fanno fatica a crescere. L’Italia è intorno al 50%. Il problema è semmai capire dove tagliare la spesa pubblica e come rendere l’Italia un ambiente più favorevole alla crescita del settore privato.
"In una situazione di incertezza economica mondiale è difficile pensare che senza particolari incentivi un imprenditore possa decidere di investire";
Gli incentivi sono “utili” soltanto a dirigere la produzione in particolari direzioni che il mercato altrimenti non seguirebbe. Creano, tra l’altro, effetti imprevisti ed indesiderati che poi rischiano di peggiorare la situazione. Abbiamo visto cosa è successo per gli incentivi alla rottamazione delle automobili.
Piuttosto lo Stato deve creare un ambiente non ostile agli investimenti e agli imprenditori, in modo che possano sviluppare la propria attività produttiva. La storiella che raccontava le gesta di Stefano Lavori, ovvero cosa sarebbe successo se Steve Jobs fosse nato in Italia, è purtroppo verosimile e gli ostacoli che i nostri imprenditori incontrano sono in gran parte dovuti all’interventismo pubblico, non alla sua assenza.
"è più probabile che decida di rendere più efficiente la propria azienda facendo dei tagli. E allora, di fronte alla mancanza di sicurezza del proprio posto di lavoro, le famiglie sono portate a ridurre le spese, piuttosto che incrementare i consumi".
Se ridimensionare l’azienda la rende più efficiente e profittevole allora sarebbe sbagliato impedirglielo. Vogliamo che le risorse scarse siano impiegate per produrre beni e servizi utili e richiesti oppure solo mettere gente al lavoro e dar loro uno stipendio? Le risorse non più utilizzate dall’azienda A per produrre X, potranno essere utilizzate dall’azienda B per produrre Y, l’importante è appunto non ostacolare la dinamica del cambiamento in atto ma favorirne il corso.
In parole povere, se una azienda ha una capacità produttiva di 100 e riesce a vendere solo 60 è inutile e dannoso accanirsi e spendere denaro pubblico per costringere la gente a comprare 100. Ciò che si vede, della politica dei sussidi, è che l’azienda che fa profitti e dà lavoro ai suoi operai ma ciò che non si vede è ben più importante. Non si vede il costo sopportato dal contribuente, che si accolla il peso degli incentivi con le tasse che paga, non si vedono le risorse produttive che sono allocate alla produzione del bene favorito dai sussidi e quindi non possono essere impiegate nella produzione di altri beni più richiesti, non si vede infine il costo ambientale di certe scelte politiche: rottamare auto con pochi anni e km di servizio per costruirne di nuove non fa certo bene all’ambiente!
Inoltre l’idea per cui l’economia va bene quando si consuma perchè così il denaro circola e fa aumentare la produzione va poi decisamente riconsiderata. Purtroppo è una fallacia economica che oramai ha messo radici nel pensiero contemporaneo.
Vediamo ora le opzioni che la Gabanelli propone per ridurre il debito pubblico di 350 miliardi e portare il rapporto debito/PIL al 100%.
"AUMENTARE IL GETTITO IRPEF NON DAREBBE MOLTO - Gli italiani sono 60 milioni (di cui solo il 38% lavora). Ogni italiano dovrebbe pagare 162 euro al mese per tre anni. Difficile pensare che sia possibile. Anche aumentare le tasse sui redditi servirebbe a poco. Coloro che dichiarano oltre 100.000 euro, sono lo 0,9% del totale, e sopra i 70.000 euro arriva appena il 2% degli italiani".
Fin qui ci siamo, aumentare le tasse in un paese che ne paga già tante (dopo la recente manovra arriveremo al 45% del PIL) non è la soluzione ai problemi di eccessivo indebitamento di un paese. Lo mostra anche lo studio di Alesina e Ardagna che ho citato prima.
"CI SAREBBE LA STRADA DELLA PATRIMONIALE - Secondo i dati della Banca d’Italia, la ricchezza in edifici e terreni degli italiani (al netto di passività/relativi debiti) è pari a 8.600 miliardi. Una patrimoniale del 4% del valore produrrebbe quindi un’entrata di cassa straordinaria pari a 344 miliardi".
Una patrimoniale di 400 miliardi l’aveva proposta anche Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredt, ex prima scelta di Enrico Letta come canditato premier del Pd e .... indagato per frode fiscale (da che pulpito!).
In ogni caso, lo scrive anche la stessa Gabanelli, una patrimoniale così punitiva sarebbe inattuabile e dalle conseguenze tragiche, come ben spiegato da Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano.
Veniamo ora a quella che la giornalista di Report considera l’unica soluzione attuabile.
"La caccia ai grandi evasori è l’obiettivo numero uno, che deve però fare i conti con l’esistenza degli stati canaglia, i tempi lunghi delle procure e delle rogatorie, mentre noi di tempo ne abbiamo poco. Invece si sa che almeno il 20% del PIL è sommerso. Una legge che lo facesse emergere genererebbe entrate allo Stato e farebbe diminuire il nostro debito molto velocemente".
"L’UNICA VIA È LA TRACCIABILITÀ DEI PAGAMENTI - Ad oggi solo pagamenti superiori a 2.500 euro devono essere fatti mediante assegno, bonifico, carta di credito, o bancomat. Ben al di sopra della tipica fattura che un privato riceve da un professionista, un commerciante o un artigiano".
Si va a parare sempre lì, sull’evasione fiscale colpa di tutti i mali dell’Italia e che va eliminata con ogni mezzo, anche invocando misure orwelliane. Come ha ben spiegato Ricolfi qualche settimana fa sulla Stampa, ci sono due tipi di evasione fiscale: quella odiosa di chi “chi potrebbe benissimo pagare le tasse, e non lo fa semplicemente perché vuole guadagnare di più” e quella invece di quanti “se facessero interamente il loro dovere fiscale, andrebbero in perdita o dovrebbero lavorare a condizioni così poco remunerative da rendere preferibile chiudere l’attività”.
Dal momento che vogliamo che si puniscano i primi e si permetta ai secondi di portare avanti la loro attività in modo legale, continua Ricolfi, dobbiamo combatterla sì con più controlli ma anche con aliquote ragionevoli. Io aggiungerei anche con un fisco più semplice perchè essere costretti a rivolgersi (e pagare) ad uno specialista per sapere quante tasse devi pagare è folle
La Gabanelli va diretta e propone il controllo supremo, quello che renderebbe impossibile l’evasione fiscale, ovvero l’abolizione il contante. In realtà parla di una tassazione che ne renda sconveniente l’uso ma la finalità è quella lì, niente contante uguale niente evasione.
La giornalista di Report si chiede:
"Quali categorie hanno assolutamente bisogno di contante? Lo spacciatore, il tangentista, il riciclatore. Tutte le attività criminali esistono solo grazie all’uso del contante, e non contribuiscono alla ricchezza dello Stato, ma generano un costo in termini sociali, di polizia, di burocrazia, ecc".
Ce ne sono anche altri.
Ad esempio i i bambini che vendono la limonata per tirar sù qualche euro, i ragazzi che tagliano l’erba del vicino, i babysitter, gli studenti che danno ripetizioni. Tutti “evasori fiscali” che però giustamente sono tollerati.
Che dire poi dei venditori ambulanti che magari potrebbero avere qualche difficoltà ad acquistare la strumentazione adatta per permettere pagamenti con carta di credito o bancomat? E vogliamo dimenticare le persone anziane o con poca dimestichezza con la tecnologia? Per non parlare dei problemi tecnici e di sicurezza che si accompagnano all’uso di uno strumento elettronico.
Quello che però ritengo il problema più grande è però il seguente: se tutte le mie transazioni sono registrate allora un database centrale può facilmente raccoglierle e catalogarle, un analista governativo può scrutinarle ed individuare non solo i miei redditi ma anche, ad esempio, le mie preferenze politiche, la mia fede religiosa, la mia appartenza a certi gruppi. Se ciò che l’analista scopre non è gradito al governo, quest’ultimo può semplicemente decidere di far pressione sulle banche perchè mi “spengano” le carte e congelino i conti. E con un click io sono rovinato.
Improbabile distopia orwelliana? Prima di buttare alle ortiche la nostra libertà individuale per combattere l’evasione fiscale, ricordiamoci che la logica del “chi non ha nulla da nascondere non ha niente da temere” è stata fedele compagna di tutti i totalitarismi e anche nella democratica Italia contemporanea gli esempi di chi usa il fisco per rovinare le persone ed appropriarsi del suo patrimonio purtroppo esistono.
In conclusione il debito pubblico va ridotto e per farlo è meglio che per una volta lasciamo perdere il lato delle entrate ed il facile bersaglio degli “evasori” e ci concentriamo su quello della spesa.
La Gabanelli sa benissimo che lo Stato spreca denaro in continuazione e Report è stato in prima linea nel portare alla luce e svelare al grande pubblico gli sprechi e gli scandali delle nostre amministrazioni pubbliche. Per questi motivi spero che concordi sul fatto che si può mettere in sicurezza il debito pubblico tagliando la spesa in modo deciso ma circostanziato ed al contempo riformare il fisco in modo da renderlo più semplice e meno oppressivo.